Lugagnano: in quel bosco sacro si venerava…

Monte Giogo (lugagnano) visto da Mignano IMG_1058
Monte Giogo (lugagnano) visto da Mignano (clic per ingrandire)

UNA PREMESSA PER RAGIONARE

Sul toponimo Lugagnano si son spesi alcuni tra i migliori ricercatori di storia locale e nazionale ma il dubbio sull’autentica origine dello stesso resta; e sicuramente non posso competere a quei livelli.
Non mi resta pertanto che seguire un ragionamento diverso…

Lugagnano deve il suo nome ad un probabile bosco che taluni Celti considerarono sacro.
In tanti concordano sul fatto che la zona fosse frequentata e abitata anche dalla tribù degli Anani. Da Polibio impariamo infatti che “…gli Anani abitarono intorno a Piacenza…onde… debbonsi collocare tra il Tidone, o anzi tra la Trebbia, e il Taro…”. Poi le ragioni degli storici divergono circa la loro provenienza: provenienti dalla Francia o antico popolo italico?
Ma ora addentriamoci nel “racconto”…

IL BOSCO SACRO (il racconto)
Secondo le testimonianze di taluni cronisti medievali in quel luogo c’era un bosco eletto sacro dagli Anani, tribù celtica. Il racconto medievale, o se preferite la cronaca, ci spiega che un giorno uno dei condottieri di tale tribù si diresse con la giovane amata in quella che consideravano “l’incantevole valle dell’Hadra“, solcata da un tumultuoso fiume, ricoperta da lussuriose boscaglie che si estendevano dal Po al Monte Lama, scarsamente abitata, fortemente popolata da animali selvatici. Terreno di caccia tra i preferiti delle tribù Anane e Liguri che a quel tempo popolavano la zona.
Il piccolo corteo avanzava superando i numerosi ostacoli naturali della boscaglia alla ricerca di un angolo tranquillo dove trascorre momenti lieti.
Dopo aver percorso a cavallo e a piedi diverse miglia in direzione alto collinare, giunti sulla sponda destra dell’Hadra, la giovane amata espresse il desiderio di accamparsi per riposarsi del lungo e faticoso viaggio.
Il giovane condottiero, con la servitù al seguito, individuò un luogo rivierasco fatto di piccole radure susseguenti immerse nella grande boscaglia di cerri; frondosi e maestosi, alberi che i padri della tribù consideravano un dono degli dei, da rispettare e onorare.
Così mentre i servi erano intenti a predisporre il campo il giovane condottiero si allontanò per la caccia.
Attraversato il torrente, in quella stagione facilmente guadabile in più punti, percorse poche decine di metri e si imbatté in una meravigliosa radura circondata da possenti querce secolari, di altezza e dimensioni davvero ragguardevoli, che raramente si incontravano in quei luoghi.
Accanto al più maestoso degli alberi, tra due grandi pietre, sgorgava un piccolo ruscello al quale si abbeveravano i cervi e tutti gli animali del bosco…
Tornato in quei luoghi con la sua amata pensò alla sacralità dello stesso, al fato che gli aveva mostrato quel sentiero per raggiungere quel bosco.
“Guardo in lontananza e vedo dove sorgerà il mio nuovo villaggio, quello che abiterò con la mia famiglia, in pace con i fratelli cacciatori e agricoltori che abitano in queste parti, che coltivano il campo, producono il carbone per la fucina, raccolgono i frutti e li scambiano con il frumento, con la stoffa, con l’olio…e vorrei dal mio villaggio recarmi in quel bosco, con la grande quercia, con le alte fronde, dove interrogare l’oracolo…” . È così che dovettero andar le cose.
E quel bosco sorgeva sulla direttrice che attraversava l’intera Valdarda fittamente ricoperta da boscaglia, e risaliva fino al crinale per attraversare gli Appennini per raggiungere le regioni abitate dai Luni, nell’attuale Lunigiana, e altre popolazioni costiere tirreniche Liguri e Etrusche.
In quel bosco si venerava il dio Lug (il Mercurio dei Romani) che proteggeva i viandanti.
Il villaggio infatti era attraversato da una fitta rete di sentieri che raggiungevano il Po, i territori Insubri al nord della Valle del Po e la vicina cittadina di Veleia, fondata e presidiata dalla tribù dei Veleati.

IL PROLOGO
Non vi sono esplicite conferme ma ci piace pensare che a un certo punto della storia antica alcune famiglie di Celti Anani si siano unite con altre famiglie liguri locali e abbiano dato vita a quel piccolo villaggio di cacciatori e agricoltori ai margini di quel bosco sacro, in una radura poco distante, attraversata dal Rio Martino.
Ci piace pensare che queste tribù, vivendo “fianco a fianco”, abbiano finito per integrarsi tra di loro dando luogo a nuove famiglie multietniche, per le quali era necessario dissodare altri terreni, allevare altri maiali e implementare i commerci sfruttando la posizione favorevole tra la valle del Po e le terre appenniniche dei Liguri, degli Etruschi e dei Luni.
Ci piace pensare che quel villaggio primitivo fosse condotto da un uomo molto autorevole, saggio e pacifico, il quale, ogni volta che si rendeva necessario, conduceva gli anziani in quel bosco sacro per interrogare “l’oracolo” che portava con sé Bran, uccello sacro caro al dio Lug, considerato il nume della profezia, quello che suggeriva ai condottieri dove fondare un nuovo villaggio, un itinerario per nuovi commerci, ovvero quando compiere un’impresa ardimentosa e gloriosa, ecc…

E quell’oracolo deve aver consigliato per il meglio quel condottiero, e i suoi successori, se nel corso dei secoli quelle terre non furono mai completamente abbandonate e sia invece cresciuta e sviluppata una comunità ancor oggi presente e laboriosa…

Poche sono le tracce di quel bosco sacro ma tutto ci lascia pensare che in quel luogo sia iniziato “l’incontro” tra Celti e i Liguri Veleiati…

Tutto lascia pensare che per molti secoli in quel bosco si venerasse il dio Lug.

La civilizzazione pre-romana di Lugagnano e dell’intera Valdarda, e dintorni, è comunque  documentata da parecchi ritrovamenti archeologici.

La storia romanzata di Sergio Valtolla

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