Mezze maniche in brodo…and let it rain

MEZZE MANICHE IN BRODO AND LET IT RAIN…

 (di Sergio Efosi e Giulio Efosi*)

Mes manag in brod” also know as “Mezze maniche ripiene in brodo”

.

The typical Piacenza cuisine with the “Mezze maniche ripiene in brodo” of Capon or Hen and Beef (someone prefers eating them with Pork filling) reaches maximum levels that have crossed the provincial boundaries as in the case of “Pisarei e fasö” and the “Anolini in Brodo”.

 In this case, just like the “Anolini”, there is a variant with “Stracotto” and another one without it.

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Uno scorribandista non fa classifiche, si diverte e…

eccellenze pag 153
pag 153 del volume “eccellenze eno-gastronomiche…” (clic per ingrandire)

Lo “scorribandista*” eno-gastronomico è una categoria di turista buongustaio particolare, sempre più diffuso nel nostro territorio che offre mete caratterizzate da medioevo (castelli e borghi), buon cibo e vini eccellenti.

È il turista poco considerato nelle classifiche degli esperti del settore, quello che spesso, ma non sempre, fa tutto in pochi giorni, anche in uno solo, e poi ritorna in successive occasioni…(sempre abbinando la “scorribanda” eno-gastronomica con altro: il medioevo, il folklore, un monumento, una mostra, un’escursione nella natura, ecc…).

Lo scorribandista è un turista che programma la sua giornata scegliendo un ristorante e poi una cantina, una bottega o uno spaccio aziendale di salumi e di formaggi condendo il tutto con la visita o la passeggiata in un luogo che soddisfi la sua curiosità culturale e ricreativa.

E la provincia di Piacenza che non ha né il mare né l’alta montagna, in tutto questo, se la potrebbe cavare meglio di tanti altri territori solo se ci credesse un po’ di più; se ci credessero di più, innanzitutto, le istituzioni.

“Ecccellenze eno-gastronomiche in Valdarda e dintorni**”, il libro in distribuzione in Valdarda da sabato 21 maggio,  non è una guida, non contiene classifiche ma esprime il gusto degli autori che, da veri scorribandisti, si son divertiti gironzolando per un vasto (ma anche no) territorio collinare e appenninico conoscendo osti, cantinieri e professionisti del cibo…di quello buono, fatto secondo la tradizione, quello che in molti preferiscono.

eccellenze pag 173
Pagina 173 di “eccellenze enogastronomiche…”

E scorrendo le circa 200 pagine a colori del libro ve ne renderete conto già dalle prime pagine. Il “vizio” degli autori lo imparerete alla svelta, e vi divertirete  a programmare la vostra scorribanda sempre diversa; raccontandola successivamente ai vostri amici attraverso il “social” che preferite…

E, credeteci, nel nostro territorio delle medie e alte valli tra Vigoleno, Bacedasco, Castell’Arquato, Vigolo Marchese, Chiavenna Rocchetta, Groppallo e…. troverete ampia soddisfazione.

* termine coniato dal giornalista Roberto Perrone

** autori Sergio Efosi e Fausto Ferrari che lo presenteranno sabato 21 maggio alle ore 17 a castell’Arquato via Sorza Caolzio (galleria d’arte transvisionismo)

eccellenze indice
INDICE DI “ECCELLENZE ENO-GASTRONOMICHE…”

fate bello lui che vi suicidate il “numale” (maiale)… in casa (2-fine*)

norcini vall'ongina 1di Brigante della valtolla

La sensazione dell’arrivo dell’inverno la si aveva davvero quando si ammazzava il maiale.

“…Fate bello lui che vi suicidate il “numale” in casa…”, così aveva scritto in un pensierino un mio compagno di scuola “alimentare”, il quale abitava in paese, su alla Vernasca. Questo tormentone ha attraversato i ricordi della mia gioventù legati alla macellazione dei maiali nel villaggio dei Ferrai.

Agli inizi degli anni ’60, quando la fòrmica e gli intonaci avevano già sostituito la noce e il sasso, quasi tutte le famiglie in campagna allevavano il maiale, quelle abbienti ne allevavano due. Vero il detto vernaschino “A lè tatmè avèg u’ salvadaner in cà”, (come avere un salvadanaio in casa), perché il primo maiale serviva per pagarli, il secondo era gratis. Continua a leggere “fate bello lui che vi suicidate il “numale” (maiale)… in casa (2-fine*)”

Fate bello lui che vi suicidate il “numale” (maiale)…in casa (1 di 2).

macellazione in vall'ongina

di Brigante della Valtolla

Quando arrivava l’inverno ai Ferrai, il piccolo villaggio dove sono nato, e la neve ricopriva tutto e tutti, si poteva cominciare a vedere “l’uslè dal fréd”, lo scricciolo solitario, grande come un pollice, saltellare da un ramo all’altro sulle siepi di rosa canina, alla ricerca di cibo.

