Le valli della Val d’Arda raccontano il Monterosso e i pisarei e fasö…

55899944_282126292708014_6969383308351080579_nLe valli della Val d’Arda raccontano il Monterosso e i pisarei e fasö… (di sergio efosi valtolla, fotoamatore, escursionista e narratore)
Viaggiare nel comprensorio della Val d’Arda, quello più a est di Piacenza, il più emiliano, non è difficile, anzi…
I suoi punti di riferimento, Castell’Arquato e Vigoleno, sono noti in ogni parte d’Italia per le bellezze artistiche, naturali e per l’enogastonomia.
Il suo vino, il Monterosso Val’Arda (denominazione d’origine controllata…), bianco frizzantino che ora si produce tra le colline dei comuni di Alseno, Vernasca, Lugagnano, Castell’Arquato, Carpaneto e Gropparello, era già conosciuto nel medioevo.
Un vino direi unico, diverso dai restanti ottimi di Piacenza e le sue valli.
Un bianco frizzante, frutto di sapienti uvaggi, che si adatta a tutto il pasto, dai salumi ai formaggi, dai tortelli al burro e salvia ai risotti con funghi, tartufi e verdure, dalla coppa arrosto alla pizza, al dolce.

Ma se tutto questo è sacrosanto allora lo stessso ragionamento si può esportare sul Gutturnio doc; specialissimo se abbinato (nella versione frizzante) con i pisarei e fasö, il piatto piacentino per antonomasia, quello che già dalla sua declinazione dialettale tradisce le sue origini locali.
Aggiungerei che manca all’appello, ma ancora per poco, il Malvasia, quello prodotto con le uve di Malvasia di Candia aromatica che nelle valli citate, nello specifico nella valle dell’Ongina, ottenne i suoi più alti riconoscimenti storici. Nascono qui, in queste vigne, le margotte utilizzate per riproporre a Milano la vigna di Leonardo (si, di “quel” Leonardo!).

Con tre vini così, con i tesori di Castell’Arquato, Vigoleno e, aggiungerei, Gropparello e Veleia, come non veicolare al meglio la proposta turistica locale a livelli internazionali?
Una risposta che tuttavia stenta ad arrivare anche se si sta lavorando, forse troppo timidamente, per riuscirvi (vale anche per l’intera provincia di Piacenza).
Di sicuro questo lavoro promozionale lo fanno i viticoltori che girano il mondo con i vini citati; lo fanno i preziosi volontari che organizzano manifestazioni eno-gastronomiche e turistiche in ogni angolo del territorio per accogliere al meglio i visitatori nazionali e internazionali. Lo fanno i ristoratori con le loro proposte legate alla miglior tradizione del gusto locale e i tanti che scrivono del territorio, della sua storia, delle bellezze naturalistiche e artistiche e della sua tradizione enogastronomia.
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2019-02-max1-IMG_5109Lo abbiamo fatto, in più occasioni, anche il sottoscritto con l’amico Fausto Ferrari, pubblicando “Eccellenze enogastonomiche della Valdarda …” e il recente “Dal Monterosso ai pisarei e fasö…”(¹), racconti della realtà enogastronomica del territorio, dei suoi prodotti, delle sue eccellenze, della sua storia.
Se tutto questo è vero allora diventa imperdibile, anche quest’anno partecipare, oggi e domani, 27 e 28 aprile, al Monterosso festival a Castell’Arquato, una vera “food immersion” dedicata al vino e ai cibi tipici locali con le proposte dei sommelier, degli chef e dei gastronomi che opereranno fianco a fianco con i viticoltori…

(¹) Il libro è disponibile nelle edicole di Castell’Arquato, Lugagnano, Vernasca, Morfasso, Fiorenzuola (San Rocco e via Liberazione), Piacenza (edicola del C.commerciale il Gotico e libreria Romagnosi)…e presso i produttori di vino monterosso e i ristoranti inseriti nella guida.

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Dal monterosso ai Pisarei 2-2

Lettera aperta sul buon cibo delle ostesse di San Lorenzo e non solo…

Lettera aperta sul buon cibo delle ostesse di san Lorenzo e non solo…
(Scritto da Sergio Efosi Valtolla, fotoamatore, escursionista e narratore).

