Morfasso: l’estate della cultura e del tempo libero rende omaggio alle opere dello scultore Marco Polledri (fotoarticolo)

2018-07-polledri-7DM4B8086Morfasso: l’estate della cultura e del tempo libero rende omaggio alle opere dello scultore Marco Polledri (di Sergio Efosi Valtolla: fotoamatore, blogger, escursionista e narratore)

Prosegue la partecipata estate morfassina (Valtolla) dedicata alla cultura e al tempo libero.

Sabato 28 luglio a Morfasso, presso la chiesa antica, è stata inaugurata la mostra del morfassino dott. Marco Polledri, medico specializzato in dermatologia, che nel suo tempo libero si dedica alla scultura del legno ricavandone opere d’arte di grande impatto emozionale.

Una gran folla ha partecipato all’inaugurazione della mostra che resterà aperta tutti i giorni dalle 17 alle 19 fino domenica 12 agosto.

2018-07-polledri-1DM4B7914La cerimonia inaugurale della mostra, introdotta da Gian Francesco Tiramani, è iniziata con il coro di Morfasso, diretto dal maestro G.Luigi Rigolli, al quale partecipa lo stesso scultore.

Alla presentazione erano presenti il Sindaco Paolo Calestani con la giunta e numerosi consiglieri e il Vicario diocesano don Vincini oltre a una gran folla di estimatori, di amici e di cittadini provenienti da Piacenza e dalle province limitrofe.

Al termine dell’evento i numerosissimi ospiti sono stati accolti per un aperitivo presso l’Osteria Zia Valentina.

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Pista ciclabile dal Po a Mignano? 

2018-05-diga giorno no-1IMG_0659-Pano-Modifica_FotorUna pista ciclabile dal Po al lago di Mignano, in alta Val d’Arda (di Sergio Efosi Valtolla, fotoamatore, blogger, escursionista e narratore).  

L’annuncio di un simile progetto è stato avanzato  nel recente convegno svoltosi il 23 luglio 2018 sul “muro” più famoso della Valdarda, nell’ambito del convegno “Ritorno al futuro”, promosso dal padrone di casa Consorzio di Bonifica di Piacenza. 2018-05-diga tracimazione-1DM4B0035-Pano-Modifica

Bell’idea, anzi bellissima. Questo progetto una volta portato a compimento porterebbe a un collegamento ciclabile, e dunque pedonale, dalla già esistente Ciclovia del Po all’Appennino della Valdarda. Un’idea per certi versi non nuova ma sempre molto attuale; un progetto nella testa di tutti gli appassionati di queste attività legate alla fruizione del tempo libero in maniera lenta e attenta a non guastare il territorio naturale, culturale e storico che la ciclovia attraversa.  

Un progetto simile e parziale, rispetto a quanto già detto, che unisse Castell’Arquato con Fiorenzuola e con Chiaravalle della Colomba era stato avanzato diversi anni fa. Forse qualcuno lo ricorda? Forse ne è stato realizzato un pezzo? Ma quando mai. 

Anche nel caso della nuova “meravigliosa” ciclovia che raggiungerebbe il nostro “muro” si tratta, è stato precisato, di ipotesi progettuali future. 

Per realizzare queste infrastrutture occorrono più permessi e carte bollate che non soldi.

Proprio per tal causa, per il lieve “movimento di denari”, rispetto al gran beneficio che ne scaturirebbe, temo che il progetto rimarrà tale per molti e molti anni ancora. 

Passato il momento dei riflettori e delle luci il “muro” sarà dimenticato dai politici e dalle Istituzioni regionali e nazionali?

Saranno ricordate le promesse, le idee avanzate oppure…

Io non entro nel merito di un progetto che non conosco, non pongo limiti alla bontà dell’idea che mi piacerebbe veder rapidamente realizzata in toto.

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Al convegno tante proposte, tanti annunci…molto interesse.

So bene quante sono le infrastrutture deboli, assenti o devastate in tutta la Valdarda che conosco; so bene che servirebbero strade più decenti e sicure ma so altrettanto bene che creare infrastrutture per la fruizione del tempo libero e del turismo è altrettanto utile e urgente.

Detto questo, preciso anche che non mi appassiona il “benaltrismo” (il servirebbe ben altro “bell’idea ma prima servirebbero altre cose. Dopo si penserà anche alla pista ciclabile…alla sentieristica, ecc..ecc.”.) 

