La pietra delle mole, una breve escursione tra Valtolla e boscaglia (fotoarticolo)

2019-04-13-pietra della mole1-IMG_6141La pietra delle mole, una breve escursione tra Valtolla e boscaglia (fotoarticolo).                                    (di (sergio efosi valtolla, fotoamatore, escursionista e narratore)
Il primo documento che ne parla risale al 1400, il luogo è Castelletto nel comune di Vernasca, la zona è alto collinare, pre-appenninica a pochi km dalle cime più belle del crinale valdardese.
Di cosa parlo?
Della “Preda delle molle” ovvero della “Pietra delle mole”, una parete rocciosa occultata dalla boscaglia che protegge questa cava anomala.
Già, anomalo! Perché ci sono luoghi dove si estrae il prezioso granito, altri dove si taglia il perfetto marmo… e c’è Castelletto dove si “estraeva” la mola dell’officina o la macina per il frantoio.
2019-04-05-pietra delle mole1-IMG_5904Si fa presto a dire macina… si potrebbe pensare a quella per il frumento e invece no!
Questa di Castelletto era speciale, era, sostiene lo storico locale famoso, da frantoio per le olive. Il frutto coltivato in Val d’Arda e relativo comprensorio fino al 1800 circa (come riferisce il capitano, ancien “Touring Club”, Antonio Boccia nel suo “Viaggio ai monti di Piacenza del 1805”).
2019-04-13-pietra delle mole pinu1-IMG_5851Quel sassone, o se preferite quella verticale parete rocciosa piantata nella boscaglia, c’è ancora e riserva la sorpresa “delle impronte” del cavatore.
Le impronte della memoria, della fatica e una macina incompiuta per chiunque voglia rendere omaggio a quel lavoro così faticoso e prezioso al tempo.
La memoria del gesto, la fatica del martello e dello scalpello con il quale il cavatore-artista ha intriso la pietra con il suo sudore per il progresso… per la civiltà dei semplici, dei migliori.

E allora salendo lassù, seguendo il sentiero che si addentra nella boscaglia, potrete ammirare quel lavoro forse “dimenticato” e vi accorgerete che le orme del sassone sono intrise, oltre del sudore umano, anche e soprattutto di nobiltà vera.
La vostra piccola fatica vi condurrà nel silenzio della natura, di fronte a un vero monumento creato dal lavoro dell’uomo…
Qualcuno potrebbe chiamarla archeologia industriale, io la chiamerei civiltà dei contadini e degli operai.

Qualche altra nota

  1. L’escursione per la “Pietra”, la relativa tabellazione e la logistica sono state realizzate da Furio Ovali, Franco Sorenti, Fausto Ferrari e dal sottoscritto.
  2. Qualche anno fa un gruppo di escursionisti della Val d’Arda ha tracciato un “cammino devozionale” dedicato a Santa Franca, da Vitalta di Vernasca, luogo della sua nascita, al santuario elevato in suo onore sul monte Santa Franca di Morfasso. L’escursione alla “Preda delle molle” è qui, tra Castelletto antico e quello moderno, su quel Cammino.
  3. Il rilievo del tracciato con “Relive” è stato composto da Furio, le tabelle informative realizzate da Fausto, le carte escursionistiche da Franco e le foto da Pinuccio e Sergio.
  4. Per il tracciato escursionistico “relive”, rilevato da Furio,  clicca qui!

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La buona pizza celebrando la Vallongina…

2015-08-26-baroni-5470Appunti di viaggio di sergio efosi e fausto ferrari

Mentre il nostro tour eno-gastronomico nostrano in valtolla e dintorni, luogo dopo luogo genera il nostro racconto, si risvegliano le memorie.

E qui in Vallongina la memoria si eccita di più, eccita il pensiero della nostra gioventù (nota di sergio: quello di Fausto, il mio compagno di scorribande enogastronomiche), della trascorsa spensierata “freschezza” che con le colline viticole, i calanchi e l’acqua del torrente Ongina è come un narcotico per la mente. Un fluido eccitante  che scorre a valle, attraversa la pianura e poi si unisce al grande fiume.

Guidare da queste parti è come scivolare senza una ritmica precisa dove occorre solo qualche correzione del volante e un po’ d’attenzione …perché la Via che percorriamo e il pensiero sono più forti di noi.

Che lo prendiamo da valle o dal monte lo Stradone, che corre parallelo all’Ongina, non ci tradisce mai e ci lascia ammirare Bacedasco, terra del vino, fino a ben oltre i calanchi della Ciocca, della Riserva del Piacenziano, quasi fino a Vernasca passando per il “botteghino”, fino a superare gli alti colli prima di addentrarsi nell’Appennino Emiliano-Ligure.

Ma anche in senso contrario dopo aver attraversato la Via Emilia verso nord, lasciato lo Stradone e seguendo altre Vie, la Vallongina non tradisce le nostre aspettative. Ci conduce attraverso le terre percorse da san Bernardo di Chiaravalle, quello della Colomba e dei Cistercensi, spingendoci nel triangolo più geniale delle due confinanti province di Piacenza e di Parma, antiche terre ducali.2015-08-26-baroni-5456

Il triangolo del genio musicale, letterario e gastronomico per eccellenza, o meglio per le eccellenze che ci riserva.

Qui, tra Sant’Agata, Busseto e Roncole, visse e operò il “maestro”, quel Giuseppe Verdi mondiale che nato parmense, visse piacentino; e in questa “bassa” nebbiosa e umida, ma molto laboriosa, sorsero e si svilupparono dai tempi antichi, a dispetto della geografia moderna, un po’ sulla riva destra e un po’ su quella sinistra del torrente, il famoso formaggio grana e il Culatello, e quel genio di Guareschi scrisse i suoi capolavori letterari tra umori neorealistici, sapori della terra e passione civile.2015-08-26-baroni-5460

Ma è la nostra Santa che protegge tutto, quella Franca che per vocazione popolare dalla natia Vitalta, a due passi da Vernasca in Valtolla e dalle sorgenti dell’Ongina, raggiunse la sponda emiliana del grande fiume padano proprio dove il torrente si unisce con l’Arda e con il Po. A Santa Franca di Vidalenzo una bella chiesa e un grande bosco ricordano il suo lungo “cammino di pellegrina”, ambasciatrice del pensiero Divino e orgoglio di queste terre.

