MONASTERO DELLA VAL DI TOLLA: primo distretto…..

Nell’ Appennino Italiano tra i sistemi storici abbiamo anche la grande rete dei monasteri, molti realizzati secondo le regole  di San Benedetto a partire dall’alto medioevo.

Questi monasteri, come il nostro della val di tolla, poco per volta erano diventati un modello locale ( oggi si direbbe un distretto socio-economico locale) poiché erano riusciti a portare sul territorio, la capacità di gestire tutto quello che era legato alla catena produttiva dal punto di vista agricolo, forestale e della pastorizia.

I frati portavano in queste impervie realtà territoriali montane, allora “orfane ” di tutto ( dei ligures, dei romani, dell’ impero…),  un nuovo sapere, una nuova concezione di vita, costruendo situazioni locali che hanno resistito per secoli e secoli.

In tal modo, con le loro realizzazioni, con la loro presenza, questo loro sapere è divenuto patrimonio sociale, economico, produttivo del territorio.

Ancor oggi, a distanza di tanti secoli, dalla loro decadenza ( il monastero non esiste più neppure fisicamente) il paesaggio agrario è fondamentalmente quello plasmato durante i tanti secoli di loro presenza.

La loro costruzione territoriale agraria non ha subito grandi traumi ma la stessa sorte non è stata riservata agli agglomerati urbani maggiori che, in molti parti, sono irriconoscibili ( causa anche guerre, migrazioni massicce e lunghi periodi di crisi).

Le grandi trasformazioni, in ogni caso,  sono avvenute….. Continua a leggere “MONASTERO DELLA VAL DI TOLLA: primo distretto…..”

VALTOLLA: CATALOGO AGRICOLO?

Ci hanno riferito che in valtolla esiste un campo “catalogo” con essenze  vegetali varie…….chi lo ha visto ci mandi una mail…lo visiteremmo volentieri.

Questo ci da lo spunto per raccontarvi che…..un po’ di tempo fa, in febbraio,  un nostro amico pensionato-agricoltore ci ha portato delle mele rugginose ( varietà autoctona antica: pum rusnì) raccolte in autunno nel suo orto…ai margini del bosco.

Pensavamo (che diffidenti!!)  che sarebbero state poco commestibili e invece…….

mela ruggine (pun rusnì)

Questa “piccola” mela rugginosa (pelle color ruggine) viene considerata tra le antiche varietà delle mele piacentine catalogate dal Ministero e dalla Regione…come sono anche classificate le antiche varietà di  “pum salam”, il verdone e ” l’ pum calèra“.

Sappiamo tutti delle proprietà delle mele( ne citiamo solamente alcune): non contiene grassi, é ricchissima di sali minerali e vitamine del gruppo B e vitamina C, é il frutto più indicato per i diabetici, combatte il colesterolo cattivo (LDL) e aiuta quello buono (HDL), contiene fruttosio, ecc….

Come si dice??  Una mela al giorno……..

Questa mela rugginosa, non bellissima da vedere ( mangiamo troppo spesso con gli occhi) era buonissima, ancora molto sugosa e non appassita.

Ci è sembrata una Renetta meno farinosa, con peduncolo corto e Continua a leggere “VALTOLLA: CATALOGO AGRICOLO?”

LE DUE VALDARDA, LE DUE VALTOLLA

verso ricò (clicca per ingrandire)

Ieri andavamo a piedi da Sant’ Antonio di Castell’arquato a Castello, passando per Ricò e osservavamo il paesaggio; poi ci siamo spostati a Piani castellani, poco più verso Vigolo Marchese; conosciamo bene la strada della Fitta, degli Zilioli, l’area geologica del Monte Giogo….

Nelle scorse settimane avevamo osservato attentamente il paesaggio della Valchiavenna dalla Pusterla a Diolo fino a Prato Ottesola e a Montagnano..

Conosciamo ogni angolo della valtolla, quella che definiamo “classica”…tra il lago di Mignano, Castelletto, Vezzolacca, Settesorelle, Rusteghini, Pedina, Teruzzi, Rocchetta,  Olza, Monastero, Taverne, san Michele….Monte, Rustigazzo e Velleia Romana…

Abbiamo un grande e storico feeling con San Lorenzo, Bacedasco Alto e Basso, Vigoleno, La zona di Scipione Passeri….Borla, Trinità…..

Geograficamente una sola zona, praticamente due zone divise da un ” buco nero”…. Continua a leggere “LE DUE VALDARDA, LE DUE VALTOLLA”

GEROVITAL…NATURALE!

