Le valli della Val d’Arda raccontano il Monterosso e i pisarei e fasö…

55899944_282126292708014_6969383308351080579_nLe valli della Val d’Arda raccontano il Monterosso e i pisarei e fasö… (di sergio efosi valtolla, fotoamatore, escursionista e narratore)
Viaggiare nel comprensorio della Val d’Arda, quello più a est di Piacenza, il più emiliano, non è difficile, anzi…
I suoi punti di riferimento, Castell’Arquato e Vigoleno, sono noti in ogni parte d’Italia per le bellezze artistiche, naturali e per l’enogastonomia.
Il suo vino, il Monterosso Val’Arda (denominazione d’origine controllata…), bianco frizzantino che ora si produce tra le colline dei comuni di Alseno, Vernasca, Lugagnano, Castell’Arquato, Carpaneto e Gropparello, era già conosciuto nel medioevo.
Un vino direi unico, diverso dai restanti ottimi di Piacenza e le sue valli.
Un bianco frizzante, frutto di sapienti uvaggi, che si adatta a tutto il pasto, dai salumi ai formaggi, dai tortelli al burro e salvia ai risotti con funghi, tartufi e verdure, dalla coppa arrosto alla pizza, al dolce.

Ma se tutto questo è sacrosanto allora lo stessso ragionamento si può esportare sul Gutturnio doc; specialissimo se abbinato (nella versione frizzante) con i pisarei e fasö, il piatto piacentino per antonomasia, quello che già dalla sua declinazione dialettale tradisce le sue origini locali.
Aggiungerei che manca all’appello, ma ancora per poco, il Malvasia, quello prodotto con le uve di Malvasia di Candia aromatica che nelle valli citate, nello specifico nella valle dell’Ongina, ottenne i suoi più alti riconoscimenti storici. Nascono qui, in queste vigne, le margotte utilizzate per riproporre a Milano la vigna di Leonardo (si, di “quel” Leonardo!).

Con tre vini così, con i tesori di Castell’Arquato, Vigoleno e, aggiungerei, Gropparello e Veleia, come non veicolare al meglio la proposta turistica locale a livelli internazionali?
Una risposta che tuttavia stenta ad arrivare anche se si sta lavorando, forse troppo timidamente, per riuscirvi (vale anche per l’intera provincia di Piacenza).
Di sicuro questo lavoro promozionale lo fanno i viticoltori che girano il mondo con i vini citati; lo fanno i preziosi volontari che organizzano manifestazioni eno-gastronomiche e turistiche in ogni angolo del territorio per accogliere al meglio i visitatori nazionali e internazionali. Lo fanno i ristoratori con le loro proposte legate alla miglior tradizione del gusto locale e i tanti che scrivono del territorio, della sua storia, delle bellezze naturalistiche e artistiche e della sua tradizione enogastronomia.
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2019-02-max1-IMG_5109Lo abbiamo fatto, in più occasioni, anche il sottoscritto con l’amico Fausto Ferrari, pubblicando “Eccellenze enogastonomiche della Valdarda …” e il recente “Dal Monterosso ai pisarei e fasö…”(¹), racconti della realtà enogastronomica del territorio, dei suoi prodotti, delle sue eccellenze, della sua storia.
Se tutto questo è vero allora diventa imperdibile, anche quest’anno partecipare, oggi e domani, 27 e 28 aprile, al Monterosso festival a Castell’Arquato, una vera “food immersion” dedicata al vino e ai cibi tipici locali con le proposte dei sommelier, degli chef e dei gastronomi che opereranno fianco a fianco con i viticoltori…

(¹) Il libro è disponibile nelle edicole di Castell’Arquato, Lugagnano, Vernasca, Morfasso, Fiorenzuola (San Rocco e via Liberazione), Piacenza (edicola del C.commerciale il Gotico e libreria Romagnosi)…e presso i produttori di vino monterosso e i ristoranti inseriti nella guida.

