La mitica corsa Castell’Arquato-Vernasca…e noi.

LA MITICA CORSA…E NOI.

(Sergio Efosi Valtolla, fotoamatore, escursionista e narratore)

Dopo cinquant’anni far rivivere certi ricordi non è facile, parlare della “Corsa” valdardese per antonomasia lo è ancor meno.

L’ultima gara vera e propria della Castell’Arquato-Vernasca risale infatti al 1972, la prima fu disputata nel 1953. Durò meno di vent’anni ma divenne famosissima e popolarissima, ma fu anche sfortunatissima con l’ultima gara funestata dal maltempo che costo un incidente al pilota favorito Lualdi che investi, in Lugagnano, alcuni spettatori ferendoli gravemente.

Bandini che guida la Fiat 1100 (archivio web CPAE Piacenza)

Un corsa in salita che si sviluppava per circa 9 km con un dislivello non proibitivo ma che conferiva una spettacolarità alla gara davvero unica, costringendo i piloti a guidare sugli stretti tornanti dell’ultimo tratto Lugagnano-Vernasca, dove si poteva far la differenza e puntare alla vittoria finale.

Il primo tratto dalla partenza fino a Lugagnano era praticamente in linea e percorso a gran velocità da abili piloti che non volevano perder tempo ma solamente rodare motore e gomme per affrontare la salita finale.

La corsa acquisì tale prestigio che arrivarono anche i concorrenti “famosi”. Per tutti ricordo Lorenzo Bandini che vinse nel 1956 con una Fiat 1100 prestata da un familiare. Il pilota divenne famosissimo a livello internazionale e approdò alla Ferrari. Morì in un tragico incidente in gara nel 1967 a Monaco, sempre con la Ferrari. Fu campione italiano assoluto dal 1963 al 1966 e vinse gare prestigiosissime (Daytona, Le Mans, Targa Florio, Gran Premio d’Austria, ecc…).

Il record assoluto di velocità su tracciato valdardese lo si deve a Noris su Porsche 908 con un media, per i tempi memorabile, di 125,72 km/h, nel 1971.

Tra i piloti che parteciparono e divennero famosi anche Andrea de Adamich e Arturo Merzario.

Noi ragazzi della Val d’Arda, ogni anno, ispezionavamo il tracciato in salita nel corso dei giorni che precedevano la gara, per cercare un punto di osservazione migliore per goderci lo spettacolo della saluta e ascoltare la musica di quei motori che ora farebbero sorridere, ma che ci facevano sognare…

Noi arrivavamo al mattino presto in motorino, lo nascondevamo in qualche carraia dei dintorni e ci andavamo a sistemare in posizione “strategica”, armati di panini, bibite, vino e plaid…(con gracchiante radiolina al seguito). Temporali o giornate assolatissime non ci fermavano di sicuro, a sera tornavano felici della nostra giornata che ci procurava argomenti di discussione per lunghissimi mesi.

Pochi soldi in tasca, tanto entusiasmo, le prime sigarette, le ragazze… la musica dei giradischi portatili, a volte una chitarra, sempre tanta allegria e spensieratezza giovanile…

Dal 1996 la gara è stata sostituita dalla Silver Flag che ripercorre lo stesso tragitto, con splendide auto d’epoca ristrutturate; una manifestazione che tuttavia “non è la gara storica”.  

 

 

 

 

 

Camminare nel mare enciclopedico della Val d’Arda…

(Sergio Efosi Valtolla, fotoamatore, escursionista e narratore)

UN PO’ DI RICORDI…

Anni fa, in una calda giornata del tardo autunno, avevo percorso l’area geologica del Rio Stramonte, un rio che scorre tra i calanchi che “spaccano” la terra tra Prato Ottesola e Diolo in Val Chiavenna (comprensorio amministrativo Val d’Arda), a due passi da Lugagnano Val d’Arda e Vigolo Marchese.

Quando giunsi da quelle parti, con il sole già un po’ basso alle mie spalle e sul fianco, il Rio non si udiva nemmeno scorrere, era solo nella mia immaginazione, ma l’area era da visitare, era una di quelle inserite nell’allora Riserva Geologica del Piacenziano. Per un’ora camminai guardandomi attorno, mentre le ombre si allungavano, trasformando la mia altezza in maniera grandiosa…

Non si trattò di una gran esperienza per cui decisi che prima o poi sarei tornato per traversare a piedi tutta quella costa bassa fino a raggiungere La Torricella.

Sono in molti a conoscere la zona per essere passati in auto sulla strada che congiunge Prato con Diolo, ma ancor più sono coloro che non hanno mai percorso quel sentiero.

Dopo aver camminato tra strade francigene, borghi antichi, Alpi e Appennini, dove ho ammirato panorami mozzafiato, cascate impetuose, fiumi e torrenti placidi sono tornato in Val Chiavenna per rivedere quei luoghi…

E sono tornato ancora in autunno, ma stavolta in buona compagnia.

Ho trovato un po’ più di abbandono, segnalazioni “scadenti”, i sentieri mi son sembrati meno battuti e il rumore del Rio ancora non l’ho sentito…

Tuttavia resta sempre un bel percorso che in autunno rende parecchio in termini paesaggistici con belle viste sui calanchi e sui vigneti.

COSA C’È DI BELLO…

Camminatori Valtolla al Rio Stramonte…

Un tempo lontanissimo il mare arrivava da queste parti e a testimoniarlo sono i fossili di cui sono ricche le rocce delle nostre colline del comprensorio valdardese.

In parecchi luoghi, tra Vigoleno, Castell’Arquato, Lugagnano e oltre…vi sono testimonianze di tante ere quasi fossimo alla presenza di una vera e propria “enciclopedia” della formazione dell’intero Appennino padano.

Se falesie, rocche naturali e calanchi sono testimonianza dirette delle ere remote, castelli, borghi antichi e vigneti lo sono della genialità dell’uomo locale che ha raccolto la sfida della falesia, elevando le sue opere con la terra combusta, il tufo, le pietre naturali e impiantando la “verità del vino” e della buona gastronomia.

Il monte Falcone, il monte Giogo, il monte Padova e il Rio Stamonte (quello di cui parlo sopra) sono pagine enciclopediche dove possiamo camminare, osservare, ammirare… i resti del fondo marino sconvolto dall’emersione delle terre dell’Appennino, la catena montuosa che non ha paragoni al mondo e che da queste parti si chiama “Piacenziano”.

Ora nuovamente siamo in pista per rendere tutto questo fruibile anche per altri escursionisti, alla nostra maniera con Furio, Franco, Fausto, Sergio e tanti amici.

Il percorso “a racchetta”, con partenza e arrivo alla Torricella o alla chiesa di Prato Ottesola (parcheggi), è facile e si snoda per circa 6,5 km per cui occorrono, camminando lentamente, poco più di 2 ore per l’intera escursione.

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La Torricella di Chiavenna Rocchetta (Lugagnano Val d'Arda)
La Torricella di Chiavenna Rocchetta (Lugagnano Val d’Arda)

 

La chiesa di Prato Ottesola (Lugagnano Val d’Arda)