In Vallongina però questa serata di mezz’estate la trascorreremo, tra gli esaltanti colori del tramonto e dell’annottare valligiano, sul colle a Villa Baroni, proprio di fronte a Vernasca, alla pizzeria-ristorante da Rita e Maurizio, con forno a legna.

Il locale è condotto da Graziano, produttore in proprio anche di grani e vini, e di altro che ci piace tanto.

Ci aspettano amici buongustai che con noi vorrebbero apprezzare la pizza fatta con quei grani speciali che l’oste Graziano semina direttamente qui attorno, tra una riva, un vigneto e il falso piano di queste antiche contrade della Valtolla. E noi la pizza la preferiamo sottile e un po’ croccante, con pomodori, mozzarella di bufala campana, quella Dop, e basilico fresco ma anche bianca o con il prosciutto crudo e l’immancabile origano nostrano.

E così, oltre alla pizza, scopriamo queste “vetuste” varietà di grano tenero la cui farina, macinata a “preda”, è particolarmente adatta alla panificazione tradizionale con fermentazione acida. Scopriamo che il vecchio San Pastore come il Mentana, il San Giacomo e il Gentilrosso, abbandonati ovunque perché facili all’allettamento e/o poco produttivi e sensibili alla avversità climatiche, poveri ma non privi di glutine, altamente digeribili, qui rivivono antichi fasti e vengono appositamente selezionati e poi macinati per far parte della farina base per la pizza di Villa Baroni che in Vallongina-Valtolla è la più speciale; e gustata con del buon vino locale a fermentazione naturale ci soddisfa parecchio. Un vino, a scelta bianco o rosso, dai sapori inusuali non certo convenzionali, che ricorda quelli dei contadini del tempo che può  piacere o non, conquistare o essere rigettato ma sulla cui genuinità c’è da scommettere.

E poi c’è la torta secca casalinga con il Vin Santo…un abbinamento da favola.

Il conto, più che onesto, non si paga prima di aver celebrato la digestione con una “visciola” fatta in casa con quel gusto che forse abbiam dimenticato ma che ritroviamo con piacere ai Baroni nella cara valle dell’Ongina.2015-08-26-baroni-5465

Piacenza expo: nessun turista da queste parti!

Foto 15-07-12 19 39 38Nei giorni scorsi il quotidiano libertà pubblicava un lungo articolo di P.Soffientini dal titolo “Turismo solo andata per expo” dove venivano riportate le ammissioni di parziale fallimento  del progetto che prevedeva di portare un buon numero di turisti expo nella nostra provincia. Il referente del club di prodotto”terre francigene piacentine“, la speciale associazione di scopo fondata da confcommercio, coldiretti, confartigianato piacentini e altri soci  che gestisce i flussi da e per l’expo di Milano ammette che qualcosa non va. Continua a leggere “Piacenza expo: nessun turista da queste parti!”

La pietra liscia, l’acqua che puzza, la devozione per una Santa (fotoarticolo).

cammino di santa franca: dettaglio sulla pietra delle mole e sulla fontana dell'acqua puzza. Ora è possibile allungando il percorso di poche centinaia di metri tran situare in questi due nuovi luoghi.
cammino di santa franca: dettaglio sulla pietra delle mole e sulla fontana dell’acqua puzza. Ora è possibile allungando il percorso di poche centinaia di metri tran situare in questi due nuovi luoghi.

di Fausto Ferrari e Sergio Efosi

Pare che sia destino, per chi ci crede un chiaro segno: dov’è passata santa Franca l’acqua ha assunto proprietà speciali; e se non c’era è zampillata all’improvviso tra le nude rocce nascoste nel bosco.

Questo potrebbe essere l’elemento caratterizzante e unificante il percorso escursionistico-devozionale che è stato tracciato tra Vitalta (Vernasca) e il Santuario (Morfasso) a lei dedicato sul monte omonimo. Continua a leggere “La pietra liscia, l’acqua che puzza, la devozione per una Santa (fotoarticolo).”

VERNASCA VUOLE PIU’ VELOCITA’

Uno dei Comuni della valtolla, Vernasca, ha deciso di muoversi nella direzione dell’estensione della rete internet veloce.

Buona notizia, ottima notizia!

Il nostro blog lo sostiene da sempre: la banda larga che permette la connessione veloce per accedere ai servizi del Web 2 è, per la montagna (pardon..Vernasca è classificata alta collina..) un diritto!

il tunnel è lungo…..

Ma il comune sembra sia partito all’attacco e che voglia accelerare i tempi attraverso un progetto che prevede internet senza fili (frequenze radio?) in accordo con Enìa.

Le zone interessate sarebbero dunque, in primis, Trinità e Borla dove diversi imprenditori e cittadini avrebbe richiesto a gran voce aiuto al Comune che avrebbe risposto……procediamo!

L’interesse per questa questione (questi sono servizi che fanno sentire noi della valtolla nel mondo….) va nella direzione giusta e allora, vista la sensibilità,  una segnalazione : vi sono troppe zone dove la ricezione dei telefonini è di uno scadente impietoso……da anni e anni!

A Vezzolacca per fare un esempio, nell’ 80% del territorio, la ricezione dei telefonini è scadentissima, indecente e solo di tim.

Perché questa considerazione?… La buona…solo la buona (figuriamoci l’ ottima) ricezione con un telefonino consente, per esempio, di poter possedere uno smartphone di ultima generazione e “navigare ” a mezzo UMTS (detta anche 3G) senza alcun bisogno di un  computer.

Con un iphone o un blackberry (costo medio 550€) si naviga in internet esattamente come con il Pc, si gestiscono tutti gli account di posta elettronica che si vogliono ( noi ne possediamo 4), si scarica e si ascolta musica, si ricevono documenti in word e excel, si ricevono e si inviano foto in  buona  risoluzione, ……questi strumenti della moderna comunicazione sono dotati di modernissimi gps e…..tra l’altro possono gestire, in diretta, videochiamate, navigatori satellitari, servizi sociali…….e siamo solamente all’inizio di questa nuova frontiera dell’informazione e comunicazione globale che non può vedere ancora una volta la montagna ULTIMA!