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Dal monterosso ai Pisarei 2-2

L’anello del Falcone, del Giogo e del Salame


img_3096L’anello del Falcone, del Giogo e del Salame
(con fotografie e tracciato)

Scritto da Sergio Efosi Valtolla, fotoamatore, blogger escursionista e narratore

In questi giorni di post Epifania, fin che le condizioni climatiche lo consentono, si possono fare delle belle escursioni sui “piccoli monti” della Val d’Arda oppure…abbandonarsi al riposo malinconicamente depressivo dell’ozio non creativo.

Naturalmente ho scelto la prima soluzione.

La scusa, l’esca, erano i luoghi particolarmente belli da rivedere e un pranzo al sacco con Gutturnio, salame DOP di Piacenza, torta di patate e dolcetti vari.

2019-01-13-monte giogo1-img_4149Con Anna, Annalisa, Carina, Ornella, Rosanna, Fausto, Furio e Pinuccio son partito da Castell’Arquato, scarponi e zaino in spalla diretto alla cima più alta della collina che separa le valli dell’Arda con quella del torrente Chiavenna.

Per farlo occorre superare il Cristo di Castell’Arquato, puntare a sud verso gli Zilioli, seguendo la strada che s’inerpica lentamente verso l’Appennino e continuare per qualche km fino a intravvedere la prima cresta del Monte Falcone.

E qui viene il bello…

2019-01-12-monte giogo1-img_4156Si può seguire la strada (bianca) a destra oppure tirar diritto verso la cima del monte Padova.

Diciamo subito che la distanza da percorrere per raggiungere l’attacco all’ultima salita del monte Giogo è, metro più metro meno, la medesima.

A destra si segue una carraia per poche centinaia di metri e poi si entra nel sentiero del bosco a sinistra, un percorso anche per MtB, fino a transitare nella zona delle vecchie grotte tufacee, superarla e ricongiungersi con l’altra strada che invece al primo bivio “tirava diritto…” valicando il monte Padova.

Di fatto ci si ritrova, nell’un caso e nell’altro, nella sella tra i monti.

Nel tragitto il Corbezzolo con i frutti maturi, il Calicandro precoce, il fiore profumato dell’inverno, la piccola libreria del viandante della Cinghialina, le Camelie del monte Giogo, in piena fioritura, poche case, tante belle viste e, sulla costiera esposta a est le Viole selvatiche già in piena fioritura, segno di un’anomala passata tarda stagione autunnale e anche di un inverno poco freddo…per ora.

Inevitabile transitare accanto alla casa di Angelo con i suoi asinelli e le vacche bianco-rosse per affrontare l’ultimo strappo del sentiero che, inerpicandosi più decisamente, conduce alla sommità del Giogo.

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Risalendo son superato da due ciclisti, due campioni di quelli veri, in allenamento, che salutano in acrobazia e se ne vanno.

Poi…ecco apparire sul sentiero il Beppe, il Beppe Lambri, con un “cannone” Canon a caccia di immagini da catturare; una gran bella sorpresa incontrare un fotografo di gran classe.

2019-01-13-montegiogo con beppe lambri1-img_4168Più avanti si scopre che “la grotta dei bambini” è ormai inagibile e che di essa non resta che il racconto fantasioso che insegna della nascita dei bambini di Lugagnano in tal grotta anziché “portati” dalla cicogna.

La strada è quindi quella sommitale che richiede attenzione per goder dei panorami più belli della valle.

img_3123E intanto Furio “libera” un pannello informativo della Riserva Geologica, uno dei pochissimi rimasti, dalle “rasse” e si prosegue fino all’area pic nic ai piedi del grande “crocione” sommitale.

È qui che la fiaschetta del Gutturnio viene in aiuto al pari del termo di caffè.

Sì perché da quassù il gusto del Gutturnio cambia, migliora, risente della mia immaginazione allucinogena da vino, del mio immaginario storico che torna alle ere geologiche milionarie dell’antico fondale dove “spiaggiarono” le balene e si aggirarono, in seguito, i rinoceronti e altre fiere fino all’obblio della nuova mutazione appenninica con la comparsa dell’uomo cacciatore, poi agricoltore…e ora escursionista e buongustaio.

2019-01-12-monte giogo1-img_4171E il cibo da quassù non trasuda solo storia, come il vino, ma contempla anche il piacere per le papille gustative.

