I laghi naturali della Val d’Arda, questi sconosciuti…

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LAGO DEL GALLO, VISTA PARZIALE

Scritto da Sergio Efosi Valtolla, fotoamatore, blogger, escursionista e narratore.
Per parecchi di noi parlar di laghi in Val d’Arda, significa associare il termine a Mignano e al suo grande lago artificiale.
Invece, con questo breve articolo, vorrei parlare di quelli molto più piccoli, naturali, che si trovano girando per la boscaglia dell’alta valle…ma andiamo con ordine.

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IN PIEDI DA DESTRA: PINUCCIO, FAUSTO, PATRICK, FURIO, IO… SEDUTE DA DESTRA: MARIA LUISA, ANNA, ROSANNA, CARINA, SYLVIE.

Brevi notizie prima di entrar nel bosco…
La zona di cui parlo è compresa per intero nel comune di Morfasso, nella primaria valle dove nasce l’Arda, tra Passo del Pelizzone, Teruzzi e Rusteghini.
I laghi (quelli prevalenti) in questione sono tre: Lago del Gallo, Lago del Rudo e Lago dei Lupi; piccoli ma molto…molto antichi, generati verosimilmente i primi due, dal gran “movimento” geologico dei ghiacciai antichi del Lama che ha creato questi sbarramenti morenici in terre ricche di torbiere, zone “molli”, boscaglia, ofiolite e diaspro rosso.
Il Lago del Gallo, in particolare, vale anche per quello del Rudo, è di grande importanza naturale, è sempre pieno d’acqua, non ha alcun emissario superficiale, ospita il tritone alpestre-appenninico e diverse colonie di rane marroni e verdi.
Poco di più potrei dire a proposito del vicino Lago del Rudo, altrettanto suggestivo e con la medesima origine antica. Il toponimo con il quale è identificato “Rudo” forse ha un significo originale che non conosco.
Il Lago dei Lupi (alimentato dalle buonissima acqua “minerale” della vicina “fonte dei Lupi”) si trova a quote maggiori, poco distante dal Passo del Pelizzone e da Casali di Morfasso, conserva una piccola fioritura di ninfee estive. La sua forma rasenta quella di un grande cuore.
Si tratta di laghi piccoli e poco profondi, immersi nella boscaglia.

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LAGO DEL RUDO…
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LAGO DEL GALLO

Alla ricerca dei laghetti del Rudo e del Gallo…
Se non si conoscono bene i luoghi è meglio non azzardar ricerche improvvisate, molto meglio farsi accompagnare. In ogni caso partendo dalla storica trattoria-pizzeria-bar “Ca’ del bosco” a Rusteghini, via Cogni 5 (comune di Morfasso) si sale a piedi fino I Massè (Masè) di Teruzzi. Si attraversa il piccolo abitato e si guada la giovane Arda, piegando subito a sinistra. La carraia è agevole e conduce in poco tempo al Lago del Rudo, interamente recintato dal filo spinato. Completamente avvolto nella boscaglia, si presenta con le sponde un po’ “disordinate”.
Poi si risale sul sentiero principale e si riprende il cammino, piegando a sinistra fino a scorgere, tra la boscaglia, una piccola pineta che affianca, in parte, il Lago del Gallo, magnifico, abbastanza grande, suggestivo e misterioso al tempo stesso.
Immancabilmente, raggiunto questo Lago, abbiamo fatto una sosta decisamente più lunga, una colazione dolce con torta, patrona e caffè.
In primavera e in autunno, il bosco e i laghi citati, riservano un gran bel colpo d’occhio, tra fioriture e un bel “foliage”.
E qui si fa una breve sosta, giusto il tempo per far “colazione” e per ascoltare la lettura di un brano del Vangelo di Maria Luisa…
Infine si riprende il sentiero fino a raggiungere la sottostante strada provinciale e quindi la trattoria-bar-pizzeria “Ca’ del Bosco“, dove i gestori sono accoglienti e dove si trova sempre la maniera di mangiare qualcosa di buono, sempre.
Di fatto le carraie percorse, tracciate per il lavoro dei contadini, costituiscono un vero, pur breve, anello escursionistico non segnalato che con calma, soste comprese, si percorre al massimo in circa due ore.

