La Pietra delle mole

la pietra delle mole
la pietra delle mole

Brigante della valtolla

A poca distanza dall’antico sentiero che da Vitalta porta fino a Castelletto, Vezzolacca, Settesorelle, passo del Pelizzone e poi via via fino al mare, (sentiero che è parte integrante del “Cammino di Santa Franca”), e completamente nascosta tra la fitta vegetazione, quasi impossibile da raggiungere per chi non conosce i posti, esiste la Pietra delle Mole.

Al tempo risalivano fino alla Ranca, poi costeggiavano il monte di Vidalto e, dopo l’oratorio di Santa Franca,  si spostavano in basso avendo come riferimento il vecchio campanile di Castelletto sul poggiolo, quello di Vezzolacca sul poggio più alto e il rumore, quello inconfondibile, dello scalpellino che si diffondeva per l’intera valle. Chi arrivava da queste parti cercava gli scalpellini che estraevano le mole dalla montagna e ne facevano un’utensile utile quanto il loro faticare per campare.

pietra delle mole-particolare
pietra delle mole-particolare

Una volta a Vernasca e a Lugagnano, ai miei tempi Lavernasca e Lucaniano, ma anche a Castell’Arquato e a San Lorenzo, si coltivavano gli ulivi, non di eccelsa qualità, forse, ma sempre molto utili per l’olio che serviva anche per illuminare.

Perché quelli non erano ancora i tempi dell’acetilene da carburo o del petrolio da lucerna e la luce elettrica non era stata inventata.

Per far funzionare i frantoi, si sa, occorrono l’acqua e la macina, quella fatta nella pietra dura modellata a cilindro che si trova in Valtolla.

Son passati tanti anni e pur completamente nascosta tra la fitta vegetazione, quasi impossibile da raggiungere per chi non conosce i posti, esiste ancora quel luogo che noi locali chiamiamo al sass dal lisson”, in cima al versante del vallone scavato dal rio Finale.

Una parete verticale di arenaria compatta, dalla quale in passato si ricavavano macine da frantoio e mole più piccole, quelle usate per l’affilatura degli strumenti dei contadini e della caccia.

pulizia pietra delle mole
pulizia della pietra delle mole-foto risalente a parecchi anni fa

Evidentemente per la difficoltà di trasportare sulle lese blocchi di pietra molto pesanti, i nostri antenati preferivano intagliare direttamente dalla parete i grossi dischi che, mediante l’inserzione di due leve sui due lati, venivano poi staccati.

Quando l’ultimo degli scalpellini cessò l’attività, tanto, tanto tempo fa, lasciò sulla parete alcune mole già pronte per lo stacco.

Sono ancora li, sono in attesa, sono attaccate alla parete verticale…sono pronte per l’uso.

Ma per trasportare una macina ci vuole la strada, quella che esisteva e che ora non c’è più.

L’estrazione di quella pietra particolare, utile per le attività agricole dell’uomo, durò parecchi secoli e rappresentò una piccola economia locale.

Nel 1400 la preziosa cava della “preda delle molle”, in Valtolla, è citata in un rogito notarile, dove vengono indicati chiaramente i confini e la posizione. Con questa mappa, e con un documento dell’inventario parrocchiale di Castelletto del 1700, ho riscoperto il luogo che vi sto descrivendo.

Ora sapete che immersa nel verde e nel silenzio dei grandi boschi di querce e faggi, che sovrastano la vallata dell’Arda, c’è la  preda delle molle”, la pietra delle mole  che ancora costituisce un singolare e suggestivo documento della laboriosità delle passate generazioni, davanti al quale è bello sostare e meditare…

Ma nei pressi di quella cava, a dimostrazione del fatto che questo era un luogo davvero speciale, c’era anche la fontana “dl’acqua pùssa”…una acqua puzza un po’ speciale, non uguale alle altre che si trovano in Valdarda e sentirete perché…

A presto.

pietra delle mole 2
la pietra delle mole-castelletto di vernasca-particolare
©coordinamento editoriale F.F.& S.E.
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