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Racconteremo la storia della Valtolla attraverso un viaggio un po’ reale e un po’ virtuale, andando alla ricerca delle tracce di quei tempi e della stagione fondante dell’abbazia di Tolla, del suo sviluppo e di quella dell’intera media e alta valle dell’Arda (progetto editoriale di S.E&F.F.)

In quel tempo lontano prima che i frati di Tolla  giungessero nell’alta valle dell’Arda e la storia iniziasse nuovamente a marciare per le colline e le montagne, la media e alta valle era il regno dei grandi spazi silenziosi, con pochi abitanti, con una boscaglia esuberante e con torrenti, e corsi d’acqua, senza regime. La decadenza  dell’Impero aveva corroso, lentamente, paesi, città, campagne al tempo fertili, templi antichi e chiese della nuova fede cristiana dell’intera valle del Po. Invasioni di popoli stranieri provenienti dal nord, da ovest o dall’est del continente europeo, spesso con intere famiglie al seguito, determinarono guerre continue seguite da predazioni, spoliazioni, distruzioni, usurpazioni e violenze anche contro inermi civili. E poi scorribande da parte di sbandati e mercenari, carestie tremende e pestilenze gravissime cancellarono definitivamente una civiltà che sembrava inattaccabile e destinata a durare ancora per tanto tempo. I risultati di questi avvenimenti che si susseguirono lungo un arco temporale plurisecolare furono devastanti e la socialità definitivamente sconvolta. Cumuli di macerie e rovine erano divenuti la visione corrente per tanti poveri derelitti che attendevano solamente il sopraggiungere della morte.  Il benessere era un lontano ricordo e la desolazione regnava ovunque. Era come se un uragano avesse afferrato questa terra feconda e ospitale e l’avesse scrollata ripetutamente al punto da farle perdere l’identità e le virtù. Erano lontani i tempi della raccolta dei fichi, delle olive, dell’uva e della mietitura del grano, lontani i tempi dei commerci e dei mercati, erano solo tempi bui, molto bui.

copia di mappa valtolla dal web
copia di mappa valtolla dal web

Questi e altri flagelli endemici stavano portando anche la valle dell’Arda nel baratro con il resto del territorio padano. In tale contesto presero corpo, come in ogni epoca buia, le leggende più paurose che l’uomo sapesse inventare. Agli antichi dei, alcuni buoni e altri temuti, si affiancarono prepotenti esseri infidi come orchi, streghe, maghi e i temutissimi folletti che si nascondevano nel folto della boscaglia e al momento opportuno…

Rovi, ortiche e cespugli invasero sentieri e crebbero liberamente e rigogliosamente nelle strade anche più rinomate al tempo. Gli animali selvatici tornarono a essere padroni incontrastati delle campagne e delle desolate strade paesane mentre nella boscaglia gli alberi non più governati produssero intrecci tali, e tanti ostacoli verso il cielo, che il sottobosco divenne un luogo ancor più oscuro, umido, regno del muschio e pericoloso per la vita dell’uomo. Gli alberi più rigogliosi elevarono le proprie braccia al cielo disegnando un panorama forestale impressionante e maestoso al tempo stesso.

Nel profondo del bosco, da tempo riservato alla vita di pochi superstiti umani di quella stirpe forte e gagliarda che per secoli, prima che giungessero i romani e i predatori “barbarici”, era stata padrona di tutti i luoghi delle valli  appenniniche occidentali e delle coste marine dalla regione Etruria ai Pirenei, ora regnava il silenzio, l’inquietante e assordante silenzio che precede l’incognito, lo sconosciuto…

A questi superstiti Liguri stavano , lentamente e sommessamente, affiancandosi gruppi di “sfollati” fuggiti da paesi, ville patrizie, borghi rurali razziati e devastati.

veleia: il giove ligure (reperto archeologico esposto nell'antiquarium)
Il giove ligure (reperto archeologico esposto nell’antiquarium di Veleia)

Gruppi di fuggiaschi coraggiosi che preferirono affrontare le insidie del bosco piuttosto che restare alla mercé dei nuovi invasori, del soldato sbandato, della violenza gratuita.

Era iniziata la lunga stagione del Medioevo che sarebbe durata oltre 10 secoli, più  di mille anni, al termine dei quali nulla sarebbe più stato come in precedenza.

Racconteremo quello che dovette succedere nella media e alta valle dell’Arda, la Valtolla,  a partire da questo periodo solo accennato. Lo faremo  attraverso un viaggio un po’ reale e un po’ virtuale, andando alla ricerca delle tracce di quei tempi e della stagione fondante dell’abbazia di Tolla, del suo sviluppo e di quella dell’intera media e alta valle.

Lo faremo utilizzando le poche fonti a disposizione, cercando di sopperire a tali mancanze con parole nostre, con intuizioni senza alcuna pretesa scientifica, cercando di non scostarci mai troppo dai fatti e da come questi si dovettero svolgere.

E’ evidente che in questo contesto localistico che stiamo esplorando anche i miti, o quelli presunti tali, possono contribuire al nostro scopo perché rappresentano l’unico collegamento con ciò che precedette gli stessi accadimenti che caratterizzarono il sorgere, lo svilupparsi e il consolidarsi della Giurisdizione Autonoma della Valtolla.

Dunque se la storia è  sicuramente cronologia e racconto, in presenza di scarse e insufficienti fonti archeologiche e documentali antiche, anche il mito può benissimo farne parte; senza scomodarlo non potremmo sicuramente scrivere molto…

Il nostro viaggio inizierà in questa che è la stagione più bella, alla fine di questo che è uno dei mesi migliori per viaggiare e osservare.

(1-continua- ©progetto editoriale di S.E&F.F.-2015)

 

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