La sosta al crocione ha dunque rafforzato l’immaginazione del viaggio che ora prosegue…

Il rientro è un vero capolavoro di panorami e di bellezza, di viste a strapiombo sulla Val Chiavenna fino a sbucare nuovamente nel sentiero della “sella” e far ritorno sul filo di costa dei calanchi più belli di tutta la provincia, sull’ampia Val d’Arda.

È qui che ci viene in soccorso il salame, quello Dop di Piacenza, perché camminare stanca ma aumenta l’appetito.

E così sul tavolone della veranda di Roberto, nella balconata baciata dal tiepido sole del primo pomeriggio, a quest’altezza tra i Monti Padova e Giogo, poco distante dalla strada del “Rio Martino”, abbiamo commesso il peccato…di gola. Quel salame evocato si è materializzato, estratto dalla bisaccia di Furio con “assa”, pane e coltellaccio Opinel di prima categoria, lungo come una mano, tagliente come un rasoio, quel che ci vuole per tagliar la fetta fina.

E ancora si materializza il Gutturnio dalle fiaschette e dalla bottiglia da sorseggiar con delizia tra salame, torte e caffè della “Peppina”…pardon della Carina.

Ma il viaggio non è finito e ripieghiamo sulla costa del Falcone per scendere alla Buttina, fino a sbucare nuovamente al Cristo, nel crocevia delle terre del Monterosso Val d’Arda, non prima di aver percorso suggestivi sentieri nella boscaglia e nelle ex aree agricole “gradonate” divenute boscaglia, attraversato vigneti e ammirato l’infinita geografia che si apre verso la pianura del Po che, nei giorni più limpidi, consente di gettar l’occhio lontano sulle grandi montagne.

Un giro di circa 16 km, collinare tra Castell’Arquato, Lugagnano V.A., i vigneti, la Riserva Geologica, a fil di calanchi. Un sentiero non segnalato e, per lunghi tratti, adatti ai soli escursionisti adulti…armati di volontà, allegria e buon cibo della tradizione piacentina, a partir dal salame DOP e dal Gutturnio (guarda il tracciato, clicca qui!).

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Castell’Arquato sistema la boschina, la fontana del duca e il torrione…

2016-05-28- castellarquato e cinta 1-0698Castell’Arquato, sistema la boschina, la fontana del duca e il torrione…di Sergio Efosi Valtolla (fotoamatore, blogger, escursionista e narratore).

Sono anni luce (si fa per dire) che non scrivo di politica locale e non voglio “mettermici” proprio ora. Tuttavia sono stato attratto da un titolo del nostro quotidiano “Libertà” che nei giorni scorsi, nella pagina di Fiorenzuola e Valdarda, recitava “Castellarquato, un piano da 550mila euro per i luoghi storici”. Ho letto l’articolo e, per quel che capisco (a volte son duro di comprendonio…), si tratta di progetti per sistemare il Torrione, le Fontane del Duca, “la boschina” con il “Parco delle Driadi” e con la scalinata che conduce dal Viale delle Rimembranze alla “Solata” a due passi dal castello.
Ribadisco: non entro nel merito delle scelte amministrative e auspico solo che siamo spesi bene, perché con 550mila euro si può far tanto, veramente tanto; il meglio possibile perché Castell’Arquato ne ha bisogno!
Castello è un Paese che deve “decidere”, o se preferite confermare, se vuol progredire anche con il turismo oppure no. Se la risposta fosse affermativa allora il borgo dovrebbe aver a cuore un simile intervento che coinvolge tanta parte della sua storia antica e più recente.
Lo dico così senza entrar nel merito perché non conosco i progetti e perché io amo il mio comune d’origine, al di la chi lo amministra temporaneamente. Certo vorrei sempre il meglio, vorrei un paese più “ordinato” e “pulito”, vorrei una gran organizzazione turistica con maggiori servizi, etc…

Quando penso a questo vecchio caro borgo vedo sempre “il bicchiere mezzo pieno” perché sono un inguaribile ottimista.
Mi illudo?
Forse…ma cosa volete che aggiunga!
Mi piace Castell’Arquato!

