Lettera aperta sul buon cibo delle ostesse di San Lorenzo e non solo…

Lettera aperta sul buon cibo delle ostesse di san Lorenzo e non solo…
(Scritto da Sergio Efosi Valtolla, fotoamatore, escursionista e narratore).

In questi ultimi anni ho parlato spesso, del resto come tanti, di cibo, di chef, di cuoche e del gusto.
Con questo non voglio assolutamente asserire di essere un esperto, un intenditore o quello che vi pare; mi considero come tanti un consumatore goloso che frequenta osterie, trattorie, ristoranti e botteghe.
Leggo libri e seguo social che parlano anche di cibo e vino.
Mi piace molto camminare ma alla fine amo anche parecchio sedermi a tavola con gli amici di escursione e approfittare del buon cibo piacentino.
Nel mio caso, ogni pretesto è buono pur di metterci in mezzo il cibo e tutto quello che gli gira attorno.
Con questo breve articolo voglio rendere onore a coloro che, a mio parere, hanno fatto grande la “ristorazione ” nella mia valle, in Val d’Arda.
Il minimo spazio social non mi permette di parlar di tutto ma non voglio nemmeno parlare di tutti.
Per trattare questo argomento farò diversi “scarti nel tempo”, passando dall’oggi alla metà del secolo scorso e viceversa, una specie di zigzag nel tempo…
Preciso subito, prima di procedere, che la cucina delle nonne e delle mamme non l’ha ancora, ovviamente…,  superata nessuno.

Così, liberato questo pensiero, posso mettermi a parlare di quelle donne, ma anche quegli uomini, che sapevano cucinare pietanze ancora oggi presenti sulle nostre tavole.
Ci fu un periodo di confusione, tra la fine degli anni 70 del secolo scorso e il duemila quando molti operatori della ristorazione locale sembrò volessero “suicidare” la tradizione culinaria piacentina più autentica, buttando a mare un patrimonio di storia culinaria di gran valore e apprezzamento. Per fortuna i consumatori, il tempo e il ripensamento dei migliori, a mare buttò la cucina senza sapori, senza anima, senza legame originale con il territorio…

LE CUOCHE… Le cuoche che ricordo erano anche ostesse, visto che le osterie e le trattorie erano quasi tutte a conduzione familiare.
Per riuscire a guadagnare qualche soldo in più, prestavano servizio nelle cucine delle loro osterie e tanti ricordano, per esempio, che a San Lorenzo in entrambe le osterie si mangiava parecchio bene. Da Graziella e da Angela, che con i rispettivi mariti gestivano l’osteria vecchia e quella nuova, dove si mangiava davvero genuino e in maniera speciale. Ricordo anolini (anvei) alla maniera arquatese fatti rigorosamente a mano e cotti nel delizioso brodo di terza, il lesso misto di “puliaia e mänz” che comprendeva, tra gli altri il cappone, la gallina e spesso la lingua di bovino; indimenticabili le portate di arrosti misti “arost ad pulaia”, di razzolanti volatili del cortile che mangiavano frumento, melica, pastone di erbe e “rumla” e tutto quello che capitava, dai vermicciattoli scovati nell’orto allo scarto delle verdure e delle patate.

E il vino? Robusto, rosso, frizzante…spumoso naturale; prodotto con uve delle colline della Val d’Arda e dintorni.
Ricordo queste famiglie di osti con figli e spesso nonni che davano una mano, i sabati, le domeniche e le feste comandate di gran lavoro… estati festaiole, sagre indimenticabili con la balera, il calcinculo, la funzione religiosa, il pranzo comunitario.
Niente famiglie agiate e altolocate, solo gran lavoratori e lavoratrici, direi instancabili e anche indimenticabili dai loro numerosissimi clienti che arrivavano puntuali, in ogni stagione, dal milanese al cremonese, dal fiorenzuolano al fidentino al salsese.
Tutti a San Lorenzo per mangiare due fette di coppa e salame buono, una porzione ricca di lasagne, i tortelli (che qui erano detti i “maifatt”, tortelli quadrati messi a strati nella zuppiera con il sugo al burro o al pomodoro, con il burro fuso della Ca’ Matta e il formaggio grana…).
Fatti così i tortelli-malfatti chi li ricorda ancora? Dove mai si cucinano ancora queste “ghiottonerie campagnole” ora che le nonne e gran parte delle mamme della mia generazione sono emigrate in Paradiso?