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2018-10-lago del gallo11-1IMG_3252-HDRCamminare fa bene al morale e …
In altre occasioni l’ho detto: vado spesso a girar per boschi e monti in solitaria ma non disdegno la buona compagnia.
Porto sempre la macchina fotografica, un cavalletto, qualche lente e un paio di filtri in vetro. Per girar nell’alto Appennino è meglio calzare scarpe da trekking e aver sempre a disposizione acqua, copricapo e impermeabile (adatto alla stagione).
Con gli amici che citerò abbiamo interessi comuni, camminiamo molto e terminiamo spesso la giornata con “i piedi sotto al tavolo”, una buona e consolidata abitudine.
I nostri favori enogastronomici li riserviamo alle “minestre” piacentine , dai pisarei e fasö agli anolini in brodo, passando per i tortelli ripieni con erbette, ortiche e ricotta.
Per il vino “navighiamo” a vista tra Gutturnio, Monterosso leggermente abboccato, Ortrugo e dintorni…
Per i secondi, quando non abbiamo esagerato con le minestre, prediligiamo tutto quello che potremmo definire “pulaia”, dall’arrosto al lesso con o senza ripieno. In pratica siamo molto legati alla tradizione rurale piacentina.

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2018-10-lago del gallo11-1IMG_3270I protagonisti del giro ai laghi del Gallo e del Rudo …
Furio (l’esperto dei sentieri, li conosce tutti, anche ben oltre la provincia). Fausto “il brigante”, sempre alla ricerca della dieta perduta. Franco, esperto di cartografia. Ornella, silenziosa e discreta, quasi timida. Pinuccio è un gran appassionato di fotografia. Carina è patita di ginnastica e movimento. Anna è una gran viaggiatrice. Rosanna è volonterosa e decisa.  Maria Luisa, alla prima sosta utile a sorpresa, ma con nostro gran piacere, legge un brano del Vangelo.
Poi ci sono io con la mania dello scatto fotografico; il mio motto è “fermi, la prima foto andava bene ma ne facciamo un’altra”.
Poi quando possono si aggregano tante altre amiche e amici, vicini e lontani ma tutti molto simpatici…

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LAGO DEL GALLO, LA SCHIARITA IMPREVISTA…

Piesse, giusto per non dimentare: in queste occasioni non disdegnamo mai due fette di salame, un bicchiere di vino, un caffè, una fetta di torta da consumarsi nel bosco seduti nella radura, accanto al lago, al dirupo…all’ombra di un faggio o riparati in un rifugio montano …perché camminando vien sete ma anche molta fame.

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LAGO DEL RUDO, VISTA PARZIALE

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LAGO DEL RUDO
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Le strade scomode dei francigeni…

Le strade scomode dei francigeni…di Sergio Efosi Valtolla (fotoamatore, blogger, escursionista e narratore).

Percorre il ciglio della strada, la carraia, il sentiero con lo zaino ben fissato sulle spalle, un piede nell’erba e l’altro sull’orlo come uno che vive ai “margini”. Con pervicacia avanza, a volte tentenna come se avesse perso il filo, poi riprende.
Se lo seguite vi accorgerete del suo lieve ondivagare tra ghiaia, asfalto e sterrato.
A destra, a sinistra sulla via, seduto sul gradino, fermo in attesa di un compagno di viaggio oppure solitario e pensieroso, assorto nei suoi pensieri.
I suoi piedi ridacchiano di lui (o di lei) per la fatica, per i calzini puzzolenti e, a volte, per le evidenti “ciocche” che lo costringono a camminare goffamente.
Si piega ma non molla, si esalta alla vista del panorama imprevisto, si siede, lo contempla e poi riparte.
Il suo viaggio è tutto nello zaino e odia i cartelli segnaletici perché quasi sempre imprecisi e mendaci.
Arriva alla meta quotidiana stanco, felice ma pur sempre affaticato dal viaggio. Cerca il letto per riposar la notte, è curioso e va alla ricerca di altre emozioni serali, chiacchiera con altri viaggiatori, cena, ride…
Riflette sulla sua esperienza, sulla giornata e prega; si addormenta con i suoi sogni, con i suoi propositi positivi e mette in ricarica il telefonino per restare connesso al suo mondo.
Il giorno dopo di buona mattina, con lo stesso entusiasmo del giorno precedente, riparte e ancora avanza verso la sua meta.
Sei tu, sono io, sono un pellegrino del terzo millennio!