L’uomo ha sempre cercato di carpire i segreti della vita per allungarla.

Siamo affascinati dal sapere che, come riporta la Sacra Bibbia, i nostri progenitori antichissimi vissero centinaia di anni.

I patriarchi, benedetti da Dio, vissero anche oltre 960 anni.

Nella genesi, pre diluvio universale, Adamo, il primo uomo, visse 930 anni; Matusalemme visse per 969 anni; Set, il terzo figlio di Adamo, visse 912 anni……Noè, che all’ epoca del diluvio aveva …solo…600 anni….visse fino a 950 anni.

Ma anche dopo il grande diluvio…non scherzavano: Sem 600 anni; Eber 464……ecc……fino ai ” modesti ” Isacco che visse 180 anni e Abramo 175 anni.

patriarca di 500 anni che dorme..

Poi, Bibbia permettendo, la vita media si è abbassata di molto……e fino a pochi anni or sono era di circa 70 anni nei paesi ” occidentali”.

In questi ultimi secoli di progresso scientifico, tecnologico e sociale, l’uomo le ha tentate tutte per allungare ancor più la vita media e di grandi risultati ne ha anche ottenuti ….ma sempre pochi rispetto a quanto si affermava prima.

Certo l’alimentazione, la medicina, i servizi sociali …..hanno permesso un innalzamento, ulteriore, dell’età media ma il ” gerovital ” , l’elisir di lunga vita dei nostri patriarchi, non lo abbiamo proprio scoperto.

A proposito: sapete che è il gerovital?…..Fu scoperto dalla dottoressa rumena Ana Aslan nel 1954.

Secondo la stessa dottoressa non è solamente un prodotto che rallenta l’invecchiamento, ma addirittura fa ringiovanire…ecco il segreto…fa ringiovanire.

Il suo migliore e reale pregio ” fu psicologico”  perché la sua inventrice capì che la qualità della vita nel mondo occidentale stava nettamente migliorando  e che occorreva proporre qualcosa per illudere la gente che si potesse allungare la vita facilmente, grazie a una medicina.

Il successo fu enorme ma i risultati…..

MA IL GEROVITAL NATURALE  CI SAREBBE, INVECE A LIMONE DEL GARDA E, ORA, ANCHE NEL NOSTRO APPENNINO PIACENTINO.

A Gramizzola ( Ottone) vivono 3 fratelli, due uomini e una donna, che di anni ne hanno complessivamente 300 e da sempre vivono in questa zona a ridosso del Monte Dego bevendo ( e qui rispunta un miracoloso gerovital naturale )  acqua dal fontanino del paese…niente acqua minerale…solo quella che sgorga da chissà quanto tempo nel fontanino di pietra del paesino citato.

Il sindaco di Ottone ha dichiarato che, in Ottone, una cosa è certa: non c’è inquinamento, l’acqua è veramente buona e pura e,  pur in presenza di fenomeni franosi e di altre menomazioni sociali e amministrative, ….” l’aria è senza polveri sottili che ci fanno ammalare” …..La frase riportata è questa!

Noi in valtolla abbiamo l’acqua buona che sgorga da tanti fontanini a Vezzolacca, a Rocchetta, a case Bonini, ecc…. ma anche le polveri fini che ( come dice il Sindaco di Ottone) ci fanno ammalare!….

Anche la valtolla potrebbe avere di più, merita di più, merita rispetto!…la valtolla è bellissima!…..Vorremmo diventasse anche il nostro ” gerovital”.

I patriarchi li abbiamo anche noi…ma son di legno: il castagno di 500 anni di Vezzolacca e il melo rastaiola  di 100 anni sempre a Vezzolacca….lunga vita ai patriarchi!

CHE ARIA “FA” …IN VALTOLLA ?

Dopo aver pubblicato il breve articolo informativo sulle polveri fini rilevate a Lugagnano ci sono giunte numerose mail.

Abbiamo scelto il commento di Marika ” Perchè non chiediamo che anche a Vezzolacca sia messo lo strumento di rilevazione della qualità dell’aria?”

Abbiamo, risposto in calce allo stesso articolo pubblicato ieri 28 Gennaio 2010 ( in fondo all’ articolo cliccate su ” commenti”)….

” Sarebbe molto interessante sapere se le polveri fini hanno ” intaccato ” anche la nostra valtolla.