Se non sull’agricoltura legata anche al presidio del territorio e sul turismo su cosa occorrerebbe puntare per dar un po’ d’ossigeno all’Appennino? Cosa dovremmo fare in montagna per evitare la sempre maggiore desertificazione umana? 

Il discorso è certamente complesso e meriterebbe più spazio ma questa è solo un’opinione sull’ipotesi della ciclovia sulla quale “mi piacerebbe poter essere presto smentito”…  

Ps: la diga di Mignano con l’ultima manutenzione e la realizzazione dei nuovi “sfioratori” ha elevato la sua capacità di oltre un milione  mezzo di metri cubi d’acqua. Un bel risultato.

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I canottieri della “Vittorino” in allenamento a Mignano
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La balena di Fornari e Carta “emersa” il giorno del convegno. (un legame tra arte e piacenziano, tra la balena fossile ritrovata in Valdarda e mar padano).

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Viaggio tra coste, città e paesi della Sicilia (un itinerario fatto a modo mio tra bellezza e contraddizioni…)

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Faraglioni di Scopello


Viaggio tra coste, città e paesi della Sicilia (un itinerario fatto a modo mio tra bellezza e contraddizioni…) di Sergio Efosi valtolla, fotoamatore, blogger, escursionista e narratore.  

La Sicilia, per me emiliano di Piacenza, è isola lontana, spesso dimenticata e maltrattata dalla sua classe dirigente e da quella nazionale ma veramente bellissima. Nulla, ma proprio nulla, potrà farmi cambiare opinione sulle coste, le città, i paesi e i monumenti che ho potuto apprezzare; non potranno le pessime strade e autostrade, il “rudo” sparpagliato ovunque, il gran disordine edilizio e qualche altra “lacuna” di troppo.
Ancora una volta sono sceso al sud, in queste terre approdo millenario per tutte le civiltà mediterranee che qui nell’Isola han lasciato tracce uniche. Ma si tratta di tracce ereditate, spesso messe a rischio da politiche territoriali scellerate contro un “ambiente” e un patrimonio storico-culturale che meriterebbe molto più rispetto.

Sono partito il 12 giugno, circa 5 settimane fa, mi son fermato sulla Costiera Amalfitana e a Tropea e, nel ritorno, a Paestum; per 27 giorni ho girato la Sicilia e alcune delle sue isole minori.
Il mare in Sicilia è bellissimo, blu a tratti turchese e trasparente, tuttavia in ventisette giorni di permanenza son stato solo quattro giorni in spiaggia…avevo altre curiosità.
Il resto del tempo l’ho trascorso tra costa, mare e prime colline ammirando tutto quello che mi è stato possibile da Taormina a Messina transitando per Siracusa, Noto, Ragusa Ibla, Agrigento, ecc…dalla punta estrema sud di Capo Passero fino a San Vito Lo Capo.
Son transitato per Palermo e per Cefalù e ho completato il periplo della Trinacria.
Ho percorso oltre 5500 km dei quali più di 3000 in Sicilia. A piedi ho visitato centri storici, percorso riserve naturali, grandi aree archeologiche e ho avuto contatti con siliciani eccellenti di ogni età e condizione sociale, dal contadino al pescatore, dal ristoratore al marinaio.

Nulla mi ha attratto come i colori, la luce, la storia, il cibo e il vino rosso di quest’isola.
Ricorderò per sempre la “Valle”¹ più bella, quella dove i Greci han lasciato capolavori unici.
Ricorderò l’eccellenza mondiale del barocco di Noto, Scicli, Modica, Ibla² e Ortigia³.
Indimenticabile resterà il ricordo della permanenza a San Vito Lo Capo, tra mare azzurro, alti monti e riserve naturali.
Le isole Egadi sono semplicemente strepitose, con un mare da incanto tra Favignana e Levanzo; e fantastica è stata la visita al centro di recupero delle grandi “Caretta Caretta”, vittime dell’uomo che ha lasciato troppa plastica in mare
Sono giunto a Palermo pieno di pregiudizi e timori e ho “scoperto” capolavori da commozione, tra umanità varia e “popolo” accogliente; e allora, pur con attenzione, tra umori e grida, tra colori e sapori, ho percorso i grandi mercati di Ballarò e della Vucciria fino all’approdo nella piazza della maestosa Cattedrale arabo-normanna che mi ha lasciato senza parole. Il giorno seguente mi son dedicato al Palazzo dei Normanni (Palazzo Reale) e la commozione è arrivata per davvero: sono entrato nella Cappella Palatina e davanti a me ci stava l’immagine di Cristo Pantocratore …wow che colpo al cuore, che bellezza, che attrazione.
Ricorderò i faraglioni di Scopello, il centro storico e la cattedrale di Cefalù, il gran sito archeologico di Selinunte, la naturale e unica Scala dei Turchi e la trascurata ma bellissima, e lontana dalle coste, Piazza Armerina.