Internet veloce e telefonia veloce sono parte importante della frontiera per far restare la gente, i giovani, chi lavora, chi ci invecchia, chi deve crescere…..

Noi gestiamo il blog in valtolla, dove ci riusciamo…dove c’è sufficiente ricezione, con iphone e, in tempo reale, inseriamo articoli e fotografie in qualsiasi blog…….Potremmo anche, con lo stesso strumento, gestire un quotidiano…..vi rendete conto della ” potenza del mezzo” ?

Ma i politici hanno paura della circolazione delle idee?

BAR DELLA CREATIVITA’

Non esiste in valtolla… in quella grande che arriva fino a Castello….un bar che possa definirsi ” bar delle creatività” secondo le linee espresse dal comune di Parma con lo scopo di ” dinamizzare” un quartiere a rischio degrado sociale.

Chiariamo subito che non è roba per la nostra età…salvo averne ” lo spirito”.

Stiamo parlando di un luogo grande che deve essere situato in un luogo….. grande….con parcheggi (i giovani si muovono in auto), abbastanza facile da raggiungere…….multidisciplinare……un luogo divertente dove poter passare serate ” belle”.

Un luogo ospitale, tecnologico, musicale, artistico, non convenzionale ……e alla larga dai genitori per esprimere la propria personalità ( banale ma è così….lo è sempre stato) e fare le proprie esperienze senza mamma e papà seduti nel tavolo accanto.

vi raccontiamo una serata tipo:

” Stasera siamo entrati al bar che erano le 10……già… in inverno è aperto il mercoledì, perchè si esisbiscono laboratori musicali; il venerdì, perchè c’è il ritrovo tra noi che restiamo e tutti quelli che tornano in valle dopo aver  passato la settimana altrove per studiare o a lavorare e il sabato….. perchè c’è la bandaliga…oppure i black bones….o forse passa da queste parti la rassegna dei cori da osteria.

Comunque stasera nella sala bar, al bancone, ci sono 6 ragazzi che bevono una birra, mangiano un panino e chiacchierano con il Beppe, seduti sui divani alcuni  ragazzi stanno leggendo un libro con davanti una tazza fumante…o del vino….da sotto, dalla taverna, provengono suoni di un gruppo che fa le prove….andremo a dare un occhiata….ci sono cinque ragazzi che armeggiano con strumenti musicali e seduti ai tavolini ragazze e ragazzi che commentano.

Di fianco al bar c’è la sala multimedia, il nostro posto preferito, con 7 mac nuovi di pacca con connessione wireless superveloce …fatta instalalre dalla provincia…gratuita…che goduria ! Stasera ci piazziamo davanti con un bicchiere di rosso e ci “googlelizziamo”,  cerchiamo notizie sugli states…per organizzare un viaggio con gli amici nel parco del gran canyion.

Qui veniamo anche a studiare con i nostri amici di Lugagnano proprio il mercoledì …ma stasera no! Abbiamo passato l’esame di storia e per una settimana ci riposiamo.

Nella sala multimedia vi sono 35 posti a sedere per leggere, giocare, proiettare le foto con gli amici, ascoltare le presentazioni di libri e, un sabato ogni due mesi, il nostro grande direttore artistico che ci invita all’ aperitivo delle 7 di sera per presentarci il programma dei successivi due mesi……a noi interessa la serata aperitivo gratuita…..ci si ritrova in un  casino……forse la prossima la faranno nella taverna.

Qui, nella sala multimedia, non c’è da far casino altrimenti il direttore artistico ti fa delle rogne -se fai casino vai di la nel bar…qui si è in contatto con il mondo-

Questo direttore artistico la sa lunga, è un simpaticone ed è pieno di idee.

Dimenticavo ……in estate qui c’è il popolo! ..Da maggio a Settembre  non chiude mai!….ti danno anche l’alcool test…non si sa mai!..”

Ovviamente sono solamente spunti, idee…ma prima o poi si smetterà di parlare di problematiche giovanili per fare? …smetteranno le istituzioni di fare convegni e passarenno al fare? Sono cinquant’anni che si ripetono sempre le stesse cose: povera montagna…poverini i giovani….ci sono solo vecchi……la montagna muore….non si può fare nulla….e via di questo passo.

Basta….noi aspettiamo che chi amministra faccia, aiuti a fare, si metta a disposizione….non a parole  ma con ” opere”.



IL BOSCO MISTERIOSO…..

L’ARTICOLO COMPLETO SUL BLOG FEDERATO  ” http://www.comunitas.wordpress.com”

poi …..aperto il blog cercate: il bosco misterioso di castello ( pubblicato il 16 novembre 2009).

 

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IL BOSCO DI SANTA FRANCA…… BOSCO MISTERIOSO.

Il più bel bosco del territorio comunale Arquatese.

Circa 50 ettari di bosco misto ceduo/alto fusto……  ovvero 650 pertiche di mistero.

La fortuna ha voluto che tutta l’area (o quasi) sia diventata di proprietà delle terme di Bacedasco da 40 anni circa  e questi non siano riusciti a fare nessun piano urbanistico.

CHE VERA FORTUNA!

Le terme citate, nel loro progetto originario,  lo avevano interamente recintato e ne avevano fatto un oasi di animali…uno specie di zoo.

Fino a pochi anni orsono il recito ha ” tenuto ” ma ora siamo allo sfascio totale.

la vecchia società termale qualche abbattimento di alberi lo aveva fatto (per fortuna limitatatamente), la strada carraia che lo attraversa (da San Lorenzo a Martani) era stata allargata, la fontanella di Santa Franca distrutta ma, ciò nonostante,  soprattutto la sponda sinistra del rio Santa Franca vede il grande bosco praticamente intatto.
Le uniche due case coloniche, esistenti nell’area, sono crollate e sommerse dalla vegetazione (questo, di contro,  è stato un danno).

I sentieri misteriosi

Tutta la zona, ora, si presenta molto impervia…..ma percorsa da alcuni sentieri.

Sentieri tracciati dagli animali…molti dei quali non hanno nulla a che vedere con gli originali.

Perchè questa puntualizzazione? Perchè i sentieri in questo bosco (come in  gran parte dei boschi e foreste) si sono formati secondo una certa logica……la logica del servizio che dovevano rendere, delle zone circostanti con le quali si dovevano collegare, delle proprietà private, dei punti dove si potevano abbeverare gli animali da lavoro (compreso l’uomo), dei campi esistenti tra un bosco e l’altro, ecc….