Siamo portati a dire che l’aria scende verso valle …quindi verso Castell’arquato…ma…..sarebbe meglio provare.
Perchè l’amministrazione comunale, i consiglieri comunali della zona, i consigli comunali non chiedono che sia intensificata la rete locale dei rilevamenti ARPA?..”

Ribadiamo: 9 sforamenti su 20 rilevazioni sono un bel po’!

In un articolo che avevamo pubblicato su Libertà ( quanto governava il nostro Boiardi)….avevamo affermato che la complessità della vallata ( stretta), la dimensione degli impianti industriali, la vicinanza tra impianti e paesi ( Vernasca ….e Lugagnano in primis), l’ altissima percorrenza di mezzi pesanti sul tratto dalla via Emilia a Lugagnano ( oltre mille passaggi al giorno) suggerivano che l’ amministrazione provinciale valutasse seriamente di istituire un ” distaccamento locale ” dei suo ufficio ambiente!…….Nessuna risposta.

Eppure Noi siamo nella.….NATURAL VALLEY, NELLA VALLE DEL TURISMO, NELLA RISERVA DEL PLACENTIANO, NEL BEL MEDIOEVO ANTICO, NELLA VALLE ARCHEOLOGICA PIU’ IMPORTANTE, CON AREE VINICOLE ECCELLENTI, CON IL PARCO PROVINCIALE, CON BOSCHI INCANTEVOLI….CON GENTE CHE VORREBBE UN PO’ PIU’ DI RISPETTO PER LA QUALITA’ DELLA VITA….

L’idea di richiedere che, almeno….ribadiamo almeno,  una ” centralina ”  sia posizione anche a monte della cementeria ( per esempio a Vezzolacca…ma andrebbe bene anche a Monastero, a Sperongia …..) la troviamo assolutamente accoglibile per le pubbliche autorità.

L’appello ai Sindaci, ai consiglieri comunali….ai giornali locali affinchè divulghino i dati ( l’informazione è il sale della democrazia!) che noi, umilmente abbiamo riportarto…l’ appello affinchè sia possibile ” rilevare in un’area maggiore il dato della qualità dell’aria” non è fuori luogo e NOI ci contiamo molto!

Niente storielle sul fatto che una centralina per Lugagnano è più che sufficiente per i ” quattro gatti ” della valtolla.

POLVERE O NEVE?….polvere…polvere!

La notizia è apparsa oggi sul quotidiano “piacenza sera ” e noi ve la serviamo calda ..calda….

” Sarà un 2010 all’insegna dell’inquinamento atmosferico.O almeno è quello che fanno presagire le rilevazioni compiute da Arpa in città. Con la giornata di ieri è stato registrato il 12esimo superamento, per quanto riguarda la centralina di via Giordani, del livello di attenzione delle Pm10, fissato a 50 microgrammi per metro cubo. In media, è dal 12 gennaio che in Provincia di Piacenza la concentrazione degli inquinanti non scende sotto quella soglia.Il picco più alto è sto registrato proprio ieri, con una media di 85 microgrammi per metro cubo, complici condizioni meteo che non facilitano la dispersione delle polveri fini. Cielo coperto, nebbia e assenza di vento, ci terranno comunque compagnia anche nel fine settimana.”

Lo sapete che siamo curiosi …e allora siamo andati  a vedere il  livello registrato nella valtolla ( a Lugagnano )…….attraverso il sito internet dell’ ARPA…Sorpresa…grande sorpresa: il dato oggi non disponibile (N.D.)……si proprio così non disponibile per cause tecniche……però abbiamo potuto constatare che dal 1° gennaio al 21 gennaio ( in soli 21 giorni) sono già stati registrati 6 sforamenti dei parametri Pm10 (polveri sottili…quelle che non si vedono e respiriamo ogni minuto..) nella centralina nella nostra Lugagnano Valdarda….uno sforamento ogni 4 giorni… ( ma non sappiamo se sono state fatte 21 rilevazioni oppure meno perché altrimenti…….le cose peggiorano).Certo che Piacenza sta peggio di noi!…bella soddisfazione!

SOLO CHE NOI, in valtolla ( in certe zone  della veramente bella valtolla)  abbiamo anche le frane, tante frane e tanto dissesto, pochi servizi….ecc….se poi ci mettiamo del nostro a “violentare ” la valle allora stiamo freschi!!!

Aiuto Sindaci …la nostra salute ….la nostra NATURAL VALLEY!

valtolla....dolomitica....o solo mitica?