In questi ultimi anni ho parlato spesso, del resto come tanti, di cibo, di chef, di cuoche e del gusto.
Con questo non voglio assolutamente asserire di essere un esperto, un intenditore o quello che vi pare; mi considero come tanti un consumatore goloso che frequenta osterie, trattorie, ristoranti e botteghe.
Leggo libri e seguo social che parlano anche di cibo e vino.
Mi piace molto camminare ma alla fine amo anche parecchio sedermi a tavola con gli amici di escursione e approfittare del buon cibo piacentino.
Nel mio caso, ogni pretesto è buono pur di metterci in mezzo il cibo e tutto quello che gli gira attorno.
Con questo breve articolo voglio rendere onore a coloro che, a mio parere, hanno fatto grande la “ristorazione ” nella mia valle, in Val d’Arda.
Il minimo spazio social non mi permette di parlar di tutto ma non voglio nemmeno parlare di tutti.
Per trattare questo argomento farò diversi “scarti nel tempo”, passando dall’oggi alla metà del secolo scorso e viceversa, una specie di zigzag nel tempo…
Preciso subito, prima di procedere, che la cucina delle nonne e delle mamme non l’ha ancora, ovviamente…,  superata nessuno.

Così, liberato questo pensiero, posso mettermi a parlare di quelle donne, ma anche quegli uomini, che sapevano cucinare pietanze ancora oggi presenti sulle nostre tavole.
Ci fu un periodo di confusione, tra la fine degli anni 70 del secolo scorso e il duemila quando molti operatori della ristorazione locale sembrò volessero “suicidare” la tradizione culinaria piacentina più autentica, buttando a mare un patrimonio di storia culinaria di gran valore e apprezzamento. Per fortuna i consumatori, il tempo e il ripensamento dei migliori, a mare buttò la cucina senza sapori, senza anima, senza legame originale con il territorio…

LE CUOCHE… Le cuoche che ricordo erano anche ostesse, visto che le osterie e le trattorie erano quasi tutte a conduzione familiare.
Per riuscire a guadagnare qualche soldo in più, prestavano servizio nelle cucine delle loro osterie e tanti ricordano, per esempio, che a San Lorenzo in entrambe le osterie si mangiava parecchio bene. Da Graziella e da Angela, che con i rispettivi mariti gestivano l’osteria vecchia e quella nuova, dove si mangiava davvero genuino e in maniera speciale. Ricordo anolini (anvei) alla maniera arquatese fatti rigorosamente a mano e cotti nel delizioso brodo di terza, il lesso misto di “puliaia e mänz” che comprendeva, tra gli altri il cappone, la gallina e spesso la lingua di bovino; indimenticabili le portate di arrosti misti “arost ad pulaia”, di razzolanti volatili del cortile che mangiavano frumento, melica, pastone di erbe e “rumla” e tutto quello che capitava, dai vermicciattoli scovati nell’orto allo scarto delle verdure e delle patate.

E il vino? Robusto, rosso, frizzante…spumoso naturale; prodotto con uve delle colline della Val d’Arda e dintorni.
Ricordo queste famiglie di osti con figli e spesso nonni che davano una mano, i sabati, le domeniche e le feste comandate di gran lavoro… estati festaiole, sagre indimenticabili con la balera, il calcinculo, la funzione religiosa, il pranzo comunitario.
Niente famiglie agiate e altolocate, solo gran lavoratori e lavoratrici, direi instancabili e anche indimenticabili dai loro numerosissimi clienti che arrivavano puntuali, in ogni stagione, dal milanese al cremonese, dal fiorenzuolano al fidentino al salsese.
Tutti a San Lorenzo per mangiare due fette di coppa e salame buono, una porzione ricca di lasagne, i tortelli (che qui erano detti i “maifatt”, tortelli quadrati messi a strati nella zuppiera con il sugo al burro o al pomodoro, con il burro fuso della Ca’ Matta e il formaggio grana…).
Fatti così i tortelli-malfatti chi li ricorda ancora? Dove mai si cucinano ancora queste “ghiottonerie campagnole” ora che le nonne e gran parte delle mamme della mia generazione sono emigrate in Paradiso?

anolini natalizi della valdarda(preparazione)

CASTELLO… Ma pure a Castello che era più “nobile” non si disdegnava la buona cucina; e pure con con qualche tocco di gran classe.
Se lo ricordano bene gli avventori della Taverna del Falconiere, in quella spettacolare location sotto alla Torre Viscontea per un certo periodo diretto da chef (con mogli-cuoche a volte anche più brave dei maschi) che fecero la fortuna del locale.
E se lo ricordano bene gli avventori del “Lido”, il ristorante con annessa la prima piscina di tutta la valle. Ricordano tutti il bue alla spiedo cotto da Arturo, la sua straordinaria abilità di intrattenitore e innovatore al tempo stesso.

Questa appena sommariamente rammentata fu, senza dubbio, la più grande epopea del gusto celebrata in Valdarda.

