Le incredibili performances di un blog locale fatto per caso…

(Sergio Efosi Valtolla, fotoamatore, escursionista e narratore)

Sono circa 10 anni (Agosto 2009) che esiste “Valtolla’s blog”, in seguito divenuto “Terre della Valdarda-Valtolla’s blog”.

Mai mi sarei aspettato tanta attenzione, anche ora che di fatto non pubblico direttamente sul blog ma solamente attraverso la pagina Facebook del blog, da parte dei lettori.

I tempi cambiano e anche gli interessi e le situazioni sociali. Sono un pensionato, un fotoamatore, un escursionista e un narratore. Nel frattempo ho percorso tantissima parte della Via Francigena dalla Valle d’Aosta, dall’Emilia, dalla Toscana e per due volte ho raggiunto Roma a piedi, sono stato a Santiago de Compostela a Finsterra e Muxia; conosco benissimo i sentieri dell’alta Val d’Arda e parecchio anche quelli della magnifica alta Val Nure. Mi piace fare escursioni tanto in solitaria quanto con gli amici.

Non rinuncio, fin che posso, alle escursioni in solitaria perché non costringo gli amici ad aspettare la giusta luce, a scoprire la miglior inquadratura e cose del genere… per scattare qualche foto.

Mi interessa parecchio la fotografia e, praticamente, non esco mai senza uno dei miei apparecchi reflex con i quali ho scattato migliaia di foto, esponendo anche in tre collettive.

Il blog per ora è la pagina Fabebook “Valtolla’s blog… attraverso la quale pubblico foto e brevi articoli.

Immagini e argomenti diversi dalle foto che pubblico sulla mia pagina FB personale (sergio valtolla).

In ogni caso le performances del blog sono ancora, per me, senza spiegazione: in 10 anni oltre 500 mila pagine visitate e oltre 290mila visitatori.

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Strade antiche e cose del genere…

(Sergio Efosi Valtolla, fotoamatore, escursionista e narratore).

PUBBLICATO CON FOTO SULLA PAGINA FB DEL BLOG IL 25.08.19

Le strade antiche, in particolare quelle medievali come la Via Francigena, erano generalmente costituite da un fascio di percorsi (taluni erano praticamente delle semplici tracce) che convergevano in determinati punti territoriali costituiti da città o istituzioni religiose importanti.
Nel territorio piacentino ne eravamo davvvero ricchi e tutto il mondo occidentale che desiderava recarsi sulla tomba di San Pietro passava dalle nostre parti transitando per Bobbio, Piacenza, Fiorenzuola d’Arda, Castell’Arquato e Tolla.
Questo si è ripetuto per oltre 800 anni, otto secoli abbondanti, nel corso dei quali i pellegrini provenienti dal nord Europa, dopo aver attraversato la Pianura Padana, si apprestavano a valicavare l’Appennino per superarlo in direzione centro Italia.
In massima parte lo facevano dal Monte Bardone (Passo della Cisa), altri dal Borgallo, dal Bratello e dal Pelizzone per raggiungere dapprima Pontremoli e proseguire verso Roma.

LE DUE ALTERNATIVE DEL PIACENTINO
La Via degli Abati, che da Pavia raggiungeva Bobbio e poi Pontremoli era anch’essa, in realtà, un fascio di Vie (e sentieri) che raggiungevano Bardi, Borgotaro e infine Pontremoli per ricollegarsi alla Via Francigena “di Sigerico”, la principale; un fascio di Vie che interagivano anche con la “variante” della Via Francigena della Val d’Arda, definita “Via dei Monasteri Regi”.
Entrambe queste due varianti, dopo Bardi, raggiungevano Pontremoli con percorsi uguali o molto prossimi. La Via degli Abati, tra i suoi “fasci” sentieristici da Bobbio contemplava, tra gli altri, il Monte Lama oppure Montereggio, ovvero Groppallo, quasi sempre Linguadá, spesso Boccolo dei Tassi, sempre Bardi e così via…