E ricorderò quel primo piatto di “maccaruna” con sugo di pomodorini ciliegini Pachino, gustato con un calice di nero d’Avola (Pachino e Avola sono poco distanti da Noto) in quel ristorante di Marzamemi, piccolo villaggio di pescatori con un mare da invidia totale, compreso nella “Riserva” dei fenicotteri rosa di Vendicari.
Potrò forse dimenticare il buon pesce spada alla griglia, il tonno in crosta di sesamo, i gamberoni rossi di Mazara, le sardine di Sciacca, gli arancini (o le arancine) e quel “pane cunzato” che solo qui san fare come si deve? Potrò forse dimenticare i limoni e la granita con ghiaccio “grattato” e al gelso rosso, i gelati alle mandorle, le cassate e i cannoli?
E, per terminare il tour, potevo mancare un omaggio a Eolo?
Così mi son recato a Panarea e Stromboli (Arcipelago delle Isole Eolie), ho atteso la sera e la notte per godermi un tramonto da favola e lo sbuffo infuocato di Stromboli…emozione pura.
Son rientrato nel continente con l’ottima compagnia di Caronte e Tourist, ho ripercorso “le Calabrie” e sono approdato a Paestum.
Ancora uno spettacolo d’Italia.

¹) La Valle dei Templi;

²)Ragusa-Ibla;

³)Siracusa-Ortigia.

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tramonto eoliano
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paestum
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paestum, tempio di nettuno
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cattedrale di palermo
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tramonto a Panarea
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ingresso riserva dello zingaro
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paestum
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ballarò
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baia di panarea
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porto di Levanzo, isole egadi
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stromboli

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attesa a stromboli
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ballarò
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tramonto calabro
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cappella palatina
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agrigento
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agrigento
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capo milazzo

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noto
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agrigento
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ibla

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sciacca

La Rocca di Tropea, il contesto e i bronzi superstar..

2018-06-scilla e reggio-12DM4B1504La Rocca di Tropea, il contesto e i bronzi superstar…(un viaggio alla scoperta delle bellezze italiche-bozza). Di Sergio Efosi Valtolla, fotoamatore, blogger, escursionista e narratore .
Per troppo tempo, da troppo tempo lo Stato è assente. E quando parlo di Stato intendo tutto quello che è “pubblico”. Ora vi spiego perché.
Esco dall’autostrada dopo aver percorso centinaia di km dal nord, e decine di km finali nel rigoglioso e verdeggiante Parco del Pollino, e mi affaccio alla costa marina della zona di Vibo Valantia-Tropea restando stupefatto dal colore del mare, dalla luce, dall’ambiente e dal gran rumore dei flutti del mosso marino…(musica per le mie orecchie).
Un mare, visto dall’alta scogliera di un color turchese e blu da sogno. Poi mi avvicino e mi rendo conto che qualcosa non va. Strade disordinate, siepi che selvaggiamente invadono le strade rendendole pericolose, banchine inesistenti, gran disordine di cartelli segnaletici. Perché tutto questo? Perché questa violenza contro noi stessi, contro questa magnifica terra italiana?
In mezzo a tutto questo, dopo pochi km dall’uscita autostradale c’è la magnifica Tropea, con la sua “costa degli dei”, con un mare da favola. Un luogo, a metà giugno, con poca presenza, prezzi bassi e cibo semplicemente ottimo (e pure del buon vino).
Il centro storico non è più disordinato di altri centri antichi della nostra amabile penisoletta.
Un’ulteriore cosa accomuna nord e sud: strade sconnesse, una buona dose di “laissez faire”, pezzi di case aggiunti di recente a palazzi storici, rudo ovunque.
In pratica, qui come altrove: Stato dove sei? Ti fai vivo solo per riscuotere e poi lasci onori e oneri ai politici locali? E questi che fanno?
Continuo: scendo dalla rupe di Tropea a livello del mare, che confermo essere veramente un gran bel posto, e visito l’isola, simbolo della cittadina.
Qui l’azzurro del mare è vero, il turchese ti incanta e l’ambiente naturale, quando ha resistito agli assalti umani, è altrettanto bello. Da queste parti il mare non ha proprio niente a che fare con certi luoghi blasonati del nord dov’è “brodo”.