FARABUTTI DELLA PEGGIOR SPECIE…

Recentemente leggendo una rivista ci siamo  imbattuto in un editoriale molto interessante …che alleghiamo al blog in fondo al presente articolo.

neve in valtolla (clicca sulla foto per ingrandire)

Qui ne riportiamo solo un estratto…

” ..Nell’antica Repubblica di San Marco, ai piromani e a chi era sorpreso a tagliare un albero abusivamente, attentando al delicato equilibrio idrogeologico della laguna di Venezia, venivano inflitti quindici anni di esilio «da tutte le terre e i luoghi del serenissimo dominio» e ai recidivi sette anni di galera; erano considerati farabutti della peggior specie.

Se avessimo dovuto utilizzare la giustizia della Serenissima negli ultimi quaranta anni, le nostre carceri sarebbero piene di geometri, architetti, ingegneri, nonché di sindaci, assessori, con celle di isolamento per gli immobiliaristi, burattinai che han tirato i fili di un sistema che ha distrutto il paese e provocato migliaia di vittime per le conseguenze del dissesto idrogeologico.
Ma le carceri son piene di disgraziati, tutti gli altri son terrorizzati dall’immigrazione e son preoccupati di comprarsi la nuova casa vista mare o in qualche vallata montana non ancora completamente distrutta.

Strano vedere come è cambiato il concetto di farabutto.
L’Italia, nonostante presenti il 70% del territorio a rischio idrogeologico e quindi sia fragile di fronte alla crescita degli eventi estremi, conseguenza del cambiamento climatico è, tra i paesi sviluppati, il più arretrato nell’implementare politiche atte a ridurre l’emissione di gas climalteranti……………..

CONSIDERAZIONI: Orami ci stiamo rendendo conto tutti che occorre invertire la marcia! ….Ripresa economica e ambiente oppure sviluppo e ambiente sono indissolubili…l’uno senza l’altro porterebbero solo a cose effimere, poco durature e, alla lunga, nuovi guai per tutti!

clicca sull’allegato sotto

EditorialeBertolini ARPA 4_09

NATURAL VALLEY.. si muove?

Qualità dell’aria, qualità del territorio, qualità dei prodotti agricoli.
La valtolla c’entra?
Si c’entra!..Eccome se c’entra.
La Comunità Montana ha speso i nostri soldi per “attrezzare” il nostro territorio per preservare quella naturalità che dovrebbe cosentire alla nostra agricoltura di produrre secondo metodi bio- integrati.
La condizione, però, è che il territorio conservi buoni parametri ambientali.
Da tempo andiamo chiedendo se vi sono ancora le condizioni per fregiarci, come territorio montano, del ” titolo” di VALLE NATURALE.
Misurare la qualità dell’aria, da Noi, è assolutamente fondamentale e la covenzione con l’ARPA (ag. reg. le per la protezione ambientale) è una strada obbligatoria….altrimenti togliamo i cartelli e non pensiamoci più.
Evitiamo di prenderci per i fondelli.

(pubblicato con iphone)

LA VERITA’ STA SCRITTA NELLE PIETRE!

Quante volte girando per boschi, nei posti più fuori mano ci siamo imbattuti in strani sassi che ci sembrava raffigurasero volti, animali, utensili, puntali.

L’esperto, sicuramente, avrebbe capito se si trattava di fantasie o di vere scoperte, veri ritrovamenti risorti, chissà come dal bosco, dal folto di un roveto.

Quello che sappiamo è che prima di noi, prima della romanizzazione (che è stato un processo lungo, durato qualche secolo), in antichità, qui vivevano i Liguri, popolo di incerte provenienze, popolo composto da tante tribù diffuse in gran parte dell’ Italia nord occidentale costretti a ritirarsi ” in queste ed altre zone impervie ” per sfuggire alle prepotenze dei Celti del Nord e della vicina Francia (tra il VI e il V secolo a.C.).

Liguri anche molto schivi, indomiti spiriti liberi che non vollero, più di tanto, convivere con i celti Galli Boi.

Liguri descritti (dai romani vincitori!) come rozzi pastori, agricoltori e guerrieri.

Ma noi sappiamo che non era così, sappiamo che non erano più rozzi di altre “nazioni “, sappiamo che avevano fondato Veleja, che a Lugagnano si radunavano con i loro sacerdoti (i sacerdoti erano molto rispettati) in una grande radura sacra per celebrare i loro riti…pregare i loro dei …..scambiarsi doni e amuleti (reliquie).

