la conferenza di farini del comitato "No pale eoliche a Nicelli, nel comune di Farini e zone limitrofe" (da libertà)

Dal quotidiano “libertà” apprendiamo che….«Al termine dell’assemblea che si è tenuta venerdì sera nel salone parrocchiale di Farini, il numero di iscritti al comitato “No pale eoliche a Nicelli, nel comune di Farini e zone limitrofe” è passato dai circa 50 componenti dello scorso gennaio ai 65 iscritti attuali: 25 residenti, 30 proprietari di case e figli o nipoti che hanno familiari a Nicelli. A scatenare la mobilitazione, è stata l’ipotesi – che sarebbe stata presa in considerazione dalla società Oppimitti Energy di Parma – di creare un parco eolico sul monte Aserei, con sei pale alte 150 metri, il doppio di quella esistente….»……«….il dottor Giuseppe Miserotti (ndr: ex presidente ordine dei medici di Piacenza): «Esistono – ha detto – 400 associazioni in 19 Paesi europei che si dicono contrarie alle pale eoliche»…..«L’ingegner Andrea Bergonzi (ndr: nostro amico morfassino!) ha parlato di carenze progettuali in tali impianti, nonché di numerose inesattezze fornite circa la loro effettiva produttività: «La velocità media del vento per parlare di una produzione energetica deve essere di almeno cinque metri al secondo: in quella zona, sull’Aserei, si arriva al massimo a tre, forse quattro, metri al secondo. La media è di due. Ora si parla di installare a Nicelli altre sei pale, alte 150 metri, molto più del Pirellone di Milano. Sarebbero grattacieli nella montagna».

CONSIDERAZIONI DEL BLOG

Provate un giorno a recarvi nella zona di crinale con la Valnure e la scorgerete! Scorgerete distintamente, sulla sponda sinistra della vallata, nella zona di Pradovera una torre altissima…con sormontata una pala eolica. Molto grande e di grande impatto ma, come abbiamo già avuto modo di dire, la sua installazione singola era una “bufala”. Lo supponevamo che prima o dopo sarebbe arrivato il conto……e il profitto per pochi.

Serviva per tastate il terreno e costruire un vero parco industriale con 6 torri alte  il doppio: 150 metri, più del grattacielo di Piacenza, alta 3 volte tanto la più grande delle piante di castagno secolari dei nostri monti. Una presenza ingombrante che scorgeremmo ovunque da Farini a Ferriere, da Prato Barbieri a Groppallo…..

Ribadiamo la nostra posizione: energie alternative si … utilizzando le migliaia di metri quadrati di tetti delle centinaia di capannoni nelle zone logistiche del nord Italia. Riempendole di pannelli fotovoltaici che con gli sviluppi della tecnologia costeranno sempre meno e saranno sempre più piccoli.

No alla scempio dei nostri paesaggi; conserviamo il belpaese che ha una risorsa che nessuno potra’ mai clonare: i paesaggi, le risorse naturali e storico artistiche. in pianura la terra agricola serve per produrre latte, carne, ortaggi, frutta e fiori e noi siamo contro l’utilizzo massiccio di campi per disseminarli di pannelli.

Che razza di ambiente ci vogliono propinare questi falsi produttori di “energia alternativa”?

I pannelli si installino sui tetti dei capannoni della logistica e degli edifici pubblici, nelle barriere antirumore ecc….; le pale eoliche solo per uso aziendale, se c’è veramente il vento sufficiente  e……. sempre ovunque,  rispetto  per l’ambiente!

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12 pensieri riguardo “Valtolla, Valdarda o dove vi pare…ma le pale no!

  1. Sono la presidente del comitato no pale eoliche a Nicelli, grazie per la vs. attenzione, purtroppo il progetto sta iniziando il cammino ieri sera il consiglio comunale di Farini, o meglio la giunta ha aprrovato una variante al P.R.G per declassare il crinale del Monte Asrey e farlo diventare una zona ad insediamento produttivo-industriale salla base del rilievo…. tenetevi forti…. che merita…..” si tratta di una zona fortemente antropizzata” se lo racconto mi chiedono se sono pazza, o se è una berzelletta, ma purtroppo e la dura realtà!!
    L’Aserey trattato come la cintura industriale di Milano per posizionare 6 pale ad eslusivo interesse di uno o qualche proprietario di terreni.
    i

  2. Sono sempre solidale con i comitati cittadini perché penso che solo chi viva veramente la propria terra possa conoscerne le problematiche.

    Premesso ciò vorrei che si considerasse che nessuno di noi è disposto a rinunciare alle comodità che la tecnologia ci ha fornito.

    Quindi se vogliamo mantenercele il primo passo è dire no allo sfruttamento del territorio indiscriminato e a scopo di lucro, il secondo è fare delle scelte di vita sostenibile.

    Chi è proprietario di casa dovrebbe pensare a rendere la propria abitazione più ecocompatibile evitando di dover ricorrere a sistemi energetici esterni o comunque riducendo le dispersioni il più possibile.