Il passero, che invece preferiva stare in compagnia, si nascondeva al caldo dentro l’erba ammucchiata nei fienili. Il tasso dormiva ormai della grossa sotto i cespugli verso l’Ongina e lo scoiattolo rosso, ancora sveglio, tentava di avvicinarsi alle case, lo si vedeva perché lasciava piccole orme inconfondibili. Continua a leggere “Fate bello lui che vi suicidate il “numale” (maiale)…in casa (1 di 2).”

I salami sono buoni e allora inizi la mattanza

immagine ADL dal web
L’uccisione del maiale in campagna negli anni 60 (immagine ADL dal web)

di Brigante della valtolla e Sergio valtolla

AVVERTENZA: questo post non lo leggano i deboli di stomaco e coloro che pensano che i salami (ma anche le bistecche di vitello e le cosce di pollo) crescono sulle piante. Qui racconteremo come un tempo (in campagna, in parecchi luoghi piacentini, emiliani etc…, è ancora così), avveniva quella che per noi era una mattanza. Alcuni di noi sono vegetariani o vegani e con questo nostro racconto non vorremmo offendere nessuno ma semplicemente narrare una pratica alimentare ancora diffusissima e raccontata da famosi autori in libri e riviste. Continua a leggere “I salami sono buoni e allora inizi la mattanza”

Giovedì gnocchi, venerdì merluzzo, sabato trippa! Viaggio gastronomico all’indietro….

Giovedì gnocchi, venerdì merluzzo, sabato trippa!

Vi ricordate quando nelle osterie della valtolla, da Lugagnano a Rusteghini, da Rustigazzo a San Michele…o da Bacedasco basso  a Vernasca questi erano i piatti del giorno? Eravamo nel primo dopoguerra, eravamo ancora entro gli anni’70. Per arrivare a quelle che erano delle vere  “conquiste” i contadini ci hanno impiegato secoli! Prima il buon cibo e l’abbondanza non appartenevano che ai borghesi, ai nobili, ai grandi proprietari e agli uomini potenti in genere. Continua a leggere “Giovedì gnocchi, venerdì merluzzo, sabato trippa! Viaggio gastronomico all’indietro….”

Fiera fredda di Lugagnano val d’arda: ottima!

Clic per ingrandire

Stamattina c’era freddo in valtolla! A Lugagnano, alle 9, i gradi centigradi  erano 7 ma c’era un bellissimo sole! Alle undici la temperatura era decisamente migliore e la gente ha iniziato ad arrivare….per primi quelle delle campagne e poi…..

POI E’ ARRIVATA TANTA GENTE, OGGI POMERIGGIO UNA VALANGA UMANA! UN SUCCESSO MERITATO, UNA DELLE PIU’ IMPORTANTI MANIFESTAZIONI DELLA VALTOLLA E DELL’INTERA VALDARDA…..( CLICCA QUI! )

Viaggio gastronomico a Settesorelle

Un paese sperduto tra i monti della valtolla [alta valdarda], fino a pochi anni fa assolutamente difficile da raggiungere.

Poche case, un mistadello molto bello, prati stabili e un paio di alte montagne che dominano su tutto: “la Palazza” e “la rocca dei Casali”…più lontani il Moria e il Menegosa.

Su tutto la chiesa,  sovraesposta e…. poco distante dalla trattoria dal nome altisonante: Harri’s…..come fossimo in piazza San Marco o a Londra e…invece…

Ecco, se siete disposti a fare tre km da Sperongia, dalla provinciale per Morfasso, trovate Settesorelle immobile e surreale, con pochi abitanti in Inverno e una buona compagnia in Estate; fuori dal traffico, dove i rumori sono della motosega del taglialegna e più spesso della natura padrona. Dove tante casse di sasso sono state rinnovate e tante altre sono “pronte” o, irrimediabilmente destinate a un lento oblio.

clicca per ingrandire

Harris, in realtà, è una trattoria che con gli anni si è affinata e ora prepara ottimo cinghiale in umido con polenta .. e non solo… Continua a leggere “Viaggio gastronomico a Settesorelle”

Viaggio gastronomico in valtolla al dopolavoro di Vernasca…

tagliata al dopolavoro

Giunti nell’antica “ Lavernasca” [vernasca] il  16 Febbraio,  abbiamo pensato bene di inforcare quella strada che, dopo il municipio, sale intorno al costone dove sorge l’antica pieve.