LA VARIANTE DELLA VAL D’ARDA
La variante valdardese, proprio perché riproduceva un percorso che dal monastero di Fiorenzuola d’Arda raggiungeva quelli di Tolla e poi Gravago, “protetti” dai reali Longobardi e poi da quelli Franchi, venne definita “Via dei Monasteri Regi” e, generalmente a Fiorenzuola d’Arda, lasciando il tradizionale percorso Romeo della Via Emilia, risaliva la valle dell’Arda fino a raggiungere Tolla, il Passo del Pelizzone, Bardi (Gravago) e Pontremoli, per innestarsi nuovamente nel percorso francigeno “di Sigerico” fino a Roma.
Ma anche in questa variante vi potevano essere “fasci” di percorso diversi per raggiungere prima Castell’Arquato, poi Tolla e il Passo del Pelizzone. Le deviazioni possibili che puntavano verso sud, verso i valichi dell’Appennino, forse erano a Fontana Fredda-Fonteclos, Vigolo Marchese, Bacedasco… forse a Macinesso e chissà cos’altro ancora.

PER ORA DUE SONO I PERCORSI…
Ora di tali fasci di percorsi francieni piacentini ne sono “agevolmente” percorribili due: l’uno da Bobbio, la Via degli Abati, che raggiunge Bardi e poi Pontremoli, l’altro che da Piacenza raggiunge Fiorenzuola d’Arda e Fidenza e transita al Passo della Cisa.

E INTANTO SULLA VIA DEI MONASTERI SUCCEDE…
La Via dei Monasteri per ora è una via escursionistica, solo in parte segnalata e da ridefinire… ma intanto domenica 8 settembre si percorre il tratto da Castell’Arquato a Lugagnano, via Monte Giogo per circa 7,5 km…(tutti sono invitati-vedi locandina sotto riportata).

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Cresce l’interesse per i monti Menegosa, Lama e…

(Sergio Efosi Valtolla, fotoamatore, escursionista e narratore).

