Bernardo Cavaciuti
Bernardo Cavaciuti

«Mi fecero prigioniero il 29 ottobre e ci dettero da mangiare il 7 novembre. Mi condussero a Tolmino, presso un loro comando, dove ci registrarono. Qui si veniva razionati un giorno sì e uno no. Quindi ci portarono a Udine per attendere a certi lavori. Il vitto era sempre misero. Fin dalle prime settimane molti furono ricoverati all’ospedale per la debolezza, per la febbre, per la fame. In più venivamo obbligati a lavorare da forti botte. Asciugavamo le pagnotte con il nostro sangue». Inizia così il racconto del prigioniero della prima guerra mondiale Bernardo Cavaciuti di Rusteghini di Morfasso in Valtolla

Il 29 ottobre 1917 è uno dei giorni tragici della disfatta iniziata a Caporetto il 24 ottobre del 1917; Quella di Bernardo è una testimonianza concreta di quel momento triste per l’esercito e per la nazione italiana. Non viene precisato in quale località fu catturato – è uno dei 265.000 prigionieri fatti dagli austro-tedeschi –: si potrebbe pensare che ciò avvenne in qualche zona di montagna, dove le truppe italiane non avevano potuto seguire le altre nella ritirata; oppure che avvenne fra il Tagliamento (dove l’esercito italiano iniziò una prima resistenza il 26 ottobre) e il Piave, dove incominciò la resistenza definitiva il 9 dicembre. Fa propendere per la prima ipotesi il particolare che, appena fatto prigioniero, Bernardo fu portato a Tolmino, cioè in una località già del fronte italiano avanzato, nella zona dove aveva avuto inizio la ritirata.

Se avete la pazienza e cinque minuti per leggere il resto del post comprenderete la durezza di tale esperienza che segnò certamente la vita sua e quella di tanti altri giovani partiti per quella tragica guerra. 

Si registrano, nel racconto, i nomi dei vari concentramenti ed ospedali: sono nomi di luoghi che è difficile individuare, essendo scritti secondo la pronuncia corrente dei prigionieri: Maisker, Sommorìa, Ostozoifa. E’ invece assai chiaro e noto – soprattutto per ciò che vi si ripeté nella Seconda Guerra Mondiale – il nome di Mathausen (Qui abbiamo la testimonianza che Mathausen, come campo di concentramento, esisteva anche durante la prima guerra mondiale).

MORTE, FAME E FORTUNA…

«Il primo cambio di biancheria l’ho avuto a Vittorio Veneto, dove anch’io, fortunatamente, fui mandato all’ospedale da una persona di cuore: era un Tenente medico. (…)Ma prima che fosse mandato questo buon vivente, ero sotto gli ordini di un gran barbaraccio Caporal maggiore di sanità, e questo barbaro mi faceva morire per davvero, se non capitava a me il primo ramo di fortuna per l’opera di quel Tenente medico, che conobbe effettivamente il mio bisogno. Entrai all’ospedale a Vittorio Veneto. Le cose non andavano del tutto male: che cosa si poteva avere di più? Gli Austriaci facevano davvero quanto potevano e ci trattavano insomma egualmente ai loro soldati. Ma tutto questo è stato di poca durata (…). Giunti in Austria, ci davano le cartoline per scrivere a casa. Era una gran bella soddisfazione poter dare notizie alle nostre famiglie. Se non tutte, almeno ogni due settimane venivano distribuite le cartoline per scrivere a casa. Da casa non ho avuto né pacchi, né posta (…). Passai alcuni giorni in un campo di concentramento tra l’Austria e l’Ungheria.
 Andavo alla visita, ma era inutile: o che non mi conoscevano o che non volevano conoscermi. Che vivere miserabile quello del disgraziato prigioniero! Tutti i giorni non mancavano morti (…). Una settimana fui accompagnato da quello che mi aveva fatto entrare; ma poi cambiai baracca, ed ero accompagnato da un altro. Erano entrambi romeni, due buone persone  (ndr: anch’essi prigionieri).Voglio parlare anche del ministro di Dio: era un tenente delle terre invase venete. Sono certo che se non ottenevo il soccorso di quella buona persona, il Tenente Cappellano, sarei morto senz’altro (…). Quando arrivai a Sommorìa, mi mandarono alle baracche del convalescenziario, ma non potei ancora rimettermi. Quando tornai per la seconda volta a Sommorìa, il medico di visita era un Tenente proprio buono, e per trovar rimedio del mio male, mi ordinò il vino in piccola razione: un decimo (di litro): lo ebbi per 5 volte. (…). Ci portarono in un altro concentramento, di nome Ostozoifa. In questo nuovo alloggio il mio stato era ancora misero, e il medico di visita era un siciliano. Questi mi ordina di andare al bagno. Fui accompagnato da un Piantone; e anche qui trovai una persona buona: quel Piantone gentilmente non mi fece spogliare, giudicando che io sarei rimasto certamente sotto il bagno; così che ritornai indietro con quello che mi aveva accompagnato, per essere nuovamente visitato. Quell’infame medico ancora il giorno seguente mi mandò alle baracche di lavoro. Io restai sempre lì, in attesa di visita. Due giorni dopo mi visita un nostro Tenente, che mi manda alle baracche-ospedale. Anche in quel concentramento c’era qualche cosa che rinforzava la morte, tanto più che i morti, diversamente dagli altri concentramenti, venivano spogliati anche dei tessuti che indossavano, ed erano messi dunque nudi nelle fosse preparate. (…) il buon Dio faceva viaggiare da una parte la morte, ma faceva viaggiare anche, da un’altra parte, la fortuna. Venni diverse volte messo in nota per tornare in Italia; ma la nota del 10 luglio 1918 (ndr: la guerra sarebbe terminata in novembre) è stata quella che mi portò in Italia, Quanto desideravo rivedere la nostra cara Italia!»

