Quattro chiacchiere sui castagneti e sui soldi… ( di marco dall’est)

castagne, agricoltura e paesaggio agrario ( clicca per ingrandire )

Pubblichiamo questo intervento di Marco dall’est che troviamo molto interessante, pieno di acute riflessioni e ottime proposte concrete di lavoro.

Quattro chiacchiere su castagneti su boschi … e di soldi pubblici ( di Marco Dall’Est)
La situazione dei nostri castagneti non è molto differente dalla condizione in cui si trova il resto della copertura forestale e del territorio agricolo in genere: stato di abbandono totale con conseguenze irreversibili.
Irreversibili perché non ha più alcun senso fare interventi sui castagneti per mantenere in vita i vecchi alberi d’altofusto ormai in avanzata fase di deperimento.
Quando avevo 18 anni ho lavorato per qualche settimana ad un intervento di potatura e diradamento dei vecchi castagni della Palazza [ndr:Vezzolacca] e già allora avevo la sensazione di tagliare i rami secchi dei castagni morti…
Proprio ieri ho partecipato ad un sopralluogo per un intervento di potatura e diradamento di castagneti in fase di abbandono in Val d’Aveto ed esaminato il progetto mi è tornato alla mente l’intervento degli anni 80 fatto a Vezzolacca, con le stesse prospettive di fallimento.
Dobbiamo farci tutti un esame di coscienza e decidere se vogliamo il castagneto da frutto per un’esigenza puramente estetica e quindi salvaguardiamo i vecchi esemplari moribondi, minati dal cancro e dall’incuria con una prospettiva di vita di 5/ 10 anni.
Oppure decidiamo di lasciarci alle spalle l’egoismo “paesaggista” e lasciare un “po’ di paesaggio” anche ai nostri figli mettendo mano ad interventi forestali seri dove si preveda l’impianto di nuove piante da frutto ( ibridi euro-giapponesi – Castanea crenata) su cui innestare le nostre varietà storiche .
Ma questo non sarà sufficiente, perchè prima di fare nuovi impianti bisogna programmare il futuro della coltivazione della castagna ed oggi quando si progetta un intervento bisogna programmarne tutte le fasi; dall’impianto alla vendita del prodotto.
Tra questi estremi ci deve per forza essere l’abbandono della gestione “familiare” del bosco, superando la frammentazione della proprietà fondiaria (che è la vera madre della morte della montagna) . Se non si riescono a costituire consorzi forestali con un piano economico di gestione decennale degli interventi, non conviene neppure perdere tempo a parlare di recupero della castanicoltura.
Il piano economico, analogamente ai piani economici forestali, deve prevedere tutti gli interventi necessari alla coltivazione dei castagneti, prima di tutto individuando una forma di gestione collettiva della proprietà che non deve per forza essere quella cooperativistica.
Prendiamo ad esempio le proprietà Collettive di uso civico come ad es. le Regole Cadorine, le Magnifiche Comunità delle valli di Fiemme e Fassa o le Comunaglie ed i Comunelli dell’appennino Parmense o Piacentino, che sono istituzioni ben più antiche del regno d’ Italia dato che affondano le loro origini ai tempi dei longobardi, (… non conoscevano la scrittura, non si lavavano, ricorrevano al diritto di faida, ma avevano capito che in montagna la proprietà frammentata non aveva futuro …) queste forme di gestione attualmente si sono dimostrate le uniche possibilità di sviluppo dell’economia montana.
Poste queste basi si potrà mettere mano alla progettazione di interventi di bonifica dei castagneti ammalati con una migliore razionalizzazione degli impianti e per razionalizzazione non deve intendersi impianti simili a pioppeti ma castagneti serviti da una viabilità forestale principale e da una rete di sentieri secondaria (nel castagneto del futuro non si arriverà più con il trattore, ma con la motocarriola, però il bosco dovrà confinare con una strada fruibile da normali furgoni e pik up)
Il futuro della meccanizzazione forestale e dei prodotti del bosco sarà sempre più orientato verso la meccanizzazione leggera, caratterizzata dal basso costo di acquisto e gestione, dalla facilità d’uso e dal basso impatto ambientale.
L’era della gara a chi ha il trattore più grosso è al tramonto se non altro perché sono finiti i contributi comunitari (che tanto male hanno fatto all’agricoltura).
Con una rete di stradelli forestali ed una rete sentieristica ben tenuta ed impianti che si inseriscono armoniosamente nell’orografia appenninica, si coniuga la produzione forestale con la fruizione turistica/escursionistica del territorio che rappresenta una importante fonte di reddito dell’economia montana.
Infatti non è possibile immaginare una fruizione turistica del territorio senza considerare una buona gestione di questo territorio (Il turista non frequenta gli incolti e le selve impenetrabili) e la buona gestione del territorio non si può fare senza una buona gestione dell’agricoltura.
Ma tornando alla castanicoltura … una volta recuperati i castagneti (ed in una prima fase potranno essere mantenuti in vita i vecchi esemplari in attesa dello sviluppo dei nuovi impianti) bisognerà pensare alla collocazione del prodotto, non limitandosi ad aspettare l’arrivo dei grossisti, ma creando attività di trasformazione in loco come ad esempio un impianto di essicazione ed un mulino per produzione della ricercatissima farina , impianto di confezionamento ed etichettatura del prodotto con i vari riconoscimenti (bio – deco ecc).

Un altro tema da affrontare sarà il contenimento della raccolta selvaggia (ma in un bosco abbandonato cosa dobbiamo spettarci…) ed in proposito vi sono positive esperienze di istituzione di aree di raccolta a pagamento (tipo tesserino per i funghi ad esempio) o di adozione a distanza di una pianta con il diritto di raccolta da parte dell’acquirente previo pagamento al proprietario degli interventi di manutenzione fatti durante l’anno.
Per ora mi fermo qui, mi sembra di essermi dilungato anche troppo, ma spero di avere fatto comprendere il mio punto di vista sulla relativa facilità con cui spesso si invocano interventi di manutenzione del territorio senza considerare tutti gli aspetti dell’intervento effettuato come sempre a spese del contribuente.

 

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