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L’alta Valdarda tra la biro e la “marassa”

COPERTINA SENTIERIdi Sergio Efosi Valtolla (fotoamatore, escursionista e narratore di storie).

La biro e la “marassa”: senza queste componenti, apparentemente opposte, non sarebbe stato possibile realizzare il progetto “Sentieri di Morfasso” che sabato 21 aprile 2018 verrà presentato nel municipio di Morfasso.

Quasi ducento km di sentieri tracciati, sistemati, segnalati, ripuliti, geolocalizzati e descritti in una guida turistica-escursionistica; la più importante mai scritta prima, sui sentieri di uno degli ultimi paradisi sconosciuti dell’Appennino piacentino.

Diciotto sentieri naturalistici, archeologici e culturali che collegano tutte le più importanti zone del morfassino e dei suoi dintorni.

Dieci bacheche segnaletiche posizionate nel capoluogo e negli antichi borghi montanari  di Morfasso per “aiutare” chi cammina.

Due anni di lieve attività, rispettosa della natura,  dove la “marassa” ha fatto il paio con la “biro” per consegnare la definitiva guida escursionistica e turistica agli appassionati della montagna della Valtolla.

E dalla marassa e dalla biro non è nata solamente la guida  “Sentieri di Morfasso” ma anche un sito internet “valdardatrekking.it” (in fase di implementazione, presto totalmente fruibile).

Ma più di tutti l’elemento caratterizzante l’intero progetto, fondamentale per la riuscita dell’intero ragionamento, è stato l‘amicizia; passione e amicizia per la montagna tra ragazze e ragazzi del gruppo di escursionisti della Valdarda e della Valtolla “…Basta nà” e “Via dei Monasteri Regi”.

E la strada prosegue, costante…mai rettilinea,  alla scoperta continua di nuovi percorsi, nuove bellezze naturali tra crinali ondulati, irte rocche e la storia dell’uomo della Valdarda e della Valtolla.

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COPERTINA SENTIERI

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Mezze maniche in brodo…and let it rain

MEZZE MANICHE IN BRODO AND LET IT RAIN…

 (di Sergio Efosi e Giulio Efosi*)

Mes manag in brod” also know as “Mezze maniche ripiene in brodo”

.

The typical Piacenza cuisine with the “Mezze maniche ripiene in brodo” of Capon or Hen and Beef (someone prefers eating them with Pork filling) reaches maximum levels that have crossed the provincial boundaries as in the case of “Pisarei e fasö” and the “Anolini in Brodo”.

 In this case, just like the “Anolini”, there is a variant with “Stracotto” and another one without it.

 Continua a leggere “Mezze maniche in brodo…and let it rain”

Mezze maniche in brodo e lascia che fuori piova …

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MEZZE MANICHE IN BRODO E LASCIA CHE FUORI PIOVA…(di Sergio Efosi*)

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La tipicità della tradizione culinaria piacentina con le mezze maniche ripiene in brodo di cappone o gallina e manzo (qualcuno lo fa in terza con l’aggiunta del maiale) raggiunge i massimi livelli che sono andati ben oltre i confini provinciali com’è successo con celebri Pisarei e fasö e gli anolini in brodo (piatti che ho mangiato nell’alessandrino e nel parmense). Continua a leggere “Mezze maniche in brodo e lascia che fuori piova …”

Ci son luoghi…

2017-08-31-castello montereggio -4DM4B4033Ci son luoghi…di Sergio Efosi.

