Non si parla mai abbastanza di Velleia Romana…ecc…( seconda parte)

Il precedente post è stato pubblicato il 26 gennaio 2011…….

IL PROGETTO PROSEGUE SPIEGANDO  CHE ….. Seguendo l’esempio di altri comparti archeologici italiani o stranieri, verranno quindi allestiti campi di lavoro le cui sedi di pernottamento saranno l’Ostello di Morfasso, centrale rispetto all’intero progetto, e il centro di Velleia. Sedi di lavoro e di studio, oltre che di esposizione, saranno l’Antica Pieve di Vernasca  ecc….. L’intervento verrà realizzato in collaborazione con l’Associazione archeologica “Pandora” attiva sui territori indicati e autorizzata ad interventi esplorativi in collaborazione con la Sovrintendenza.

Gli interventi previsti permetteranno di elevare a siti di interesse turistico tutti i beni citati fornendo al territorio un “pacchetto” archeologico, storico e culturale che offre al turista un percorso ideale lungo le vallate alla scoperta delle antiche civiltà.

Le ricadute socio-economiche sul territorio sono riconducibili ai quei flussi turistici che, lungi da essere turismo di massa, potranno comunque interessare i comuni …..aggiungendosi alla presenza del turismo stagionale e dei fine settimana tipico dell’Appennino Piacentino.

La tipologia di turisti che si prevede di attrarre o di mantenere più a lungo sul territorio è composta dal turista “generico” già presente durante le vacanze o i week-end al quale si dà un motivo in più per rimanere sul posto, turisti, anche esteri, interessati specificatamente a temi storici e culturali, a comitive di studenti e gruppi di studio.

DOVREMMO ESSER GIA’ IN FASE AVANZATA DI LAVORI DAPPERTUTTO!!

Il turismo si crea costruendo un comprensorio integrato di eccellenze strutturate.

 Questa tipologia di progettazione si inserisce nell’area valdardese andando a porre altri tasselli di qualità in un contesto di Medioevo, viticoltura collinare di qualità, di ambienti naturali custoditi nei 3 parchi  locali dello Stirone, Piacenziano e Monte Moria.

Il tassello  ” archeologico ” è il giusto compendio alla realizzazione di quel sistema da tanti anni auspicato.

Ma siamo solamente all’ inizio……

Non si parla mai abbastanza di Velleia Romana, della valtolla, della valdarda…

Non si parla mai abbastanza di Velleia Romana, della valtolla  e della valdarda in relazione alle possibili attività per il rilancio del turismo piacentino….

Considerato che in queste ultime settimane, sulla stampa quotidiana locale, si è parlato di nuovo degli interventi previsti per il rilancio, a fini turistici, di Velleia Romana abbiamo ritenuto utile riprendere un documento “ licenziato “ dall’amministrazione provinciale della primavera 2009 [giunta Boiardi] e riproporne alcun i brevi passaggi [ con nostri commenti].

Registriamo con estremo favore che….. Continua a leggere “Non si parla mai abbastanza di Velleia Romana, della valtolla, della valdarda…”

Piacentini ligures ?? (4-fine)

L’ ultima parte del saggio ” arrivano i liguri “….. il libro è molto più ampio e contiene interessanti saggi sul brigantaggio e su molte vicende storiche locali…..

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……le ultime battute del saggio….

Piacentini ligures ?? (3)

Questa è la terza parte  del saggio ( la seconda relativa a  “arrivano i liguri” la cui prima è del 8 gennaio)  ( la prima puntata trattata la preistoria a piacenza il 4 gennaio)

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Non ho alcun rispetto….(editoriale per il 2011)

di Sergio Valtolla

Non ho alcun rispetto per coloro che porterebbero al mercato il “paesaggio” e il suo Dio creatore se potessero ricavarne qualcosa!

Costoro non hanno mai ringraziato Dio per quello che hanno ottenuto, per il bello che li ha sempre circondati e per qualche centesimo scintillante venderebbero anche l’aria che respirano.