Pochi metri di salita e sulla sinistra ecco apparire il “dopolavoro”, l’osteria per eccellenza del paese, la trattoria dove ci rifugeremo in questa serata piovigginosa.

Il luogo che molti ricordano come uno dei migliori per consumare  merende a base di salumi e vino.

Vino della casa ottenuto dalla pigiatura delle uve che sapientemente l’Oste, il sig. Franzini, andava a scegliere nelle vigne, dai vignaiuoli della collina che unisce Castell’Arquato con Vigolo Marchese e la Valchiavanna o nelle coste più basse della Vallongina fino ai Paolini…

Sceglieva, mesceva, “mostava”, nella “tina” da mosto con i piedi nudi e assaggiava il nettare spremuto, rosso rubino oppure bianco miele, dolce…naturalmente dolce.

Poi interveniva la segreta arte, “il segreto”,  per fare buon vino dove contano la temperatura ambiente, la dolcezza del mosto, il boccato, il gusto personale e quello dei clienti, i travasi, i giorni di fermentazione …..in poche parole, come dicevamo, il segreto frutto di prove, sperimentazioni, mescite, scelte…!

torroncino al dopolavoro

Il salume era sempre buono, di fattura casalinga, di “concia” personale, di stagionatura  naturale dove il tempo e il clima avevano un loro ruolo.

Poi la chiusura per pensionamento dei titolari per un lungo periodo.

Mantenuto nei tratti essenziali, da poco tempo [ gennaio 2011] c’è un gestore nuovo e storico al tempo e, a questo punto,  il dopolavoro rischia di non deludervi mai!

Abbiamo trovato un vino rosso, un Gutturnio di Terzoni dei Paolini [ zona terme di Bacedasco], veramente buono e del salume piacentino come tutti vorrebbero mangiare!

Siamo passati direttamente ad una tagliata di carne cotta “ a point” con scagliette di grana, verdure grigliate e ……la sorpresa.

Semplice sorpresa: fagioli e cipolle condite con un filo di buon olio d’oliva e aceto di vino rosso.

Carne così buona accompagnata da verdure con un supporter impegnativo per appetiti …..impegnativi.

Un semplice torroncino, un dolce rassicurante con una strisciata di cioccolato e un caffè,  per finire.

Il dopolavoro non è cambiato, ha aggiunto la pizza, e noi lentamente ritorniamo verso la piazza piovosa godendoci ogni attimo della passeggiata, assaporando il senso del viaggio gastronomico intrapreso.

La patria piacentina del festival dei bascher non delude già dal primo tornante dopo il ponte di Lugagnano val d’Arda poi giunti quassù c’è il dopolavoro di Vernasca, all’ombra dell’antica pieve-capolavoro medioevale.

La trattoria “ al dopolavoro “  di Vernasca, via Sidoli,13 (piacenza) si raggiunge dalla via Emilia dopo 25 minuti di stradone di Genova  verso gli Appennini piacentini-direzione Vernasca- Bore- Bardi oppure, da Castell’Arquato,   salendo per la strada che era il tracciato seguito dalla mitica corsa automobilistica in salita “Castell’arquato-Vernasca” impiegando circa 20 minuti.

Specializzata in carne alla griglia, la trattoria ben arredata e spaziosa, riserva  salumi eccellenti, buoni vini locali e tante pizze a prezzi assolutamente normali.

 

 

Vigoleno: un Settembre brioso per il bel borgo medioevale

clicca per ingrandire (valtolla keynote)

Il Settembre di Vigoleno ha in serbo molte sorprese! Non che il resto dell’estate sia stata fiacca ma…..

Si comincia nel primo week end, dal 3 al 5, con la “notte di folli” Manifestazione di musica popolare e folk.

Apppuntamento venerdì 3 settembre, alle 21, 30, per la cena nel borgo dedicata al vin santo di Vigoleno, con intermezzo musicale che propone il repertorio dell’Appennino occidentale;

Sabato 4 settembre, alle 21, 30, “La notte dei folli”, notte di musica e danze tradizionali con uno dei più celebri musicisti europei, il giornalista bretone Patrick Bouffard, e il suo gruppo musicale. Partecipano……. Continua a leggere “Vigoleno: un Settembre brioso per il bel borgo medioevale”

VALTOLLA E VALDARDA (e le sue pro-loco).