anolini natalizi della valdarda(preparazione)

CASTELLO… Ma pure a Castello che era più “nobile” non si disdegnava la buona cucina; e pure con con qualche tocco di gran classe.
Se lo ricordano bene gli avventori della Taverna del Falconiere, in quella spettacolare location sotto alla Torre Viscontea per un certo periodo diretto da chef (con mogli-cuoche a volte anche più brave dei maschi) che fecero la fortuna del locale.
E se lo ricordano bene gli avventori del “Lido”, il ristorante con annessa la prima piscina di tutta la valle. Ricordano tutti il bue alla spiedo cotto da Arturo, la sua straordinaria abilità di intrattenitore e innovatore al tempo stesso.

Questa appena sommariamente rammentata fu, senza dubbio, la più grande epopea del gusto celebrata in Valdarda.

Ma i maestri fanno scuola e poi, o durante,  quello stesso fortunato periodo, emersero Franco della Rocca e Ottavio dello “Stradi” (che sta per Stradivarius), si confermarono Faccini di Sant’Antonio e il Turista di Vigolo Marchese.
E questo, giusto per star in zona, nella Val d’Arda di Castell’Arquato,  perché altrimenti dovrei parlar, e bene, di Luigi del Botteghino, della Taverna di Vigoleno, della trattoria Solari a Trinità, della Torretta di Chiavenna e della indimenticabile Pia di Vernasca.
Per farla breve mi basta dire che in questi luoghi molti di noi hanno passato momenti conviviali davvero indimenticabili; mi basta accennare ancora al bue allo spiedo cotto davanti a tutti noi, per giorni e giorni nel piazzale del Lido, da quel gran maestro che era Arturo Granelli, o quelle belle serate di mezza stagione trascorse in nel ristorante-discoteca da Ottavio allo “Stradi”.

Lo confesso…ho gran nostalgia di quei piatti di portata stracolmi di arrosti di “pulaia” nostrana serviti dalle “Ostesse di San Lorenzo” …
Ma una cosa mi consola, una cosa non è cambiata, anzi…
A Castell’Arquato si mangiano sempre ottimi tortelli con ricotta e spinaci, pisarei e fasö e si beve anche meglio, con quei magnifici e storici vini che rispondono al nome di Gutturnio, il rubino più importante della valle e il Monterosso Val d’Arda, il miglior bianco frizzante naturale…(naturale!) che mai sia stato prodotto nel piacentino.

L’anello del Falcone, del Giogo e del Salame


img_3096L’anello del Falcone, del Giogo e del Salame
(con fotografie e tracciato)

Scritto da Sergio Efosi Valtolla, fotoamatore, blogger escursionista e narratore

In questi giorni di post Epifania, fin che le condizioni climatiche lo consentono, si possono fare delle belle escursioni sui “piccoli monti” della Val d’Arda oppure…abbandonarsi al riposo malinconicamente depressivo dell’ozio non creativo.

Naturalmente ho scelto la prima soluzione.

La scusa, l’esca, erano i luoghi particolarmente belli da rivedere e un pranzo al sacco con Gutturnio, salame DOP di Piacenza, torta di patate e dolcetti vari.

2019-01-13-monte giogo1-img_4149Con Anna, Annalisa, Carina, Ornella, Rosanna, Fausto, Furio e Pinuccio son partito da Castell’Arquato, scarponi e zaino in spalla diretto alla cima più alta della collina che separa le valli dell’Arda con quella del torrente Chiavenna.

Per farlo occorre superare il Cristo di Castell’Arquato, puntare a sud verso gli Zilioli, seguendo la strada che s’inerpica lentamente verso l’Appennino e continuare per qualche km fino a intravvedere la prima cresta del Monte Falcone.

E qui viene il bello…

2019-01-12-monte giogo1-img_4156Si può seguire la strada (bianca) a destra oppure tirar diritto verso la cima del monte Padova.

Diciamo subito che la distanza da percorrere per raggiungere l’attacco all’ultima salita del monte Giogo è, metro più metro meno, la medesima.

A destra si segue una carraia per poche centinaia di metri e poi si entra nel sentiero del bosco a sinistra, un percorso anche per MtB, fino a transitare nella zona delle vecchie grotte tufacee, superarla e ricongiungersi con l’altra strada che invece al primo bivio “tirava diritto…” valicando il monte Padova.

Di fatto ci si ritrova, nell’un caso e nell’altro, nella sella tra i monti.

