Istituire l’azienda agraria di montagna a tutela del territorio ( di marco dall’est) (1)

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Ho ripescato in archivio un’idea che avevo presentato ad un politico locale nel 2000.
Non ho idea di che cosa ne abbia fatto, ma ho sotto gli occhi ciò che non ha fatto…

Ciao Marco

ALCUNE IDEE PER L’ISTITUZIONE DELLA AZIENDA AGRICOLA A TUTELA DEL TERRITORIO (1)

PREMESSA:

Il dissesto idrogeologico del territorio ha sempre rappresentato un fattore limitante per lo sviluppo delle attività umane ed ha sempre comportato ingenti investimenti materiali ed intellettuali per la soluzione del problema.
In ogni epoca storica si sono viste all’opera soluzioni di notevole ingegno, pensiamo alle grandi bonifiche della Pianura Padana, dell’Agro Pontino od alle modalità di fondazione della grande Venezia; ma non vanno dimenticate tutte le umili opere che i nostri antenati facevano sui terreni di montagna per consentire di conservare il fondamento della loro economia, cioè la terra su cui camminavano.
Fino a qualche decennio fa gli interventi di salvaguardia del territorio montano venivano……. eseguiti dalle popolazioni residenti prevalentemente per la conservazione dei propri terreni, pascoli, boschi e villaggi dato l’indivisibile legame che legava il montanaro alla propria vallata, che rappresentava la principale fonte di sostentamento, pertanto era inimmaginabile l’abbandono della stessa.
Senza questi interventi capillari ed attuati con le sole risorse disponibili, cioè ingegno, braccia e costanza, anche i grandi interventi in pianura sarebbero stati vani.
L’esperienza di secoli di lotta attuata dall’uomo contro la tendenza naturale del suolo e dell’acqua ad assecondare la forza di gravità, ha originato il concetto di base di tutta l’attività di difesa idrogeologica e cioè che “ la pianura si salva in montagna”!
Se guardiamo alla fertile e ricca pianura di casa nostra, il cui fiorente sviluppo agricolo ha consentito la successiva trasformazione in ricca area industriale/artigianale, non potremmo immaginarla tale se non avessimo la certezza che l’Arda, il Nure, la Trebbia, il Tidone e tutti i torrenti minori, mantengano stabile negli anni il loro corso.
Il che vuole dire che qualsiasi intervento di salvaguardia del territorio con maggiore valenza produttiva e con i maggiori interessi economici, e con la maggiore presenza antropica, non darà mai garanzie di successo se a monte non verrà pianificato un intervento capillare di regimazione delle acque (e tutti gli interventi ad esso collegati) posto in atto dal più piccolo corpo idrico situato nel punto più a monte, fino al punto più a valle del bacino imbrifero interessato.
E’ quindi in quest’ottica di salvaguardia dei maggiori interessi economici della pianura che deve essere valutato l’investimento economico necessario per gli interventi idraulico-forstali da eseguirsi in montagna.
Gli interventi di prevenzione e contenimento del dissesto idrogeologico si possono ricondurre a 6 gruppi fondamentali.

1. Opere di regimazione dei corsi d’acqua propriamente dette che interessano direttamente i corsi d’acqua ed i versanti vallivi quali ad esempio le briglie, i salti di fondo, i repellenti, le scogliere, i vari sistemi di consolidamento dei versanti (gabbionate, graticciate, rinverdimenti palificate ecc.)
2. Interventi di bonifica dei corpi di frana che variano a secondo della loro estensione e profondità, e che possono spaziare dai muri di contenimento, le terre armate, i drenaggi sotterranei e superficiali, ai rimboschimenti ecc.
3. Opere di consolidamento dei versanti oggetto di colture agrarie: gradonate,terrazzamenti modifica delle linee di aratura
4. Interventi di regimazione dei ruscelli e dei corpi idrici minori, ad esempio piccole briglie, salti di fondo, rete di scolo dei terreni coltivi, delle strade di vario tipo.
5. Opere di consolidamento dei versanti costituiti da terreni incolti, pascoli abbandonati, boschi cedui degradati, che si possono riassumere in interventi di riforestazione, recupero e miglioramento pascoli e reintroduzione dell’attività zootecnica, introduzione di fauna selvatica pascolante, recupero dei cedui degradati
6. Manutenzione delle opere sopracitate e della viabilità di servizio.

L’esecuzione degli interventi di cui ai punti 1 e 2 è stata fino ad ora eseguita prevalentemente dall’amministrazione pubblica, dato l’interesse collettivo salvaguardato e gli ingenti investimenti economici necessari.
L’emergenza attuale non è solamente data dalla carenza di grandi interventi, ma soprattutto dalla mancanza assoluta di interventi capillari e costanti di manutenzione delle opere eseguite.

Infatti, e una pura illusione pensare che il dissesto si possa fronteggiare solamente…( 1-segue,  il 7 Novembre)

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