Ora questa logica (la memoria) è stata cancellata e già si è prodotto un danno.

Perchè il fascino misterioso di questo bosco erano anche le sue ” stradine interne”…quella che dalla carraia principale saliva alla casa di Vërzei, poi proseguiva aggirando il suo bosco, arrivava nella seconda casa del luogo, raggiungeva in discesa, costeggiando al bosc ad giaron, il piccolo rigagnolo affluente del rio Santa Franca.

Da qui, in una zona buia (versante sera) costeggiava in risalita, verso sud, il rigagnolo stesso dove erano ben presenti rocce antiche e sorgenti e sbucava in una altura di terra rossastra, quasi fosse un corcevia, per immergersi in uno dei bosci più belli.

Qui tutto era ” umido”, muschio, acqua, rane, rospi, tronchi a marcire, canaloni scivolosi sovrastati da giganteschi castagni.

Giusto per farvi comprendere!

Di questi antichi sentieri ve n’erano almeno 5/6 straordinariamente ” antichi”, misterosi che creavano un atmosfera unica al bosco di santa Franca.

Non ci meraviglieremmo se scoprissimo che la Santa che ha dato il nome a tale complesso boscato non avesse scelto il luogo perchè così misterioso, così ” eremitico”.

Tutta l’ area si vede abbastanza distintamente percorrendo la strada panoramica che da San Lorenzo raggiunge Monterosso poichè, in pratica, il bosco si trova nella valle a cavaliere tra Monterosso e Martani in quel di San Lorenzo..
Vedrete: si tratta di una vasta area interamente boscata non attraversata da alcuna strada, un area selvaggia, rifugio di animali, con sorgenti d’ acqua, piccoli rii e canyon misterosi.
L’ atmosfera è ancora di quelle bucoliche…antiche….misteriose.
Boschi di grandi alberi di castagno da frutto, assieme a zone di querceto assegnano grande pregio all’area.
L’antico sentiero sterrato che lo attraversa da San Lorenzo a Martani, costeggiando il rio Santa Franca, incontra nel cuore del bosco, un piccolo antico oratorio ristrutturato dai volontari pochi anni or sono.
Qui la Santa si sarebbe fermata con le sue pecore cercando acqua per abbeverarle.
Non trovandola, con le mani, scavò nella roccia e iniziò a sgorgare acqua, tanta buona e fresca acqua.
I contadini del posto sistemarono la nuova sorgente con una piccola costruzione in pietra tufacea, mattoni e sassi locali.
Negli anni seguenti la parrocchia di San Lorenzo eresse un oratorio in onore alla Santa e ogni anno, dalla chiesa, si muoveva una processione che raggiungeva il luogo, dove convergevano anche i parrocchiani di Martani e Bacedasco.
Si celebrava una funzione religiosa e, sui piccoli prati circostanti, si consumava una frugale merenda.

…….omissis……….

Il bosco Santa Franca è certamente una area di pregio naturalistico oltre che paesaggistico.…….omissis…….

Cosa aspettiamo a valorizzarlo!

TURISMO E BUFALE

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BIANCO & NERO...O COLORI?

Articolo scritto per la federazione dei blog   valtolla/ comunitas.

Il testo intero lo trovate sul blog valdarda comunitas  blog; URL:http://comunitas.wordpress.com

Da tanto tempo andiamo dicendo che il turismo in un solo paese non  “ porta a casa “ nulla.

Stamani apprendiamo da fonti ufficiose che i due comuni di Castell’Arquato e Lugagnano val d’Arda starebbero pensando di collaborare proprio su tali tematiche.

La notizia, per sé, è di quelle epocali per la vallata……talmente tanto che ci sembra  una “ bufala”.

Le potenzialità inespresse dei due comuni sono talmente evidenti che questa notizia potrebbe essere il motivo conduttore per aprire un dibattito sulla reale portata di una simile opportunità per l’intera vallata.

Innanzitutto una domanda: perché non allargare la questione a Vernasca e Morfasso? Comuni viciniori e con grandi potenzialità, a loro volta, inespresse?

Ora limitiamoci ai nuovi ipotetici alleati arquatesi e lugagnanesi.

L’agenda del lavori potrebbe essere la seguente:

  1. 1- la gestione della riserva geologica del piacenziano e la relativa definizione della querelle sul delfino milionario;
  2. 2- un programma di valorizzazione della vitivinicoltura e la gastronomia locale a fini turistici;
  3. 3- un programma per il collegamento dei due siti eccellenti di Veleja e Castell’Arquato.

Abbiamo volutamente limitato i punti a tre per evitare di scrivere un trattato ( anche se il tema lo meriterebbe).

continua …..sul sito ” valdarda comunitas blog ”  …..


AL PONTE DI CASE ARSE…….c’è il diavolo!

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LA NEBBIA, IL DIAVOLO CHE SI MUOVE ?

ripreso dal blog federato ” valdarda comunitas blog ” che lo ha publicato il 9 novembre 2009  http://comunitas.wordpress.com

Quando la provinciale  Salsediana, quella che collega Castell’ Arquato con Salsomaggiore, non esisteva  la strada era totalmente diversa.
Non era asfaltata e si chiamava la strada dell’Agola (la strè d’ lagula), era bianca ( cioè non asfaltata), la sua carreggiata metà di quella attuale con, ai lati, una rigogliosa siepe di acacia e altre essenze selavatiche varie.
Partiva dalla Madonnina, un mistadello votivo che lambiva da vicino,  attraversava San Lorenzo e le Caselle dopo aver superato l’incrocio per Lusurasco e Cortina e giungeva ad Alseno.
Alla madonnina non c’era nulla: niente distributore, niente macello, niente case, niente di niente!
Una rigogliosa siepe di acacia, biancospino, rovi e salici  la ” ornava ” per tutto il tragitto e, da poco prima di San Lorenzo, la strada era affiancata da un canale della bonifica che portava acqua per l’irrigazione.
Le piante erano preziose e garantivano, ai viandanti e agli animali domestici,  un riparo dal sole cocente dei mesi estivi.
La strada era percorsa da poche automobili, molti cavalli, qualche trattore e tanta gente a piedi e in bicicletta.
I campi intorno erano coltivati a pomodoro, frumento, erba medica, melica e barbabietole.
Le siepi erano numerose e, praticamente, ogni campo ne era circondato.