E quella rocciosa isoletta sulla quale i frati di Montecassino (?) han costruito quella piccola chiesetta dov’è custodita Santa Maria dell’Isola, incanta con le sue viste panoramiche a perdita d’occhio.
La rupe di Tropea vista da qui sembra un fortilizio difeso da alte mura costruire in più epoche.
Ieri, secondo giorno di presenza, pioveva e allora siamo andati a far un tour nella costa tirrenica, per visitare Scilla e Reggio Calabria percorrendo circa 100 km della Salerno Reggio Calabria (della quale parlo dopo).
Se vai forte non vedi nulla, se invece capisci il senso dell’infinita distesa di roccia della costa tirrenica la segui e la ammiri, ti fermi nelle piazzole di sosta, ti arrabbi o gioisci per tutto questo percorso antropizzato, tagliato nella roccia, dove già han “depositato” disordine e sporcizia.
Eppure è un’opera che a volte non deturpa, che si armonizza con la natura selvaggia.
A Scilla resistono il vecchio quartiere dei pescatori, il castello chiaramente da attrezzare un po’ di più e la bella chiesa matrice.
Mare sempre da sogno.
E poi arrivi a Reggio Calabria e attraversi periferie da schifo totale (anche qui poco diverse dall’uscita dell’autostrada di Piacenza!) fino a raggiungere un gran bel centro incastonato tra mare e museo archeologico nazionale.
Un museo da volare…con reperti antichi che non ti aspetti. Qui si viaggia nel tempo, tra l’età del bronzo, migliaia di anni prima della nascita di Cristo, le prime popolazioni calabre, la Magna Grecia e il medioevo. Poi accedi alla Sala dei Bronzi, si con la B maiuscola, da emozione allo stato puro e allora le strade dissestate, il rudo sparpagliato ovunque, il disordine li dimentichi e pensi come sia possibile che per ammirare tanta bellezza si debba accettare sto gran caos italico.
Questa è la Calabria tirrenica, ora prendo il traghetto e inizio il periplo della Sicilia dai luoghi greci al buon cibo, dal mare ai centri storici del barocco più bello del mondo…

LA SALERNO-REGGIO CALSBRIA, UNA BUONA SORPRESA.
Pochissimi cantieri, non più di quelli normalmente presenti dalle nostre parti, poche stazioni di servizio ma forse non ne servono altre, buon asfalto, si entra e si esce e non si paga.
Spero che la manutenzione ordinaria sia fatta bene e costantemente. Un’opera che serve per il turismo del sud, alla quale aggiungere una buona rete viabilistica per raggiungere agevolmente i paesi che l’autostrada attraversa (con i soldi stanziati per l’inutile ponte sullo stretto, si completino le infrastrutture viabilistiche da Salerno a Reggio, carentissime o del tutto inesistenti per uno sviluppo del turismo e dell’agricoltura in una delle zone più belle d’Italia).