Ps: E l’Ostello? E  il “sistema” museale? E un progetto per la valorizzazione e per lo studio permanente della gran mole documentale arquatese? E un progetto per realizzare 150 km o più di sentieri escursionistici nel territorio? E un progetto di ciclabile tra il “Borgo” e “l’Abbazia di Chiaravalle”? Ma…i soldi e i finanziamenti per tutto questo? Ogni anno l’Italia “dimentica” di chiedere contributi alla Cee per diversi miliardi di Euro…

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la bacheca presso la cappelletta di santa franca

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©Valtolla’s blog è un progetto di…Sergio Efosi Valtolla (fotoamatore, blogger, escursionista e narratore).

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Terme di Bacedasco, cronaca lieve di una speranza perduta …

ICONA VALDARDA HISTORY-3 (trascinato)LE TERME DI BACEDASCO, AL TERMI AD BAZASCdi Sergio Efosi
Qualche anno fa al Palio della Zobia di Fiorenzuola gli amici di Cortina di Alseno rappresentarono “al termi ad bazasc”, ovvero le Terme di Bacedasco.

Ironizzarono, e giustamente, su una promessa mancata. Continua a leggere “Terme di Bacedasco, cronaca lieve di una speranza perduta …”

Castell’Arquato: dal principio erano il mare e il volo degli uccelli …poi venne l’uomo.

Castell’Arquato:dal principio erano il mare e il volo degli uccelli… poi venne l’uomo¹. Di sergio efosi

Risalendo lentamente verso il borgo di Castell’Arquato seguendo la Via montana dei francigeni, quella dei “Monasteri Regi”, mi sovvien la storia più antica, quella del mare tra la falesia e le sue prime profondità, dove si ripararono le balene.

Quella storia dove i piccioni che volteggiano attorno alla maestosa Rocca Viscontea non son altro che la metamorfosi degli antichi gabbiani che si appoggiavano sulle guglie sporgenti della falesia e sugli scogli; e che in volo radente battevano il mare aperto, che si estendeva dove ora s’allarga la fertile pianura tra Castell’Arquato, Fiorenzuola e anche ben oltre, per avvistare lo scintillare argenteo dei pesci che si crogiolavano al tepore solare a fior d’acqua, tra luce e abissi, inconsapevoli prede degli aggressivi predatori.

Continua a leggere “Castell’Arquato: dal principio erano il mare e il volo degli uccelli …poi venne l’uomo.”

Valdarda: il luogo del medioevo…

2017-09-11-medioevo no-1DM4B4740-Modifica_HDR_FotorValdarda: il luogo del medioevo…di Sergio Efosi.

Castell’Arquato è il nostro luogo “simbolo” del medioevo. Lo è perché più di tutti gli altri paesi della provincia di Piacenza, insieme a Bobbio, ha conservato le vere caratteristiche di quei lontani secoli e non solamente per qualche monumento; lo è perché l’intero centro storico arquatese è il medioevo, dalla porta sottana fino a quella di sasso, dal palazzo del duca alla magnifica piazza dell’alto paese che incanta tutti.

E da 12 anni, ogni settembre, rivive quei tempi andati, rivive il medioevo con una manifestazione di respiro internazionale, organizzata dalla locale Proloco e da Gens Innominabilis; e lo scorso week end è andata in onda l’edizione 2017 di “Rivivi il Medioevo” che ogni anno richiama nel Borgo migliaia di visitatori.

Quest’anno l’ubicazione era, a mio parere, ottimale, a ridosso del centro storico, nella zona di Riorzo, pur necessitando di qualche ritocco ulteriore rispetto a quanto già fatto.

Seguendo le torri gialle, disegnate sul selciato si arrivava all’area della manifestazione e ci si immergeva nel clima della festa…

Mi son piaciute le compagnie itineranti che allietavano la festa, gli artisti in costume; ho trovato buono, ben organizzato e con prezzi popolarissimi, lo stand eno-gastronomico della Proloco. Ottima come sempre “l’arena” dei combattimenti con il torneo internazionale di scherma in armatura.