Era uno spettacolo verde!………ma……
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La stretta strada seguiva rigorosamente il livello del terreno per cui era un gran saliscendi, curve alternate a rettilinei e sempre piante, ai lati, piante e siepi…..
La strada presentava due punti molto suggestivi: quello iniziale vicino a Case Arse e quello delle tre cascate, dopo l’Agola, passato San Lorenzo e prima dell’incrocio con Lusurasco..
Ma a Case Arse…c’era anche il ponte…al pont ad casèrs.
Qui la strada era leggermente in salita, quel tanto che non permetteva di vedere oltre, attraversava il ponticello e discendeva per poi proseguire verso San Lorenzo.
Il ponte era stretto, con due muretti bassi laterali, e permetteva di superare il rio che scendeva dal monte rosso lambendo Case Arse. Era un punto con vegetazione rigogliosa.
Le due arcate del ponticello  ( o forse era una più lunga….amnesia) erano Legate da una catena che quando tirava il vento……sbatteva emanando un tetro cigolio.
Ma se non c’era il vento….chi le faceva muovere e cigolare quelle catene nelle serate serene dell’estate o nelle nebbiose serate dell’inverno?
A San Lorenzo dicevano che lì sotto vi abitasse il diavolo.
Quel diavolo in ” guerra ” con il loro prete che lo aveva scacciato dal Castellaccio.
Quel prete che lo esorcizzava e che nelle serate di grave temporale, con i chierici celebrava messa, suonando le campane fino a mezzanotte per ricacciarlo dal paese.
Quel diavolo che voleva vendicarsi facendo dispetti agli abitanti del paesino…che con i suoi ” folletti” spaventava a morte  i malcapitati che erano costretti a transitare verso sera o con il buio.
Poi hanno abbattuto il ponticello, spianato la strada allargandola e rendendola transitabile per auto e camion….

BANDA LARGA & TASCHE VUOTE.

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IN MONTAGNA CADONO SEMPRE LE FOGLIE ? SEMPRE!

I Paesi del mondo, quelli evoluti come NOI, si sforzano di realizzare un ” diritto ” per i cittadini: poter aver accesso alle nuove tecnologie informatiche a cominciare dai servizi internet veloci.

Noi sosteniamo da sempre che in montagna e nelle zone più disagiate dovrebbe essere un diritto come lo sono i servizi postali, l’arrivo dei quotidiani e dei giornali, la guardia medica, la scuola….

Bardi, non tanto lontano da noi, ne ha fatto un eccellenza e poi un premio internazionale e, nel frattempo, ha cablato il territorio con la ” banda larga” ..cioè ha dato a tuti la possibilità di avere accesso ai servizi internet veloci a prezzi assolutamente competitivi per lavorare, per studiare, per essere informati, per telefonare, per attrarre turismo.

Difficile vivere senza televisore, senza frigorifero, senza telefono…difficile per un giovane vivere isolato…difficile per una persona “attiva” e “vivace culturalmente” vivere senza poter accedere alla finestra sul mondo.

Internet veloce porta nuovo lavoro! lavoro pulito poco impattante sul territorio.

Certi lavori si possono fare anche in montagna… basta essere collegati al mondo; Bisognerebbe pensare di premiare chi, utilizzando tecnologie pulite, crea lavoro in montagna e collina. Aiutare chi resta per fare il falegname, il viticoltore, l’allevatore, il coltivatore…..ma anche questi avrebbero bisogno dei collegamenti veloci con il mondo.

In campagna elettorale, tutti ..ma proprio tutti, avevano promesso che avrebbero fatto questo iniziando dalle zone remote del Paese…dalla montagna.

Adesso pare che la questione sia così: erano previsti 850 milioni nella legge finanziaria ma sono stati depennati con la promessa che li rimetteranno ( in vista della prossima campagna elettorale?)….e intanto la Finlandia ha deciso che la banda larga, essendo un diritto per rendere i cittadini uguali, sarà portata anche negli angoli più remoti del paese.  Italia- Finlandia 0-1…….speriamo nella partita di ritorno.

Avete capito? I cittadini devono essere UGUALI.…. dalla città di Piacenza a Teruzzi. Perchè si è giovani o ” vivaci ” allo stesso modo e pertanto…..

Tagliamo costi inutili della politica o amministrazioni inefficienti ma non quello che serve: pensioni, dissesto idreologico, istruzione, ricerca, tecnologie, innovazione, promozione, infrastrutture….e tante cose utili perchè, le cose inutili…. basterebbe iniziare a tagliarle e basta.

 

TURISMO VERO….. ? …COMMENTO DI PAOLO M.

Publichiamo un interessante commento di Paolo M. al post ” TURISMO VERO ( in media e alta valdarda/valtolla) ?” del 05 novembre 2009.

Qualche riflessione personale da commentare sulla riorganizzazione turistica del territorio.

Per operare nel migliore dei modi nel campo della promozione turistica è necessario poter contare su parecchi elementi:

1) Infrastrutture adeguate

2) Un progetto che tenda a valorizzare tutto il territorio

3) Personale qualificato e preparato

4) Una buona capacità organizzativa

1) Infrastrutture adeguate.Un paese che punta sul turismo per lo sviluppo economico e sociale del suo territorio deve organizzarsi in maniera adeguata per potersi promuovere efficacemente.

Per sviluppare una strategia commerciale efficace è necessario poter contare su infrastrutture all’altezza delle ambizioni. Un ufficio turistico attrezzato, organizzato, moderno ed efficiente gestito da elementi dinamici e motivati che conoscono bene il territorio.

Ritengo che sia indispensabile avere all’interno della struttura un “responsabile commerciale” che possa coordinare e stimolare le persone che fanno parte dell’organizzazione. Per quanto si voglia pensare al turismo in termini poetici, alla fine resta sempre un prodotto da vendere e di solito chi fa la fortuna delle aziende sono i suoi venditori.