Ma i maestri fanno scuola e poi, o durante,  quello stesso fortunato periodo, emersero Franco della Rocca e Ottavio dello “Stradi” (che sta per Stradivarius), si confermarono Faccini di Sant’Antonio e il Turista di Vigolo Marchese.
E questo, giusto per star in zona, nella Val d’Arda di Castell’Arquato,  perché altrimenti dovrei parlar, e bene, di Luigi del Botteghino, della Taverna di Vigoleno, della trattoria Solari a Trinità, della Torretta di Chiavenna e della indimenticabile Pia di Vernasca.
Per farla breve mi basta dire che in questi luoghi molti di noi hanno passato momenti conviviali davvero indimenticabili; mi basta accennare ancora al bue allo spiedo cotto davanti a tutti noi, per giorni e giorni nel piazzale del Lido, da quel gran maestro che era Arturo Granelli, o quelle belle serate di mezza stagione trascorse in nel ristorante-discoteca da Ottavio allo “Stradi”.

Lo confesso…ho gran nostalgia di quei piatti di portata stracolmi di arrosti di “pulaia” nostrana serviti dalle “Ostesse di San Lorenzo” …
Ma una cosa mi consola, una cosa non è cambiata, anzi…
A Castell’Arquato si mangiano sempre ottimi tortelli con ricotta e spinaci, pisarei e fasö e si beve anche meglio, con quei magnifici e storici vini che rispondono al nome di Gutturnio, il rubino più importante della valle e il Monterosso Val d’Arda, il miglior bianco frizzante naturale…(naturale!) che mai sia stato prodotto nel piacentino.

L’anello del Falcone, del Giogo e del Salame


img_3096L’anello del Falcone, del Giogo e del Salame
(con fotografie e tracciato)

Scritto da Sergio Efosi Valtolla, fotoamatore, blogger escursionista e narratore

In questi giorni di post Epifania, fin che le condizioni climatiche lo consentono, si possono fare delle belle escursioni sui “piccoli monti” della Val d’Arda oppure…abbandonarsi al riposo malinconicamente depressivo dell’ozio non creativo.

Naturalmente ho scelto la prima soluzione.

La scusa, l’esca, erano i luoghi particolarmente belli da rivedere e un pranzo al sacco con Gutturnio, salame DOP di Piacenza, torta di patate e dolcetti vari.

2019-01-13-monte giogo1-img_4149Con Anna, Annalisa, Carina, Ornella, Rosanna, Fausto, Furio e Pinuccio son partito da Castell’Arquato, scarponi e zaino in spalla diretto alla cima più alta della collina che separa le valli dell’Arda con quella del torrente Chiavenna.

Per farlo occorre superare il Cristo di Castell’Arquato, puntare a sud verso gli Zilioli, seguendo la strada che s’inerpica lentamente verso l’Appennino e continuare per qualche km fino a intravvedere la prima cresta del Monte Falcone.

E qui viene il bello…

2019-01-12-monte giogo1-img_4156Si può seguire la strada (bianca) a destra oppure tirar diritto verso la cima del monte Padova.

Diciamo subito che la distanza da percorrere per raggiungere l’attacco all’ultima salita del monte Giogo è, metro più metro meno, la medesima.

A destra si segue una carraia per poche centinaia di metri e poi si entra nel sentiero del bosco a sinistra, un percorso anche per MtB, fino a transitare nella zona delle vecchie grotte tufacee, superarla e ricongiungersi con l’altra strada che invece al primo bivio “tirava diritto…” valicando il monte Padova.

Di fatto ci si ritrova, nell’un caso e nell’altro, nella sella tra i monti.

Nel tragitto il Corbezzolo con i frutti maturi, il Calicandro precoce, il fiore profumato dell’inverno, la piccola libreria del viandante della Cinghialina, le Camelie del monte Giogo, in piena fioritura, poche case, tante belle viste e, sulla costiera esposta a est le Viole selvatiche già in piena fioritura, segno di un’anomala passata tarda stagione autunnale e anche di un inverno poco freddo…per ora.

Inevitabile transitare accanto alla casa di Angelo con i suoi asinelli e le vacche bianco-rosse per affrontare l’ultimo strappo del sentiero che, inerpicandosi più decisamente, conduce alla sommità del Giogo.

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Risalendo son superato da due ciclisti, due campioni di quelli veri, in allenamento, che salutano in acrobazia e se ne vanno.

Poi…ecco apparire sul sentiero il Beppe, il Beppe Lambri, con un “cannone” Canon a caccia di immagini da catturare; una gran bella sorpresa incontrare un fotografo di gran classe.

2019-01-13-montegiogo con beppe lambri1-img_4168Più avanti si scopre che “la grotta dei bambini” è ormai inagibile e che di essa non resta che il racconto fantasioso che insegna della nascita dei bambini di Lugagnano in tal grotta anziché “portati” dalla cicogna.

La strada è quindi quella sommitale che richiede attenzione per goder dei panorami più belli della valle.

img_3123E intanto Furio “libera” un pannello informativo della Riserva Geologica, uno dei pochissimi rimasti, dalle “rasse” e si prosegue fino all’area pic nic ai piedi del grande “crocione” sommitale.

È qui che la fiaschetta del Gutturnio viene in aiuto al pari del termo di caffè.