    Bisognerebbe inoltre modificare le proprie abitudini domestiche cercando di pensare di più all’ambiente.
    Per esempio quando si fa spesa evitando di comprare prodotti con eccessivi imballaggi (che poi diventano rifiuti), Regolando le proprie caldaie, stufe o scaldabagni in modo da eliminare sprechi energetici (non serve avere l’acqua a 90° se poi bisogna aggiungere l’acqua fredda per metterci sotto le mani).

    Bisogna pensare che tutto ciò che noi quotidianamente facciamo ha conseguenza da qualche parte anche se fuori dalla nostra vista, non bisogna difendere il proprio territorio lasciando poi che venga distrutto quello di qualcun altro.

    Quindi cari amici dei Nicelli ora che siete consapevoli di quanto costi all’ambiente il nostro benessere, fate il secondo passo.

    Con tutta la mia solidarietà
    Sara
    Gruppo Autodifesa del Territorio (GAT) Lugagnano Val d’Arda

  3. Parliamoci chiaro, l’unica risposta alla sempre crescente domanda energetica è la ricerca sui reattori a fusione nucleare o, nell’immediato, l’impiego di reattori al torio. Il resto sono solo palliativi incapaci di sopperire al fabbisogno energetico giornaliero e con un rendimento irrisorio (al momento); inoltre fanno gola agli speculatori (come in questo caso).
    Poi va bene sfruttare la superficie utile dei tetti di capannoni e case (meno suscettibile alla speculazione) ma non pensate che sia una risposta definitiva al problema.

    Purtroppo temo che in Italia rimarremo indietro anche in questo perché ormai in troppi credono alla favoletta delle energie alternative come risposta definitiva al crescente problema energetico e pochi sono disposti ad investire sulla ricerca nel campo delle energie nucleari.
    Contando poi che la ricerca in questo paese non è assolutamente considerata una priorità temo che perderemo anche questo treno e ci ritroveremo con una politica energetica inconsistente.

    Si prenda il caso del ciclo torio-uranio proposto da Rubbia; probabilmente i canadesi, più lungimiranti ed indubbiamente più capaci degli italioti nella conservazione ambientale, saranno i primi ad adottare questa soluzione.
    Il vantaggio? Ridurre notevolmente il tempo di decadimento del materiale esausto prodotto dalla fissione, che passa dall’ordine dei milioni di anni al secolo, per ripristinare la radioattività naturale del materiale di partenza.
    Tra l’altro il torio è abbondante in natura, a differenza dell’uranio.

    Il problema è l’approccio, ovvero tutti parlano, tutti nei referendum si fanno imbonire dalle promesse dei cazzari, ma nessuno legge e si documenta.
    Una volta che la gente ha votato spariscono tutti gli imbonitori e ci ritroviamo al punto di partenza, con la popolazione che però non è disposta a rinunciare ad iPad, iTab, TV, PC, lavatrice, telefonino, ecc… ma non ne vuole sapere di nucleare, non vuole i parchi eolici, non vuole i parchi solari, ecc… Insomma tipica sindrome NIMBY.

    Per quanto riguarda le celle fotovoltaiche sono ancora poco efficaci e il rendimento deteriora nei tempi di ammortamento. Serve ancora molta ricerca e un programma energetico che coniughi le varie possibilità.

    Salute

    1. Molto tecnico, difficile per noi.
      Tuttavia molto interessanti alcuni aspetti (quelli che comprendiamo).
      Però la solita teoria per cui il veleno (per fare un paio di esempi: ieri il DDT…altrimenti tenetevi le mosche ecc..ecc..poi l’amianto con quello che si è visto ecc…ecc..) serve, perché tanto si deve morire non ci convince. Noi il progresso lo vogliamo…eccome se lo vogliamo ma non siamo disposti a far scorciatoie e a lasciar fare con le solite speculazioni per cui in pochi rovinano l’ambiente di tutti e poi si godono le loro porcate in un resort dell’oceano….
      Se si spendessero tanti soldi per la ricerca delle cose buone invece di farne per far lucrare qualcuno forse saremmo già giunti all’auto elettrica “vera” a pannelli solari grandi come un formato A3 o integrati con il tettuccio delle nostre auto …e invece….
      Serve molta ricerca? Si faccia con i dovuti finanziamenti (invece di costruire caccia bombardieri per il terzo mondo) e intanto è meglio aspettare.
      caro Giulio…con tanta simpatia!

  4. Ciao,
    chiaramente il mio ragionamento era su scala nazionale e non penserei mai di attuare centrali di quella portata nella piccola Valtolla.
    La risposta, come dicevo, viene dal combinare le più svariate soluzioni e sicuramente anche nel “decentrare” la produzione energetica, rendendo partecipe anche il privato cittadino, con l’installazione sul proprio tetto di un termoconvettore o di pannelli fotovoltaici. Come diceva Sara è necessario anche educare il cittadino al rispetto dell’ambiente e ad un consumo sensato.