Per riuscire ad accogliere un tipo di turismo più eterogeneo è necessario disporre di strumenti tali da soddisfare ogni possibile richiesta. Parlo di strutture alberghiere, Hotel, Bed&Breakfast, Guest House, Agriturismi, Ostelli, Locande, Albergo Diffuso, Case Affitto, ecc. La possibilità di offrire il maggior numero di soluzioni possibili favorirebbe l’arrivo di un turismo più massiccio.

Personalmente ritengo di fondamentale importanza per l’economia locale riuscire ad offrire al turista l’opportunità di vivere il territorio in maniera più profonda, lasciandosi coinvolgere dalle emozioni che sanno offrire le nostre vallate.

Sarà importante offrirgli una serie di suggerimenti e proposte che lo spingano a fermarsi più a lungo sul territorio contribuendo a creare nuove opportunità di lavoro in tutte le stagioni.

Il turismo domenicale è importante ma porta con se una ricchezza che è distribuita tra pochi commercianti e non contribuisce a creare nuovi posti di lavoro.

Il piccolo artigiano o il giovane che decide di intraprendere una nuova attività deve poter contare su un movimento che garantisca il successo della sua impresa, un laboratorio artigianale o il piccolo negozio non possono campare lavorando un giorno la settimana tempo permettendo.

Altro discorso importante è quello della viabilità, una migliore gestione del traffico, dei servizi di assistenza e trasporto per offrire al turista migliori collegamenti e una completa fruibilità di tutto il territorio. Altro elemento necessario per l’accoglienza sono i parcheggi. Parlo di aree attrezzate per Camper a prezzi adeguati e parcheggi per i turisti in occasione di eventi di particolare richiamo.

Il potenziamento delle aree di sosta, contribuirebbe ad alleviare i disagi per quella parte di popolazione non coinvolta a livello lavorativo e meno disposta tollerare il disturbo.

2) Un progetto che tenda a valorizzare tutto il territorio. Collaborando spesso con associazioni di volontariato, mi rendo conto che la passione spesso fa perdere di vista quelli che devono essere i veri obiettivi.

L’errore di molte amministrazioni comunali e delle stesse associazioni, ovviamente toccherebbe alle prime occuparsi dello sviluppo del territorio, è quello di avere una visione troppo limitata della questione turismo. Il rischio che si corre è quello di sprecare energie, risorse o eventuali finanziamenti inseguendo sterili individualismi.

Posso capire che la tentazione di valorizzare il proprio territorio sia molto forte, ma la conseguenza di una mancata strategia comune è che limitandosi ad organizzare improvvisate “feste paesane” si favorisce solo il tipo di turismo “mordi e fuggi”, con qualche domenica di affollamento e giorni feriali di una tristezza infinita.

La festa del “chisolino” mi sta benissimo e non intendo certo dimenticare o boicottare tradizioni secolari, credo che questi eventi popolari si debbano considerare come un mezzo per finanziare le associazioni e coinvolgere la popolazione in attività sociali importanti come momento di aggregazione.

Ritengo che chi si occupa di turismo a livello professionale, debba compiere altre scelte. E’ necessario compiere un salto di qualità, fare scelte strategiche ed avviare collaborazioni in termini di sinergie e promozioni comuni, con aziende locali, agenzie viaggi, associazioni culturali operanti in vari settori, comuni vicini e di altre regioni, università interessate a quello che offre il nostro territorio e imprenditori pronti ad investire.

3) Personale qualificato e preparato. Il personale deve essere parte attiva nella gestione del lavoro, ritengo indispensabile a questo proposito l’acquisizione di elementi “pensanti” e non di semplici impiegati, capaci di distribuire diligentemente cataloghi ma non di proporre idee e di stimolare il turista.

Le persone “diligenti e affidabili” servono sempre, ma per riuscire a compiere un “salto di qualità” servono altre capacità. Considero a questo proposito “fondamentale” la presenza di una o più persone con esperienza commerciale, in grado di insegnare a “vendere”, stimolare il gruppo e proporre con continuità idee e progetti.

Come preparazione professionale, naturalmente sono indispensabili una discreta cultura e una buona predisposizione ad imparare le lingue straniere, a questo proposito consiglierei di organizzare corsi di lingue per tutto il personale coinvolto e per tutti gli operatori commerciali del paese interessati.

Per la selezione del personale, terrei conto anche della passione e dell’impegno che i candidati hanno dimostrato nel corso degli anni a livello di volontariato, premiando chi ha saputo dimostrare una buona predisposizione al lavoro di gruppo, operando con profitto per garantire nuovi sbocchi commerciali offrendo gratuitamente la propria collaborazione per dare un aiuto concreto allo sviluppo economico e sociale del paese. Queste persone, hanno il pregio di aver potuto maturare un’esperienza importante a livello organizzativo nel settore della promozione turistica e sono riuscite a produrre una rete di contatti e collaborazioni indispensabili per organizzare eventi di richiamo.

La presenza di personale gradito alle associazioni di volontariato può contribuire a creare le condizioni migliori per una proficua collaborazione.

4) Una buona capacità organizzativa. Ogni azienda che si rispetti, deve il suo successo ad una buona struttura organizzativa e alla migliore gestione delle risorse a disposizione. Ruoli chiari, personale impiegato in compiti dove può dare il meglio di se, possibilità di proporre idee e suggerimenti atti a migliorare la qualità del lavoro.

Utilizzo di strumenti moderni, più efficaci e meno costosi, tutti gli uffici e i musei devono essere in grado di autofinanziarsi almeno in parte attraverso iniziative di vendita, promozione e ricerca clienti. Chi gestisce un museo deve, coordinato dall’ufficio turistico sviluppare contatti con potenziali visitatori, appassionati, associazioni, acquisire nominativi e contattarli in occasione di eventi significativi.

E questo solo per cominciare….

COMMENTO

l’amico Paolo termina con la frase….e questo solo per cominciare….quindi attendiamo altre sue considerazioni.

Ha idee molto valide, molto buon senso e dimostra grande preparazione culturale e politica.

Siamo sintonia con gran parte delle sue idee!

Informiamo l’amico Paolo che il blog ha raggiunto una media di 60 contatti al giorno con punte di 110. Il suo precedente commento, che abbiamo trasformato in articolo, ha avuto un sacco di lettori. Per un picolo blog locale non potevamo sperare di meglio.

A presto!


