il castello di alseno
il castello di alseno

ALSËIN (SENUM)

In principio la strada fondata dal console Marco Emilio Lepido nel 187 a.C. era contrassegnata solamente da un numero d’ordine  ma poi, molto presto sul finire del I secolo d.C., divenne Emilia, l’unica a essersi denominata in tal modo quando ancora tutte le altre erano contrassegnate da un numero d’ordine soltanto come si faceva con le regioni. Perché? La logica che pare ispirò i Romani fu quella che la strada, più di ogni altra forse, rispondeva a ben precise esigenze strategico-militari;  e di conseguenza, successivamente,  anche la regione divenne Emilia, caso unico di strada che diede il nome a una regione e non viceversa. Tutto quello che venne dopo è storia fondamentale per il Paese, per Piacenza. I villaggi e le mansio  divennero città, dalla Via Emilia si fecero partire tante altre importanti strade e così sorse Alseno, in dialetto Alsen o Alsëin, un comune attraversato dalla Via Emilia, con poco meno di 4900 abitanti posto al confine tra le province di Piacenza e Parma, anticamente chiamato Senum; in parte collinare. I principali torrenti che attraversano o lambiscono il comune sono il Grattarolo, proprio sul lato est del capoluogo e l’Ongina, lo Stirone e l’Arda.

Il suo antico castello ancora visibile, sopraelevato, a fianco della Via Emilia, tra il centro del capoluogo e il campo sportivo, è di quelli molto antichi essendo sorto nel 1180. Pare che prima esistessero insediamenti legati alla centuriazione della zona.

Il primo castello venne innalzato dai Landi e dai Vicedomini come fortilizio a torre e distrutto pochi anni dopo da pavesi e modenesi comandati dai Malaspina. Nel 1205 il castello, nel frattempo riedificato,  venne  circondato da un possente fossato difensivo ecc…

Ma noi, con questo breve post, non volevamo fare una ricostruzione delle vicende storiche alsenesi  bensì limitarci ad alcune considerazioni generali sul comune, tradizionalmente con forte vocazione agraria, con prevalente indirizzo zootecnico-cerealicolo.

Un comune che nel secolo scorso ha sviluppato un forte settore produttivo industriale e artigianale, prevalentemente metalmeccanico e calzaturiero, e poi commerciale e turistico.

Tra le sue terre agrarie migliori sono da ricordare quelle che furono oggetto di lunga e attenta opera di miglioria agraria da parte dei Cistercensi di Chiaravalle.

Chiaravalle della Colomba - Veduta della facciata del monastero
Chiaravalle della Colomba – Veduta della facciata del monastero (foto antica)

DUE PAROLE SUI CISTERCENSI

I Cistercensi sono un ordine monastico che si “ispirano” alle regola benedettina “ora et labora”. L’abbazia di Chiaravalle della Colomba è stata la seconda per fondazione in Italia e voluta direttamente da San Bernardo durante un suo viaggio in Italia.   Una delle Abbazie più importanti del medioevo fondata da un ordine monastico di innovatori, estremamente afferrati in regimazione delle acque superficiali e in bonifica agraria che seppero trasformare vaste terre acquitrinose, perennemente invase dalle piene di Ongina e altri rii minori in fertilissima pianura agraria; I cistercensi non erano certamente frati che stavano con le mani in mano o che si limitavano a pregare anzi! Il loro motto, lo rammentiamo nuovamente, era “ora et labora” e così fecero. Uno dei loro massimi esponenti locali fu certamente Baiamonte Visconti, abate dal 1186 al 1224,  della potente e piissima famiglia Visconti piacentina che diede i natali a Papa Gregorio X; abate che di fatto promosse uno sviluppo incredibile dell’ordine locale, fondando altri monasteri maschili e femminili (tra i quali quelli di Montelana e Pittolo, dove morì Santa Franca da Vitalta) dotandoli di vasti patrimoni terrieri. L’abbazia di Chiaravalle ha vissuto anche momenti storici travagliatissimi, a tratti tragici, ma è sempre rinata più bella e splendida che mai. Famosissimo il suo tappeto fiorito allestito in occasione del Corpus Domini che attira migliaia di turisti da tutt’Italia.

castelnuovo IMG_1977_tonemapped 1 flareQUALCHE RICORDO ECONOMICO

Iniziamo con il ricordare che anche Alseno ebbe la sua parte nello sviluppo di quel formaggio che si chiamava “grana”, semplicemente grana, e che si produceva in origine lungo l’intero asse di collina e pianura dell’Ondina e sulla sponda destra del torrente Arda…oltre che nel parmense. Alseno conserva, malandato ma lo conserva tuttora, un esempio di antico “casello” per produrre il formaggio “grana”. Alseno e Fiorenzuola d’Arda i soli che nella media valdarda conservano questi antichi “impianti industriali”.   Dunque Alseno agraria ma anche con vocazioni industriali di tutto rispetto e pure commerciali (nel bene e nel male). Impossibile, con questo breve post, rammentare tutto ma indimenticabili  furono, o sono,  Laltesi, i calzaturifici storici, Lusuco, la più importante azienda agro-alimentare della valdarda, i suoi artigiani metalmeccanici, Canova, Casamercato e le Terme di Bacedasco, una delle occasioni più perdute, quest’ultima, per l’intera economia piacentina…

Le vicende di Alseno, quelle del secolo scorso,  sono complesse ma  segnarono forti evoluzioni e furono punti di riferimento per l’intera provincia anche se non mancarono, purtroppo, regressioni e gravi crisi.

Mai piegata, sempre attiva, la comunità alsenese è tuttora impegnata in nuove  intraprese che forse potranno riscattare quei tempi accennati; perché Alseno, storicamente e tradizionalmente, è terra operosissima…

TURISMO? FORSE…

Tralasciando le Terme, che per ora sono “perdute”, Alseno ha alcune caratteristiche che potrebbe valorizzare.

Ci riferiamo a Chiaravalle della Colomba, di cui abbiamo già fatto cenno e a Castelnuovo Fogliani, se fosse attivabile il “prodotto” castello.

Noi pensiamo (…forse qualche istituzione ci sta lavorando?) soprattutto alla realizzazione di un percorso ciclo pedonale (vero!!) che unisca Castell’Arquato, Lusurasco, Castelnuovo Fogliani e Chiaravalle della Colomba.

Noi pensiamo anche alla valorizzazione dell’Abbazia come tappa della Via Francigena moderna, rammentando che le antiche tappe di Sigerico erano caratterizzate dall’ospitalità che sapevano offrire ai pellegrini…l’ospitalità adatta ai pellegrini.

Chiaramente le nostre sono solo idee…

Le notizie più interessanti su Alseno e la sua storia si scoprono leggendo l’insuperabile “guida antologica Valdarda e Valceno” di Macellari e Scognamiglio, “Alseno, spunti dal passato” e “Quaderni della Valtolla”, rivista storica, quest’ultima, che da 16 anni pubblica saggi storici relativi all’intera valle dell’Arda (la rivista è reperibile nell’edicola di Castelnuovo Fogliani).

Coordinamento editoriale S.E & S.V.

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