Badia di Val di Tolla: quando comandava anche a Piacenza…

oratorio di san dalmazio 1pcREVISIONE 12-2017 2Badia di Val di Tolla: quando comandava anche a  Piacenza…* 

Sergio Efosi (fotoamatore, escursionista e narratore di storie)

Nel medioevo l’Abbazia di Val di Tolla (Alta val d’Arda-Piacenza) aveva importanti interessi a Piacenza, città romana ampiamente saccheggiata e decaduta dopo la fine dell’Impero; città che era  lentamente risorta a partire dalle dominazioni longobarda e poi franca. Continua a leggere “Badia di Val di Tolla: quando comandava anche a Piacenza…”

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Perché in montagna l’abbandono e il degrado diventano devastazione…

PERCHE IN MONTAGNA L’ABBANDONO… di Sergio Efosi

Recentemente il bravo giornalista Renato Passerini, del quotidiano on line “Il Piacenza”, ha pubblicato un interessante reportage su alcune situazioni di grave degrado della montagna bettolese, quella che confina con la nostra valtolla (alta Valdarda), che vi propongo di leggere.

In particolare mi ha colpito la condizione in cui versa l’ex preventorio, ex ospedale partigiano di Bramaiano. Una struttura pubblica  lasciata andare nella malora più completa.  Questo per far comprendere che la situazione di grave degrado che vive la nostra montagna è ben lungi dall’essere arrestata.  Ulteriori commenti sono superflui, giudicate voi stessi.

Clicca sul link per leggere l’articolo di Renato Passerini

MUSEO DIFFUSO DELL’ABBANDONO

L'ex preventorio di Bramaiano oggi - Passerini_IlPiacenza

Terme di Bacedasco, cronaca lieve di una speranza perduta …

ICONA VALDARDA HISTORY-3 (trascinato)LE TERME DI BACEDASCO, AL TERMI AD BAZASCdi Sergio Efosi
Qualche anno fa al Palio della Zobia di Fiorenzuola gli amici di Cortina di Alseno rappresentarono “al termi ad bazasc”, ovvero le Terme di Bacedasco.

Ironizzarono, e giustamente, su una promessa mancata. Continua a leggere “Terme di Bacedasco, cronaca lieve di una speranza perduta …”

Mezze maniche in brodo…and let it rain

MEZZE MANICHE IN BRODO AND LET IT RAIN…

 (di Sergio Efosi e Giulio Efosi*)

Mes manag in brod” also know as “Mezze maniche ripiene in brodo”

.

The typical Piacenza cuisine with the “Mezze maniche ripiene in brodo” of Capon or Hen and Beef (someone prefers eating them with Pork filling) reaches maximum levels that have crossed the provincial boundaries as in the case of “Pisarei e fasö” and the “Anolini in Brodo”.

 In this case, just like the “Anolini”, there is a variant with “Stracotto” and another one without it.

 Continua a leggere “Mezze maniche in brodo…and let it rain”

Mezze maniche in brodo e lascia che fuori piova …

mezze maniche ripiene in brodo alla valdardese

MEZZE MANICHE IN BRODO E LASCIA CHE FUORI PIOVA…(di Sergio Efosi*)

Mes mànag in brodmesi manghi in brod…

La tipicità della tradizione culinaria piacentina con le mezze maniche ripiene in brodo di cappone o gallina e manzo (qualcuno lo fa in terza con l’aggiunta del maiale) raggiunge i massimi livelli che sono andati ben oltre i confini provinciali com’è successo con celebri Pisarei e fasö e gli anolini in brodo (piatti che ho mangiato nell’alessandrino e nel parmense). Continua a leggere “Mezze maniche in brodo e lascia che fuori piova …”

L’anello del merluzzo, una divertente escursione …

2017-11-18-anello della polenta -1IMG_5993_HDRL’ANELLO DEL MERLUZZO, UNA DIVERTENTE ESCURSIONE (di Sergio Efosi)

Tra la Valdarda morfassina, la Valchero sommitale e la Valnure bettolese c’è una delle “piccole” vallate più spettacolari dell’Appennino piacentino; piccola valle che sembra un canyon frutto dell’erosione dei monti che la circondano avvenuta nel corso delle ere geologiche milionarie. Continua a leggere “L’anello del merluzzo, una divertente escursione …”

La piccola bella montagna della Valdarda

gli ultimi tre gradini della Rupe dei gradini-1
i “gradini” dei Liguri sulla Rocca dei Casali

