Val d’Arda, un piano estivo per la ricreazione di tutti (fotoarticolo)…

VAL D’ARDA, UN PIANO ESTIVO PER LA RICREAZIONE DI TUTTI (fotoarticolo)…

(Sergio Efosi Valtolla, fotoamatore, escursionista e narratore)

Con il forzato rallentamento da virus è cresciuta la consapevolezza, tra le istituzioni, che gestire il tempo libero anche come momento “turistico” non rappresenti più un aspetto residuale dell’economia Piacentina.

Abbiamo voglia di libertà di movimento ma sappiamo bene che oltre certi limiti, per ora e per molti mesi ancora, non si potrà andare, per prudenza e per non dover rimpiangere i periodi di “confinamento casalingo”.

Ma l’estate, stagione delle ferie e del riposo, si avvicina e parecchi, molti più del solito, dicono gli esperti, resteranno a far “vacanza” in zone limitrofe alle loro residenze abituali e, in ogni caso, entro i confini nazionali.

Le ragioni sono le più disparate ma di sicuro pesano l’incertezza per il futuro, per il lavoro e la paura del contagio.

E poi ci sono le preoccupazioni per la scuola, per i propri affetti e per una serie di ragioni che non sto qui a ripetere, non ultimo le difficoltà economiche nella quale si verranno a trovare un numero crescente di famiglie. Un quadro non proprio confortante.

VAL D’ARDA

Vi è dunque la necessità di disegnare scenari nuovi in parecchi distretti della Val d’Arda, in quei luoghi dove un certo rilievo lo potrebbe assumere anche il settore turistico estivo.

Da parte degli amministratori locali di collina e montagna sembra prevalere un certo realismo e tanta buona volontà, legata alla necessità di comprendere meglio come mettere in pratica attività turistiche secondo questi nuovi scenari socio-economici appena accennati.

Gli esperti prefigurano un turismo definito “di prossimità”, ovvero con utenti provenienti dalle vicine aree cittadine e metropolitane; una tipologia che noi piacentini conosciamo bene, molto in voga fino alla fine degli anni settanta del secolo scorso e poi fortemente ridimensionatasi.

Che vi sia interesse da parte del pubblico per tale “varietà turistica” lo si comprende leggendo l’interessante articolo apparso sabato 9 maggio u.s. sul quotidiano “libertà” a firma F.Lunardini.

Si comprende tuttavia che di vere e proprie ricette non ve ne sono, che siamo all’avvio di una ri-progettazione del settore.

Il Sindaco di Morfasso, per fare un esempio, sembra essere parecchio realista quando afferma di essere consapevole delle difficoltà che stanno vivendo anche i nostri connazionali emigrati, anche loro alle prese con gli effetti nefasti del virus, che tradizionalmente durante l’estate “tornavano” per ritrovarsi con le loro famiglie d’origine, mettendo in moto un certo movimento turistico e commerciale locale. È legittima la sua preoccupazione e il suo modo di agire per assicurare una stagione turistica il più ottimale possibile.

Le manifestazioni popolari, culturali e ricreative, primaverili e estive, parecchio frequentare, con ogni probabilità dovranno svolgersi con modalità nuove, quando non rimandate al 2021.

ALLORA CHE FARE?

Concretamente una delle modalità turistiche da rispolverare, rivisitandola in chiave moderna, è la tipologia “villeggianti 2.0”; in voga nelle nostre colline e montagne fino a qualche decennio fa, quando intere famiglie passavano lunghi periodi estivi nelle case di famiglia, nelle seconde case e in quei pochi alberghi a conduzione familiare che erano disseminati nell’intero territorio alto collinare e montano.

Tuttavia attivare un sistema capace di attrarre “villeggianti 2.0” non è facile; anche perché, e non è secondario, il turismo si fa con i numeri, nel senso che alla fine conta quanto ha “marginato” ogni iniziativa.

Ciò detto, come può passare le sue giornate collinari e montane il “villeggiante 2.0”?

Qualcuno si porterà appresso la bici, qualcun altro camminerà, altri faranno attività sportive, ma molti, sicuramente la stragrande maggioranza, non farà alcuna pratica di questo tipo, preferendo attività meno impegnative e molto più leggere come oziare, riposarsi, frequentare qualche mercato locale, fare brevi passeggiate con altri familiari e così via. Per questi, che sono la stragrande maggioranza occorre pensare a qualcosa; occorre pensare a una “giornata tipo” del villeggiante.

LA GIORNATA TIPO DEL VILLEGGIANTE 2.0 E L’ESTATE DELLE GUIDE

L’animatore di paese, in epoca di villeggiatura nostrana accennata, era il presidente o un componente della Proloco locale ovvero un “mattatore” locale capace di aggregare e far divertire.

I tempi cambiano, le esigenze sono diverse ma la necessità di fare qualcosa durante le giornate di riposo feriali resta tale.

Che fare durante il giorno, che fare alla sera?

Sarà dunque possibile trasformare ancora una volta le piazze, o certi spazi “belli”, in luoghi di animazione e festa per grandi e bambini?

Cosa osta riverberare dalle nostre parti certe esperienze tipiche del “villaggio turistico”?