Nel tragitto il Corbezzolo con i frutti maturi, il Calicandro precoce, il fiore profumato dell’inverno, la piccola libreria del viandante della Cinghialina, le Camelie del monte Giogo, in piena fioritura, poche case, tante belle viste e, sulla costiera esposta a est le Viole selvatiche già in piena fioritura, segno di un’anomala passata tarda stagione autunnale e anche di un inverno poco freddo…per ora.

Inevitabile transitare accanto alla casa di Angelo con i suoi asinelli e le vacche bianco-rosse per affrontare l’ultimo strappo del sentiero che, inerpicandosi più decisamente, conduce alla sommità del Giogo.

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Risalendo son superato da due ciclisti, due campioni di quelli veri, in allenamento, che salutano in acrobazia e se ne vanno.

Poi…ecco apparire sul sentiero il Beppe, il Beppe Lambri, con un “cannone” Canon a caccia di immagini da catturare; una gran bella sorpresa incontrare un fotografo di gran classe.

2019-01-13-montegiogo con beppe lambri1-img_4168Più avanti si scopre che “la grotta dei bambini” è ormai inagibile e che di essa non resta che il racconto fantasioso che insegna della nascita dei bambini di Lugagnano in tal grotta anziché “portati” dalla cicogna.

La strada è quindi quella sommitale che richiede attenzione per goder dei panorami più belli della valle.

img_3123E intanto Furio “libera” un pannello informativo della Riserva Geologica, uno dei pochissimi rimasti, dalle “rasse” e si prosegue fino all’area pic nic ai piedi del grande “crocione” sommitale.

È qui che la fiaschetta del Gutturnio viene in aiuto al pari del termo di caffè.

Sì perché da quassù il gusto del Gutturnio cambia, migliora, risente della mia immaginazione allucinogena da vino, del mio immaginario storico che torna alle ere geologiche milionarie dell’antico fondale dove “spiaggiarono” le balene e si aggirarono, in seguito, i rinoceronti e altre fiere fino all’obblio della nuova mutazione appenninica con la comparsa dell’uomo cacciatore, poi agricoltore…e ora escursionista e buongustaio.

2019-01-12-monte giogo1-img_4171E il cibo da quassù non trasuda solo storia, come il vino, ma contempla anche il piacere per le papille gustative.

La sosta al crocione ha dunque rafforzato l’immaginazione del viaggio che ora prosegue…

Il rientro è un vero capolavoro di panorami e di bellezza, di viste a strapiombo sulla Val Chiavenna fino a sbucare nuovamente nel sentiero della “sella” e far ritorno sul filo di costa dei calanchi più belli di tutta la provincia, sull’ampia Val d’Arda.

È qui che ci viene in soccorso il salame, quello Dop di Piacenza, perché camminare stanca ma aumenta l’appetito.

E così sul tavolone della veranda di Roberto, nella balconata baciata dal tiepido sole del primo pomeriggio, a quest’altezza tra i Monti Padova e Giogo, poco distante dalla strada del “Rio Martino”, abbiamo commesso il peccato…di gola. Quel salame evocato si è materializzato, estratto dalla bisaccia di Furio con “assa”, pane e coltellaccio Opinel di prima categoria, lungo come una mano, tagliente come un rasoio, quel che ci vuole per tagliar la fetta fina.

E ancora si materializza il Gutturnio dalle fiaschette e dalla bottiglia da sorseggiar con delizia tra salame, torte e caffè della “Peppina”…pardon della Carina.

Ma il viaggio non è finito e ripieghiamo sulla costa del Falcone per scendere alla Buttina, fino a sbucare nuovamente al Cristo, nel crocevia delle terre del Monterosso Val d’Arda, non prima di aver percorso suggestivi sentieri nella boscaglia e nelle ex aree agricole “gradonate” divenute boscaglia, attraversato vigneti e ammirato l’infinita geografia che si apre verso la pianura del Po che, nei giorni più limpidi, consente di gettar l’occhio lontano sulle grandi montagne.

Un giro di circa 16 km, collinare tra Castell’Arquato, Lugagnano V.A., i vigneti, la Riserva Geologica, a fil di calanchi. Un sentiero non segnalato e, per lunghi tratti, adatti ai soli escursionisti adulti…armati di volontà, allegria e buon cibo della tradizione piacentina, a partir dal salame DOP e dal Gutturnio (guarda il tracciato, clicca qui!).

