Velleia Romana e il decadente romanticismo italiano (Velleia decadent Roman and Italian romance)

Domenica, 11 luglio, siamo andati a Velleia Romana ( ne abbiamo parlato nel post “cronache dai monti …” e abbiamo riportato alcune riflessioni che mettiamo insieme alla bellezza del luogo.

Ci siamo seduti a bordo foro, lo abbiamo osservato e ci è sembrato di immergerci in quelle stampe, ben riprodotte nello stesso antiquarium, dove sono rappresentate scene di visite e celebrazioni del sito appena scoperto nel tardo 1700 ( per caso!).

Ci è venuto in mente il Goethe che nel 1786 viene in Italia, come tanti altri grandi viaggiatori-intellettuali del tempo, per vedere la nostra decadenza.

Badate bene che il buon Goethe ( sul cui grande valore nulla da eccepire) non viene per ammirare i grandi artisti rinascimentali o il barocco ma solamente (quasi) per ammirare le nostre “magnifiche ” e classiche rovine del mondo antico, dell’età imperiale romana.

Il settecento rappresenta per il nostro Paese l’apice della discesa, della decadenza e questo affascina tanto gli intellettuali e i viaggiatori del tempo …che viaggiano, in lungo e in largo, nel bel paese per…. ammirarne le “rovine” classicheggianti.

In poche parole l’Italia venne visitata come fosse un reperto archeologico, le vestigia di un paese glorioso…proprio come lo era Velleia Romana.

L’Italia affascina anche per questo! Affascina perché decaduta dal 700 ad oggi!

Amara considerazione? Forse ma è l’unica che, di getto, mi è venuta visitando le vestigia di quella che fu una grande città ligure e poi romana.

La decadenza la scopriamo perché sono 45 anni che abbiamo visitato per la prima volta Velleia Romana e nulla è cambiato, nonostante il mezzo secolo trascorso.

Velleia Romana è ancora una curiosità, un’affascinante curiosità, decadente come l’abbiamo scoperta, come sarebbe piaciuta a Goethe e ai viaggiatori del 700.

Del “grande intellettuale” vi sono da ricordare magnifiche pagine che ben descrissero il nostro decadente territorio-negozio di vecchierie quando racconta che visitando la casa di Nerone dovette recarsi in mezzo ad un campo di carciofi e che poté far  razzia di frammenti di piastrelle e graniti che giacevano nel campo a migliaia…

Domenica, infatti, mi chiedevo se le formelle che ricordavamo  nelle terme non fossero ben di più di quelle che ancora abbiamo potuto ammirare….(noi non ne abbiamo toccata una!)…il tempo le avrà sciolte, saranno state prestate??

A parte queste considerazioni occorre ribadire che non si valorizza così un tal sito!

Noi non siamo neppure d’accordo che tutto il ritrovato degli scavi resti a Parma! Noi pensiamo che il territorio abbia le risorse per gestirsi i capolavori ritrovati…..grandi statue, la tabula alimentaria, ecc….Noi pensiamo che Velleia Romana meriti di divenire non il luogo dove esercitare il nostro malumore “romantico-decadente” bensì una vera eccellenza del territorio come lo sono Castell’arquato, Vigoleno e il parco provinciale del monte Moria.

Noi pensiamo che se la Regione è “sincera” quando parla di rilancio turistico piacentino non possa esimersi dal progettare il rilancio alla grande di Velleia Romana ( anche di Velleia Romana).

NOI PENSIAMO CHE QUELLO CHE E’ STATO FATTO E’ IMPORTANTE, MA POCO RISPETTO AL NECESSARIO, POCO RISPETTO ALLA POTENZIALITÀ DEL SITO.

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