Bernardo racconta episodi legati al passaggio  tra un campo e l’altro e poi arriva la notizia della sua liberazione (scambiato con altri prigionieri).

QUANTI ANNI HAI! 95!

«Quando partimmo da Mathausen, ci caricarono sul treno italiano.
 Arrivo a Genova il 14 agosto. La mattina del 15 mi sveglio e dico: “Sono rinato una seconda volta; è tutto un nuovo mondo per me. Stetti una settimana a Rapallo e un’altra settimana a Bogliasco. Il 15 ci fu una visita, nella quale mi osservarono con molta attenzione. Incominciavo a migliorare. Domando al Capitano di Bogliasco: “Signore, mi deve dire il vero: se devo morire, a me non importa, ma me lo dica”. L’indomani anche lui mi passa una visita minutamente, e poi mi guarda in viso: “Quanti anni hai! 95! ; ti hanno invecchiato di molto; sei dai 50 ai 60 in più, ma ti rimetteremo ancora un po’ in forma. Non sei morto in Austria e vuoi che ti lasciamo morire qui? Andrai ancora a lavorare; se stavi in Austria per tutto il mese d’agosto, non saresti più vissuto, ma sta sicuro: andrai ancora a lavorare”.
»

GRAZIE BUON DIO, HO POTUTO RIACCENDERE IL FUOCO A CASA MIA…

« Ho potuto accendere il fuoco a casa mia il 9 ottobre. (…)Ora è un anno che abito nella mia casuccia, e la mia salute si è aggiustata a modo. Ma devo ricordare che quando sono arrivato a casa, mi sono pesato: il mio peso era ridotto a 48 chili; poi a casa mia ho ancora raggiunto il peso di 80 chili. Devo ricordare che i prigionieri morivano al 90 per cento. Io ringrazio Iddio per il bene di essere rinato a Genova, e di abitare ora nella mia casuccia. Buon Dio, non sono degno di ringraziarVi; ma la Vostra potenza sa compatire, anche se non mi riuscirà a compensare il bene che mi avete fatto: quello di imitare Gesù. Che la Vostra bontà mi possa accompagnare lungamente e col Vostro aiuto io possa fare la mia esistenza imitando Gesù. Grazie, o Gesù, buon Dio, e fate che non mi separi da Voi. Grazie!»

Questa è la testimonianza di Bernardo che è tornato a casa, nella sua Rusteghini, distrutto e molto malmesso, ma ha “potuto accendere il fuoco a casa sua” (questa è una bellissima espressione che ha usato lui: il ritorno alla normalità, le sue montagne, la sua famiglia… Provate a immaginare). 

Tante famiglie della valdarda e dell’intera Italia che non ebbero la fortuna di poter riabbracciare i propri cari. Un caro ricordo va a tutti loro, per sempre un fiore  alla loro memoria. Prima il ricordo degli uomini, di quelle mamme, mogli, nonne, sorelle che attesero, e dei padri,  sempre! Quando transitate dinanzi a un monumento che ricorda il sacrificio di tanti uomini caduti (651.000) ricordate …

PER LEGGERE L’ESTRATTO DELL’ARTICOLO ORGINALE DI SANTINO CAVACIUTI CLICCA QUI!

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...