Ma meglio delle parole possono le foto… (clicca sullo foto per vedere l’album è naviga con le frecce…)

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Le strane lucertole del monte Giogo

Foto 04-08-12 22 21 15Le lucertole del monte Giogo non sono come le altre, sono rare e (forse) non vengono dal fondo dell’antico mare padano. Sono un’eredità del giurassico; si aggiravano per questi Appennini quando il golfo era il paradiso dei cetacei e dei pesci; e quando l’immensa distesa d’acqua si ritirò, e le balene rimasero nell’antico golfo senza più voglia di vivere, scoprirono quanto fosse bello stare dove una volta c’era il profondo del mare, quello sconvolto dalle alluvioni. Continua a leggere “Le strane lucertole del monte Giogo”

Anche Castell’Arquato era un po’ in Valtolla…

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Castell’Arquato in una vecchia stampa

ANCHE CASTELL’ARQUATO ERA UN PO’ IN VALTOLLA…

L’Abbazia di Tolla possedeva Mistriano, alle porte  di Castell’Arquato. Possiamo dunque considerare che anche quest’ultimo territorio citato era, per una  piccola parte, “Valtolla”. Studi storici recenti lo ri-confermano¹.

La località è oggi scomparsa e comunque si tratta di porzione del territorio di Castell’Arquato, posto sul lato destro dell’Arda tra la Crocetta e i Pallastrelli. Ma andiamo con ordine…

Il territorio apparteneva all’ager di Placentia (?) al confine con il Veleiate. In particolare queste terre sono appartenute a Cornelia Severa e ricadevano nel pago piacentino Ercolanio che si estendeva dall’alta pianura all’imbocco della vallata dell’Arda.

MISTRIANO (PALLASTRELLI), UN PRIORATO APPARTENENTE A TOLLA…

Mistriano risulta in un documento dell’844, come  una curtis della già potente Pieve di Castell’Arquato che nel 963 l’arcivescovo di Milano Vualperto delibera venga restituita, insieme ad altre terre, all’abate di Tolla Grimpaldo. Significa che prima del 844  la chiesa di Mistriano, con le sue pertinenze, era già appartenuta all’Abbazia di Tolla e che il passaggio a  Castell’Arquato non fosse affatto stato “pacifico” quanto piuttosto subito.

Nel 1148 una bolla del  Papa Eugenio III conferma ad Alberto, abate di Tolla,  Mistriano e la sua chiesa di Santa Maria, retta da un priore,  tra i beni del monastero “cum parochia et omnibus pertinentiis suis“.

Sappiamo anche per certo che in quelle terre si produceva uva da vino stimabili in oltre 100 pertiche piacentine attuali (al tempo era dunque una grande azienda vitivinicola…) e poi c’erano oltre 40 pertiche di bosco tra cui un grande castagneto domestico².

Di sicuro il priorato di Santa Maria di Mistriano resterà con Tolla fino al secolo XIV, fino al manifestarsi della sua crisi e quindi sarà, con il tempo,  nuovamente di Castell’Arquato³.

Tutto questo per confermare che i possedimenti dell’Abbazia di Tolla, che nei suoi momenti di splendore era veramente potente e molto estesa territorialmente,  andavano ben oltre i comuni di Morfasso, Lugagnano e Vernasca…

Appunti storici di Sergio E.Valtolla©

NOTE

¹) Paola Poggi-Quaderni della Valtolla, volume XIV, dicembre 2012, pagg.119-141.

²) L’origine di tutti i castagneti della zona arquatese esistenti è chiaramente la Valtolla, i cui frati si prodigarono parecchio per diffondere tale coltivazione nell’intera valle a partire dal secolo XII. A tal proposito vi sono importanti atti notarili che confermano tutto ciò. Oggi quella coltivazione antica, pur così degradata,  conserva presso il registro varietale del ministero dell’Agricoltura (e della Regione) la denominazione di “Antica varietà di castagna domestica di Gusano e Vezzolacca”.

³) Attualmente nelle edicole e librerie  della Valdarda e Piacenza (per elenco clicca qui!) è reperibile il volume XVIII della rivista “Quaderni della Valtolla”, interamente a colori e dedicato a Castell’Arquato.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Le elezioni son finite ma quando arrivano i soldi?

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Il nostro patrimonio da valorizzare…

LE ELEZIONI a Piacenza son finite e ora c’è parecchio da fare, ma quando arriveranno i soldi?