Ci sono luoghi che debbono la loro natura sacrale al fatto di esser punti terminali di pellegrinaggi antichi, altri perché corrispondono a intervalli, speciali, lungo un cammino e altri ancora perché luoghi della prima civilizzazione cristiana.
Quest’ultimo è il caso della sperduta, antica, chiesa di Castello di Montereggio*.
La chiesa millenaria, nei pressi di una manciata di vecchie case, sta proprio sul cucuzzolo panoramico e strategico ove c’era il castello.  Continua a leggere “Ci son luoghi…”

Le buone (?) notizie dalla Valdarda…

2016-12-monte moria autunno no-1IMG_0030-Modifica-2_Fotor copiaMolti abitanti della Valdarda, forse tutti, conoscono il Parco Provinciale del monte Moria, altrimenti definito Parco del Moria, per averlo almeno una volta frequentato per un pic nic, una festa agostana, una camminata escursioniastica, una scampagnata a cercar funghi o castagne…

È bene allora sapere che l’organismo gestore di tale “nostro” Parco scade (o è già scaduto) e nessuno ha ancora stabilito che fare per il dopo; nessun comune, nessun organismo amministrativo pubblico, che io sappia.  Continua a leggere “Le buone (?) notizie dalla Valdarda…”

Boschi: un esempio positivo…

forestale as02_49IL CONSORZIO DEI COMUNELLI

Il Consorzio Agro-Forestale dei Comunelli di Ferriere è costituito esclusivamente da proprietà collettive dette “Comunelli” per un totale di oltre 5.100 ettari. Di queste, poco meno del 90% sono occupate da bosco, la restante parte da prati e pascoli. Continua a leggere “Boschi: un esempio positivo…”

Fiorenzuola d’Arda: ma st’isola si fa o no? 

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fiorenzuola da google

CENTRO STORICO A PIEDI O IN AUTO?

I cittadini fiorenzuolani,  interpellati dalla nuova amministrazione comunale, si dividono.

Lo spiega bene Donata Meneghelli in un articolo apparso il 2 dicembre 2016 su Libertà.

La nuova amministrazione comunale guidata dal Sindaco Gandolfi ha cercato di capire cosa ne pensa la cittadinanza e, a conti fatti, come riferisce la medesima giornalista citata, dovrà decidere in proprio.

Quella dell’isola pedonale o ZTL per Fiorenzuola è questione annosa che tra alti e bassi è sempre alla ribalta, e sempre continua a dividere i cittadini.
Per i commercianti del centro si va dal NO secco al NI (ovvero ZTL limitata e per poche ore al giorno); per molti cittadini si va dal NI al SI deciso.

Sono molto favorevoli coloro (sono in 600) che hanno firmato una petizione per allargare la ZTL; sono molto contrari certi commercianti che han minacciato la chiusura dei loro esercizi in centro.  Poi ci sono posizioni più mediate.

MA SERVE L’ISOLA?

Prima di tutto ci si chiede se serva veramente l’isola pedonale a Fiorenzuola;  se questa risolva qualcosa a livello di inquinamento e polveri fini o favorisca la frequentazione del centro storico dei cittadini della valle, fiorenzuolani in primis.

Per i contrari allontanerebbe i potenziali clienti; per chi “eserce” in frutta e verdura e in alimentare in genere non sarebbe gradita. Ma potrebbe essere comoda per chi gestisce bar con terrazze esterne e per gli amanti dello scopping “lento”e tranquillo. Questo in linea generale.

Chi sostiene invece che, in ogni caso, a Fiorenzuola mancano infrastrutture per la ZTL, a mio modesto parere, non sbaglia.

C’è però anche da chiedersi se il commercio presente in questo momento in tale contesto sia il più adatto a un centro storico pedonalizzato.

Certo se il corso fosse interamente una sequela di bar con terrazza esterana, ristoranti e negozi di moda o cose del genere forse…ma così non è.

In ogni caso, ogni volta che se ne parla, emerge che Fiorenzuola da troppi anni soffre di mancanza di una vera ristrutturazione infrastrutturale del centro.

In un precedente articolo scrissi che la “madre” di tutte le ristrutturazioni del centro, quella che potrebbe giustificare una ZTL, parte dalle piazze mercatali e da quegli edifici stretti tra la ex circonvallazione Matteotti e via Bressani; edifici che ospitarono o ospitano scuole, uffici pubblici e posta…fino a comprendere il disastrato parcheggio di fronte alla Cisl, poco distante dal San Giovanni.

In pratica servirebbe un grande progetto di riorganizzazione urbanistica che rinnovi l’intera area senza stravolgerne le caratteristiche storiche, aumenti la capienza dei parcheggi ma al contempo anche le superfici commerciali scoperte e coperte…si, coperte e scoperte.