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Al gir dal muron…*

gir dal muron-IMG_1246_Fotor copiaAl giro dal muron…*di Sergio Efosi Valtolla (fotoamatore, blogger, escursionista e narratore).
Sulle colline, lungo le dorsali che dividono Castell’Arquato da Vigolo Marchese, diversi sentieri si svolgono accanto o in piena immersione tra i vigneti, quelli famosi fin dal medioevo. Che passino accanto a vigneti che producono uve per il Gutturnio o per l’Ortrugo, o ancora per il bianco frizzantino Monterosso, essi consentono di scoprire paesaggi morbidi, sapientemente trasformati da secoli di lavoro dei vignaioli locali. Alla fine della camminata vien voglia di passare nell’osteria o nella cantina per sorseggiare, degustare i preziosi prodotti di quei vigneti con del companatico che qui, dolce o salato, non è certo di second’ordine.
Ma sabato mattina non mi aspettavo, o forse non son più abituato, all’incontro insolito.
Con il gruppo di amici della Valdarda di “basta na” ho percorso per l’ennesima volta qualcuno di questi sentieri. Dal piazzale dell’alto paese arquatese, quello fuori mura, siamo partiti lentamente in direzione del Cristo. Poi avanti ancora verso la parte più sommitale del morbido crinale fino al bivio per scendere, per la via più lunga di Montecucco, a Sabbionara per strade bianche, a tratti ampiamente ombreggiate fino a raggiungere questo piccolo agglomerato rurale alle porte di Vigolo, godendo delle viste più belle della Valchiavenna.
Nel ritorno del percorso ad anello, ecco l’incontro inaspettato, risalendo da Costa Negri, tra belle case rurali ristrutturate e da recuperare, vigneti e boschetti.
Proprio dove la lieve salita sta per terminare ecco apparire un gran esemplare di gelso rosso (muron russ) con i suoi rami pendenti e invadenti; e con frutti neri maturi e rossastri in via di maturazione.
Tanti, tanti, tanti e dolci, buoni con un gusto che avevo dimenticato. La mia predilezione, questo non lo avevo scordato, è sempre quella di far “mescita” tra frutti maturi e quelli leggermente rossi, in modo da esaltare il dolce ma senza esagerare.
Alla fine, in buona compagnia, abbiamo percorso poco più di 10 km, un giro breve, non stancante e pure gustoso. Insomma un gran “gir dal muron”. Il vino? Beh…quello c’era!

* da non confondere questo termine con “Muron”, con la iniziale maiuscola citato nella famosa frase “libar dal Muron” (e con i vari “approfondimenti” del vocabolario piacentino-italiano di G.Tammi).

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Castell’Arquato sistema la boschina, la fontana del duca e il torrione…

2016-05-28- castellarquato e cinta 1-0698Castell’Arquato, sistema la boschina, la fontana del duca e il torrione…di Sergio Efosi Valtolla (fotoamatore, blogger, escursionista e narratore).

Sono anni luce (si fa per dire) che non scrivo di politica locale e non voglio “mettermici” proprio ora. Tuttavia sono stato attratto da un titolo del nostro quotidiano “Libertà” che nei giorni scorsi, nella pagina di Fiorenzuola e Valdarda, recitava “Castellarquato, un piano da 550mila euro per i luoghi storici”. Ho letto l’articolo e, per quel che capisco (a volte son duro di comprendonio…), si tratta di progetti per sistemare il Torrione, le Fontane del Duca, “la boschina” con il “Parco delle Driadi” e con la scalinata che conduce dal Viale delle Rimembranze alla “Solata” a due passi dal castello.
Ribadisco: non entro nel merito delle scelte amministrative e auspico solo che siamo spesi bene, perché con 550mila euro si può far tanto, veramente tanto; il meglio possibile perché Castell’Arquato ne ha bisogno!
Castello è un Paese che deve “decidere”, o se preferite confermare, se vuol progredire anche con il turismo oppure no. Se la risposta fosse affermativa allora il borgo dovrebbe aver a cuore un simile intervento che coinvolge tanta parte della sua storia antica e più recente.
Lo dico così senza entrar nel merito perché non conosco i progetti e perché io amo il mio comune d’origine, al di la chi lo amministra temporaneamente. Certo vorrei sempre il meglio, vorrei un paese più “ordinato” e “pulito”, vorrei una gran organizzazione turistica con maggiori servizi, etc…

Quando penso a questo vecchio caro borgo vedo sempre “il bicchiere mezzo pieno” perché sono un inguaribile ottimista.
Mi illudo?
Forse…ma cosa volete che aggiunga!
Mi piace Castell’Arquato!

Ps: E l’Ostello? E  il “sistema” museale? E un progetto per la valorizzazione e per lo studio permanente della gran mole documentale arquatese? E un progetto per realizzare 150 km o più di sentieri escursionistici nel territorio? E un progetto di ciclabile tra il “Borgo” e “l’Abbazia di Chiaravalle”? Ma…i soldi e i finanziamenti per tutto questo? Ogni anno l’Italia “dimentica” di chiedere contributi alla Cee per diversi miliardi di Euro…

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la bacheca presso la cappelletta di santa franca

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©Valtolla’s blog è un progetto di…Sergio Efosi Valtolla (fotoamatore, blogger, escursionista e narratore).