Buche in tutte le strade di ogni ordine e grado, frane  e dissesto generalizzato di tutta la montagna  e la collina, alvei dei torrenti devastati dalle recenti piene  e da incuria decennale,  ospedali promessi, sportelli postali paesani incerti, lavoro poco, pensionati alla fame, giovani che fuggono all’estero, ladri in agguato e tutto quello che vi pare…

E INTANTO SI VIENE A SAPERE CHE… qualcuno lontano da noi (troppo lontano) pensa che il Paese tra otto anni, nel 2024, potrebbe ospitare le Olimpiadi.
Otto anni arrivano in un batter d’occhio e intanto la ricostruzione dell’Aquila e dell’Emilia terremotate, l’una sette anni fa e l’altra quattro anni fa, sono lungi dall’essere terminate e la gente è superincavolata. Continua a leggere “Le elezioni son finite ma quando arrivano i soldi?”

Quaderno di Castell’Arquato…

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Copertina di prova…

Dopo circa vent’anni la rivista di storia locale della Valdarda “Quaderni della Valtolla” approda ufficialmente a Castell’Arquato.
Possiamo parlare di un ritorno perché in realtà la rivista ha parlato parecchio del Borgo.
Le finalità della rivista, in tanti anni, non sono mai cambiate: raccontare il nostro passato storico, quello più lontano e anche quello più recente; affermare la nostra cultura e divulgarla tra la popolazione e i giovani.

Continua a leggere “Quaderno di Castell’Arquato…”

Appuntamento a Castell’Arquato…

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Locandina invito per gli amici del blog… (clic per ingrandire)

Quaderni della Valtolla. Appunti per una storia di Castell’Arquato, quasi un editoriale…

di Sergio Efosi*

Con questa monografia dedicata a Castell’Arquato, ricca di contributi di affermati ricercatori e storici si potrebbe pensare di essere ormai giunti alla possibile definizione di una vera “biografia” di Castell’Arquato. Una narrazione che non comprenda i soli protagonisti “maggiori” della storia arquatese ma qualcosa in più; che consideri anche la natura del luogo ove sorge il Borgo e i suoi dintorni appena prossimi. Una cronologia storica di Castell’Arquato che consideri le vicende note accanto a quelle meno conosciute, meno raccontate.

Un rendiconto che comprenda anche i luoghi non affioranti, dove il buio è prevalente; un sottosuolo fatto di cunicoli, piccole gallerie, anfratti naturali…regno scuro dove sono custoditi chissà quali segreti.

Una biografia, si diceva, sul modello di quelle già pubblicate da Peter Ackroid e da altri valenti autori di fama internazionale di saggistica storica.
Una biografia del borgo arquatese come si trattasse di persona viva, pensante, con le sue certezze ma anche con i dubbi per farsi meglio conoscere alle generazioni future […].

*ricercatore storico e redattore della rivista “Quaderni della Valtolla”. L’articolo è solo la prima parte della presentazione del volume 18 della rivista dedicata interamente a Castell’Arquato. La rivista sarà presentata Sabato 28 Maggio alle ore 15 a Castell’Arquato-Palazzo del Podesta.

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copertina della rivista che si troverà nelle edicole locali dal 29 maggio…

Presentato il volume “Eccellenze eno-gastronomiche in Valdarda e dintorni…”

DSC_8830Ieri pomeriggio, sabato 21 maggio 2016, nel corso del Monterosso festival in pieno svolgimento a Castell’Arquato è stato presentato il volume “Eccellenze eno-gastronomiche in Valdarda e dintorni…” di Sergio Efosi e Fausto Ferrari.

Continua a leggere “Presentato il volume “Eccellenze eno-gastronomiche in Valdarda e dintorni…””

Uno scorribandista non fa classifiche, si diverte e…

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pag 153 del volume “eccellenze eno-gastronomiche…” (clic per ingrandire)

Lo “scorribandista*” eno-gastronomico è una categoria di turista buongustaio particolare, sempre più diffuso nel nostro territorio che offre mete caratterizzate da medioevo (castelli e borghi), buon cibo e vini eccellenti.