Fiorenzuola manca di progetti di ampio respiro che la rendano attraente, molto più attraente di quanto non lo sia attualmente, funzionale al commercio ma anche ai cittadini-consumatori. Una città che sfrutti appieno la sua posizione e baricentrica nella valle.

Ma per ora il tema della ristrutturazione urbanistica di quella parte rilevante del centro storico non è in discussione come lo è, di contro, il mantenimento o non dell’attuale ZTL.

In ogni caso la questione è complessa e non spiegabile in quattro righe.

Sergio Efosi per Valtolla’s blog©

 

Ospedali di Fiorenzuola e Villanova: l’incertezza regna sovrana…

18 dicembre 2004 fiorenzuola ospedale ( foto di fabio lunardini per pcm frontini )Dopo aver letto gli articoli di libertà dello scorso 27 novembre, relativi agli ospedali valdardesi, (D.Meneghelli, A. Lenti) confesso di esser stato preso da sconforto. Continua a leggere “Ospedali di Fiorenzuola e Villanova: l’incertezza regna sovrana…”

Fusioni tra i comuni della Valdarda?

Foto 04-08-12 22 21 15FUSIONI TRA I COMUNI: L’UOMO DEL MONTE HA DETTO NO!
Forse nessuno si aspettava un risultato così, forse la “macchina da guerra del SI” per la fusione tra Pontedell’Olio con Vigolzone e tra Bettola con Farini e Bettola non era ben sintonizzata con i suoi cittadini e con il loro umore che, in Valnure, deve essere parecchio nero.

Risultato: pochi partecipanti alla consultazione ma una valanga di NO alla fusione.

Eppure per il SI si erano schierati i sindaci con le loro giunte dei comuni nominati; donne uomini appartenenti a diverse tendenze politiche.

Ma allora, arrivati a questo punto, è la gente che non capisce nulla o sono i politici che ancora una volta sono lontani anni luce dai loro concittadini?

Eppure c’era la promessa di un decennio di finanziamenti da parte della Regione per servizi, scuole, strade, ecc…

Evidentemente i cittadini, in maggioranza, non si son fidati delle ennesime promesse della politica, e non solo nel piacentino ma anche nel parmense.

Perché tutto questo? Perché in questi anni le popolazioni locali, e quelle montanare in primis, hanno solo e sempre ricevuto promesse, puntuali come un ‘orologio svizzero…e poi quasi mai mantenute.

Hanno visto eseguire opere pubbliche con approssimazione e spesso insufficienza; han visto strade devastate e solo raffazzonate alla meglio; frane gravissime lasciate tali o solo minimamente riparate; connessioni internet e telefoniche sempre peggiori con ampie zone “buie”; sempre maggiore degrado e abbandono  del territorio e assottigliamento dei già pochi, pochi e scarsi, servizi…e fuga della popolazione giovane e attiva.

Tutto questo, associato alla perdurante crisi del Paese, ha determinato un calvario continuo per le aree collinari e montane …una situazione al limite della sopportazione senza che da anni si registrino interventi veri e duraturi per invertire tale tendenza in atto da decenni.

Ai cittadini era richiesto di “firmare”l’ennesima cambiale in bianco alla politica, a quella che ha promesso e non mantenuto, a quella che si ricorda di loro solo quando ci sono tornate elettorali,  a quella del bla…bla…bla.

I valnuresi hanno detto NO!

Il risultato di questi referendum locali  è la prova della lontananza tra i cittadini e la politica medesima.

La gente non si è fidata delle ennesime promesse! Promesse puntuali ad ogni camapagna elettorale, poi altrettanto puntualmente disattese.
Poi ci sono anche ragioni storico-culturali che hanno il loro peso…

Qualcuno pensa al campanilismo? Forse, ma non dimentichiamo, che la più vecchia delle istituzioni pubbliche nazionali sono i comuni e non, come qualche politico pensa, i principati…con relativi principi.

E IN VALDARDA CI PROVERANNO?

Qui per ora, nel chiuso delle stanze della politica, si parla solo di “unioni dei comuni” e di progetti pubblici da realizzare. Ma queste “unioni” chi le ha viste? Contano davvero qualcosa o sono l’ennesimo luogo di mediazione tra politici “eccitati” dal potere…in attesa delle fusioni dei comuni?