A Veleja è stata ritrovata una statua di uno dei loro dei: il GIOVE ligure ma sappiamo anche che, in generale, condividevano con altre popolazioni celte parecchie divinità tra cui, forse, il dio LUG (ci sarà un nesso con Lug..agnano?) oltre al dio PEN.

Sappiamo che, probabilmente, in tutta la zona vi erano anche eremiti che vivevano in caverne, in prossimità di grandi querce, di faggi, delle sommità,….ma di gran fonti non ve ne sono e quindi sono solamente supposizioni…e, in questo caso, nostre fantasie (?).

Come tutti i popoli antichi anche i liguri raffiguravano le loro divinità modellando pietre con pochi segni tanto da farne l’oggetto dei loro riti religiosi…..pietre e sassi anche di poco conto che potevano avere ” sembianze ” che li suggestionassero divenivano, con pochi altri tratti scolpiti, delle “reliquie” legate anche a misteriosissime usanze propagandate da Strie e Strion (sacerdoti dissidenti?).

A noi piace pensare che nelle radure ora sepolte dalla vegetazione e dalle frane vi siano tracce del loro misterioso passato …perchè la verità, divevano i loro sacerdoti, sta scritta nelle pietre.

Non dimentichiamo che i liguri ci hanno lasciato ” tracce ” che neppure l’evangelizzazione, in queste zone iniziata vel 500 circa d.C., ha cancellato del tutto……..La stria e i strion sono sopravvissuti a tutto!

La valtolla offre anche questa possibilità di scoperta….la valtolla è cultura, mistero, tradizione! la valtolla è turismo!

Noi continueremo a batterci perchè si realizzi il progetto turistico della valtolla.

GUERRIERO LIGURE

I PATRIARCHI DORMONO

Da qualche tempo, in Emilia, un associazione classifica con metodi scientifici le piante da frutto più longeve e ne ha pubblicato due interessanti  studi.

L’ultimo in ordine di tempo classifica Vezzolacca (vernasca) come il territorio dove vivono il  castagno e il melo più longevi della provincia.

“……La biodiversità non è statica e si evolve nel tempo, così possiamo definire una biodiversità storica, legata quindi al passato, quando il paesaggio era diverso, anche le piante da frutto che sono illustrate in questo libro vengono dal passato, più o meno recente, e sono spesso la testimonianza di tradizioni alimentari legate alla cultura contadina della nostra regione……” (da i patriarchi da frutto in emilia romagna).

ECCO IL PATRIARCA DELLA VALTOLLA: 500 ANNI!

Abbiamo già scritto a proposito dei centenari in Novembre 2009; ora vi mostriamo il nostro patriarca centenario che dorme nel bosco della burona….con la sua ” guardia del corpo” costituita da altri castagni ultrasecolari e giovanetti di 100 anni….ti torneremo a trovare in primavera!

Questo non è forse, insieme a tanti altri alberi da frutto della valtolla, la nostra vera risorsa della natural valley?

AUTUNNO NELLA BURONA (VEZZOLACCA): il centenario riposa

NON CONVEGNI MA OPERE …(1)

Proseguendo la nostra analisi sulla valtolla  siamo giunti ad alcune considerazioni che esprimiamo per evitare che ci propinino (le istituzioni) l’ennesimo convegno-presentazione di una qualche ricerca sulla pellacccia nostra( ne abbiamo pieni i cassetti e anche qualcosa d’altro!).

Se proprio vogliono fare un “ripasso ” vadano a  leggersi le decine di relazioni (una di queste allegata alla documentazioned del sito web della nostra comunità montana) giacenti in Provincia, Regione e Comuni e scoprirannno che tutte le analisi possibli son state fatte, che  nulla è migliorato ……ma solo preggiorato e dunque……c’è da fare!…..Qualche ” pillola “, in ogni caso, per rinfrescare la memoria non si nega a nessuno.

In generale

Lugagnano, nel suo complesso, ha assunto un ruolo quasi “ urbano” per l’intera alta valle….anzi questa dimensione è destinata a crescere e a divenir riferimento anche per luoghi più a nord della valle.