Sì perché da quassù il gusto del Gutturnio cambia, migliora, risente della mia immaginazione allucinogena da vino, del mio immaginario storico che torna alle ere geologiche milionarie dell’antico fondale dove “spiaggiarono” le balene e si aggirarono, in seguito, i rinoceronti e altre fiere fino all’obblio della nuova mutazione appenninica con la comparsa dell’uomo cacciatore, poi agricoltore…e ora escursionista e buongustaio.

2019-01-12-monte giogo1-img_4171E il cibo da quassù non trasuda solo storia, come il vino, ma contempla anche il piacere per le papille gustative.

La sosta al crocione ha dunque rafforzato l’immaginazione del viaggio che ora prosegue…

Il rientro è un vero capolavoro di panorami e di bellezza, di viste a strapiombo sulla Val Chiavenna fino a sbucare nuovamente nel sentiero della “sella” e far ritorno sul filo di costa dei calanchi più belli di tutta la provincia, sull’ampia Val d’Arda.

È qui che ci viene in soccorso il salame, quello Dop di Piacenza, perché camminare stanca ma aumenta l’appetito.

E così sul tavolone della veranda di Roberto, nella balconata baciata dal tiepido sole del primo pomeriggio, a quest’altezza tra i Monti Padova e Giogo, poco distante dalla strada del “Rio Martino”, abbiamo commesso il peccato…di gola. Quel salame evocato si è materializzato, estratto dalla bisaccia di Furio con “assa”, pane e coltellaccio Opinel di prima categoria, lungo come una mano, tagliente come un rasoio, quel che ci vuole per tagliar la fetta fina.

E ancora si materializza il Gutturnio dalle fiaschette e dalla bottiglia da sorseggiar con delizia tra salame, torte e caffè della “Peppina”…pardon della Carina.

Ma il viaggio non è finito e ripieghiamo sulla costa del Falcone per scendere alla Buttina, fino a sbucare nuovamente al Cristo, nel crocevia delle terre del Monterosso Val d’Arda, non prima di aver percorso suggestivi sentieri nella boscaglia e nelle ex aree agricole “gradonate” divenute boscaglia, attraversato vigneti e ammirato l’infinita geografia che si apre verso la pianura del Po che, nei giorni più limpidi, consente di gettar l’occhio lontano sulle grandi montagne.

Un giro di circa 16 km, collinare tra Castell’Arquato, Lugagnano V.A., i vigneti, la Riserva Geologica, a fil di calanchi. Un sentiero non segnalato e, per lunghi tratti, adatti ai soli escursionisti adulti…armati di volontà, allegria e buon cibo della tradizione piacentina, a partir dal salame DOP e dal Gutturnio (guarda il tracciato, clicca qui!).

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Giro dei laghi della Valtolla: diecimila passi per star bene…

Scritto da Sergio efosi Valtolla, fotoamatore, blogger, escursionista e narratore.

Diceva Tiziano Terzani che il fascino dei fiumi è forse in quel continuo passare rimanendo immutati, in quell’andare restando, in quel loro essere una sorta di rappresentazione fisica della storia…

Questo vale per ogni corso d’acqua naturale, dal torrente al torrentello, laghi compresi.

L’acqua in queste condizioni di natura ha sempre esercitato in me un certo fascino, i corsi d’acqua e i laghetti dell’Appennino in maniera particolare.

In Alta Val d’Arda vi sono due laghetti naturali, di cui ho parlato in “I LAGHI NATURALI DELLA VALDARDA” (clicca sul link) e altri creati dall’uomo, non meno belli.

Tutti piazzati nel bosco, quello che si estende tra Sperongia e il Monte Lama.

Tutti nel bacino dell’Arda, il torrente che alimenta il lago di Mignano, la più grande, famosa e “utile” delle riserve d’acqua piacentine.

Tornando ai laghetti dell’alta Valdarda, l’antica Valtolla, posso affermare che, come capita spesso, questi luoghi sono conosciuti prevalentemente dai locali e dagli escursionisti che percorrono che frequentano queste loclaità.

Si tratta di laghetti non segnalati, con sentieri per raggiungerli non esposti e spesso pure un po’ maltrattati. In ogni caso non si tratta di sentieri migliori o peggiori di altri; sono semplicemente percorsi carrabili montani utilizzati anche dai boscaioli che svolgono il loro lavoro.

Con gli amici escursionisti Furio, Franco e Fausto siamo stati recentemente a perlustrare l’intera zona e, rintracciati i laghetti naturali del Gallo e del Rudo, abbiamo penetrato il bosco per rintracciare anche le altre piccole superfici lacustri presenti, create tanto tempo fa dall’uomo per usi agrari.

Sono occorsi quasi diecimila passi, realmente 9887, per disegnare un percorso ideale che ci consentisse di raggiungerli in successione tutti (con la sola esclusione di quello dei Lupi, più spostato verso il Passo del Pelizzone).