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La mia terra dov’è?

LA MIA TERRA DOV’È? (fotoarticolo* di Sergio Efosi)

2016-04- alto riglio-21Il mio nome è Sergio, sono da generazioni, forse da sempre, della regione padana.
I miei bisnonni paterni si sono conosciuti a Lusurasco di Alseno, dove lavoravano fin da ragazzi al servizio di qualche possidente locale.
L’uno proveniva dalla sponda lombarda del Po, dalla bassa pianura cremonese, l’altra da quella emiliana, dall’alta collina della Valdarda; e si stabilirono nei dintorni di Castell’Arquato a Case Arse e infine a San Lorenzo, dov’è nato mio nonno, il secondogenito della famiglia.
Mia bisnonna paterna rimase vedova a soli ventisei anni.
Mia nonna paterna era di Pallastrelli e i suoi avevano terre anche alla Crocetta; terre arquatesi con vocazione viticola fin dai tempi più antichi; terre percorse dal principio dai Ligustini-Liguri.
36115044816_2d1a958aaf_zPoi sono arrivati anche i Celti delle regioni lontane del nord, nord ovest dell’Europa, si sono stabiliti nel bacino del Po e tutto si è mescolato, anche nella nostra valle dell’Arda e nei suoi dintorni.
Qualcuno che s’intende di storia ha scritto che prima ancora nelle nostre terre più basse, vallive, c’erano le terramare; e gli uomini vivevano costruendo villaggi sulle palafitte accanto a torrenti, laghi e fiumi.
Infine sono arrivati i romani, altra storia, altra provenienza, altra mentalità, e han fondato la colonia di Piacenza; e a più riprese hanno iniziato una grande opera di centuriazione (e bonifica) dei terreni, realizzando grandi infrastrutture civili e militari.
Dopo molti secoli ancora, dopo Ligustini-Liguri, Celti e Romani, son giunti in successione i popoli del nord, nord-est, son giunti i Goti, i Longobardi, i Franchi e con loro una nuova era.
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Quando giunsero i Longobardi gran parte delle infrastrutture romane erano ormai abbandonate, quando non completamente devastate (compresa la Via Emilia, la consolare più importante del nord); e la popolazione superstite della lunga guerra gotica, delle frequenti e conseguenti epidemie e carestie, era ridotta al lumicino, al minimo quasi assoluto. L’agricoltura era distrutta e le terre delle valli e del piano invase dalle acque dei numerosi torrenti che scendevano verso il Po, con il bosco che nuovamente si era ripreso gran parte del territorio; e tutto divenne nuovamente boscaglia, a volte profonda e cupa. Poi iniziò una lenta ripresa, poi giunsero i frati civilizzatori e fondarono la grande Abbazia di Tolla…
Foto 04-08-12 22 20 39E il rapporto con l’Arda, da parte dei valligiani, non è mai venuto meno: amata, ampiamente percorsa e frequentata, maltrattata, depredata, e infine quasi del tutto asservita agli interessi, non sempre limpidi, dell’uomo.
Intere generazioni, a cominciare da mio nonno e mio padre, han percorso il torrente da una sponda all’altra, tra un “pozzone” e il tratto di scorrimento più veloce, tra le ghiaie e le siepi temporanee per cacciare e pescare o semplicemente per trascorrer qualche ora lieta lontana dalle faccende quotidiane del vivere e del sopravvivere di quei tempi difficili.
Ma mentre mio padre percorreva l’Arda anche per guadagnarsi il pane come ragazzo-garzone del carrettiere, trasportando sassi dalla Ca’ Matta (Castell’Arquato) a Cremona, compiendo due-tre volta alla settimana un lungo viaggio notturno, io mi divertivo a pescare e a far sfoggio di acrobazie in quelle estive, pulite, acque correnti; e quasi mai approdavo alla sponda sinistra, quella di S.Cassano. Restavo dalla mia parte che ora è un inguardabile discarica, regno di pongoni, tollini arrugginiti, plastica sporca e forse amianto.

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Il vizio dell’uomo moderno: inquinare (da Il Piacenza, quotidiano online)

La mia grande valle, quella del cuore, resta sempre quella dell’Arda, quella che al principio dovette essere un immenso acquitrino, dalla pianura alta fino al Po.
Quella valle che era grondante di sale marino e che i secoli han dilavato lasciandone tracce tra Bacedasco e Cstell’Arquato; e anche fino al monte, almeno fino a Salino di Morfasso.
La mia Valdarda è quella dove il filo della corrente, quello che governava il lento e sinuoso scorrere delle acque superficiali verso nord, che per secoli si spostava da una sponda all’altra, grattando terra e riva, ha finalmente creato un proprio alveo che ancora conserviamo…male.