Vi sono banche, ufficio postale, scuole fino alla licenza media, servizi per l’infanzia, casa di riposo, mercato settimanale ben strutturato, corriere di linea abbastanza frequenti, molti negozi alimentari moderni, ristoranti e bar, farmacie, medici di famiglia, veterinari, servizi AUSL, officine, attività di servizio per il commercio, l’agricoltura e l’artigianato…..manca poco!…..Manca, a nostro parere, un po’ di  ricettività, un minimo di pronto soccorso permanente, una migliore qualità dell’aria (questa è una pecca grande). Tanti punti di forza ma anche debolezze…piccole ma significative debolezze!

Punti deboli

lavoro....reddito...servizi...

In generale le mancanze maggiori si riscontrano nelle zone più a monte della valtolla…diciamo a sud di Vernasca e Lugagnano e a Morfasso.

In tali aree, infatti, vi sono le maggiori criticità nelle infrastrutture di collegamento, scarsità di nuove iniziative imprenditoriali (soprattutto femminili) e scarso grado di integrazione del settore turistico ( di quel poco che c’è) con il resto del sistema economico locale.

Vi è insuffienza dei servizi di prossimità (sociali) nelle aree e comuni più montani e molto scarsa è la valorizzazione delle opportunità a disposizione della popolazione “ rurale” (in generale di quella che abita nei piccoli borghi).

Troppo contenuta la presenza di strutture dedicate al turismo rurale (agriturismi) in rapporto alle opportunità offerte dal territorio stesso che è molto, veramente molto, bello!

Il declino demografico e l’invecchiamento della popolazione (inevitabili) sembrano vissuti come calamità e non vi sono in atto tendenze contrarie che possano far intravedere altre soluzioni.

Si lascia “ morire “ il commercio locale ( anche quello minimo) e questo è un punto molto, molto critico….l’inizio della desertificazione sociale.

Andiamo incontro ad una crescente dispersione dei saperi tradizionali come lo sono, per solo esempio: le lavorazioni agricole e  artigianali legate alla gestione dei terreni agricoli.

Si vanno depauperando le tradizioni storiche e culturali e si perdono esempi  di mirabili ruralità architettoniche.

Il territorio, già così compromesso da smottamenti, difficoltà viabilistiche, scarsità di servizi  beneficia anche pochissimo delle ” modernità tecnologiche ”  che il progresso ha portato ovunque.

Vi sono gravissimi limiti delle connettività veloci che non permettono neppure insediamenti o permanenze di certe professioni intellettuali.

Vi sono interi paesi che per utilizzare la telefonia mobile, oggi anche eccezionale strumento di lavoro, devono fare i  salti mortali ( a Vezzolacca solo tim  e molto saltuariamente …..solo sul sagrato della chiesa piuttosto che in via …….. e cose simili).

Staremo a vedere se nell’annunciata nuova informatizzazione della montagna arriverà anche la possibilità di connettersi( anche con il telefono mobile) velocemente ….non diciamo con i famosi 7 mega ma almeno con i due …ma che ci siano!

Quale prima conclusione?….Se questo è il quadro stiamo freschi!

Nel prossimo post ci soffermeremo sui punti di forza e sulle opportunità.

FRUTTA ANTICA….natural valley

Nelle scorse settimane, il 18 e il 20 novembre 2009, abbiamo parlato diffusamente di alberi da frutto centenari presenti in valtolla…precisamente a Vezzolacca.

BRUTTE MA BUONE...dolci e saporite!

Abbiamo anche precisato che, se a Vezzolacca esistono quelli “più vecchi della provincia”, altri ne esistono in tutta la valtolla.
Abbiamo, in quell’occasione, parlato delle piante mentre ora ci concentreremo su due frutti selvatici ampiamente diffusi in tutto l’Appennino : la Castagna e la Mela.
Occorre anche precisare  che mentre un tempo vi era tanta attenzione alla frutta selvatica e addomesticata ora, per diverse cause che spesso abbiamo affrontato con il nostro blog, questa frutta è abbandonata alla natura.
Solamente la Castagna e solo molto parzialmente, viene raccolta…..da alcuni proprietari e da parecchi appassionati che uniscono l’utile al dilettevole.
In autunno, nei nostri boschi, si incontrano centinaia di persone, intere famiglie, che raccolgono questo frutto per il loro consumo occasionale e per il puro piacere ludico del “gesto” .
L’albero, che può elevarsi fino a 30 metri con ampia chioma, fruttifica in Autunno un   riccio (il vero frutto) che si apre e libera da uno a tre acheni con una buccia color bruno scuro contenente una polpa dolce giallo chiaro paglierino.
Il Castagno produce frutti anche dopo centinaia di anni e la prova sta proprio in Vezzolacca dove un albero di 500 anni produce ottimi frutti.
Il Castagno non ha solo costituito la riserva di legname per lavoro, con il quale si sono costruiti travi, infissi, attrezzi per il lavoro….ecc..…, ma ha soprattutto costituito, con i suoi frutti, una importante base alimentare per diversi secoli.