Uno, il “Làgu ad Peppù d’Pirõn”(1), lo abbiamo individuato in prossimità della strada e un secondo a ridosso dell’Arda, piccolo, nascosto tra grossi massi e bosco, detto “Làgu dar Suclà” (2).

E frequentando questa porzione di valle, più bassa rispetto alla zona a ridosso di Teruzzi (Groppo di Gora, Castellaccio, Lama e Menegora), mi sono anche reso conto che l’autunno, l’inverno e l’inizio della primavera sono sicuramente le stagioni ideali per passare qualche ora lieta in questi luoghi, quando i laghetti sono visibili nel loro splendore, i boschi facilmente percorribili e la natura si presenta nelle sue forme migliori…all’ombra del monte Cravola.

Il percorso ideale, per visitare tutti i laghetti menzionati, parte dalla trattoria-bar-pizzeria Ca’ del Bosco di Rusteghini e si estende per circa 6 km compiendo un anello che termina ancora al punto di partenza.

E alla trattoria un risotto o una frittata con i funghi di stagione, un piatto di salumi piacentini, una porzione di buone patate, un pizza cotta nel forno a legna, un buon bicchiere di rosso, una bevanda calda o fresca…non mancano mai.

(1)(2):i toponimi e le relative notizie sono da verificare.

I laghi naturali della Val d’Arda, questi sconosciuti…

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LAGO DEL GALLO, VISTA PARZIALE

Scritto da Sergio Efosi Valtolla, fotoamatore, blogger, escursionista e narratore.
Per parecchi di noi parlar di laghi in Val d’Arda, significa associare il termine a Mignano e al suo grande lago artificiale.
Invece, con questo breve articolo, vorrei parlare di quelli molto più piccoli, naturali, che si trovano girando per la boscaglia dell’alta valle…ma andiamo con ordine.

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IN PIEDI DA DESTRA: PINUCCIO, FAUSTO, PATRICK, FURIO, IO… SEDUTE DA DESTRA: MARIA LUISA, ANNA, ROSANNA, CARINA, SYLVIE.

Brevi notizie prima di entrar nel bosco…
La zona di cui parlo è compresa per intero nel comune di Morfasso, nella primaria valle dove nasce l’Arda, tra Passo del Pelizzone, Teruzzi e Rusteghini.
I laghi (quelli prevalenti) in questione sono tre: Lago del Gallo, Lago del Rudo e Lago dei Lupi; piccoli ma molto…molto antichi, generati verosimilmente i primi due, dal gran “movimento” geologico dei ghiacciai antichi del Lama che ha creato questi sbarramenti morenici in terre ricche di torbiere, zone “molli”, boscaglia, ofiolite e diaspro rosso.
Il Lago del Gallo, in particolare, vale anche per quello del Rudo, è di grande importanza naturale, è sempre pieno d’acqua, non ha alcun emissario superficiale, ospita il tritone alpestre-appenninico e diverse colonie di rane marroni e verdi.
Poco di più potrei dire a proposito del vicino Lago del Rudo, altrettanto suggestivo e con la medesima origine antica. Il toponimo con il quale è identificato “Rudo” forse ha un significo originale che non conosco.
Il Lago dei Lupi (alimentato dalle buonissima acqua “minerale” della vicina “fonte dei Lupi”) si trova a quote maggiori, poco distante dal Passo del Pelizzone e da Casali di Morfasso, conserva una piccola fioritura di ninfee estive. La sua forma rasenta quella di un grande cuore.
Si tratta di laghi piccoli e poco profondi, immersi nella boscaglia.

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LAGO DEL RUDO…
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LAGO DEL GALLO

Alla ricerca dei laghetti del Rudo e del Gallo…
Se non si conoscono bene i luoghi è meglio non azzardar ricerche improvvisate, molto meglio farsi accompagnare. In ogni caso partendo dalla storica trattoria-pizzeria-bar “Ca’ del bosco” a Rusteghini, via Cogni 5 (comune di Morfasso) si sale a piedi fino I Massè (Masè) di Teruzzi. Si attraversa il piccolo abitato e si guada la giovane Arda, piegando subito a sinistra. La carraia è agevole e conduce in poco tempo al Lago del Rudo, interamente recintato dal filo spinato. Completamente avvolto nella boscaglia, si presenta con le sponde un po’ “disordinate”.
Poi si risale sul sentiero principale e si riprende il cammino, piegando a sinistra fino a scorgere, tra la boscaglia, una piccola pineta che affianca, in parte, il Lago del Gallo, magnifico, abbastanza grande, suggestivo e misterioso al tempo stesso.
Immancabilmente, raggiunto questo Lago, abbiamo fatto una sosta decisamente più lunga, una colazione dolce con torta, patona e caffè.
In primavera e in autunno, il bosco e i laghi citati, riservano un gran bel colpo d’occhio, tra fioriture e un bel “foliage”.
E questa breve sosta, oltre al gusto della “colazione” ci regala la lettura di un brano del Vangelo… di Maria Luisa.
Infine si riprende il sentiero fino a raggiungere la sottostante strada provinciale e quindi la trattoria-bar-pizzeria “Ca’ del Bosco”, dove i gestori sono accoglienti e si trova sempre la maniera di mangiare qualcosa di buono, sempre.
Di fatto le carraie percorse, tracciate per il lavoro dei contadini, costituiscono un vero, pur breve, anello escursionistico non segnalato che con calma, soste comprese, si percorre al massimo in circa due ore.

