Gli uomini e la natura, gli uomini e la valtolla…

Gli uomini sono sensibili alla voce della natura, della madre terra; difficile incontrare qualcuno che non si professi convinto assertore del ritorno a maggiore “naturalità” nei nostri comportamenti…. tutti si sentono dei nostalgici, tutti mitizzano il selvaggio.

Perfino i disastrosi inquinatori della BP del golfo del Messico “cantano” le lodi alla natura, si scusano e promettono che pagheranno i danni….bella fatica!!

Come se con i soldi ci potessero ridare quello che per milioni di anni la natura ha creato in un intero subcontinente che ora è stato “sconvolto” permanentemente, per almeno centinaia di anni, dalla “furia dell’uomo”.

In poche parole  si vanta la tecnologia perfetta che l’uomo inventa per rovinarci ma ci si professa naturalisti, ecologisti, amanti della natura…dalla valtolla al… Texas, dalla val d’arda e le valli piacentine alla Cina.

Una bella contraddizione!

Per decine e decine di anni i nostri governanti hanno permesso che milioni di alberi fossero sradicati senza alcun criterio, che il paesaggio naturale e agrario  sconvolto ….. poi all’improvviso ci siamo ritrovati con alluvioni devastanti, con frane ciclopiche e allora ci siamo messi a gridare ” aiuto…aiuto…”

Il paesaggio agrario non organizzato, destrutturato per allargare a dismisura le città e i paesi non ha fatto altro che aumentare le nostre fragilità.

Proviamo a fare, per comprenderci meglio, un esercizio: il golfo del Messico con le sue “correnti del golfo”  lo consideriamo uno dei tetti della nostra casa come consideriamo tale le nostre montagne e il nostro paesaggio agrario.

Si può costruire una casa senza tetto? Certo che no!

Si può vivere in una casa con un tetto che “fa acqua”? Certo che no!

Allora non ci resta che riempire rapidamente  le pendici dei nostri monti di alberi ( le nostre migliori tegole), difendere il paesaggio agrario ( la nostra migliore copertura), i nostri monumenti e gli abitanti di questo meraviglioso globo; non ci resta che ritornare a miglior rispetto  della campagna, non ci resta che tornare a ripararci nel  grembo della nostra grande madre terra.

Non ci resta che riappropriarci delle nostre valli piacentine, della storia di Piacenza, della nostra cultura…..della nostra vita.

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