IL PONTE DEL DIAVOLO ….. a castello…

ripreso  dal blog federato ” valdarda comunitas ” e …..commentato


Quando la provinciale  Salsediana, quella che collega Castell’ Arquato con Salsomaggiore, non esisteva  la strada era totalmente diversa.
Non era asfaltata e si chiamava la strada dell’Agola (….la strè d’ lagula…), era bianca ( cioè non asfaltata), la sua carreggiata metà di quella attuale con, ai lati, una rigogliosa siepe di acacie e altre essenze selavatiche varie.
Partiva dalla Madonnina, un mistadello votivo che lambiva da vicino,  attraversava San Lorenzo e le Caselle dopo aver superato l’incrocio per Lusurasco e Cortina e giungeva ad Alseno.
Alla madonnina non c’era nulla: niente distributore, niente macello, niente case, niente di niente!
Una rigogliosa siepe di acacie, biancospino, rovi e salici  la ” ornava ” per tutto il tragitto e, da poco prima di San Lorenzo, la strada era affiancata da un canale della bonifica che portava acqua per l’irrigazione.
Le piante erano preziose e garantivano, ai viandanti e agli animali domestici,  un riparo dal sole cocente dei mesi estivi.
La strada era percorsa da poche automobili, molti cavalli, qualche trattore e tanta gente a piedi e in bicicletta.
I campi intorno erano coltivati a pomodoro, frumento, erba medica, melica e barbabietole.
Le siepi erano numerose e, praticamente, ogni campo ne era circondato.
Era uno spettacolo verde!………ma……
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La stretta strada seguiva rigorosamente il livello del terreno per cui era un gran saliscendi, curve alternate a rettilinei e sempre piante, ai lati, piante e siepi…..
La strada presentava due punti molto suggestivi: quello iniziale vicino a Case Arse e quello delle tre cascate, dopo l’Agola, passato San Lorenzo e prima dell’incrocio con Lusurasco..
Ma a Case Arse…c’era anche il ponte…al pont ad casèrs.
Qui la strada era leggermente in salita, quel tanto che non permetteva di vedere oltre, attraversava il ponticello e discendeva per poi proseguire verso San Lorenzo.
Il ponte era stretto, con due muretti bassi laterali, e permetteva di superare il rio che scendeva dal monte rosso lambendo Case Arse. Era un punto con vegetazione rigogliosa.
Le due arcate del ponticello  ( o forse era una più lunga….amnesia) erano Legate da una catena che quando tirava il vento……sbatteva emanando un tetro cigolio.
Ma se non c’era il vento….chi le faceva muovere e cigolare quelle catene nelle serate serene dell’estate o nelle nebbiose serate dell’inverno?
A San Lorenzo dicevano che lì sotto vi abitasse il diavolo.
Quel diavolo in ” guerra ” con il loro prete che lo aveva scacciato dal Castellaccio.
Quel prete che lo esorcizzava e che nelle serate di grave temporale, con i chierici celebrava messa, suonando le camapane fino a mezzanotte per ricacciarlo dal paese.
Quel diavolo che voleva vendicarsi facendo dispetti agli abitanti del paesino…che con i suoi ” folletti” spaventava a morte  i malcapitati che erano costretti a transitare verso sera o con il buio.
Poi hanno abbattuto il ponticello, spianato la strada allargandola e rendendola transitabile per auto e camion….

IL POLITECNICO A CASTELLO

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CASTELLO elaborazzione valtolla's blog

Per due giorni il borgo alto di Castell’arquato (oggi e domani 9 e 10 Novembre 2009) sarà oggetto di studio degli studenti universitari della facoltà di architettura del politecnico di Milano.

Si tratta di un workshop della durata di due giorni durante il quale si “perlustreranno” gli angoli del paese antico alla ricerca di ispirazioni relative al tema della luce: naturale, artificiale, notturna, giornaliera.

I risultati, con ogni probabilità, verranno organizzati in una mostra.

Nell’Italia da abitare dunque anche Castell’arquato! Si tratta di un promo fantastico per il paese e per l’intera vallata.

Il “nostro” gioiello valorizzato anche a livello di studi e ricerche di alto livello…bene!…molto bene!

 

PIANO STRADALE PROVINCIALE

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( foto da flickr ) I CAVALLI...NON INQUINANO!

Ecco ci risiamo! Si torna a parlare delle strade provinciali/regionali.

Anche nella nostra provincia riemergono le solite contraddizioni ( politicamente trsversali ).

Tra le maggiori, a nostro avviso, vi è quella che riguarda la ” pedemontana ” …la fantomatica pedemontana della quale si parla dagli anni 70.

Di che si tratta? In breve di raddrizzare qualche tortuosa strada ai piedi della collina ( e quindi dovrebbe essere denominata ” pedecollina”), unendo i nuovi scampoli di strada ottenuta con le circonvallazioni realizzate e realizzande e poco più. Una ” strada ” che, tortuosamente, correrebbe, in alcuni tratti a ridosso dalla via Emilia.

Utile forse in Valtidone e nella  prima Valtrebbia ma abbastanza inutile in valdarda!

Anzi….assolutamente inutile da Carpaneto ad Alseno a meno che non si voglia fare un lungo nuovo tratto da Vigolo Marchese che, con nuovi ponti vari, potrebbe sbucare a Lusurasco attraversata l’ Arda  per proseguire verso Cortina sbucando a Castelnuovo Fogliani.

Sarebbe talmente assurdo!

La pedemontana risolverebbe il problema del traffico persante da e per Lugagnano/ impianti industriali? NO!

Allora dove sta la priorità! Perchè destinare tanti soldi per fare un qualcosa che non è strettamente necessario?

Ci sembra una storia simile a quella del Ponte sullo stretto.

Il centro sinistra non lo vuole perchè prima vi sono cose più importanti da realizzare …e giù con elenchi…priorità, nuove idee  ( le ferrovie in Sicilia….la Salerno….Il dissessto ….l’ambiente…la mafia…) e invece qui, in Emilia, non importa se non si sono risolti i problemi di Castell’arquato/ Lugagnano, non importa se Vigoleno sta franando, non importa se le altre provinciali della valle sono paurose….no qui bisogna fare la pedemontana e basta! Ma qui il centro sinistra locale non dice mai nulla? Mai?