LA PICCOLA BELLA MONTAGNA DELLA VALDARDA (di Sergio Efosi)
Una delle piccole montagne più belle della provincia di Piacenza e dell’Appennino nord occidentale è la Rocca dei Casali; piccola montagna che si affaccia sulle acque del torrente Arda, nell’angolo più orientale di Piacenza, nel comune di Morfasso, sul confine con Parma. Continua a leggere “La piccola bella montagna della Valdarda”

Walking in Morfasso, between amazing nature and history …

2017-10-28-morfasso la penna-1IMG_5472-ModificaWALKING IN MORFASSO, BETWEEN AMAZING NATURE AND HISTORY… (di Sergio e Giulio Efosi*)

Walking in Morfasso, between amazing nature and history

 woods, streams of water, long paths, ancient trees, stone houses, old fortresses, pastures, steep climbs are some of the main features of Val d’Arda in the territory of Morfasso.

2017-10-28-morfasso la penna-2IMG_5394An ideal pristine place for those who like sightseeing far from the polluted air of the big cities.

 When arriving in Mignano along the track that passes through the dam after some bends you reach the uphill to Morfasso whose nature is so astonishing that resemble an impressionist piece of art.

This is the first impression of Morfasso, a town in the mountains with a small and peaceful residential community, a vast territory surrounded by a large number of small ancient villages made up of stone houses.
A territory that includes a large chain of some of the most beautiful Apennine Mountains of the entire province of Piacenza like Carameto, Groppo di Gora, Castellaccio, Menegosa, Santa Franca, Mount Moria (famous for it Cross of signs at the Morfassina and Guttarello), the Pelizzone’s pass (which connects Morfasso with Bardi) and the vast plateau of Mount Lama.



2017-10-28-morfasso la penna 1-1IMG_5463_HDRMountains, apennine ridges and mountain pass are linked by an extensive well marked trails suitable for any type of excursion, like a simple walk or something more challenging.
These mountains also have peculiar geological features ranging from the “Ofiolite” of Mt. Menegosa to the “Diaspro” of Mt. Lama, where the great streams of Lubiana and Arda begin.
 

Also something very interesting is the local fauna.

2017-06-04-sentieri morfasso-1IMG_4216-ModificaIt is possible to see the famous Poiana flying in the skies and other small birds of prey. Occasionally the rest of the wildlife is spotted by locals.

The land of Morfasso is known for being a “land border”, a small province corner where once Brigands e Rebels sought for refuge and a stronghold against invaders of all ages.

Here it is the less known Appenine! Here it is Morfasso with it’s efficient minimal services: pharmacies, the bank, the post office, the small groceries, the restaurants, the taverns, the newsstand, the Green Cross and the Civil Protection.

Here it is the place where the famous Benedictine Abbey of Tolla is located, rose around the VII century (a contemporary of Bobbio’s San Colombano), during the dark ages when the wilderness ruled the valley.

That rediscovered abbey, emerged from the depths of earth, recalled people and founded countries and villages between Castell’Arquato and Morfasso.

It was the most epic achievement of Valdarda’s history.

You know… walking in Morfasso in it’s vast territory is like walking between the uncontaminated beauty and history.

Italian translation

*la traduzione inglese è di Giulio Efosi che si scusa per eventuali errori.

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La mia terra dov’è?

LA MIA TERRA DOV’È? (fotoarticolo* di Sergio Efosi)