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Lago di Mignano superstar…

2018-05-diga tracimazione-1DM4B0035-Pano-ModificaLago di Mignano superstar…di Sergio Efosi Valtolla (fotoamatore,  blogger, escursionista e narratore).
Ecco siam pronti…mancano una manciata di centimetri e la “tracimazione” sarà cosa fatta (chissà se quando pubblico il posta sarà cosa fatta!). Continua a leggere “Lago di Mignano superstar…”

Percorrere la Via Francigena emoziona!

Sergio Efosi Valtolla (fotoamatore, escursionista e narratore di storie)

L’esperienza a volte serve, tuttavia anche i più esperti possono restar sorpresi.

Percorrere, lo stiamo facendo in otto della Valdarda, la Via Francigena Toscana regala panorami e ambienti veramente “favolosi”. Attraversare le colline senesi fino a superare Radicofani è un’esperienza che consiglio a tutti, anche a coloro che non vogliono, o non possono, fare il tragitto a piedi. Provare una grande emozione dopo aver camminato per 7/8 ore, provarla ogni volta che la luce del mattino cambia il tono al panorama che s’incontra, non ha prezzo e viene registrata per sempre dal nostro cuore.

Abbiamo dormito negli ostelli, taluni ottimi, altri un po’ meno ma tutti accettabili. Abbiamo dormito poco, siamo partiti tra le 6 e 7 del mattino ma alle 5 nelle nostre camerate c’è già gran casino.

A volte in quelle ore “primaticce” sembriamo tutti, io per tutti, scaricatori di porto ma i nostri zaini non soffrono e neppure il morale del gruppo. Ora siamo entrati nel Lazio, lontani all’accento “toshano” ma distanti da quello romano. Qui siamo nell’antica terra della Tuscia con i suoi ambienti naturali e antropici differenti rispetto al senese; con tanta pastorizia e arboricoltura da frutto e da legname per il lavoro, con ottima viticoltura e tante produzioni agro-alimentari di pregio, si passa dal rosso toscano all’est est est, dalle crete senesi al tufo.

Tra nuvole e acquazzoni, sempre “schivati” per un pelo mentre camminavamo (per ora) siamo giunti alla nostra quinta tappa e si prosegue per la Tuscia alta per “doppiar” Bolsena del lago…(bozza).

Due giorni sulle tracce di una donna, una Santa donna…

sergio IMG_9969Sergio Efosi Valtolla (fotoamatore, escursionista e narratore di storie)

Due giorni sulle tracce di una donna, una Santa donna…ovvero come trascorrer due giorni di calda primavera sul monte Santa Franca tra cammini devozionali, commemorazioni, escursioni nella natura e nei monti dell’Appennino morfassino, fiori e natura meravigliosa con pic nic finale…

PREMESSA.
Quando decidemmo di inserire nel piccolo volumetto-guida “Sentieri di Morfasso”, due percorsi escursionistici dedicati alla visita dei luoghi della “Santa” nella parte sommitale della Valdarda, quella dell’Appennino più bello,  eravamo consapevoli che questi avrebbero rappresentato un incredibile punto di attrazione permanente per molti.
Due percorsi…ma anche uno solo (integrato) se avete voglia di spendere un po’ di energia; due percorsi con una sola meta sul monte Santa Franca al candido santuario con il suo “pratone” antistante, la fontana dei miracoli e quella gran boscaglia tutt’intorno. Luoghi della pace assoluta, della serenità a piene mani, del silenzio dei monti rotto dal lieve brusio del discorrer di gente sparpagliata nel pratone, con una lieve brezza che accarezza il viso.