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2018-10-lago del gallo11-1IMG_3252-HDRCamminare fa bene al morale e …
In altre occasioni l’ho detto: vado spesso a girar per boschi e monti in solitaria ma non disdegno la buona compagnia.
Porto sempre la macchina fotografica, un cavalletto, qualche lente e un paio di filtri in vetro. Per girar nell’alto Appennino è meglio calzare scarpe da trekking e aver sempre a disposizione acqua, copricapo e impermeabile (adatto alla stagione).
Con gli amici che citerò abbiamo interessi comuni, camminiamo molto e terminiamo spesso la giornata con “i piedi sotto al tavolo”, una buona e consolidata abitudine.
I nostri favori enogastronomici li riserviamo alle “minestre” piacentine , dai pisarei e fasö agli anolini in brodo, passando per i tortelli ripieni con erbette, ortiche e ricotta.
Per il vino “navighiamo” a vista tra Gutturnio, Monterosso leggermente abboccato, Ortrugo e dintorni…
Per i secondi, quando non abbiamo esagerato con le minestre, prediligiamo tutto quello che potremmo definire “pulaia”, dall’arrosto al lesso con o senza ripieno. In pratica siamo molto legati alla tradizione rurale piacentina.

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2018-10-lago del gallo11-1IMG_3270I protagonisti del giro ai laghi del Gallo e del Rudo …
Furio (l’esperto dei sentieri, li conosce tutti, anche ben oltre la provincia). Fausto “il brigante”, sempre alla ricerca della dieta perduta. Franco, esperto di cartografia. Ornella, silenziosa e discreta, quasi timida. Pinuccio è un gran appassionato di fotografia. Carina è patita di ginnastica e movimento. Anna è una gran viaggiatrice. Rosanna è volonterosa e decisa.  Maria Luisa, alla prima sosta utile a sorpresa, ma con nostro gran piacere, legge un brano del Vangelo.
Poi ci sono io con la mania dello scatto fotografico; il mio motto è “fermi, la prima foto andava bene ma ne facciamo un’altra”.
Poi quando possono si aggregano tante altre amiche e amici, vicini e lontani ma tutti molto simpatici…

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LAGO DEL GALLO, LA SCHIARITA IMPREVISTA…

Piesse, giusto per non dimentare: in queste occasioni non disdegnamo mai due fette di salame, un bicchiere di vino, un caffè, una fetta di torta da consumarsi nel bosco seduti nella radura, accanto al lago, al dirupo…all’ombra di un faggio o riparati in un rifugio montano …perché camminando vien sete ma anche molta fame.

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LAGO DEL RUDO, VISTA PARZIALE

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LAGO DEL RUDO

Le strade scomode dei francigeni…

Le strade scomode dei francigeni…di Sergio Efosi Valtolla (fotoamatore, blogger, escursionista e narratore).

Percorre il ciglio della strada, la carraia, il sentiero con lo zaino ben fissato sulle spalle, un piede nell’erba e l’altro sull’orlo come uno che vive ai “margini”. Con pervicacia avanza, a volte tentenna come se avesse perso il filo, poi riprende.
Se lo seguite vi accorgerete del suo lieve ondivagare tra ghiaia, asfalto e sterrato.
A destra, a sinistra sulla via, seduto sul gradino, fermo in attesa di un compagno di viaggio oppure solitario e pensieroso, assorto nei suoi pensieri.
I suoi piedi ridacchiano di lui (o di lei) per la fatica, per i calzini puzzolenti e, a volte, per le evidenti “ciocche” che lo costringono a camminare goffamente.
Si piega ma non molla, si esalta alla vista del panorama imprevisto, si siede, lo contempla e poi riparte.
Il suo viaggio è tutto nello zaino e odia i cartelli segnaletici perché quasi sempre imprecisi e mendaci.
Arriva alla meta quotidiana stanco, felice ma pur sempre affaticato dal viaggio. Cerca il letto per riposar la notte, è curioso e va alla ricerca di altre emozioni serali, chiacchiera con altri viaggiatori, cena, ride…
Riflette sulla sua esperienza, sulla giornata e prega; si addormenta con i suoi sogni, con i suoi propositi positivi e mette in ricarica il telefonino per restare connesso al suo mondo.
Il giorno dopo di buona mattina, con lo stesso entusiasmo del giorno precedente, riparte e ancora avanza verso la sua meta.
Sei tu, sono io, sono un pellegrino del terzo millennio!

