La provincia era bellissima, le valli piacentine e la valtolla meravigliose!

di Sergio Valtolla

Mi sono lasciato tentare ….ho riletto quasi tutto il meraviglioso libro ” terre piacentine” di Giovanni Zilioli e Domenico Ferrari Cesena.

Mi sono soffermato su alcune cronache e racconti e poi ho mediatato su ciò che ho letto e sul sottotitolo del libro ” bellezza, memoria e sofferenza di un territorio italiano”.

Chiunque abbia la mia età può fare l’esercizio del ricordo…..delle radici e si ritroverà diritto nel libro.

Allora quanto è vero che …. ” un tempo, i campanili erano meno visibili di oggi, nascosti dietro alti filari di querce, pioppi e gelsi. Dopo i dissennati tagli a zero degli ultimi decenni, sembrano scheletri nudi in un deserto piatto e disperato, emanano un’ indubbia tristezza….”.…il deserto della pianura agonizzante ….

Tra Fiorenzuola e Castell’arquato, solo per fare un esempio, non vi era campo senza… siepi di biancospino, argini senza piante di Gaggia ( la Gasilia…), di alberi da frutto, di vitigno di uva ” Duragussa, Frambos e Furtana “, di piante di chegapuc…. e poi file interminabili di Gelso ( al Muron..), querce e pioppi.

Poi la meccanizzazione agricola, l’ordine del consorzio per far manutenzioni meccaniche, il disuso di certe colture in pianura (l’uva in primis) contribuirono al taglio a zero di gran parte delle piante e l’estipazione totale delle siepi.

Certo allora i paesaggi agrari erano spettacolari ( ma non ci rendavamo conto che…) quasi bucolici e all’ improvviso, dopo una curva, spuntava un campanile….una pianta maestosa…

Negli ultimi 40 anni siepi, piante di contorno dei campi, alberi da frutto, di Ciliegio, di Prugno, di Melo e Pero  con i loro meravigliosi carichi di frutta,  i piccoli uccellini abitanti di siepi o delle maestose quercie e degli altezzosi pioppi sono spariti con le loro dimore fatte di stecchetti intrecciati sapientemente….

Ora solamente campi, spesso monocoltivati dove l’unica rara presenza è il trattore e poco più.

Ma sarà proprio vero che il “progresso” non avrebbe supportato (supportato) anche la naturalità, la bellezza, l’armonia? …..Qualche dubbio lo avevamo allora ma oggi sono certezze! Il vero progresso è solo frutto di ” armonia ” tra i vari fattori e rispetto degli ambienti e non il contrario…come poi è avvenuto.

Non solo in pianura, anche nelle prime colline…..quasi in pianura, negli anni 50 vi fu una strage di piante per farne legname da opera,   si tagliarono  i secolari castagni domestici per venderne i tronchi ai “tanninari” …per 4 lire (proprio come avvenne in montanga!).

Certo la miseria, la fame…..ma nessuno si arricchì….nessuno potrà mai giustificare quelle autorità che permisero…

Ora i campanili si vedono chiaramente ma le chiese sono chiuse!..Molte chiese sono chiuse o aperte solamente in occasione della Santa Messa domenicale.

Ora la pianura è invasa da traffico, polveri fini e falde acquidere sono inquinate; ora vi è tanto rumore……progresso????

Anche verso il crinale, anche verso i monti l’uomo non ha scherzato con il progresso….ma di gran risultati duraturi….pochini pochini!

Dimenticavo: in un bel tratto di fondovalle tra Lugagnano val d’arda e la diga di Mignano di duraturo, in realtà,  c’è qualcosa, di tremendamente duraturo .

Due impianti industriali ( ben “documentati”  anche dal libro citato), con la loro mole da cattedrale del “progresso” , con le loro torri  che sbuffano, con i loro fornitori di materia prima (camion , camion e ancora camion) che ci porteremo con NOI per chissà quanti decenni ancora….

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