Nella zona vi sono delle ottime e organizzatissime pro-loco: grandi, piccole, neonate ma tutte molto ok!

Sono volontari che amano i loro Paesi e vi dedicano molto del loro tempo libero per organizzare manifestazioni ricreative, gastronomiche, culturali, solidaristiche,  spessissimo di ottima fattura e riuscita.

Si passa dalla pro-loco di un paese importante come Castell’ Arquato a quella più piccola di San Michele valtolla.

Si organizzano feste frequentate da migliaia di persone e momenti sociali dedicati ai ” paesani”….

Alcune caratteristiche generali:

  • Le pro-loco sono nate come organismi associativi locali per affiancare  ( generalmente) i comuni nell’organizzazione ” festaiola”  del paese; un giusto tributo al tempo libero!
  • Le pro-loco hanno sempre messo in campo grandi attività eno-gastronomiche legate ad una qualche attività del paese che rappresentano e che si intenda valorizzare ( la coppa, il turismo, le castagne, le patate, il salame, il vino……  e meno male che lo han fatto loro!);
  • Molti critici delle pro-loco degli anni 70/80 si sono ricreduti e spesso sono i primi attivisti della nuova stagione delle pro-loco locali;
  • Intelligenti organizzatori del tempo libero altrui ( già: intanto che loro servono polenta, puliscono tavoli, raccolgono ” scarti del passaggio dei visitatori…) che  fanno sempre con molta passione!…La passione ovvero la miglior benzina umana…quella che non inquina!

Difficile fare articoli sufficienti per parlare del ” fenomeno ” pro-loco…ci dobbiamo limitare!

Le pro-loco possono essere piccole, di piccoli paesi ma riuscire, con perseveranza, determinazione e unità interna a organizzare per decenni dei veri e propri eventi: 32 edizioni delle mostra e festa delle patate a Vezzolacca sono incredibili! 32 anni di crescenti successi! ..Se ne sono accorte anche le Istituzioni provinciali….solo per fare un esempio!

Vi sono, nella nostra valle, Paesi rilevanti che vedono importanti pro-loco che collaborano attivamente con…….. Continua a leggere “VALTOLLA E VALDARDA (e le sue pro-loco).”

ANOLINI: LA RICETTA DI CASTELL’ARQUATO (di M.P.)

Le gentilissima M.P. ci invia la ricetta originale degli anolini di Castell’ Arquato che pubblichiamo.

Ingredienti:

anolini in brodo

Per la pasta:

500gr. di farina
3 uova
acqua q.b.

per il ripieno:
100gr di pangrattato
300 gr. di formaggio grana
2 uova
noce moscata
brodo

per il brodo:
cappone (o pollo)
manzo e petto di vitello
formaggio grana

Preparazione:
Scottare il pangrattato con il brodo bollente, unire il grana grattugiato,le uova, il sale,la noce moscata in polvere e lavorare fino a quando il ripieno non sarà ben amalgamato. Preparare la pasta con la farina,le uova , l’acqua e tirare delle sfoglie sottili;disporre su un lato della sfoglia delle piccole palline di ripieno, coprire con l’altro lato della sfoglia e, con l’apposita forma,tagliare dei tondini che poi andranno cotti per circa dieci minuti nel brodo di carne. Gli anolini vanno serviti caldi con grana grattugiato.

nota della redazione

Siamo perfettamente in linea con l’autrice dell’articolo: questa è la ricetta DOC !

Anolini in brodo (anvëin)

Borgo di Castell’Arquato Ricetta della settimana: ANOLINI IN BRODO:
Gli anolini sono una tipologia di pasta all’uovo ripiena originaria della Provincia di Piacenza (in piacentino “anvëin”). È un piatto con radici antiche, già conosciuto e menzionato dal famoso cuoco rinascimentale Bartolomeo Scappi nel 1500, tramandato di generazione in generaz…ione nelle famiglie. La tradizione piacentina vuole che durante la Vigilia di Natale la famiglia si riunisca per la preparazione degli gli anolini di Natale (o “anvëin d’ Nadäl” come sono definiti nel Piacentino).
Un’altra variante piacentina, più precisamente della Val d’Arda, utilizza un ripieno dato esclusivamente da Grana Padano e pane grattugiato. Il ripieno così composto si compongono sulla pasta all’uovo gli anolini che vengono tagliati con l’apposito stampino razionalmente di 3 cm di diametro.ë
Su proposta della regione Emilia-Romagna il Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali ha riconosciuto gli anolini come uno dei prodotti agroalimentari tradizionali italiani tipico della provincia di Piacenza.