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L’alta Valdarda tra la biro e la “marassa”

COPERTINA SENTIERIdi Sergio Efosi Valtolla (fotoamatore, escursionista e narratore di storie).

La biro e la “marassa”: senza queste componenti, apparentemente opposte, non sarebbe stato possibile realizzare il progetto “Sentieri di Morfasso” che sabato 21 aprile 2018 verrà presentato nel municipio di Morfasso.

Quasi ducento km di sentieri tracciati, sistemati, segnalati, ripuliti, geolocalizzati e descritti in una guida turistica-escursionistica; la più importante mai scritta prima, sui sentieri di uno degli ultimi paradisi sconosciuti dell’Appennino piacentino.

Diciotto sentieri naturalistici, archeologici e culturali che collegano tutte le più importanti zone del morfassino e dei suoi dintorni.

Dieci bacheche segnaletiche posizionate nel capoluogo e negli antichi borghi montanari  di Morfasso per “aiutare” chi cammina.

Due anni di lieve attività, rispettosa della natura,  dove la “marassa” ha fatto il paio con la “biro” per consegnare la definitiva guida escursionistica e turistica agli appassionati della montagna della Valtolla.

E dalla marassa e dalla biro non è nata solamente la guida  “Sentieri di Morfasso” ma anche un sito internet “valdardatrekking.it” (in fase di implementazione, presto totalmente fruibile).

Ma più di tutti l’elemento caratterizzante l’intero progetto, fondamentale per la riuscita dell’intero ragionamento, è stato l‘amicizia; passione e amicizia per la montagna tra ragazze e ragazzi del gruppo di escursionisti della Valdarda e della Valtolla “…Basta nà” e “Via dei Monasteri Regi”.

E la strada prosegue, costante…mai rettilinea,  alla scoperta continua di nuovi percorsi, nuove bellezze naturali tra crinali ondulati, irte rocche e la storia dell’uomo della Valdarda e della Valtolla.

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COPERTINA SENTIERI

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Mezze maniche in brodo…and let it rain

MEZZE MANICHE IN BRODO AND LET IT RAIN…

 (di Sergio Efosi e Giulio Efosi*)

Mes manag in brod” also know as “Mezze maniche ripiene in brodo”

.

The typical Piacenza cuisine with the “Mezze maniche ripiene in brodo” of Capon or Hen and Beef (someone prefers eating them with Pork filling) reaches maximum levels that have crossed the provincial boundaries as in the case of “Pisarei e fasö” and the “Anolini in Brodo”.

 In this case, just like the “Anolini”, there is a variant with “Stracotto” and another one without it.

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Mezze maniche in brodo e lascia che fuori piova …

mezze maniche ripiene in brodo alla valdardese

MEZZE MANICHE IN BRODO E LASCIA CHE FUORI PIOVA…(di Sergio Efosi*)

Mes mànag in brodmesi manghi in brod…

La tipicità della tradizione culinaria piacentina con le mezze maniche ripiene in brodo di cappone o gallina e manzo (qualcuno lo fa in terza con l’aggiunta del maiale) raggiunge i massimi livelli che sono andati ben oltre i confini provinciali com’è successo con celebri Pisarei e fasö e gli anolini in brodo (piatti che ho mangiato nell’alessandrino e nel parmense). Continua a leggere “Mezze maniche in brodo e lascia che fuori piova …”

Ci son luoghi…

2017-08-31-castello montereggio -4DM4B4033Ci son luoghi…di Sergio Efosi.

Ci sono luoghi che debbono la loro natura sacrale al fatto di esser punti terminali di pellegrinaggi antichi, altri perché corrispondono a intervalli, speciali, lungo un cammino e altri ancora perché luoghi della prima civilizzazione cristiana.
Quest’ultimo è il caso della sperduta, antica, chiesa di Castello di Montereggio*.
La chiesa millenaria, nei pressi di una manciata di vecchie case, sta proprio sul cucuzzolo panoramico e strategico ove c’era il castello.  Continua a leggere “Ci son luoghi…”

Le buone (?) notizie dalla Valdarda…

2016-12-monte moria autunno no-1IMG_0030-Modifica-2_Fotor copiaMolti abitanti della Valdarda, forse tutti, conoscono il Parco Provinciale del monte Moria, altrimenti definito Parco del Moria, per averlo almeno una volta frequentato per un pic nic, una festa agostana, una camminata escursioniastica, una scampagnata a cercar funghi o castagne…