Per far questo occorrono, in primis, le disponibilità dei comuni, le autorizzazioni necessarie e il personale idoneo per questa tipologia di servizi, ovvero le guide turistiche e gli animatori.

Di conseguenza la giornata tipo potrebbe prevedere, per esempio:

  • Dalle 8 alle 9 (e dalle 20 alle 21) per due- tre giorni alla settimana, ginnastica per adulti e poi tutti liberi per far colazione alla terrazza del bar o per cenare… (la cosa si può anche fare in una corte agrituristica o in una piazza caratteristica, in accordo con un’agenzia, con i commercianti, con la proloco, con il comune, ecc…).
  • Dalle 7, per un paio di giorni alla settimana, pedalata assistita e non) di poche ore, con due percorsi diversi, con colazione o “ricreazione” in azienda agrituristica o trattoria locale.
  • Alle 8 escursione a piedi per piccoli gruppi, per un paio di giorni alla settimana, con percorsi diversi con colazione o “ricreazione” finale in azienda agrituristica o trattoria locale.
  • Alle 7, almeno una volta alla settimana, escursioni in Appennino per piccoli gruppi, con colazione al seguito o “ricreazione” in azienda agrituristica o trattoria locale.
  • alle 21,30, un paio di giorni alla settimana, nella piazzetta… proiezione oppure lettura, oppure musica con animazione, ecc…

E POI?

Rispettare le regole, per far sentir sicure le famiglie, progettare eventi piccoli e replicabili anche più volte in un giorno e per interi periodi (un po’ come si fa a teatro…), per favorire il massimo del godimento della ricettività, dello spettacolo, della ristorazione, della degustazione dei prodotti tipici e la bellezza delle valli piacentine.

Queste sono solamente idee di massima ma si po’ iniziare per gradi per un programma che deve risultare atteso… desiderato e molto accessibile.

Chi è capace di progettare concretamente questo?

Di sicuro, per attivare tutto ciò, occorre organizzazione vera, non improvvisata, perché sbagliare è decretare il fallimento delle iniziative medesime.

Chi organizza può essere, come accennato, l’agenzia, la proloco, il commerciante, lo stesso comune o un’associazione ma colui che accompagna, il dinamizzatore, l’animatore, la guida deve essere uno del mestiere.

Tutti i soggetti coinvolti devono essere rigorosamente, e facilmente, rintracciabili dai potenziali utenti e le attività prenotabili.

Il potenziale turista, o villeggiante 2.0, deve però poter anche fare attività indipendenti, auto organizzarsi per visitare, per camminare, andare in bici, ecc…

Il declino degli ultimi anni, in parecchi casi, ha spazzato via tanti servizi che avevano resistito per tanti anni ma molti altri, nel frattempo, sono cresciuti come la parte museale, ristorativa e alloggiativa.

Questo, unito alla gran capacità di mobilità dei cittadini, permetterà, almeno in parte, di sopperire alle mancanze di servizi tradizionali.

CONCLUSIONI…(SI FA PER DIRE).

L’Appennino e la collina piacentina presentano luoghi e ambienti con caratteristiche naturali e paesaggistiche veramente da invidia (come per esempio Castell’Arquato, certi piccoli borghi dell’alto Appennino, Vigoleno, l’intera alta Val Nure, Groppallo, Bobbio, il fiume Trebbia, le colline del Piacenziano e del vino doc, Veleia, la Val Tidone, il circuito dei Castelli del Ducato, ecc…) che potranno rivivere una buona stagione e ridar fiato al commercio locale, agli agriturismi, ai B&B e cosi via.

Serviranno, per questo, decisori locali che sappiano concentrarsi sui caratteri peculiari di questi territori per soddisfarne la conoscenza in termini ricreativi, naturalistici e culturali.

Dove per cultura si intende anche l’escursione, andare in bici, attrezzare aree camper, favorire la permanenza del negozio di alimentari dove acquistare pane, companatico e prodotti tipici e realizzare l’evento pubblico in maniera nuova e originale, ribadisco nuova e originale… per il villeggiante 2.0.

Ci sono operatori che sanno andare in tale direzione, senza vendere fumo?

Ci saranno le risorse pubbliche (e private) per attivare almeno qualche programma in Val d’Arda? l’Unione locale sta pensando a qualcosa?

La risposta non è facile  e neppure scontata ma se ne può parlare e si può fare, con pazienza e serietà.

Sicuramente, a questo punto, i distretti delle “Valli Piacentine” stanno sicuramente pensando o realizzando qualcosa tipo “Card” per favorire  i consumi locali, programmi per una “balneazione sicura” nei fiumi e nei torrenti, “animazioni” serali e diurne per i villeggianti e i loro familiari, “mercati speciali” estivi, “visite guidate”, ecc…

Ci sarà concorrenza tra le varie aree distrettuali con iniziative che si accavallano; tuttavia ci sarà anche chi non farà nulla (o non potrà perché senza risorse o competenze specifiche) aspettando che si presenti il villeggiante e si auto organizzi e cose del genere.

Le vere conclusioni sono pertanto rinviate a ottobre.

(©Riproduzione riservata E.S.)

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