Il Melo selvatico invece, anch’esso ben presente in valtolla, è un albero di dimensioni molto più modeste e i suoi frutti sono grandi come una piccola palla dal diametro di pochi centimetri ( da 12 a 15 cm. circa)…in poche parole come come una grossa noce.
Il melo selvatico, quello che troviamo tanto sul crinale quanto sulle alte colline boscate della Borla è un albero preistorico ed è anche il ceppo del Melo domestico…da qui il nostro interesse!
Camminando nei boschi, in Autunno, si notano spesso queste piante di Melo con i loro piccoli frutti di color verde o giallo …spesso arrossati se esposti in zone soleggiate……di sapore aspro, se non maturi, sono poi dolciastri alla maturazione e molto rustici.
Nella valtolla, nella zona di Vezzolacca, l’uomo abilmente aveva creato un giardino di frutta rustica, antica, buona che…diciamo così….per mutate necessità ha abbandonato.
Impensabile, per ora, tornare indietro ma…recuperare le piante ancora sane….preservarle…introducendo miglioramenti…collegandosi con le istituzioni preposte al mantenimento di tale biodiversità …..la mela carraia….al pum vardon, al pum salam  oppure al per spadon….

L’uomo è sempre stato un raccoglitore di frutta selvatica e di frutta antica ma oggi si mangiano mele super belle che non san di nulla e la castagna si mangia saltuariamente.

La Provincia di Piacenza ha istituito un osservatorio per la frutta antica (dott. Libè).

frutti di melo selvatico del monte lama

COMMENTARIUM…(1)

l’articolo in questione è: ” LA VALTOLLA E IL BELLO” pubblicato il 24 novembre 2009

commento 1) Il bello sarà importante ma se non c’è possibilità di vivere qui serve solo per i turisti.

commento 2) faccio la strada provinciale tutte le sere fino a morfasso e mi sforzo di vedere il bello. Poi quando arrivo alla cementeria sono depresso.

considerazioni e non risposte….solamente considerazioni di valtolla’s blog.

Innanzitutto riflettere, a quanto pare, fa bene!

Se noi ci sforziamo di dire che quello che si deve fare, realizzare e migliorare deve valere, in primis, per chi ci abita e per chi vi lavora non sbagliamo di certo.

Ad un certo punto dell’articolo del 24 novembre che viene citato e commentato affermiamo ….” bello è la qualità della vita che la valtolla ci potrebbe riservare, bello è il rispetto della natura, delle nostre radici, delle nostre migliori tradizioni, bello è la serenità”

Vorremmo essere più espliciti: qualità della vita significa che in valtolla devono esservi le scuole, le farmacie, le guardie mediche efficienti, i bar, le botteghe, le strade p e r c o r r i b i l i   e   s i c u r e (!), le chiese aperte, le poste, i distributori di benzina, il giornalaio, lo sgombero della neve, le corriere tipo prontobus, i servizi sociali per gli anziani…..l’aria buona e non peggio che a Milano, un paesaggio ” normale” e non ” impatti” orribili…ferite nei nostri cuori.

CHIARO?

grazie per l’attenzione e la simpatia.

 

 

AGRICOLTURA & NATURAL VALLEY (2)…..

il precedente post del 25 novembre aveva introdotto l’argomento terminando in questo modo…….

Così, piano piano, siamo arrivati a parlare di OGM ( organismi geneticamente modificati) e, pertanto, vedremo come muteranno “ varietà o razze animali”  con questa ” rivoluzione ingegneristica”.

Certamente l’introduzione massiccia di tutto ciò  favorirà le grandi aziende piuttosto che le piccole.
Di conseguenza si marginalizzeranno le piccole aziende, la maggior parte delle aziende agrarie italiane e la totalità di quelle della alta collina e montagna, a favore di coltivazioni e agricoltura industriale estensiva
……….(continua)…………..

La biodiversità delle varietà locali invece favorisce le piccole dimensioni aziendali e rendono possibile un nuovo rinascimento agricolo basato su altri valori che alcune organizzazioni agricole stanno implementando: vendita diretta, filiera corta e un nuovo “breeding” (selezione genetica) che coinvolgerà nuovamente gli agricoltori nei principali processi dell’ agricoltura che piace a Noi.