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Nella mia valle le sagre erano l’occasione più importante per frequentare i paesi; e ricordo quelle di Santa Apollonia, di San Giuseppe, della Santa Croce e quella del luglio, quella del caldo, della fine della mietitura, quella che si festeggiava facendo qualche giro sul calcinculo, mangiando anolini in brodo, l’anatra arrosto e partecipando al ballo paesano.
Era il giorno in cui le ragazze si potevano corteggiare nella balera, alla luce del sole…ma senza esagerare.
Le sagre erano la costante da tanti secoli, uguali e diverse allo stesso tempo in tanti paesi della valle e del Paese; e quasi tutte scomparse e sostituite da improbabili fiere della paccottiglia e dello scherzetto.
Tuttavia non ho imparato a frullar nelle balere, nossignore sono rimasto un padano anomalo, di riva e di boscaglia; e mi piace andar dove cresce spontanea la robinia, dove c’è il castagno, il faggio e il ciliegio selvatico.

Questa è la terra per la quale racconto le mie storie, una terra dove son nato e vissuto, che vorrei ancor più bella e rispettata, più raccontata e celebrata, per ridarle quel prestigio che merita; per ridare voce agli antenati liguri e longobardi, i perdenti della storia che pure han lasciato tante tracce da scoprire e far conoscere, iniziando da Veleia e dall’Abbazia di Tolla…

La mia terra è quella di tanti di noi, come lo è la mia storia.

La mia terra è la Valle dell’Arda.

* le foto dell’articolo (salvo diversa indicazione) sono tratte dal repertorio di valdarda foto

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L’Arda raggiunge il Po…

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Camminare a Morfasso, tra bellezze naturali e storia.

Camminare a Morfasso, tra bellezze naturali e storia* (fotoarticolo di Sergio Efosi)

2017-10-28-morfasso la penna-1IMG_5472-ModificaBoschi, torrenti, piccoli ruscelli, lunghi sentieri, alberi secolari, vecchi casali in pietra, pascoli d’alta quota e ripide salite rocciose sono la caratteristica principale della naturalità dell’alto territorio appenninico della Valle dell’Arda, delle terre di Morfasso; terre dove camminare, senza fretta, osservando la bellezza della sua natura incontaminata, vero paradiso per chi ama la vita all’aperto, lontana dal traffico, dal rumore e dallo smog. Continua a leggere “Camminare a Morfasso, tra bellezze naturali e storia.”

Valdarda: quanti sentieri e Vie Francigene poco conosciute…

2016-10-15-santa-franca1-12016-10-15-santa-franca-1524-modificaValdarda: quanti sentieri e Vie Francigene poco conosciute… di Sergio Efosi.
I profumi dell’Appennino, i suoi panorami, un po’di movimento tra i sentieri nei grandi boschi di Castagno, di Faggio o di Roverella e poi l’Ofiolite, il Diaspro Rosso, i sassi, le salite e ancora le discese, i piccoli guadi torrentizi prima del riposo, una festa tra amici e di nuovo in giro a curiosare tra i panorami eccellenti della Valdarda, quella che incontriamo dopo Mignano. Continua a leggere “Valdarda: quanti sentieri e Vie Francigene poco conosciute…”

Castell’Arquato: quando lo spettacolo assume le sembianze della storia…

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Le foto di questo album sono visibili e scaricabili cliccando qui!

Testo di Sergio E. Valtolla per Valtolla’s blog©

Da undici anni Castell’Arquato rivive un week end settembrino nel medioevo.  Centinaia di figuranti e di artisti,  di volontari locali (che, per inciso, sono impegnati ben oltre lo spazio dei due giorni della manifestazione…) e importanti collaborazioni istituzionali permettono la riuscita di “Rivivi il medioevo”, manifestazione che sfiora la storia, veste i panni del folklore migliore, garantisce spettacolo e divertimento per migliaia di visitatori che affollano il Borgo dove, da quest’anno, si è svolta l’intera manifestazione. Continua a leggere “Castell’Arquato: quando lo spettacolo assume le sembianze della storia…”