Non sono tenero con questa gente [omuncoli!] che piuttosto della bellezza della zona in cui abitiamo preferiscono specchiarsi nel lucido di una moneta da dieci centesimi [ liberamente ispirato da “walden”].

Ci ha particolarmente colpito, nei giorni scorsi un articolo apparso sul quotidiano “libertà” che trattava dello stato di abbandono in cui versa il patrimonio artistico  e religioso del nostro Appennino….

” …..tutelare il “bello” anziché “danneggiare il territorio con ettari e ettari di pannelli fotovoltaici”….Parlando dello stato di conservazione  di molte chiese e oratori continua affermando che ….«le manutenzioni piccole, se rimandate, diventano grosse e non ci sono soldi per affrontarle. Il piccolo tesoro finisce per disintegrarsi, diventa un rudere, il tempo lavora contro di noi»…..Un esempio di questi gioiellini? «… in Comune di Ferriere – risponde ancora monsignor Ferrari – c’è il piccolo santuario di Santa Maria della Gratra, una chiesetta romanica. Mi dispiacerebbe vederla abbandonata, sono uno di quegli esempi di edilizia antica che potrebbero costituire un’attrazione turistica. Nessuno utilizza artisticamente il nostro patrimonio. Certo il panorama è diverso da Montecarlo ma anche questo è un turismo che può essere coltivato. Invece si pensa a realizzare pale eoliche e si mettono ettari e ettari di pannelli fotovoltaici. C’è bisogno di “bello”, noi lo abbiamo ancora ma lo stiamo distruggendo…

Come non essere d’accordo!

Noi, qui in valtolla rincariamo la dose: che diritto aveva lo sporco e stupido “padrone” della nostra vita di vendere l’aria che respiriamo tra il ponte dell’Arda di Lugagnano e il molino Teodoro ?

I suoi campi o i loro campi non daranno messi, non daranno fiori, non daranno frutti ma solamente denaro…..

Per costoro i frutti non sono belli o buoni, son solamente maturi quando si trasformano in denaro!

Per noi no! Noi vorremmo che da questo sudiciume sbucasse un fiore da sistemare in un bel giardino-paesaggio, con i contadini e gli artigiani che producono tanti buoni prodotti, i bambini che crescono sani e non intossicati delle polveri fini e da altre schifezze anche peggiori di quella menzionata, gli animali, la vita sociale….la serenità.

Noi vogliamo sempre di più che venga valorizzato un paesaggio naturale, agrario e storico per farlo  divenire meta di turismo sociale, di vita e di nuovo lavoro per i giovani…..questo è l’auspicio per il 2011, 2012, 13,14,15,16….ecc…..ecc…..

Piacentini ligures ?? (2)

La seconda parte del saggio….dal titolo ” arrivano i liguri ” (precedente il 4 Gennaio 2010 sulla preistoria a Piacenza); il prossimo il 13 gennaio.

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Piacentini ligures ?? (1)

Abbiamo ritrovato un libro scritto da Giacomo Scaramuzza sui liguri nel piacentino e riteniamo possa interessare poterne leggere alcune brevissime parti che pubblichiamo… [ rimandando il resto della lettura al presto librario possibile nelle biblioteche pubbliche importanti della nostra provincia].

Uno dei pochi libri scritto con un taglio ” divulgativo” che ci piace riprendere e che ci aiuta a capire …perché noi siamo nell’antica terra dei Veleliates…..poi terre di velleia Romana.