CRONACA DELLA DUE GIORNI
Martedi sera, il 24 aprile, dopo aver risalito a piedi il monte, partendo dalla Montelana “storica”, e dopo la cena al sacco, è stata celebrata la Santa Messa da J. Laurant, segnando la giornata tra canti e preghiere nella notte fonda. E sul prato nella sera stellata del monte sono risuonate le voci di Ornella e Fausto, di Giuliana e Silvano, di Maria Luisa e di tutti gli amici che son saliti a piedi attraverso il tratturo nel bosco. Poi d’improvviso, una piacevole sorpresa, è arrivato Maurizio, un Don a molti di noi caro,  per un breve saluto.
E nel santuario i canti dell’attesa intonati dal “Dutur” hanno fatto crescere il desiderio che questa celebrazione abbia un seguito negli anni a venire. Così abbiamo celebrato alla vigilia del 25 aprile gli 800 anni dalla nascita in paradiso di Franca il 25 aprile 1218.
La Santa valdardese che ha donato a tutti noi amore, carità, altruismo, energia…
Così mercoledì 25 aprile siam tornati alla buon’ora a risalir quei monti.

Zaino in spalla, abbiamo percorso l’anello de La Penna fino alla gran croce sommitale che scruta nella valle di Groppoducale; e siamo tornati in quella Montelana ai piedi del monte dalla quale la sera prima eravamo saliti a Santa Franca.

Ma alla fonte del piccolo borgo abbiam preso il largo e abbiamo raggiunto l’altro percorso, quello segnato in bianco e giallo che sale da Morfasso e, pian piano, siamo giunti ancora nel pratone, quando c’era veramente tanta gente che “picnicava”.

Stanchi, ma non troppo, ci siamo riposati con salami, formaggio, buon pane, vino piacentino, un liquorino casereccio e l’immancabile caffè da campo.

Il pomeriggio è trascorso nel segno giusto, quello dell’amicizia.
E quella discesa finale tra i boschi per raggiungere Morfasso ci voleva per terminar al meglio la giornata e smaltire qualche bicchiere in più…
Ciao ragazzi che ancora non ho menzionato, ciao Gianfranco e Angelina, Furio e Rosanna, Marco, Carina, Silvia e Oscar. Ciao alla prossima.
Una due giorni tra i nostri monti verdi e fioriti, camminando sui sentieri dell’Appennino più bello.2018-04-due giorni a santa franca-1IMG_0065-Modifica

INFO GUIDA SENTIERI DI MORFASSO
La guida dei “Sentieri di Morfasso” è in vendita a Vernasca, a Lugagnano presso l’edicola di piazza e la cartoleria Franchi, a Carpaneto presso il negozio di belle arti la Gioconda, nel bar edicola di Fontana Fredda, nell’edicola-panetteria di Rustigazzo, nel bar di san Michele, nel negozio alimentari di San Michele, nel bar edicola Novus di Morfasso, nell’edicola di Fiorenzuola in via Liberazione…

È anche possibile chiederlo a Fausto Ferrari e a Sergio Efosi Valtolla, autori del volume (messaggio privato sui rispettivi profili Facebook).

Ps: nella guida il telefono corretto dell’Osteria Valtolla di Case Bonini è 0523/ 899196.

 

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COPERTINA SENTIERI

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L’alta Valdarda tra la biro e la “marassa”

COPERTINA SENTIERIdi Sergio Efosi Valtolla (fotoamatore, escursionista e narratore di storie).

La biro e la “marassa”: senza queste componenti, apparentemente opposte, non sarebbe stato possibile realizzare il progetto “Sentieri di Morfasso” che sabato 21 aprile 2018 verrà presentato nel municipio di Morfasso.

Quasi ducento km di sentieri tracciati, sistemati, segnalati, ripuliti, geolocalizzati e descritti in una guida turistica-escursionistica; la più importante mai scritta prima, sui sentieri di uno degli ultimi paradisi sconosciuti dell’Appennino piacentino.

Diciotto sentieri naturalistici, archeologici e culturali che collegano tutte le più importanti zone del morfassino e dei suoi dintorni.

Dieci bacheche segnaletiche posizionate nel capoluogo e negli antichi borghi montanari  di Morfasso per “aiutare” chi cammina.

Due anni di lieve attività, rispettosa della natura,  dove la “marassa” ha fatto il paio con la “biro” per consegnare la definitiva guida escursionistica e turistica agli appassionati della montagna della Valtolla.

E dalla marassa e dalla biro non è nata solamente la guida  “Sentieri di Morfasso” ma anche un sito internet “valdardatrekking.it” (in fase di implementazione, presto totalmente fruibile).