Nella recente fiera fredda di Lugagnano valdarda aver visto tante bandiere agricole, tanti produttori presenti ci ha rincuorato: nulla è ancora perduto.

Conservare una varietà locale è conservare una ricchezza del territorio, qualcosa che ha a che fare con le  tradizioni.

Separare un seme dal suo territorio e dalle sue conoscenze correlate significa ridurlo a generica risorsa genetica utile solo per riprodurre in laboratorio linee pure (magari inserendo, nella stessa linea in purezza, un bel codice segreto per cui nessuna riproduzione potrà più avvenire naturalmente).

 

AGRICOLTURA IN MONTAGNA...UNA RARITA' ??

Quindi il segreto conservato in questo patrimonio varietale locale e nelle conoscenze che derivano dalla sua coltivazione è quello che ha dato origine alle tipicità e al successo del made in italy agroalimentare.

Cosa pensate che abbia determinato il successo e l’inimitabilità di certi formaggi, certi salumi, certi legumi, certi frutti ?

Un  combinato “segreto” tra terra, clima, selezione naturale, varietale, tradizione, tecniche di coltivazione, tecniche di lavorazione, mix di elementi naturali e ingegno umano.

La Civiltà Contadina, dovrà riappropriarsi presto e conservare le sue proprie varietà, quelle del proprio territorio, perché i semi non sono di nessuno, ma sono della terra in cui sono coltivati da decenni e secoli.

Se il territorio in cui siamo non potrà più perpetrare questa biodiversità succederà il disatro.
Se il territorio diventerà povero, oltremodo povero franerà e  tutto ciò succederà quando il terreno non avrà più agricoltori che lo curano.
Se il territorio in cui siamo è inquinato e l’acqua la continuiamo a sprecare, berremo acqua che viene da lontano…ben presentata, imbottigliata ma la pagheremo cara (in tutti i sensi), il territorio avrà perso ogni suo valore e la gente penserà di essere ricca…… ma vivrà in un contesto povero.

Ecco perchè vogliamo il rilancio di natural valley……maggiore grinta …….battaglia istituzionale……sostegno delle organizzazioni agricole.

UNA NUOVA POLENTA? ….chi la produrrà?

Chiudiamo cerchio sull’agricoltura in montagna con alcune constatazioni.

1) Il guadagno è talmente basso che ormai sono pochissimi a vivere di agricoltura in montagna e in collina.

2) L’unico modo per uscire da questa crisi è quello di creare un circuito, con l’aiuto delle organizzazioni agricole e le istituzioni, che valorizzi le produzioni di qualità e quelle antiche (natural valley ?).

3) Chi intende continuare dovrebbe individuare nuove modalità di produzione, pensare a vendite dirette (o alla filiera corta…il Km zero), collegarsi con le sagre popolari estive e autunnali locali che sono ottime vetrine per promuovere novità, vendere direttamente e farsi conoscere.

4) Vezzolacca con la festa della castagna a fine Settembre, Vernasca a Ottobre con la festa del bosco e Lugagnano con la sua grande fiera fredda potrebbero essere la vetrina, anche degustativa, della rinascita dell’antica farina quarantina per la polenta, vetrina per il rilancio dell’antica castagna locale, ecc…. .

In queste feste già offrono prodotti tipici (ma potrebbero fare uno sforzo in più)…..

Pensate se qualcuno si mettesse nella testa di proporre anche la polenta di farina macinata, a preda, di mëlga quarantena.

Pensate come sarebbe bello far diventare la festa del bosco di Vernasca un evento della Biodiversità ( strano che chi ospita una manifestazione come il baskerdais …così innovativa…..non ci abbia mai pensato).

Solamente per far riflettere…..

Quest’anno la proloco di Vezzolacca ha proposto torte di patate, gnocchi di patate, tortelli e tagliatelle di castagne, una pattona di castagne particolarmente morbida e 5-6 dolci con le castagne con materia prima locale o di grande qualità  da ” volar via”…andate a ruba.

Ma che cura nei dettagli, che ricercatezzza nel gusto…..che bello vederle e poi….abbuffarsi…. che ottima vetrina..

Ma questa è solo vetrina..rammentate solamente e unicamente vetrina! La sfida ( non è questo il blog che ne deve parlare) è quella di entrare nei circuiti commerciali con la nostra qualità…diversità e genuinità.