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Iniziamo con un breve articolo sulla preistoria a Piacenza…

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Riportiamo, nel prossimo post,  il saggio sui ligures …….( 1-segue )

 

 

Le strade romane in alta val d’arda (nella valtolla)

IL PROSSIMO 16 GENNAIO IL BLOG …..

http://www.quadernivaltolla.wordpress.com

INIZIA LA PUBBLICAZIONE DI UN SAGGIO DEL 2003 SCRITTO DAL PROF. SANTINO CAVACIUTI [ IMPORTANTE FIGURA  INTELLETTUALE DELLA VALTOLLA] DAL TITOLO ” LE STRADE ROMANE DELL’ALTA VAL VARDA “( L’ARTICOLO SARA’ PUBBLICATO IN 3 PUNTATE )

RITENIAMO IL SAGGIO UN DOCUMENTO ECCCEZIONALE E NE DIAMO UN PICCOLO ANTICIPO…

……Come ordine di esposizione seguirò, grosso modo, quello della risalita della valle dalla strettoia di Mignano – che separa decisamente l’Alta  valle  dell’Arda   dalla  Media, e  che  è ora occupata dalla diga del lago artificiale detto appunto di Mignano – al passo del Pelizzone, il quale da sempre, si può dire, ha segnato (anche se non unico – come si vedrà più avanti – ) il luogo di transito dall’Alta valle dell’Arda alla valle del Ceno e quindi del Taro, in direzione della Liguria orientale, e, soprattutto, per l’antichità romana, in direzione di Luni, dell’antico Municipium di Luni…..

…… il primo “sito” che è dato trovare nella nostra valle, o, per meglio dire, il “sito” da me osservato nella medesima zona, è quello della località detta “Campo del Pozzo”, che è un terreno semi-pianeggiante, a poche centinaia di metri a sud dell’antica Abbazia di San Salvatore e San Gallo e cioè nello stesso pianoro in cui sorgeva l’abbazia, il cui sito è indicato, nelle carte dell’I.G.M., come “Chiesa Vecchia”. Ciò fa pensare che sia stato proprio questo antico insediamento romano in un luogo relativamente pianeggiante…….

…… Un altro “sito” romano è stato individuato nei pressi della frazione Rocchetta (di Morfasso), nella località denominata “Dalla Ca’ ”. Si tratta di frammenti di mattoni e tegole. Anche qui il luogo è costituito da un quasi-pianoro, vicino a un rivo, presso un’antica strada, che portava a Teruzzi. Pure questo pare uno dei luoghi geologicamente più sicuri della valle. E così si deve dire, in certo modo, di tutti più o meno i “siti” romani della vallata, nel senso che sono pressoché tutti situati in zone relativamente pianeggianti e geologicamente sicure, in quanto non soggette a frane; sono inoltre vicini a un qualche   corso   d’acqua……

……. È suggestivo pensare che il nostro Salino potrebbe derivare, appunto, dall’esistenza, presso il ponte, o il guado, sull’Arda, di un deposito di sale, sin dall’epoca romana.

Qui, nella zona più ampia della vallata, è esistito, forse, l’insediamento romano più importante, dopo Veleia, per tutta l’alta valle; così fa supporre l’esistenza di un duplice insediamento: al di qua del torrente (per chi proveniva da Veleia) e al di là dello stesso torrente. Duplice insediamento con ritrovamenti archeologici particolarmente significativi. In verità, al di qua del torrente (nel senso appena detto) ci sono sicure tracce di un “sito” romano, che probabilmente ha avuto un seguito anche dopo l’epoca romana, in quanto il medesimo porta il nome di “Prato del Borgo” (nella parlata locale: “Prà dar Burgu”)….

……. Sintetizzando quanto ho qui esposto del sistema viario dell’Alta Val d’Arda si potrebbe dire che:

1)            Anzitutto la Valle era attraversata da cima a fondo da un lungo tratto della Veleia-Luni, che toccava le località denominate, al tempo dei romani o dopo, Taverne, Bardetti, Sperongia, Pèdina, Arda (Conca dell’Arda), Pelizzone.

2)            Una variante di questo tracciato era quello che da Sperongia passava la riva destra dell’Arda e saliva a Rocca, a Casali, per arrivare anch’essa al Pelizzone.

3)            Un’altra variante, partendo da Taverne, raggiungeva Olza, Variano, Morfasso (o Rocchetta), Teruzzi, Pelizzone.