PUBBLICATO CON FOTO SULLA PAGINA FB DEL BLOG IL 22.08.19
Solo pochi mesi fa gli alti monti della Val d’Arda erano, per lo più, conosciuti ai soli appassionati di escursioni e ai locali. 
Da un po’ di tempo la loro straordinaria bellezza, la favorevole posizione, la facilità di accesso ha iniziato a piacere anche bel oltre Piacenza…
Mai come in questi mesi ho incontrato sulla vetta del Menegosa e del Lama, o nei dintorni dal Groppo di Gora al Colle Castellaccio, tanti escursionisti affascinati dalla magnificenza di questi monti, dai suoi grandi boschi di faggio e roverella che si attraversano per raggiungere le vette, per ammirare tutto… ma proprio tutto l’arco appenninico più bello del nord dell’Italia. 
E allora dal Lama o dal Menegosa non possono sfuggire (se la giornata è tersa) la sottostante Val d’Arda, la pianura padana, l’arco prealpino da Brescia a Bergamo fino alle cime del Monte Baldo; e ancora non si possono non vedere e riconoscere distintamente, tra terra e cielo in un rimando continuo di orizzonti, la cima dell’Alfeo, la Camulara (da qui si vede benissimo tutto “l’Arco” di questo importante residuo glaciale), il Ragola, il Megna, il Monte Penna, una delle montagne sacre dei nostri avi antichi, i poco conosciuti e indomiti “Ligures”, il Carameto, la Rocca dei Casali, la più importante falesia calcarea dell’Appennino Emiliano occidentale e poi Groppallo, il monte Aserei, un tempo il più vasto e produttivo pascolo del nostro amato Appennino e tanto altro ancora.
TUTTO DIPENDE DA…
L’elenco delle viste panoramiche mozzafiato a 360 gradi potrebbe esser molto più esteso, tuttavia questo è più che sufficiente per spiegare un “fenomeno panoramico”, di così tanta e ampia portata. 
Tutto dipende, infatti, dalla posizione geografica di queste due cime, notevolmente arretrate rispetto alle più alte vette del crinale appenninico piacentino che si collocano più a sud, sud-est, sud-ovest o a nord. Una posizione, dunque, davvero invidiabile per osservare e ammirare… 
Ma l’interesse non è solo questo. 
Questi poco conosciuti e medi Appennini valdardesi, con le loro sommità Menegosa e Lama, che non superano i 1400 metri in vetta, nascondono tesori naturalistici e storici ancora da esplorare. 
Per tutte rammentiamo: i laghi naturali del Gallo e del Rudo, le vette della Rocca dei Casali (anche in questo caso con scorci panoramici davvero stupefacenti), Santa Franca e i suoi dintorni, le cascate di Taverne, il tratto dell’Arda tra Pedina e Sperongia…
Il solo, esteso, Monte Lama, facilmente percorribile con ampi e sinuosi sentieri, tra boschetti, radure e pascoli (con ampia presenza, dalla primavera all’autunno, di cavalli bardigiana), riserva affioramenti di diaspro rosso che in primavera e autunno favoriscono una “colorazione” stupefacente di vaste aree dell’altopiano; e sono un chiaro segnale dell’antica origine di questi monti, ex aree marine del golfo padano. Il diaspro è una pietra dura, compatta, rossastra, usata dall’uomo antico per realizzare i suoi “utensili”; una pietra le cui “lame” sprofondano nelle viscere della terra, laddove è custodita l’origine più segreta del mondo.
IN ALTRE PAROLE…
In altre parole: il diaspro rosso sta al Monte Lama come l’ofiolite verdastra e scura sta al Monte Menegosa.
Ma è proprio quest’ultimo monte a suscitare, in me, l’emozione più grande, i sentimenti di pace con la nostra meravigliosa madre terra; qui seduti o sdraiati sulle cime spoglie, rocciose, a tratti erbose del Menegosa, dalle incomparabili viste panoramiche, è facile cadere in “trance”, perdersi e passare al sogno tra cieli azzurri e infinito. 
“Veniamo da Varese e abbiamo affittato una casa per scoprire questi monti… ce lo hanno raccomandato amici che lo scorso anno hanno fatto questa esperienza”.
“Veniamo da Milano, da Cremona, da Fidenza per ammirare la bellezza di questi monti…”. 
Questo è ciò che capita girando per questi monti, dove per la prima volta passano tanti escursionisti…
In pratica i monti Lama e Menegosa, e l’intero loro sistema naturalistico, piacciono perché riservano giorni di attente visite, con tante gradevoli sorprese.
Piace la rete sentieristica che si estende per circa 180 km e che parte da Santa Franca, Morfasso, Monastero, Rusteghini e Teruzzi; piace perché e ben segnalata in vari punti del territorio morfassino e raccolta nella guida tascabile “Sentieri di Morfasso”.
E se l’alta valle riserva un “cuore di pietra”, il resto è verde, vita e bellezza.
Provare per credere.
Ps: a Morfasso e dintorni non mancano alloggi, trattorie, bar e negozi alimentari.

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La pietra delle mole, una breve escursione tra Valtolla e boscaglia (fotoarticolo)