È bene allora sapere che l’organismo gestore di tale “nostro” Parco scade (o è già scaduto) e nessuno ha ancora stabilito che fare per il dopo; nessun comune, nessun organismo amministrativo pubblico, che io sappia.  Continua a leggere “Le buone (?) notizie dalla Valdarda…”

Boschi: un esempio positivo…

forestale as02_49IL CONSORZIO DEI COMUNELLI

Il Consorzio Agro-Forestale dei Comunelli di Ferriere è costituito esclusivamente da proprietà collettive dette “Comunelli” per un totale di oltre 5.100 ettari. Di queste, poco meno del 90% sono occupate da bosco, la restante parte da prati e pascoli. Continua a leggere “Boschi: un esempio positivo…”

Fiorenzuola d’Arda: ma st’isola si fa o no? 

fiorenzuola
fiorenzuola da google

CENTRO STORICO A PIEDI O IN AUTO?

I cittadini fiorenzuolani,  interpellati dalla nuova amministrazione comunale, si dividono.

Lo spiega bene Donata Meneghelli in un articolo apparso il 2 dicembre 2016 su Libertà.

La nuova amministrazione comunale guidata dal Sindaco Gandolfi ha cercato di capire cosa ne pensa la cittadinanza e, a conti fatti, come riferisce la medesima giornalista citata, dovrà decidere in proprio.

Quella dell’isola pedonale o ZTL per Fiorenzuola è questione annosa che tra alti e bassi è sempre alla ribalta, e sempre continua a dividere i cittadini.
Per i commercianti del centro si va dal NO secco al NI (ovvero ZTL limitata e per poche ore al giorno); per molti cittadini si va dal NI al SI deciso.

Sono molto favorevoli coloro (sono in 600) che hanno firmato una petizione per allargare la ZTL; sono molto contrari certi commercianti che han minacciato la chiusura dei loro esercizi in centro.  Poi ci sono posizioni più mediate.

MA SERVE L’ISOLA?

Prima di tutto ci si chiede se serva veramente l’isola pedonale a Fiorenzuola;  se questa risolva qualcosa a livello di inquinamento e polveri fini o favorisca la frequentazione del centro storico dei cittadini della valle, fiorenzuolani in primis.

Per i contrari allontanerebbe i potenziali clienti; per chi “eserce” in frutta e verdura e in alimentare in genere non sarebbe gradita. Ma potrebbe essere comoda per chi gestisce bar con terrazze esterne e per gli amanti dello scopping “lento”e tranquillo. Questo in linea generale.

Chi sostiene invece che, in ogni caso, a Fiorenzuola mancano infrastrutture per la ZTL, a mio modesto parere, non sbaglia.

C’è però anche da chiedersi se il commercio presente in questo momento in tale contesto sia il più adatto a un centro storico pedonalizzato.

Certo se il corso fosse interamente una sequela di bar con terrazza esterana, ristoranti e negozi di moda o cose del genere forse…ma così non è.

In ogni caso, ogni volta che se ne parla, emerge che Fiorenzuola da troppi anni soffre di mancanza di una vera ristrutturazione infrastrutturale del centro.

In un precedente articolo scrissi che la “madre” di tutte le ristrutturazioni del centro, quella che potrebbe giustificare una ZTL, parte dalle piazze mercatali e da quegli edifici stretti tra la ex circonvallazione Matteotti e via Bressani; edifici che ospitarono o ospitano scuole, uffici pubblici e posta…fino a comprendere il disastrato parcheggio di fronte alla Cisl, poco distante dal San Giovanni.

In pratica servirebbe un grande progetto di riorganizzazione urbanistica che rinnovi l’intera area senza stravolgerne le caratteristiche storiche, aumenti la capienza dei parcheggi ma al contempo anche le superfici commerciali scoperte e coperte…si, coperte e scoperte.

Fiorenzuola manca di progetti di ampio respiro che la rendano attraente, molto più attraente di quanto non lo sia attualmente, funzionale al commercio ma anche ai cittadini-consumatori. Una città che sfrutti appieno la sua posizione e baricentrica nella valle.

Ma per ora il tema della ristrutturazione urbanistica di quella parte rilevante del centro storico non è in discussione come lo è, di contro, il mantenimento o non dell’attuale ZTL.

In ogni caso la questione è complessa e non spiegabile in quattro righe.

Sergio Efosi per Valtolla’s blog©

 

Ospedali di Fiorenzuola e Villanova: l’incertezza regna sovrana…

18 dicembre 2004 fiorenzuola ospedale ( foto di fabio lunardini per pcm frontini )Dopo aver letto gli articoli di libertà dello scorso 27 novembre, relativi agli ospedali valdardesi, (D.Meneghelli, A. Lenti) confesso di esser stato preso da sconforto. Continua a leggere “Ospedali di Fiorenzuola e Villanova: l’incertezza regna sovrana…”