    Comunque, sulla fusione nucleare mi sembra che hai le idee parecchio confuse, visto che parli di veleni forse perché per analogia associ questi reattori a quelli attualmente in funzione (a fissione) e, nello specifico alle scorie.
    Per quanto riguarda l’impiego dei reattori di portata più immediata
    (autofertilizzanti) ti consiglio di dare un’occhiata alla politica energetica di paesi come il Canada che, credo, siano amministrati un pelino meglio della nostra Italietta e dove i cittadini danno grande valore all’ambiente (per intenderci non trovi il cicco per strada o il pattume nei boschi).

    Purtroppo noi ci siamo abituati ad ascoltare ed osannare su queste tematiche (e non solo) esclusivamente populisti di varia natura, non più la comunità scientifica, privandoci così del positivo apporto delle persone competenti, che preferiscono andare altrove (come è il caso di Rubbia appunto).

    Risultato: una produzione energetica ancora dipendente in buona misura da vecchie centrali a petrolio e a carbone (roba che anche la Cina è decisa ad abbandonare), decisamente più inquinanti di una centrale nucleare, un programma per le rinnovabili veramente ridicolo, un idroelettrico vetusto e per il resto, indovina un po’, nucleare d’oltralpe.
    Per il 78% della nostra produzione energetica dipendiamo dall’estero.
    Insomma in tipico stile italiano, un nulla di fatto, con annessa ipocrisia.

    Nulla di politico nelle mie affermazioni, solo constatazioni oggettive.

    Ciao!

  5. Caro Giulio,
    io sono contraria ad ogni forma di nucleare, anche se quella dei reattori al tornio è il male minore.

    Comunque sia il torio è un materiale disponibile in natura ma esauribile e non rinnovabile e per essere utilizzato va prima raccolto, con tutto quello che comporta scavare sotto le montagne.
    L’Italia pur avendone qualche giacimento difficilmente utilizzabile comunque dovrebbe importarlo dall’estero.

    Il vero problema del nucleare, a mio avviso, non sta comunque nella teoria ma nella pratica, per me il gioco non vale la candela.

    Per quanta energia si possa produrre e per quanti vantaggi economici si possano avere ricordiamoci che nella pratica le centrali devono essere costruite e gestite da uomini che quali esseri imperfetti possono sbagliare (mi viene sempre in mente Homer Simpson). Purtroppo un errore, di calcolo di costruzione o di gestione di una centrale nucleare (ad uranio, torio o qualsiasi sia il materiale utilizzato) può provocale un incidente di gravità inaudita.
    Chernobyl e Fukushima sono due esempi che hanno fatto scuola ma ricerche effettuate in Francia hanno dimostrato che oltre i 2/3 delle centrali avevano avuto incidenti (di che rilevanza?Nessuno ce lo dirà mai)

    Ricerche tedesche rivelano che a distanza di 35 Km da una centrale nucleare aumenta la percentuale di aborti spontanei.
    Aumentano notoriamente i casi di leucemia infantile….. etc etc.

    Inoltre anche utilizzando il torio rimane, anche se in minor misura, il problema delle scorie. Ma insomma Giulio non sappiamo nemmeno dove dobbiamo buttare la plastica!!!

    Se anche la tua soluzione fosse la migliore dal punto di vista ambientale e/o economico noi uomini ma soprattutto noi Italiani non siamo pronti per la gestione di una cosa del genere.

    Molto meglio un brutto pannello solare sul tetto che, al massimo si rompe quando grandina e può essere sostituito.

  6. E’ stata pubblicata sul bollettino uffficiale della Regione Emilia Romagna la procedura di VIA per la realizzazione dell’impianto eolico sul monte Aserei a Nicelli.
    Se la procedura avrà esito positivo, sull’Aserei saranno posizionate 6 pale alte 150 mt. ciascuna oltre a quella esistente alta 60 mt.. Allora potremo veramente dire che con questi mostri sul territorio cambierà completamente il paesaggio incontaminato dell’Aserei trasformando la nostra montagna in una zona idustriale.
    Ormai è noto a tutti che l’eolico sul nostro appennino è una beffa, produce poca o neinte energia: il vento soffia mediamente attorno ai 3-5 mt. al sec., neppure sufficienti per l’avviamento di pale alte 150 mt.! e comunque mai sufficienti a garantire le 1800 ore di funzionamento annue richieste dalle linee Guida Regionali.
    Il sacrificio che il nostro territorio si appresta a subire, di sicuro non è ripagato dalla tanto richiamata pubblica utilità . Si tratta di uno scempio che sta per essere approvato alla velocità della luce, quasi a voler nascodere alla comunità ciò che sta avvenendo, per poi dire ” ma…. non si poteva decidere altrimenti”.

    Il progetto presentato presenta tantissime gravi irregolarità, copia incolla e attestazioni non rispondenti alla realtà, la speranza è che le autorità competenti, i funzionari pubblici ripsediscano al mittente un simile progetto privo anche dei requisiti minimi per poter essere definito tale: Un progetto che se realizzato non porterà turismo e non porterà nessuno sviluppo alla zona, ma solo un evidente degrado della montagna.

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