2019-04-13-pietra della mole1-IMG_6141La pietra delle mole, una breve escursione tra Valtolla e boscaglia (fotoarticolo).                                    (di (sergio efosi valtolla, fotoamatore, escursionista e narratore)
Il primo documento che ne parla risale al 1400, il luogo è Castelletto nel comune di Vernasca, la zona è alto collinare, pre-appenninica a pochi km dalle cime più belle del crinale valdardese.
Di cosa parlo?
Della “Preda delle molle” ovvero della “Pietra delle mole”, una parete rocciosa occultata dalla boscaglia che protegge questa cava anomala.
Già, anomalo! Perché ci sono luoghi dove si estrae il prezioso granito, altri dove si taglia il perfetto marmo… e c’è Castelletto dove si “estraeva” la mola dell’officina o la macina per il frantoio.
2019-04-05-pietra delle mole1-IMG_5904Si fa presto a dire macina… si potrebbe pensare a quella per il frumento e invece no!
Questa di Castelletto era speciale, era, sostiene lo storico locale famoso, da frantoio per le olive. Il frutto coltivato in Val d’Arda e relativo comprensorio fino al 1800 circa (come riferisce il capitano, ancien “Touring Club”, Antonio Boccia nel suo “Viaggio ai monti di Piacenza del 1805”).
2019-04-13-pietra delle mole pinu1-IMG_5851Quel sassone, o se preferite quella verticale parete rocciosa piantata nella boscaglia, c’è ancora e riserva la sorpresa “delle impronte” del cavatore.
Le impronte della memoria, della fatica e una macina incompiuta per chiunque voglia rendere omaggio a quel lavoro così faticoso e prezioso al tempo.
La memoria del gesto, la fatica del martello e dello scalpello con il quale il cavatore-artista ha intriso la pietra con il suo sudore per il progresso… per la civiltà dei semplici, dei migliori.

E allora salendo lassù, seguendo il sentiero che si addentra nella boscaglia, potrete ammirare quel lavoro forse “dimenticato” e vi accorgerete che le orme del sassone sono intrise, oltre del sudore umano, anche e soprattutto di nobiltà vera.
La vostra piccola fatica vi condurrà nel silenzio della natura, di fronte a un vero monumento creato dal lavoro dell’uomo…
Qualcuno potrebbe chiamarla archeologia industriale, io la chiamerei civiltà dei contadini e degli operai.

Qualche altra nota

  1. L’escursione per la “Pietra”, la relativa tabellazione e la logistica sono state realizzate da Furio Ovali, Franco Sorenti, Fausto Ferrari e dal sottoscritto.
  2. Qualche anno fa un gruppo di escursionisti della Val d’Arda ha tracciato un “cammino devozionale” dedicato a Santa Franca, da Vitalta di Vernasca, luogo della sua nascita, al santuario elevato in suo onore sul monte Santa Franca di Morfasso. L’escursione alla “Preda delle molle” è qui, tra Castelletto antico e quello moderno, su quel Cammino.
  3. Il rilievo del tracciato con “Relive” è stato composto da Furio, le tabelle informative realizzate da Fausto, le carte escursionistiche da Franco e le foto da Pinuccio e Sergio.
  4. Per il tracciato escursionistico “relive”, rilevato da Furio,  clicca qui!

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In Valdarda la bellezza vince sempre, dal medioevo in poi…

2016-09-10-medioevo-2-bis-6228Scritto da Sergio Valtolla per Valtolla’s blog©

Non intendo tediarvi con alcun excursus storico valdardese, per questo ci saranno altre occasioni.
Vorrei prendere spunto dall’ultima manifestazione “Rivivi il Medievo” e fare una breve considerazione su questa estate valdardese che volge al termine (e mi scuso in anticipo se citerò solo alcune manifestazioni, alle quali ho partecipato, pur ritenendone tante altre molto meritevoli). Continua a leggere “In Valdarda la bellezza vince sempre, dal medioevo in poi…”

I funghi sono una passione ma….sono rarissimi.

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Ora proprio non c’è appennino valdardese o piacentino  che tenga: i funghi sono spariti, evaporati al caldo estivo. Oltretutto per almeno una settimana  non si prospettano piogge appenniniche rilevanti.  Le previsioni mettono sole e caldo ancora per diversi giorni. Continua a leggere “I funghi sono una passione ma….sono rarissimi.”