È il turista poco considerato nelle classifiche degli esperti del settore, quello che spesso, ma non sempre, fa tutto in pochi giorni, anche in uno solo, e poi ritorna in successive occasioni…(sempre abbinando la “scorribanda” eno-gastronomica con altro: il medioevo, il folklore, un monumento, una mostra, un’escursione nella natura, ecc…).

Lo scorribandista è un turista che programma la sua giornata scegliendo un ristorante e poi una cantina, una bottega o uno spaccio aziendale di salumi e di formaggi condendo il tutto con la visita o la passeggiata in un luogo che soddisfi la sua curiosità culturale e ricreativa.

E la provincia di Piacenza che non ha né il mare né l’alta montagna, in tutto questo, se la potrebbe cavare meglio di tanti altri territori solo se ci credesse un po’ di più; se ci credessero di più, innanzitutto, le istituzioni.

“Ecccellenze eno-gastronomiche in Valdarda e dintorni**”, il libro in distribuzione in Valdarda da sabato 21 maggio,  non è una guida, non contiene classifiche ma esprime il gusto degli autori che, da veri scorribandisti, si son divertiti gironzolando per un vasto (ma anche no) territorio collinare e appenninico conoscendo osti, cantinieri e professionisti del cibo…di quello buono, fatto secondo la tradizione, quello che in molti preferiscono.

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Pagina 173 di “eccellenze enogastronomiche…”

E scorrendo le circa 200 pagine a colori del libro ve ne renderete conto già dalle prime pagine. Il “vizio” degli autori lo imparerete alla svelta, e vi divertirete  a programmare la vostra scorribanda sempre diversa; raccontandola successivamente ai vostri amici attraverso il “social” che preferite…

E, credeteci, nel nostro territorio delle medie e alte valli tra Vigoleno, Bacedasco, Castell’Arquato, Vigolo Marchese, Chiavenna Rocchetta, Groppallo e…. troverete ampia soddisfazione.

* termine coniato dal giornalista Roberto Perrone

** autori Sergio Efosi e Fausto Ferrari che lo presenteranno sabato 21 maggio alle ore 17 a castell’Arquato via Sorza Caolzio (galleria d’arte transvisionismo)

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INDICE DI “ECCELLENZE ENO-GASTRONOMICHE…”

Cara Valdarda, ma come ti han ridotta?

imageCara Valdarda, forse una volta eri molto bella e naturale, ma pochi di noi ti hanno conosciuta a quei tempi. Hanno iniziato circa 90 anni fa con una diga e poi hanno continuato con una bella cementeria che poi, pochi decenni fa, si è fatta più grande e più forte di “prima”. Per portare un’ industria insalubre di prima categoria in una valle così piccola,chissà come hanno potuto, chissà…
Ma non è finita qui: quando la ampliarono ci sarebbero voluti, come minimo, un serio controllo delle emissioni attraverso una fitta rete di centraline e invece…c’è lo hanno fatto credere ma non lo hanno mai fatto. E il traffico pesante che ha portato in valle che sfiora, in certi periodi, mille passaggi di mezzi pesanti al giorno? Pensate forse che abbiamo posto rimedi? Si, una piccola e anche poco efficiente circonvallazione (tipo fette di prosciutto sui nostri occhi di ingenui valdardesi) che evita l’attraversamento di Lugagnano ma non di Castell’Arquato dove il traffico pesante fa molti danni. Cara Valdarda abbiamo l’impressione che troppi amministratori locali si siano accontentati al posto di controlli e dinieghi di qualche “merce di scambio”: l’aiuto per una strada da asfaltare, per allestire uno spettacolo, per qualche metro di calce…e forse chissà cosa d’altro.
Ma la salute no, questa non importava a nessun politico o sindacalista.
Ma tu cara Valdarda che sei ancora bella, potresti essere bellissima con quel Castello splendido, con quei calanchi del Piacenziano…e quei monti come il Moria; per non parlare dei monti del crinale come il Lama e il “dolomitico” Menegosa, della vitivinicoltura collinare di alta qualità e di tanti monumenti…e cose del genere che ti danno lustro.
Pensa, cara Valdarda, potresti essere la terra ideale per residenzialitá, anche di alto profilo, e per un gran turismo, per arte e artigianato …e invece a ridosso delle tue zone più belle ti han costruito un mostro e han commesso, e sono in atto, tanti scempi ambientali. Ma perché, ma perché tanto accanimento? Resisti, cara Valdarda, resisti, hai superato anche prove ben più dure, resisti che ti amiamo in tanti.
A questo punto però non resta che dire, parafrasando amici di altre vallate piacentine, “grazie amministratori locali degli ultimi 40 anni…, grazie per questi esempi di scempi… Grazie, per averci portato i fabbriconi e qualche posto di lavoro in cambio della nostra salute, della salute delle generazioni future. Tanto alcuni di voi neppure abitano o abitavano in Valdarda; siete pure dei benefattori e vien proprio da chiederci come, senza di voi,  avremmo potuto rovinare tanto…”.
E allora, cari amministratori permetteteci un ultimo saluto: “baciamo le mani”.
(Ogni riferimento a cose, persone o fatti è puramente casuale, tutto inventato…frutto della perfida mente di un amante “geloso” della Valdarda alla quale è unicamente dedicata questa lettera).

