sergio valtolla elaborazione
sergio valtolla elaborazione

lago per pdf IMG_2015 _Snapseed copiaSulle frane le istituzioni si debbono svegliare! Basta con il solito pianto da coccodrillo. Abbiamo, ripetiamolo, abbiamo sprecato tempo e risorse per 40anni con interventi che,  nel 70% dei casi,  si sono rivelati inutili e spesso dannosi. Finte progettazioni per migliorare l’assetto geologico del territorio, soldi pubblici usati come contentino locale (clientelismo), senza mai andare alla fine, alla soluzione di un problema. Continui rimandi, palleggiamenti di responsabilità tra Enti e intanto il territorio franava, si spopolava, le stalle chiudevano, i giovani se ne andavano altrove, l’economia colassava e governare diventava sempre più difficile.

Anche in questa primavera, come ormai accede  periodicamente ad un ritmo sempre più serrato, contiamo o danni della frane. Danni ambientali e sociali incalcolabili…ma ormai i soldi sono finiti! Sono finiti e non si è fatto assolutamente nulla per la prevenzione. Nulla!!

Ieri sul nostro quotidiano libertà abbiamo dovuto registrare l’ennesimo intervento del presidente regionale dei geologi che afferma quello che anche il nostro blog sostiene da sempre: «Evitare le frane? Sarebbe stato possibile spendendo un quinto di quello che ora si dovrà sborsare per sistemarle». Chiaro no? Dove ci vorranno 100 milioni per riparare frane avremmo potuto, facendo prevenzione, spenderne soltanto 20. «La maggior parte delle frane ora in movimento non sono nuove, ma si tratta di vecchi spostamenti riattivati: la percentuale di smottamenti mai registrati prima è molto bassa».  

Le cause? «È una concomitanza di fattori: innanzitutto, gran parte della colpa è da attribuire alle pesanti nevicate ed al conseguente scioglimento che è penetrato in profondità. A queste, si sono sommate piogge importanti, superiori alla media del periodo. Si sa che le stagioni sono diverse da quelle di una volta. È in quest’ottica che si capisce il senso della prevenzione …».

Lo spopolamento del territorio montano e la conseguente assenza di manutenzione sui canali e gli scoli è il cancro da estirpare. «Il rammarico è quello di dover spendere milioni di euro quando basterebbero pochi interventi mirati durante l’anno per bloccare qualsiasi frana».

Il Piacentino, dalle frane, è devastato: «Dalle ultime rendicontazioni, nella provincia sono presenti circa 5 o 6mila movimenti franosi….Di questi, solo pochi quelli importanti e tali da creare disagio per l’uomo, ossia quelli che coinvolgono strade o abitazioni. Purtroppo, il nostro Appennino è per sua natura facilmente suscettibile al dissesto. E l’incremento della piovosità di questi ultimi anni non ha aiutato». Ora, giunti a questo punto,  tutto diventa molto più complicato. Salviamo il salvabile! Evitiamo altri sprechi! Adottiamo vere soluzione per prevenire,  anche nel piccolo,  coinvolgendo i pochi agricoltori restati a presidio di un territorio che rischia di sparire. Formiamo vere squadre di pronto intervento comunale che sappiano veramente come muoversi,  come fossero dei “pompieri” del territorio.

Facciamolo intanto che ne possiamo ancora parlare.

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