Uno scorribandista non fa classifiche, si diverte e…

eccellenze pag 153
pag 153 del volume “eccellenze eno-gastronomiche…” (clic per ingrandire)

Lo “scorribandista*” eno-gastronomico è una categoria di turista buongustaio particolare, sempre più diffuso nel nostro territorio che offre mete caratterizzate da medioevo (castelli e borghi), buon cibo e vini eccellenti.

È il turista poco considerato nelle classifiche degli esperti del settore, quello che spesso, ma non sempre, fa tutto in pochi giorni, anche in uno solo, e poi ritorna in successive occasioni…(sempre abbinando la “scorribanda” eno-gastronomica con altro: il medioevo, il folklore, un monumento, una mostra, un’escursione nella natura, ecc…).

Lo scorribandista è un turista che programma la sua giornata scegliendo un ristorante e poi una cantina, una bottega o uno spaccio aziendale di salumi e di formaggi condendo il tutto con la visita o la passeggiata in un luogo che soddisfi la sua curiosità culturale e ricreativa.

E la provincia di Piacenza che non ha né il mare né l’alta montagna, in tutto questo, se la potrebbe cavare meglio di tanti altri territori solo se ci credesse un po’ di più; se ci credessero di più, innanzitutto, le istituzioni.

“Ecccellenze eno-gastronomiche in Valdarda e dintorni**”, il libro in distribuzione in Valdarda da sabato 21 maggio,  non è una guida, non contiene classifiche ma esprime il gusto degli autori che, da veri scorribandisti, si son divertiti gironzolando per un vasto (ma anche no) territorio collinare e appenninico conoscendo osti, cantinieri e professionisti del cibo…di quello buono, fatto secondo la tradizione, quello che in molti preferiscono.

eccellenze pag 173
Pagina 173 di “eccellenze enogastronomiche…”

E scorrendo le circa 200 pagine a colori del libro ve ne renderete conto già dalle prime pagine. Il “vizio” degli autori lo imparerete alla svelta, e vi divertirete  a programmare la vostra scorribanda sempre diversa; raccontandola successivamente ai vostri amici attraverso il “social” che preferite…

E, credeteci, nel nostro territorio delle medie e alte valli tra Vigoleno, Bacedasco, Castell’Arquato, Vigolo Marchese, Chiavenna Rocchetta, Groppallo e…. troverete ampia soddisfazione.

* termine coniato dal giornalista Roberto Perrone

** autori Sergio Efosi e Fausto Ferrari che lo presenteranno sabato 21 maggio alle ore 17 a castell’Arquato via Sorza Caolzio (galleria d’arte transvisionismo)

eccellenze indice
INDICE DI “ECCELLENZE ENO-GASTRONOMICHE…”

Piacenza expo: nessun turista da queste parti!

Foto 15-07-12 19 39 38Nei giorni scorsi il quotidiano libertà pubblicava un lungo articolo di P.Soffientini dal titolo “Turismo solo andata per expo” dove venivano riportate le ammissioni di parziale fallimento  del progetto che prevedeva di portare un buon numero di turisti expo nella nostra provincia. Il referente del club di prodotto”terre francigene piacentine“, la speciale associazione di scopo fondata da confcommercio, coldiretti, confartigianato piacentini e altri soci  che gestisce i flussi da e per l’expo di Milano ammette che qualcosa non va. Continua a leggere “Piacenza expo: nessun turista da queste parti!”

Prato Barbieri: niente niente, tutto tutto…o quasi.

prato barbieri
prato barbieri google earth

Prato Barbieri (circa 900 metri) si raggiunge praticamente da Morfasso (Valtolla), Bettola (valnure), Groppallo via Santa Franca, Gropparello, Carpaneto e Lugagnano via Veleia, San Michele in valchero.  Continua a leggere “Prato Barbieri: niente niente, tutto tutto…o quasi.”