Poi ci sono le proposte del tunnel tra Bacedasco basso e Lugagnano che eviterebbe 1000 transiti di mezzi pesanti in Castell’Arqauto ma costa troppo, non piace a Bacedasco ( forse a Vigoleno si!) e le risorse disponibili sono concentrate sulla pedemontana….non è, quindi tale opera, una priorità.

Ne riparleremo.

TURISMO VERO ( in media e alta valdarda/valtolla) ?

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PROMO TURISTICA PER LA VALTOLLA

Per poter elaborare un progetto turistico locale ( cosa che non fa per noi ) occorre una ricognizione sulla situazione della zona o del comprensorio oggetto di tale progetto.
Si raccolgono le idee locali, si ascoltano le voci degli operatori, si monitorano le iniziative in atto, si mappano le risorse e si procede.
Ma occorre anche valutare, per evitare di fare cose inutili, se vi sono, le condizioni affinché un progetto si possa realizzare.
Occorre, per esempio, verificare:
1.    Se vi sono gli ambienti adatti a ricevere turisti o visitatori turistici;
2.    Se tali potenziali “ clienti” potranno essere ospitati tanto per un pranzo quanto per un pernottamento;
3.    Se il comprensorio presenta “ eccellenze “ sulle quali puntare;
4.    Se vi sono altri servizi e infrastrutture adeguate ( farmacie, negozi alimentari, officine di soccorso, strade efficienti, servizi bancari e/o postali, copertura dei servizi di telefonia, ecc….).

I siti sui quali puntare, sicuramente, non mancano.
Castell’Arquato, Veleja e il Parco Provinciale in primis.
Poi una serie, non meno importante, di attrattive minori:  il battistero e la chiesa di Vigolo Marchese, l’antica pieve di Vernasca, l’antica chiesa di Castelletto, l’oratorio di Mignano….solo per citarne alcuni.
Neppure gli “ostacoli “  o le criticità mancano.
Queste sono altrettanto importanti quanto le risorse elencate.
Nel cuore del comprensorio, nel bel mezzo della valle, vi sono 3 mega impianti “ produttivi “ o di servizio fortemente impattanti con il territorio ( concentrati tra Lugagnano valdarda e Mignano):
ex RDB, ex UNICEM e diga di Mignano.
La rete stradale principale è veramente carente soprattutto nelle zone alte della valle.
Carentissime le strade provinciali zonali.

Grosse problematiche concernenti la possibilità di pranzare o cenare non ve ne sono ma se volessimo fare un approfondimento, di contro,  sulla situazione ricettiva ci troveremmo di fronte a gravi limiti già partendo da Castell’Arquato.
In tutta la zona considerata, i posti letto, sono limitatissimi già iniziando da Castell’Arquato.
Per trovare un luogo ove far alloggiare i “ viaggiatori “ di un pullman occorre andare da altre parti.  Con questo non intendiamo sottacere la presenza di eccellenze, diciamo nicchie “eccellenti ”.

La diga di Mignano, potrebbe essere considerata anche una risorsa a tal fine ma, di fatto, è fuori gioco da luglio ad aprile dell’anno seguente e quindi fruibile, turisticamente parlando, solo per un brevissimo periodo.
Dopodiché è meglio “ non farla vedere”.

Ma qui si aprirebbe un altro tema: l’uso che se ne fa per l’agricoltura.
Il rischio, parlandone, è quello di scatenare la guerra con gli agricoltori.
In ogni caso alcune considerazioni bisogna pur farle: ma i metodi irrigui in 80 anni non si potrebbero ammodernare? Raccogliere, a valle, acque piovane non potrebbe ridurre drasticamente l’uso delle acque della diga? Ma le condotte sotterranee non consentirebbero almeno una riduzione dei consumi del 30-40 % in meno?
L’allarme planetario per favorire minori consumi delle acque non è arrivato a Piacenza?
Risparmiare l’acqua consentendo uno svuotamento molto…. molto più lento significherebbe poter godere delle sue bellezze fini alla fine di Settembre.
Questa è una provocazione? No è un problema vero!

Allora che resta da fare?  …..Occorre  progettare aggirando le criticità!
Veleja (Lugagnano) così non da nulla ma con un museo che esponga “cinque o sei  casse” di reperti che sono in qualche scantinato nei musei nazionali di Parma….e con la sistemazione del sito con camminamenti e segnaletica interna….diventerebbe un “ gioiellino”.

Il parco provinciale (Lugagnano-Morfasso) non ha alcuna vera e adatta infrastruttura di accoglienza ad eccezione del “ rifugio- ristorante”. Lodevoli le realizzazioni del gestore ma servono tante altre cose a cominciare dalle guardie, dai parcheggi, dalla segnaletica interna…senza non si va da nessuna parte.
Il parco è bellissimo …basterebbe poco.

Castell’Arquato di per sé è un museo a cielo aperto. Rendendo efficiente la sua rete di piccoli musei ( inserendovi anche la collegiata) e utilizzandoli, anche, come luoghi per altre iniziative collaterali si imprimerebbe una “ svolta “ epocale alla fruibilità del borgo…..poi qui vi sono anche operatori turistici e tanto associazionismo molto valido.

Riserva del placentiano (Lugagnano- Castell’Arquato) dovrebbe andare in porto, rapidamente, la realizzazione della sede a Chiavenna  e divenire veramente fruibili ai visitatori, guidati, alcune aree della  riserva incantevoli…e poi lì siamo nella Valchiavenna vitivinicola d’ eccellenza.

Vernasca ( versante valtolla) dovrebbe rendere eccellenti i siti dell’antica pieve, della vecchia chiesa di Castelletto e rende visitabile l’oratorio di Mignano ( e i ritrovamenti dove son finiti?)…….poi qui vi sono le eccellenze gastronomiche derivate da alcune produzioni tipiche ( patate e castagne) e vi si svolgono le grandi feste popolari ( polenta, patate e castagne ).

Sono solamente esempi! …pillole!

Poi c’è tutto il tema delle case in sasso.

A quest’ ultimo proposito potremmo davvero scrivere un trattato di cosa fare, cosa  non permettere, le urgenze, gli aiuti, gli esempi, quanto ” turismo” e lavoro crea il recupero di tale patrimonio, ecc…..Dedicheremo una parte del blog alla problematica delle case in sasso.