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Strisciando il ditone…

  Appunti di sergio e.valtolla

Nel piacentino c’é una “bissa” che pezzo per pezzo, strisciando il “ditone”, ci restituisce un capolavoro gastronomico, vera gloria piacentina: i pisarèi.
Un piatto, pare, di origini medievali che si cucinava senza pomodoro e fagioli borlotti introdotti, in Europa, in seguito alle imprese di Colombo(1492, inizio era moderna). 

Riferiscono le cronache del tempo che il piatto era molto gradito dai pellegrini francigeni in transito nella provincia, diretti verso Roma. Un piatto unico che veniva servito caldo nei numerosi ospitali e xenodochia locali perché realizzato mescolando la farina del frumento( forse anche di altri cereali al tempo coltivati per la maggiore) con il pane raffermo, grattugiato e qualche “striscia” di lardo e cotiche che i frati recuperavano dagli avanzi delle dispense dei nobili.

Il “gnocchetto” veniva cotto in un brodetto insaporito con verdure aromatiche, cotiche, grasso e fagioli dell’occhio (unica varietà presente in Europa fin dall’antichità) e, quando possibile, servito con una spruzzatina di “cacio” piacentino…

Racconta Anna Gosetti della Salda in “Le ricette regionali Italiane” che i pisarèi sono la gloria di Piacenza. E c’è da crederci perché ancora ai giorni nostri il “semplice” piatto é proposto ovunque in trattorie, agriturismi e feste popolari piacentine, ovviamente arricchito con conserva di pomodoro, fagioli borlotti e spruzzato di Grana Padano; chi lo preferisce “brodoso” e chi asciutto…ecc…ecc….

Ma fin qui niente di nuovo. 

Quello che ci chiediamo piuttosto è: in quali ospitali e xenodochia, dunque, potrebbe aver avuto inizio tutto questo?

Se consideriamo che per lunghi secoli, durante l’intero medioevo, il tratto piacentino di Via Francigena più percorso transitava in valdarda risalendo da Fiorenzuola verso Castell’Arquato per raggiungere “Tolla” e superare il Pelizzone (Via dei Monasteri Regi), e che l’intero tratto citato era costellato da parecchi ospizi ben “attrezzati” per viandanti e pellegrini…allora potremmo affermare che i Pisarei sono originari della Valdarda. Originari di Fiorezuola e/o Castell’Arquato? Inventati dai frati di Tolla? 

Del resto “Pisarei e fasö” ci sta con il dialetto locale parlato, con poche differenti sfumature, tra le due cittadine nominate. Vero o verosimile non lo sappiamo ma così ci piace pensare.  E ci piace anche pensare che fosse il cibo “eccellente” e povero dei pellegrini della Via dei Monasteri Regi. 

In ogni caso leggende o aneddoti antichi non tolgono nulla a questo autentico capolavoro della semplicità e del gusto dì Piacenza che tuttavia, purtroppo, vive in maniera eccessivamente “autoreferenziale”… Al pari di altri nostri capolavori del gusto. (Foto dal web).