Ma più di tutti l’elemento caratterizzante l’intero progetto, fondamentale per la riuscita dell’intero ragionamento, è stato l‘amicizia; passione e amicizia per la montagna tra ragazze e ragazzi del gruppo di escursionisti della Valdarda e della Valtolla “…Basta nà” e “Via dei Monasteri Regi”.

E la strada prosegue, costante…mai rettilinea,  alla scoperta continua di nuovi percorsi, nuove bellezze naturali tra crinali ondulati, irte rocche e la storia dell’uomo della Valdarda e della Valtolla.

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COPERTINA SENTIERI

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Badia di Val di Tolla: quando comandava anche a Piacenza…

oratorio di san dalmazio 1pcREVISIONE 12-2017 2Badia di Val di Tolla: quando comandava anche a  Piacenza…* 

Sergio Efosi (fotoamatore, escursionista e narratore di storie)

Nel medioevo l’Abbazia di Val di Tolla (Alta val d’Arda-Piacenza) aveva importanti interessi a Piacenza, città romana ampiamente saccheggiata e decaduta dopo la fine dell’Impero; città che era  lentamente risorta a partire dalle dominazioni longobarda e poi franca. Continua a leggere “Badia di Val di Tolla: quando comandava anche a Piacenza…”

Perché in montagna l’abbandono e il degrado diventano devastazione…

PERCHE IN MONTAGNA L’ABBANDONO… di Sergio Efosi

Recentemente il bravo giornalista Renato Passerini, del quotidiano on line “Il Piacenza”, ha pubblicato un interessante reportage su alcune situazioni di grave degrado della montagna bettolese, quella che confina con la nostra valtolla (alta Valdarda), che vi propongo di leggere.

In particolare mi ha colpito la condizione in cui versa l’ex preventorio, ex ospedale partigiano di Bramaiano. Una struttura pubblica  lasciata andare nella malora più completa.  Questo per far comprendere che la situazione di grave degrado che vive la nostra montagna è ben lungi dall’essere arrestata.  Ulteriori commenti sono superflui, giudicate voi stessi.

Clicca sul link per leggere l’articolo di Renato Passerini

MUSEO DIFFUSO DELL’ABBANDONO

L'ex preventorio di Bramaiano oggi - Passerini_IlPiacenza

Terme di Bacedasco, cronaca lieve di una speranza perduta …

ICONA VALDARDA HISTORY-3 (trascinato)LE TERME DI BACEDASCO, AL TERMI AD BAZASCdi Sergio Efosi
Qualche anno fa al Palio della Zobia di Fiorenzuola gli amici di Cortina di Alseno rappresentarono “al termi ad bazasc”, ovvero le Terme di Bacedasco.

Ironizzarono, e giustamente, su una promessa mancata. Continua a leggere “Terme di Bacedasco, cronaca lieve di una speranza perduta …”

Mezze maniche in brodo…and let it rain

MEZZE MANICHE IN BRODO AND LET IT RAIN…

 (di Sergio Efosi e Giulio Efosi*)

Mes manag in brod” also know as “Mezze maniche ripiene in brodo”

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The typical Piacenza cuisine with the “Mezze maniche ripiene in brodo” of Capon or Hen and Beef (someone prefers eating them with Pork filling) reaches maximum levels that have crossed the provincial boundaries as in the case of “Pisarei e fasö” and the “Anolini in Brodo”.

 In this case, just like the “Anolini”, there is a variant with “Stracotto” and another one without it.

 Continua a leggere “Mezze maniche in brodo…and let it rain”

Mezze maniche in brodo e lascia che fuori piova …

mezze maniche ripiene in brodo alla valdardese

MEZZE MANICHE IN BRODO E LASCIA CHE FUORI PIOVA…(di Sergio Efosi*)

Mes mànag in brodmesi manghi in brod…

La tipicità della tradizione culinaria piacentina con le mezze maniche ripiene in brodo di cappone o gallina e manzo (qualcuno lo fa in terza con l’aggiunta del maiale) raggiunge i massimi livelli che sono andati ben oltre i confini provinciali com’è successo con celebri Pisarei e fasö e gli anolini in brodo (piatti che ho mangiato nell’alessandrino e nel parmense). Continua a leggere “Mezze maniche in brodo e lascia che fuori piova …”