Un giro sul Menegora…

IL LAMAUN GIRO TRA LAMA, DINTORNI  E   MENEGORA…

Brigante della Valtolla

Sono seduto osservando il bosco da una radura, che in questi giorni si colora di continue fioriture; decine e decine di specie floreali si alternano, regalando ai nostri occhi un altro grande spettacolo della natura. Continua a leggere “Un giro sul Menegora…”

Fiorenzuola d’Arda: come sarà il San Fiorenzo 2014?

fiorenzuola di sergio valtolla (una delle immagini più diffuse nel web)
fiorenzuola di sergio valtolla (una delle immagini più diffuse nel web)

QUELLO CHE TROVEREMO

Che San Fiorenzo meriti qualche sforzo in più lo affermiamo da tanto tempo.

Nulla da eccepire sulle iniziative che quest’anno con largo anticipo sono previste o già svolte al momento della pubblicazione del nostro post.

Tutto ohhhhh…! Dalle iniziative “istituzionali-religiose” a quelle “culturali”, celebrative e ricreative. Bene il mercatino, bene le iniziative delle diverse associazioni. Continua a leggere “Fiorenzuola d’Arda: come sarà il San Fiorenzo 2014?”

Castell’Arquato: sempre alto il livello…

2014-09-14-MEDIOEVO LR -0724_Fotor copiaTerminata l’edizione 2014 dell’evento “rivivi il medioevo” di Castell’Arquato  vi mostriamo alcune foto tra le tante che abbiamo catturato.

Sono ormai  state effettuate nove edizioni di questo straordinario evento e l’accoppiata prolocogens innominabilis  continua a produrre bene e a far divertire tanta gente.

I visitatori più fedeli ci sembrano sempre i giovani e le famiglie con ragazzi e bambini,  segno questo che vi sono alternative alle pur valide feste gastronomiche tout court. Continua a leggere “Castell’Arquato: sempre alto il livello…”

Viaggio fotografico (breve) verso Castell’Arquato e…

IMG_7420 _Snapseed_Fotor copiaUn pomeriggio della scorsa settimana, complice un tempo soleggiato, siamo partiti per un breve viaggio fotografico   verso Castell’Arquato passando per il centro e proseguendo per il Cristo…con ritorno serale verso San Protaso…

Le nostre sensazioni le puoi vedere qui!

Una radio, un concerto, la musica popolare, tanti giovani per la valdarda

clicca per ingrandire; valtolla iPhone

 

La notizia è stata confermata: 50 giovani, dai 18 ai 35 anni, dei comuni di Castell’Arquato, Alseno, Morfasso, Vernasca, Lugagano val d’Arda potranno entro il 30 aprile chiedere di partecipare ad un progetto ANCI riservato alle nuove generazioni  che vogliono dedidarsi alla ricerca delle tradizioni popolari e del folklore valdardese.

Se questa è una “nuova stagione” dedicata ai giovani e alla valorizzazione della nostre tradizioni storico culturali …benvenuta Primavera !!! Continua a leggere “Una radio, un concerto, la musica popolare, tanti giovani per la valdarda”

Linea verde ci promuove…da Vigoleno (provincia di Piacenza)

 

vigoleno...archivio valtolla (clicca per ingrandire)

Stamattina alle 10 su Rai uno la trasmissione “linea verde orizzonti” ha promosso, a livello nazionale, Vigoleno in comune di Vernasca.

Il bellissimo borgo medioevale piacentino  è stato visitato dalla troupe condotta dallo chef  Vissani che in mezzora [ tempi televisivi] ha dovuto concentrare tutto quello che si poteva dire .

Una breve videata sulla bellezza del borgo ha fatto da introduzione alla trasmissione che si è concentrata sull’eno-gastronomia locale,   sulle preparazioni della sig.a Elsa del Ristorante- Taverna “Al Castello” [ Tel- Fax.0523/895146 ] che ci ha mostrato la fattura dei Pisarei e Fasö, della torta fritta e della torta di patate [ qui sono state citate, come ingrediente base, le patate di Vezzolacca….che è una delle altre frazioni del comune di Vernasca, in valtolla].

E’ stato ben evidenziato che qui si produce il vin santo DOC di Vigoleno, per produrre il quale si raccolgono le uve in Settembre e si pigiano nella settimana santa di Natale e …… Continua a leggere “Linea verde ci promuove…da Vigoleno (provincia di Piacenza)”