Una sagra almeno ogni quindici giorni e non più lunga di un fine settimana, che non chiuda oltre le 23,30 e addio alle sovrapposizioni di eventi nello stesso Comune. Un taglio, nelle intenzioni, alle feste che non valorizzano i prodotti locali. Questo sarebbe (?) il compromesso raggiunto tra unione commercianti e unione pro loco piacentine e Provincia.

Si tratta del “Regolamento sagre autentiche”, che individua “parametri e requisiti per un’offerta di eventi di alta qualità secondo  tradizione territoriale. Quindii….addio feste della birra, feste della paella…ecc…(??).

Naturalmente……i commercianti amano le feste, ma solo quelle autentiche. Allora….

La prima domanda sorge spontanea: le feste della birra che si effettuano da oltre 20 anni sono “autentiche”?  La birra autentica non è anche italiana, come il vino e il pecorino? Penalizzarle?

La seconda domanda altrettanto spontanea: se una di queste feste poco “autentiche” la celebrano anche i commercianti, va bene?

Le sagre e le feste paesane da un po’ di anni  sono sotto accusa perché causerebbero crisi nei pubblici esercizi.

Nelle varie feste dove siamo capitati se vi era “pienone” c’era altrettanto pieno anche nei bar e nelle trattorie (Vigoleno, Vezzolacca, Castello, Lugagnano, Morfasso, San Michele, Vigolo ecc… siamo stati fortunati? C’era forse pieno perché arrivavamo noi?). Ci rendiamo conto che a Castello, ecc.. è interesse anche per i commercianti che la proloco “attiri” gente?

Il problema è forse la collaborazione proloco-commercianti…e non il contrario.  Il problema è che il ricavato delle feste debba servire  anche per opere e servizi [e rifare le feste!] per il paese e non solo per comprare pentole o far cene sociali? Le esperienze che conosciamo portano all’una e all’altra conclusione e ci sembra un buon compromesso. Conveniamo che il contrario sarebbe sbagliato.

Nella valtolla e valdarda gli eventi del tempo libero e della cultura  più importanti, a livello di grande partecipazione,  li promuovono e gestiscono proloco, avis, associazioni sportive, parrocchie in maniera spesso corale tra loro e  con il contributo dei comuni. Senza queste feste tanto criticate ci sarebbe il deserto!

Detto questo sarebbe sicuramente utile fare un “cartellone-festival della valdarda” con il bascher, il medioevo, la silver flag, il teatro antico, la buona musica accanto alla celebrazione di vino, coppa, patate, castagne,  polenta, ambienti e…. perché no….tradizione religiosa!!  Servirebbe coordinarsi,  evitare sterili sovrapposizioni, creare “circuito” permanente…questo si!!

«Certo, noi abbiamo il pomodoro, ma le stesse persone che organizzano quella festa importante allestiscono anche la festa della birra, seguita da tante persone. È un successo. Eppure stando a questa classificazione, dovremmo aiutare di più il pomodoro e mettere in serie B la birra» dicono da Podenzano…..e come dargli torto!

«Poi i mesi utili sono solo i pochi mesi estivi e tutti si accalcano qui e come si  potrebbe rinunciare a far feste qui? Chiudere una festa alle 23,30 in estate è difficile, le feste, si sa, iniziano alle 21, non possono durare solo due ore»…dice il bell’articolo di Elisa malacalza di Libertà del 1° febbraio 2012 [che ha ispirato il nostro post].

ps: attenti a non “stancare” i volontari! A furia di gridare al lupo al lupo va a finire che si rompono …….quandi invece sonosempre più  indispensabili ovunque: dalla promozione del territorio, all’animazione sociale di paese, ai servizi sociali, alla protezione civile, alla difesa del territorio….fino all’aiuto dei più deboli.

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