2016-04- alto riglio-21Il mio nome è Sergio, sono da generazioni, forse da sempre, della regione padana.
I miei bisnonni paterni si sono conosciuti a Lusurasco di Alseno, dove lavoravano fin da ragazzi al servizio di qualche possidente locale.
L’uno proveniva dalla sponda lombarda del Po, dalla bassa pianura cremonese, l’altra da quella emiliana, dall’alta collina della Valdarda; e si stabilirono nei dintorni di Castell’Arquato a Case Arse e infine a San Lorenzo, dov’è nato mio nonno, il secondogenito della famiglia.
Mia bisnonna paterna rimase vedova a soli ventisei anni.
Mia nonna paterna era di Pallastrelli e i suoi avevano terre anche alla Crocetta; terre arquatesi con vocazione viticola fin dai tempi più antichi; terre percorse dal principio dai Ligustini-Liguri.
36115044816_2d1a958aaf_zPoi sono arrivati anche i Celti delle regioni lontane del nord, nord ovest dell’Europa, si sono stabiliti nel bacino del Po e tutto si è mescolato, anche nella nostra valle dell’Arda e nei suoi dintorni.
Qualcuno che s’intende di storia ha scritto che prima ancora nelle nostre terre più basse, vallive, c’erano le terramare; e gli uomini vivevano costruendo villaggi sulle palafitte accanto a torrenti, laghi e fiumi.
Infine sono arrivati i romani, altra storia, altra provenienza, altra mentalità, e han fondato la colonia di Piacenza; e a più riprese hanno iniziato una grande opera di centuriazione (e bonifica) dei terreni, realizzando grandi infrastrutture civili e militari.
Dopo molti secoli ancora, dopo Ligustini-Liguri, Celti e Romani, son giunti in successione i popoli del nord, nord-est, son giunti i Goti, i Longobardi, i Franchi e con loro una nuova era.
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Quando giunsero i Longobardi gran parte delle infrastrutture romane erano ormai abbandonate, quando non completamente devastate (compresa la Via Emilia, la consolare più importante del nord); e la popolazione superstite della lunga guerra gotica, delle frequenti e conseguenti epidemie e carestie, era ridotta al lumicino, al minimo quasi assoluto. L’agricoltura era distrutta e le terre delle valli e del piano invase dalle acque dei numerosi torrenti che scendevano verso il Po, con il bosco che nuovamente si era ripreso gran parte del territorio; e tutto divenne nuovamente boscaglia, a volte profonda e cupa. Poi iniziò una lenta ripresa, poi giunsero i frati civilizzatori e fondarono la grande Abbazia di Tolla…
Foto 04-08-12 22 20 39E il rapporto con l’Arda, da parte dei valligiani, non è mai venuto meno: amata, ampiamente percorsa e frequentata, maltrattata, depredata, e infine quasi del tutto asservita agli interessi, non sempre limpidi, dell’uomo.
Intere generazioni, a cominciare da mio nonno e mio padre, han percorso il torrente da una sponda all’altra, tra un “pozzone” e il tratto di scorrimento più veloce, tra le ghiaie e le siepi temporanee per cacciare e pescare o semplicemente per trascorrer qualche ora lieta lontana dalle faccende quotidiane del vivere e del sopravvivere di quei tempi difficili.
Ma mentre mio padre percorreva l’Arda anche per guadagnarsi il pane come ragazzo-garzone del carrettiere, trasportando sassi dalla Ca’ Matta (Castell’Arquato) a Cremona, compiendo due-tre volta alla settimana un lungo viaggio notturno, io mi divertivo a pescare e a far sfoggio di acrobazie in quelle estive, pulite, acque correnti; e quasi mai approdavo alla sponda sinistra, quella di S.Cassano. Restavo dalla mia parte che ora è un inguardabile discarica, regno di pongoni, tollini arrugginiti, plastica sporca e forse amianto.

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Il vizio dell’uomo moderno: inquinare (da Il Piacenza, quotidiano online)

La mia grande valle, quella del cuore, resta sempre quella dell’Arda, quella che al principio dovette essere un immenso acquitrino, dalla pianura alta fino al Po.
Quella valle che era grondante di sale marino e che i secoli han dilavato lasciandone tracce tra Bacedasco e Cstell’Arquato; e anche fino al monte, almeno fino a Salino di Morfasso.
La mia Valdarda è quella dove il filo della corrente, quello che governava il lento e sinuoso scorrere delle acque superficiali verso nord, che per secoli si spostava da una sponda all’altra, grattando terra e riva, ha finalmente creato un proprio alveo che ancora conserviamo…male.

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Nella mia valle le sagre erano l’occasione più importante per frequentare i paesi; e ricordo quelle di Santa Apollonia, di San Giuseppe, della Santa Croce e quella del luglio, quella del caldo, della fine della mietitura, quella che si festeggiava facendo qualche giro sul calcinculo, mangiando anolini in brodo, l’anatra arrosto e partecipando al ballo paesano.
Era il giorno in cui le ragazze si potevano corteggiare nella balera, alla luce del sole…ma senza esagerare.
Le sagre erano la costante da tanti secoli, uguali e diverse allo stesso tempo in tanti paesi della valle e del Paese; e quasi tutte scomparse e sostituite da improbabili fiere della paccottiglia e dello scherzetto.
Tuttavia non ho imparato a frullar nelle balere, nossignore sono rimasto un padano anomalo, di riva e di boscaglia; e mi piace andar dove cresce spontanea la robinia, dove c’è il castagno, il faggio e il ciliegio selvatico.

Questa è la terra per la quale racconto le mie storie, una terra dove son nato e vissuto, che vorrei ancor più bella e rispettata, più raccontata e celebrata, per ridarle quel prestigio che merita; per ridare voce agli antenati liguri e longobardi, i perdenti della storia che pure han lasciato tante tracce da scoprire e far conoscere, iniziando da Veleia e dall’Abbazia di Tolla…

La mia terra è quella di tanti di noi, come lo è la mia storia.

La mia terra è la Valle dell’Arda.