In ogni caso le “unioni valdardesi- chi le ha viste”  non sono troppo piccole per poter funzionare veramente?  Non sono troppo piccole per incidere veramente sulla riduzione dei costi e aumentare significativamente il livello dei servizi e dei benefici alla cittadinanza valdardese?  Attendiamo risposte.

Foto 04-08-12 22 19 42COSA CI ASPETTA, COSA FARÀ LA POLITICA REGIONALE?

Adesso, verosimilmente, si inizierà a lavorare affinché lo Stato promulghi una legge che “obblighi” (con le “buone” ben s’intende…) i comuni con meno di 5000 abitanti a fondersi tra loro. Lo giustificheranno, i fautori di questo, con il fatto che i costi dei servizi comunali sono alti, che l’Europa lo vuole, che bla…bla…bla. Eppure i primi esempi di “fusione” tra realtà municipali o provinciali non è che brillano per efficenza.

PENSAR  MALE?

Non voglio entrare nel merito di cose che non conosco ma l’impressione che alla politica non interessi risolvere tanto i problemi quanto “comandare” è forte. Vorrei esser smentito dai fatti, sarei molto felice se ciò accadesse. E penso che sarei pure in buona compagnia.

Sergio Valtolla©  (bozza non corretta)

Ps: se la fusione dovesse aiutare a dire NO al carbonext e SI alla realizzazione di un nuovo ospedale valdardese …vero e non farlocco,  allora  direi SI!

Villanova o Fiorenzuola: come andrà a finire?

VILLANOVA O FIORENZUOLA: CHE ASSURDITÀ!

Da un po’ di tempo corrono voci che danno “in partenza” la specializzazione unità spinale di Villanova sull’Arda ma tutti i protagonisti dell’Ausl piacentina e la Regione si affrettano a smentire.

E più smentiscono e maggiore è il disagio delle amministrazioni comunali della bassa e il sospetto che si voglia minimizzare.

Per esperienza famigliare posso solo testimoniare che quello di Villanova non è un semplice ospedale, è di più! È l’eccellenza che accoglie persone sfortunate e si attiva per ridargli un sorriso, una funzionalità motoria con operatori e medici di altissimo livello, con una umanità incredibile. Capisco l’attaccamento della bassa, piacentina, parmense e cremonese, per questa equipe di donne e uomini che sempre sorridenti “aiutano”, ridonano la speranza a tanti giovani e non solo. È stato impressionante frequentare quel luogo per oltre due mesi, parlare con parenti, amici, ospiti che con pazienza attendono un miglioramento, anche minuscolo, giorno per giorno; e (ri)scoprire quanto è bella la vita per un famigliare che sta recuperando il suo reinserimento nella quotidianità.

Era bello per me vedere quella faccia, i suoi occhi, sentirlo parlare…e ancora oggi è bello andare a passeggiare insieme, chiacchierare, ridere e scherzare…

Non so come andrà a finire per il “Giuseppe Verdi” e neppure so cosa accadrà a Fiorenzuola ma mi auguro che non si svuoti l’uno per riempire l’altro.

Mi auguro piuttosto che anche Fiorenzuola e la Valdarda possano avere un ospedale specializzato, con un “vero” pronto soccorso e…!

Mi fido poco dei politici, di quelli che fan finta di non sapere ma sanno già come andrà a finire; mi fido poco dei politici locali che ci hanno raccontato balle su Fiorenzuola e chissà cosa nascondono ancora.

Fanno bene gli amici di Villanova a mobilitarsi.

Editoriale di Sergio E.Valtolla

Le elezioni son finite ma quando arrivano i soldi?

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Il nostro patrimonio da valorizzare…

LE ELEZIONI a Piacenza son finite e ora c’è parecchio da fare, ma quando arriveranno i soldi?