4)            Accanto a queste tre direttrici principali della Veleia-Luni, esistevano altre strade secondarie, che univano varie località abitate, e precisamente:

4¹ La strada Guselli – Prà dë  Stabil (il “sito” tra Levei e Sartori) – Rocchetta, dove si innestava nella strada per Teruzzi ecc.

4² La strada Morfasso (o Rocchetta) -Pèdina dove si innestava nella variante principale della Veleia-Luni).

4³ La strada Pèdina-Greghi-Botti-Teruzzi-Zucchi (dove si innestava nella variante Veleia-Taverne-Olza-Variano-Rocchetta-Teruzzi-Pelizzone…….(omissis)…

( nota della redazione del blog: tutti i diritti sono della rivista quaderni della valtolla i cui numeri arretrati  potete riceverli richiedendoli a mezzo mail tramite lo stesso blog della rivista citato in premessa …).

Orsanti, Briganti, Emigranti.

Nel corso del tempo, dopo 7 anni di frequentazione,  i ricordi a poco a poco cominciano a produrre degli effetti.

Sono ricordi recenti, provenienti dalla nostra casa immersa in questo “nuovo paesaggio”, sotto lo sguardo dei suoi abitanti originari  e con lo spirito di chi partecipa alla vita della comunità.

Dalla terra della antica valle di Tolla, nella valle dell’Arda,  la nostra casa è sospesa a metà via sul primo crinale  verso la “Palazza” [il monte Palazza] con una bellissima natura da godere ad ogni stagione immaginando di essere  un’ape che raccoglie il polline da una pianta di Castagno, di Melo selvatico e dai fiori tutt’intorno.

Per arrivare fin quassù , si raggiunge Castell’Arquato, una bella cittadina con l’atmosfera medievale.

La piazza dell’alto paese, chiamata impropriamente “piazza della rocca”, offre una bella collezione di medioevo autentico con case in mattone antico, il palazzo pretorio, la chiesa romanica autentica “la collegiata” e il forte [la Rocca] con  la sua torre quadrata altissima a sentinella della valle dell’arda che offre uno sguardo lontano nella pianura.

La collegiata con i suoi pilastri antichi,  scolpiti con i motivi del tempo, ricostruita attorno al 1120 dopo un terremoto distruttivo sulla preesistente della fine del 700 dopo Cristo . Un vero e proprio capolavoro medievale che duetta con la mole della maestosa ma elegante e longilinea rocca viscontea.

Nella piazza e sotto, fino al basso paese, passeggiando alla scoperta di piccoli negozi caratteristici, come una bella storia in cui ognuno di noi ripassa i sogni perduti della fanciullezza con i principi, le madame e i cavalieri che vagano per il borgo, il più importante del contado con i suoi canonici, notari, capitani, commercianti, agricoltori e soldati.

Lasciato il “medievo” si raggiunge …….. Continua a leggere “Orsanti, Briganti, Emigranti.”

Comunità Montana Nure Arda…

neve in valtolla; valtolla iPhoto (clicca per ingrandire)

Da quando sono state istituite, qui in provincia di Piacenza [ non stiamo parlando di Regioni dove c’è da sempre tradizione ], ci si chiede “quale futuro per le Comunità montane?” …..e così tra una crisi e l’altra si è andato avanti.

Dagli anni ’70 son passati 40 anni eppure costante come una cambiale in scadenza si torna a discutere non di cosa fare , di come “migrare” a cose più utili ma cosa fare? Possibile che in 40 anni non si sappia ancora che far fare a questi benedetti organismi?

Naturalmente durante l’ultimo consiglio della comunità Valdarda e Valnure, che si è svolto a Bettola nei giorni scorsi, la riflessione si è focalizzata ancora  sul ruolo di questo ente.

Si è parlato di sopravvivenza attraverso la gestione associata dei servizi…..cioè di una questione vecchia come la stessa vita della comunità montana.

Certo che anche in Emilia l’architettura Istituzionale è complicata: Regione, provincia, Comunità montane, unioni dei comuni, comprensori, distretti, ambiti , ecc….un bel pasticcio!