Ingredienti per 6 persone: per la pasta: 400 gr di farina, due uova, ; 100 g di pangrattato; 200 g di formaggio Grana Padano grattugiato; 1 uovo e un tuorlo; 2 litri di brodo di “terza”; sale e pepe

ANOLINI PIACENTINI

1) Mettere il pangrattato in una terrina e scottarlo, versandovi sopra un poco di brodo bollente (quanto basta per ammorbidirlo bene) e farlo raffreddare; aggiungere l’uovo e il tuorlo, il formaggio grattugiato e un pizzico di sale e pepe. Impastare gli ingredienti, fino a ottenere un composto consistente ma morbido, e farlo riposare in luogo fresco.
2) Stendere la pasta in una sfoglia sottile e, con un tagliapasta tondo del diametro di 3-4 cm, ricavare tanti dischetti; mettere al centro d’ognuno un poco di ripieno, ripiegarli a metà, formando delle mezzelune, e premere bene i bordi per sigillarli; congiungere le due estremità, sovrapponendo un poco le punte, e premerle, formando così gli anolini. Distribuirli sopra una spianatoia infarinata e lasciarli asciugare un poco.
3) cuocere, quindi, gli anolini, in brodo preparato con carne di manzo, gallina o cappone, maiale ma, attenzione, le tre carni vanno cotte separatamente e i brodi ottenuti si miscelano successivamente, dosandone la quantità in modo da ottenere un brodo saporito ma non grasso, limpido, sapido ma di gusto delicato. il classico “brodo di terza”.

( articolo di Marika P.)

RICOGNIZIONE IN VALTOLLA

Ancora una volta abbiamo fatto una ricognizione breve in valtolla in seguito alla precedente effettuata in Agosto 2009 (blog agosto).

Giornata piovosa, nebbiosa, a tratti ventosa e piovviginosa.

 

Siamo partiti, per ovvi motivi, dalla diga di Mignano  e ci siamo subito  diretti a Monastero-Rabbini ….abbiamo  fatto qualche sosta fotografando scorci nebbiosi della vallata mentre, il fondovalle, ci sembrava avvolto nel fumo.

In prossimità della chiesa di Monstero Rabbini, come al solito, gente che chiacchierava amabilmente e attendeva….
La temperatura era sui 7° c…a Piacenza circa 10° c.
molte abitazioni, evidentemente seconde case, sono sembrate chiuse.

Il paesaggio è sempre di quelli emozionanti tanto a Monastero quanto a Taverne con le sue case ben tenute, con il suo bel totem, nei pressi del ponte vecchio, che rappresenta il montanaro agricolo.

Abbiamo proseguito fino al parco provinciale del Monte moria, a 1200 mt.slm, fino all’ albergo ristorante immerso in boschi immensi di castagno, faggio, carpino, rovere.

Non abbiamo notato molte presenze di “ forestieri” e nessuna guardia del parco.
Siamo ridiscesi  e ciu siamo diretti verso Morfasso….anche in questo caso abbiamo scattato foto.

Durante il viaggio abbiamo intravisto le montagne del crinale far capolino tra le nubi….il Menogosa…il Santa Franca…..

In Paese, nella piazza, bar affollati e chiacchiere e poi…. verso Rusteghini scollinando ed  entrando in quella magnifica valle dove nasce e scorre l’Arda.

Questa pezzo di valle che è chiusa tra i monti è, come sempre, molto suggestiva con i suoi borghi presepe e la rocca dei Casali  che la intravedi fino a Sperongia dove abbiamo intravisto anche la nebbia.

Poi giù verso Mignano osservando, dal basso, le imponenti montagne che sovrastano Settesororelle avvolte da nubi basse e nebbia….con il monte palazza che svetterebbe più alto di tutti…ma oggi no.
Dopo Case Bonini abbiamo deviato verso Castelletto, fatta una tappa (d’obbligo) all’antica chiesa di Sant’Andrea … bella e suggestiva come sempre…. con la vista sul ” fumo” che avvolge la valtolla bassa…..giù…giù fino a Lugagnano.

Giunti al bivio per Vezzolacca…abbiamo notato che le fontane rilasciano, è normale, poca acqua…ma di quella sempre buona…..in paese la solita quiete luminosa delle stagioni mezzane, ….la solita vista mozzafiato, oggi sul fumo della valle che ti lascia intravedere…quello che vuoi sognare….

E’ la stagione “ più morta” dell’anno….ma si prepara il Natale che riserva sempre iniziative e sorprese.

Ricordate? Lo scorso anno…di questi tempi nevicava.