Buche in tutte le strade di ogni ordine e grado, frane  e dissesto generalizzato di tutta la montagna  e la collina, alvei dei torrenti devastati dalle recenti piene  e da incuria decennale,  ospedali promessi, sportelli postali paesani incerti, lavoro poco, pensionati alla fame, giovani che fuggono all’estero, ladri in agguato e tutto quello che vi pare…

E INTANTO SI VIENE A SAPERE CHE… qualcuno lontano da noi (troppo lontano) pensa che il Paese tra otto anni, nel 2024, potrebbe ospitare le Olimpiadi.
Otto anni arrivano in un batter d’occhio e intanto la ricostruzione dell’Aquila e dell’Emilia terremotate, l’una sette anni fa e l’altra quattro anni fa, sono lungi dall’essere terminate e la gente è superincavolata. Continua a leggere “Le elezioni son finite ma quando arrivano i soldi?”

Strisciando il ditone…

  Appunti di sergio e.valtolla

Nel piacentino c’é una “bissa” che pezzo per pezzo, strisciando il “ditone”, ci restituisce un capolavoro gastronomico, vera gloria piacentina: i pisarèi.
Un piatto, pare, di origini medievali che si cucinava senza pomodoro e fagioli borlotti introdotti, in Europa, in seguito alle imprese di Colombo(1492, inizio era moderna). 

Riferiscono le cronache del tempo che il piatto era molto gradito dai pellegrini francigeni in transito nella provincia, diretti verso Roma. Un piatto unico che veniva servito caldo nei numerosi ospitali e xenodochia locali perché realizzato mescolando la farina del frumento( forse anche di altri cereali al tempo coltivati per la maggiore) con il pane raffermo, grattugiato e qualche “striscia” di lardo e cotiche che i frati recuperavano dagli avanzi delle dispense dei nobili.

Il “gnocchetto” veniva cotto in un brodetto insaporito con verdure aromatiche, cotiche, grasso e fagioli dell’occhio (unica varietà presente in Europa fin dall’antichità) e, quando possibile, servito con una spruzzatina di “cacio” piacentino…

Racconta Anna Gosetti della Salda in “Le ricette regionali Italiane” che i pisarèi sono la gloria di Piacenza. E c’è da crederci perché ancora ai giorni nostri il “semplice” piatto é proposto ovunque in trattorie, agriturismi e feste popolari piacentine, ovviamente arricchito con conserva di pomodoro, fagioli borlotti e spruzzato di Grana Padano; chi lo preferisce “brodoso” e chi asciutto…ecc…ecc….

Ma fin qui niente di nuovo. 

Quello che ci chiediamo piuttosto è: in quali ospitali e xenodochia, dunque, potrebbe aver avuto inizio tutto questo?

Se consideriamo che per lunghi secoli, durante l’intero medioevo, il tratto piacentino di Via Francigena più percorso transitava in valdarda risalendo da Fiorenzuola verso Castell’Arquato per raggiungere “Tolla” e superare il Pelizzone (Via dei Monasteri Regi), e che l’intero tratto citato era costellato da parecchi ospizi ben “attrezzati” per viandanti e pellegrini…allora potremmo affermare che i Pisarei sono originari della Valdarda. Originari di Fiorezuola e/o Castell’Arquato? Inventati dai frati di Tolla? 

Del resto “Pisarei e fasö” ci sta con il dialetto locale parlato, con poche differenti sfumature, tra le due cittadine nominate. Vero o verosimile non lo sappiamo ma così ci piace pensare.  E ci piace anche pensare che fosse il cibo “eccellente” e povero dei pellegrini della Via dei Monasteri Regi. 

In ogni caso leggende o aneddoti antichi non tolgono nulla a questo autentico capolavoro della semplicità e del gusto dì Piacenza che tuttavia, purtroppo, vive in maniera eccessivamente “autoreferenziale”… Al pari di altri nostri capolavori del gusto. (Foto dal web). 

   
   

I cavalli della piazza, quella piazza…

foto tratta da ostellipiacenza.it
foto tratta da ostellipiacenza.it

Brigante della valtolla

Cari amici vi voglio deliziare, spero, con l’estratto di una pagina di storia sui CAVALLI posti nella omonima piazza del nostro capoluogo provinciale scritta da Giarelli Francesco, e contenuta in “Storia di Piacenza dalle origini ai nostri giorni”, edito da Vincenzo Torta librajo, Piacenza 1889. Continua a leggere “I cavalli della piazza, quella piazza…”