Camminiamo per sostenere le osterie in montagna…

parco-provinciale-1DOMENICA 16 NOVEMBRE : CAMMINARE PER SOSTENERE LE OSTERIE DI MONTAGNA, BALUARDI DELLA VITA SOCIALE.

«Tavolini occupati da anziani giocatori di briscola, il tepore di un camino e la struggente malinconia delle foto ingiallite alle pareti. Come gli amanti dell’escursionismo sanno bene, non c’è nulla di meglio di due fette di salame e un bicchiere di gutturnio nostrano in una vecchia osteria di montagna dopo una giornata di cammino nei boschi e sui crinali dell’Appennino…»* Continua a leggere “Camminiamo per sostenere le osterie in montagna…”

Castagne e salute a km zero…in valdarda .

il castagnaro di Marco Giacomini
il “castagnaro” di Marco Giacomini (bellissima foto)

IN GIRO PER I BOSCHI

Siamo andati a fare un lungo giro per boschi della valdarda. Abbiamo scelto di recarci un po’ a Luneto (confine tra Piacenza con Parma nei pressi del comune di Bore, passando per Castelletto) e un po’ al Parco Provinciale del Moria (passando per costa d’asino da Lugagnano v.a.) per ri-esplorare questi  grandi castagneti che si estendono  per tanti km quadrati  sui monti Lucchi, Palazza, Mu e Moria. Un giro durato un giorno, con sosta, durante lo spostamento automobilistico da Vezzolacca-Luneto al Moria, in un buon ristorante.  Continua a leggere “Castagne e salute a km zero…in valdarda .”

Turismo a km zero: senza andare tanto lontano…

IMG_1772Nelle nostre splendide colline e montagne, tra Vernasca, l’alta valle del Chiavenna e i suoi dintorni, San Michele di Morfasso …Groppallo ma anche Groppoducale e tanti altri bei posticini che non riusciamo a citare per questioni di spazio si possono trascorrere giornate (noi diciamo lunghi week end e anche una settimana) tra vero relax, camminate rilassanti e salutari, escursioni degne di questo nome, boschi e monti maestosi alloggiando presso i B&B che qui non mancano e sono veramente ottimi. Continua a leggere “Turismo a km zero: senza andare tanto lontano…”

Festa della castagna: quanta gente…

2014-09-28-festa castagna LR -6664 webIeri, domenica 28 settembre, si è svolta la festa della castagna di Vezzolacca. La mattina era iniziata con un cielo velato tipicamente autunnale ma con il passar delle ore il sole ha preso il sopravvento e alle 11 la piazza della festa era stracolma.

A mezzogiorno quando è stata aperta la cucina si era già formata una fila infinita per accaparrarsi un piatto di maiale cotto sottoterra da gustarsi con la polenta secca, ovvero di gnocchi di castagne o di patate…e così via per l’intero pomeriggio. Continua a leggere “Festa della castagna: quanta gente…”

Cadeo: é (ri)nato!

collezione privata di paolo morlacchini
roveleto d’altri tempi. collezione privata di paolo morlacchini

Come per incanto, una mattina o forse un pomeriggio, le acque si son rotte e la gestazione è terminata. I grandi pensatori l’hanno finalmente fatto (ri)nascere. Avremo nuovamente il “mercatino”, quello delle cose vecchie. Da tanti ricercato, amato e da altri detestato, sulla carta mai “soppresso” da anni non c’era verso di vederlo. Ora finalmente lo possiamo dire, anzi gridare scaramantici “...in culla (sic!) la balena” rivolto al nuovo (ri)nato che dal 20 settembre, solo per l’occasione il sabato pomeriggio e poi sempre la terza domenica  del mese in giornata,  farà la sua prima passeggiata in viale Aldo Moro e dintorni…

Una benedizione sarebbe d’uopo, uno scongiuro lo abbiamo già fatto, partecipiamo numerosi all’evento.

Ma lasciateci dire …gatto quando sarà nel sacco.