Il presidente Piazza dice “nel 2011 paragoneremo il bilancio 2008 o 2009 a quello del 2011 e vedremo finalmente se questo lavoro ha avuto un significato”. Una, secondo il presidente, …….. Continua a leggere “Comunità Montana Nure Arda…”

Le ruine di Veleja ( le rovine di velleia romana) nel 1800 (1).

Nel giornale di letteratura, scienze ed arti compilato da vari autori e pubblicato tra aprile e giugno 1819 nella capitale del ducato di Parma e Piacenza a pag. 156 è riportata la descrizione delle ” rovine ” di Veleja* secondo il professore di architettura Giovanni Antolini.

* gli autori di saggi e i cronisti del tempo riportano sempre la toponomastica ” veleja ” e non il moderno Velleia….

Noi ne riportiamo una traduzione “libera” utilizzando anche termini originali perchè, il saggio,  ci sembra molto interessante.

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La scoperta della tavola alimentaria di Trajano diede occasione agli scavi intrapresi sotto gli auspici del duca di Parma (Filippo), con i quali si vennero a scoprire le ruine (rovine) della città di Veleja, alla quale la tavola citata apparteneva.

Ma mentre quella tavola era stata da dottissimi uomini illustrata, queste “ruine” non erano state mai accuratamente misurate, disegnate, né descritte, e questo è ora il servigio che alla erudita curiosità ha “renduto” il professore e architetto Antolini.

Compare ora solo la prima parte di questo lavoro, il cui testo doveva essere accompagnato dalle tavole rappresentanti gli “edifizi ruinati “ (edifici rovinati) di quella città fon ora dissotterrati, e nello stato in cui si trovano oggidì ( è il cronista che parla nel 1819).

Si è però variato alcun poco quest’ordine, sostituendo a quella dei mosaici, ed a quella di vari  frammenti d’incerta rappresentazione, la prospettiva del foro, e la tavola delle statue ( in sostanza si dice che Antolini ha compiuto una rappresentazione prospettica del foro e rilavato la posizione delle statue li ritrovate).

Queste tavole di Antolini, dice il cronista, le esporremo nella seconda parte del giornale mostrandovi i principali edifici come dovevano essere nel loro stato originale prima della distruzione di Veleja.

Nella prima parte della cronaca Antolini inizia ad  esporre alcune notizie storiche di Veleja; si accenna ai progressi che arrivarono sotto il dominio romano per opera di Fulvio Nobiliore nell’ anno 595 dell’ era di Roma;

Gli storici del tempo romano non ci aiutano molto perché definiscono Veleja un Oppido [Plinio] e altri città…

Nell’epoca dell’ Antolini si pensa che tra il 4° anno di Tiberio e l’8° anno di Vespasiano Veleja divenne città e la prova starebbe in alcune lapidi ritrovate dove si capisce che il luogo era stato innalzato a Municipio ed ascritta alla tribù dei Galeria [ liguri ?].

Questi onori indussero i suoi abitanti [i Velejati] ad abbellire la città con statue ed edifici pregiati [pubblici e privati]; dai resti ritrovati, dagli avanzi dissotterrati delle ruine [rovine] e in parte conservati aParma e in parte ” distratti ” [ leggi rubati].

L’Antolini passa poi a ricercare l’epoca in cui avvenne l’evento ” disastroso ” [ luttuoso] che portò alla distruzione totale  di Veleja al punto tale da farla “dimenticare ” per secoli. ( 1-continua )