* le foto dell’articolo (salvo diversa indicazione) sono tratte dal repertorio di valdarda foto

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L’Arda raggiunge il Po…

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Camminare a Morfasso, tra bellezze naturali e storia.

Camminare a Morfasso, tra bellezze naturali e storia* (fotoarticolo di Sergio Efosi)

2017-10-28-morfasso la penna-1IMG_5472-ModificaBoschi, torrenti, piccoli ruscelli, lunghi sentieri, alberi secolari, vecchi casali in pietra, pascoli d’alta quota e ripide salite rocciose sono la caratteristica principale della naturalità dell’alto territorio appenninico della Valle dell’Arda, delle terre di Morfasso; terre dove camminare, senza fretta, osservando la bellezza della sua natura incontaminata, vero paradiso per chi ama la vita all’aperto, lontana dal traffico, dal rumore e dallo smog. Continua a leggere “Camminare a Morfasso, tra bellezze naturali e storia.”

Ospitiamo Christine, una pellegrina francigena dagli occhi chiari e dal sorriso dolce

IMG_7769Lunedì mattina 23 ottobre stavamo andando a Piacenza per le nostre faccende e Fausto* mi raccontava di aver “intercettato” sul web, il giorno appena precedente, una pellegrina francigena partita dal Belgio per raggiungere a piedi Roma.  Per quella serata di lunedì, proveniente da Pontenure, chiedeva a Fausto, se fosse possibile trovar ospitalità presso una famiglia o un ostello a Fiorenzuola . Continua a leggere “Ospitiamo Christine, una pellegrina francigena dagli occhi chiari e dal sorriso dolce”

Castell’Arquato: dal principio erano il mare e il volo degli uccelli …poi venne l’uomo.

Castell’Arquato:dal principio erano il mare e il volo degli uccelli… poi venne l’uomo¹. Di sergio efosi

Risalendo lentamente verso il borgo di Castell’Arquato seguendo la Via montana dei francigeni, quella dei “Monasteri Regi”, mi sovvien la storia più antica, quella del mare tra la falesia e le sue prime profondità, dove si ripararono le balene.

Quella storia dove i piccioni che volteggiano attorno alla maestosa Rocca Viscontea non son altro che la metamorfosi degli antichi gabbiani che si appoggiavano sulle guglie sporgenti della falesia e sugli scogli; e che in volo radente battevano il mare aperto, che si estendeva dove ora s’allarga la fertile pianura tra Castell’Arquato, Fiorenzuola e anche ben oltre, per avvistare lo scintillare argenteo dei pesci che si crogiolavano al tepore solare a fior d’acqua, tra luce e abissi, inconsapevoli prede degli aggressivi predatori.

Continua a leggere “Castell’Arquato: dal principio erano il mare e il volo degli uccelli …poi venne l’uomo.”

Valdarda: gran cru, escursionismo e turismo

VALDARDA: GRAN CRU, ESCURSIONISMO E TURISMO… di Sergio Efosi. 

Considerare la media Valdarda e Valnure, e zone limitrofe, con Carpaneto, Gropparello, Pontedell’Olio, Vigolzone, Castell’Arquato, Vernasca e Lugagnano  capitale del gusto piacentino forse è troppo; e anche senza forse perché, per il momento, non esistono le condizioni e neppure l’interesse per valorizzare tale “condizione”.

Continua a leggere “Valdarda: gran cru, escursionismo e turismo”

L’autunno dei colori in Valdarda tra monumenti, sentieri, boschi e buon cibo…

L’autunno dei colori in Valdarda tra monumenti, sentieri, boschi e buon cibo di Sergio Efosi.
La Valdarda, e l’Appennino in generale, sono il luogo ideale per trascorrere le mezze stagioni; e l’autunno è generalmente il tempo delle belle giornate, anche se non sempre soleggiate e sempre più fresche con il passar dei giorni. Continua a leggere “L’autunno dei colori in Valdarda tra monumenti, sentieri, boschi e buon cibo…”

Valdarda: quanti sentieri e Vie Francigene poco conosciute…

2016-10-15-santa-franca1-12016-10-15-santa-franca-1524-modificaValdarda: quanti sentieri e Vie Francigene poco conosciute… di Sergio Efosi.
I profumi dell’Appennino, i suoi panorami, un po’di movimento tra i sentieri nei grandi boschi di Castagno, di Faggio o di Roverella e poi l’Ofiolite, il Diaspro Rosso, i sassi, le salite e ancora le discese, i piccoli guadi torrentizi prima del riposo, una festa tra amici e di nuovo in giro a curiosare tra i panorami eccellenti della Valdarda, quella che incontriamo dopo Mignano. Continua a leggere “Valdarda: quanti sentieri e Vie Francigene poco conosciute…”