Valtolla: segnali positivi

La valchero è una valle importante, ricca si storia e tradizioni.
Parte della valtolla classica con il suo San Michele valtolla è la valle ove sono ubicate le “vestigia” di Velleia Romana, il nostro capolavoro spogliato da avidi tombaroli, malfattori, burocrati delle antiche e nuove istituzioni che hanno trasportato il più bello a Parma ( che c’entra Parma con Velleia? ).
Ora é in corso un progetto di recupero per portare parziali miglioramenti al sito…parziali….ma meglio di niente.
Noi speriamo sempre in un [finalmente] grande antiquarium con esposte alcune statue “parmensi” e altri oggetti qui ritrovati.
La valle ha grandi potenzialità turistiche e agricole non secondarie.
Abbiamo già detto di Velleia romana ma basta andare oltre, verso il monte ….su su fino a Prato Barbieri.
Ora ha riaperto un antico mulino che produce farine con metodi antichi e le vende, vi sono ottimi agriturismi e altri stanno nascendo, ottimi ristoranti già da Tabiano-Badagnano-Rustigazzo fino al crinale, al crocevia tra valdarda e valnure.
Insomma gli ingredienti per “lavorare” ci sono ma gli Enti locali, ma la Provincia e la Regione sanno che senza servizi di base, strade efficienti, sensibilizzazione, sostengo delle proloco e degli operatori economici…..non si andrà molto lontano e questi nuovi imprenditori resteranno isolati e faranno quel che possono.

Querceto dei balocchi a San Michele valtolla (Morfasso)

San Michele in valtolla (alta valchero) è sulla strada provinciale che passando per velleia Romana sale fino al passo dei Guselli e a Prato Barbieri, oppure si raggiunge con facilità anche da Lugagnano, da Morfasso e dalla val Nure.

E’ un bel paese della nostra valtolla, accogliente, con strutture ricettive turistiche e con una pro loco attivissima.

Ai piedi ( meglio sulle pendici) del parco provinciale, lato valchero, offre scenari suggestivi e grande accoglienza e passeggiate nei boschi uniche.

Nel mese di Agosto (e poi fino a ottobre ) vede presenti tanti villeggianti ed emigranti e organizza  serate divertenti nel Querceto dei balocchi, bellissima area attrezzata per le feste in mezzo ai boschi con ampi parcheggi.

Basta visitare il sito della proloco locale per rendersi conto che il programma è veramente ricco….. http://www.prolocosanmichele.it

In ogni caso tutto inizia il 1° agosto con la sagra e poi si tira dritto con feste danzanti, marce non competitive, festa della birra e iniziative gastronomiche…

Velleia Romana e il decadente romanticismo italiano (Velleia decadent Roman and Italian romance)

Domenica, 11 luglio, siamo andati a Velleia Romana ( ne abbiamo parlato nel post “cronache dai monti …” e abbiamo riportato alcune riflessioni che mettiamo insieme alla bellezza del luogo.

Ci siamo seduti a bordo foro, lo abbiamo osservato e ci è sembrato di immergerci in quelle stampe, ben riprodotte nello stesso antiquarium, dove sono rappresentate scene di visite e celebrazioni del sito appena scoperto nel tardo 1700 ( per caso!).

Ci è venuto in mente il Goethe che nel 1786 viene in Italia, come tanti altri grandi viaggiatori-intellettuali del tempo, per vedere la nostra decadenza.

Badate bene che il buon Goethe ( sul cui grande valore nulla da eccepire) non viene per ammirare i grandi artisti rinascimentali o il barocco ma solamente (quasi) per ammirare le nostre “magnifiche ” e classiche rovine del mondo antico, dell’età imperiale romana.

Il settecento rappresenta per il nostro Paese l’apice della discesa, della decadenza e questo affascina tanto gli intellettuali e i viaggiatori del tempo …che viaggiano, in lungo e in largo, nel bel paese per…. Continua a leggere “Velleia Romana e il decadente romanticismo italiano (Velleia decadent Roman and Italian romance)”

Continua con grande successo il teatro a velleia romana, nella valtolla, nella valchero e nella val d’arda

La compagnia teatro dell’argine domani sera, 16 luglio alle 21,30, presenta ” i cavalieri-Aristofane cabaret” nel foro antico di Velleia Romana.
Anteprima nazionale del grande Mario Perrotta.
…L’ occidente dei nostri giorno somiglia molto alla Grecia descritta da Aristofane…..
Un grande e graffiante ritratto della società attuale piena di contraddizioni ….dove trovano posto anche le utopie, i sogni accanto ai conflitti.
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