Dal fango alle macerie, una storia infinita di “sfighe”…

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Norcia prima e dopo il terremoto , dal quotidiano “La Repubblica”

Solo un anno fa dalle nostre parti l’alluvione ha travolto paesi dall’Appennino  al fondovalle. Farini, Ferriere, Bettola, la Valtrebbia e la Valdaveto e poi Roncaglia, e ancora tanti luoghi, case isolate, piccole frazioni della provincia di Piacenza. Continua a leggere “Dal fango alle macerie, una storia infinita di “sfighe”…”

Strade di montagna: manutenzione spondale o trappole?

MANUTENZIONE
foto di una manutenzione spondale (archivio web)

di Marco del lest

Caro Sergio, ti mando questo articolo inerente l’ennesima dimostrazione di incompetenza della nostra (ex) amministrazione provinciale.
Riguarda la val Nure, ma stai tranquillo che questo modo di lavorare verrà presto esportato anche in val Tolla….giusto per non farci mancare nulla.
Ti sembra giusto  proseguire con questo tipo di interventi di manutenzione delle siepi e dei bordi stradali?  Non sarebbe ora di smetterla con queste cose e di rimediare ai danni fatti?

Risponde Sergio Valtolla per il blog:  Caro Marco, hai ragione! Per fortuna non sempre é così ma…

Chi lo desidera legga l’esauriente articolo di Marco allegato (con tante foto) e tragga le sue conclusioni. Grazie e ciao. 

Fai clic sul link  sottoriportato.

 

ORDINARIA MANUTENZIONE O TRAPPOLE?

 

Il valore del lavoro …un caso emblematico (in montagna)

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la strada fotografata nel novembre 2014

di Marco del lest

Nel mese di novembre 2014 avevo scritto alcune considerazioni sull’intervento di ripristino della strada che dal passo di S. Franca scende verso Groppallo, in comune di Farini e mi ponevo queste semplici domande:

Continua a leggere “Il valore del lavoro …un caso emblematico (in montagna)”

Dissesto e frane: non basta fare, occorre anche mantenere…

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foto 1-come si presentava l’intervento appena terminato …(2009)

Foto e testi di Marco del lest

Le foto che seguono sono molto eloquenti… si tratta di un piccola briglia in legno di castagno e pietra locale, posta a monte di un tombino stradale.

L’opera è stata costruita nell’estate 2009 nei pressi di Monte Chino di Gropparello ed è un semplice manufatto realizzato con tecniche di ingegneria naturalistica, in cui gli unici materiali di provenienza extracomunitaria (cioè provenienti da territori all’esterno delle Magnifiche Comunità della Val Riglio e della Val Nure) sono il tubo in plastica, i chiodi ed il filo di ferro zincato.

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foto 2- come si presenta ora lo stesso intervento della foto 1…

 

La briglia ha retto a tutti i fenomeni alluvionali degli ultimi anni ma rischia di non reggere al fenomeno più devastante in assoluto: l’incuria.

Infatti basta vedere le foto successive e si nota come la vegetazione spontanea stia colonizzando tutta l’opera.

Questo indubbiamente è il segnale più eloquente che dimostra il buon funzionamento della struttura, infatti se nascono le piante nella platea significa che questa non è soggetta ad erosione e di conseguenza il torrente non erode le scarpate della strada provinciale.

Ma lasciando sviluppare questa vegetazione a rapido accrescimento (salicone e pioppo tremolo) si avrà lo scalzamento delle pietre della platea e delle traverse in legno dovuto alla crescita delle radici e dei fusti ed il conseguente disfacimento della briglia.

Basterebbe solo un’ora di decespugliatore, qualche colpo di roncola ed un pizzico di buona volontà per scongiurare tutto questo.

Se poi vogliamo proprio strafare potremmo dare una pennellata di impregnante alla staccionata… ma senza esagerare… non vorremmo mai dare l’impressione di amare il nostro territorio presentandolo curato almeno nelle piccole cose…

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foto 3- ome si presentava…
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foto 4- come si presenta ora…
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foto 5-  come si presentava…
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foto 6-come si presenta ora…
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foto 7- come si presentava …
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foto 8- com’è ora…

 

 

 

 

 

 

 

 

Ma quanto ci costano…poveri soldi nostri!

IMG_3515 sergio valtollaPare che la “Nuova Provincia” abbia inviato un piano alla Regione con l’elenco delle frane da sistemare.

Un articolo di “libertà” di ieri parlava di una richiesta ammontante a 12 milioni e 230mila euro per sistemerae  le frane e i vari dissesti presenti sui 1.111 km delle strade provinciali.

Solo per limitarci a valdarda e dintorni le cifre sono da capogiro.

-Vernasca, sommando tutti gli interventi nel suo territorio, richiederebbe ben un milione e 370mila euro, tra Ponte Lanzone, Prè Vecchio, strada provinciale di Genova e la provinciale 21 di Valdarda.

-Castellarquato un intervento da 100mila euro.

-Alseno 250mila euro per strade  e per difese da dissesti causati dal torrente (?).

-Gropparello e Groppovisdomo due interventi, per un totale da 200mila euro.

Lugagnano 450mila euro.

-Morfasso, tre gli interventi  per un totale di un milione e 400mila euro.

Totale:  € 3 milioni e  770 mila

Precisiamo che si tratta, quasi certamente, di rilevazione dei danni tanto sulle strade provinciali quanto sulla viabilità comunale o per l’assetto idrogeologico del territorio. Ma quanto del richiesto sarà finanziato non lo sappiamo. Quello che invece sappaiumo è che si tratta di soldi che provengono dalle nostre tasche (le tasse).

Viene spontaneo, per l’ennesima volta, chiederci: quanti di questi interventi serviranno, oltre che a riparare i danni esistenti, a evitarne dei nuovi, a fare prevenzione ?

Riparare va bene, nel senso che è inevitabile,  ma senza prevenzione le frane e il dissesto aumenteranno e le tasse non caleranno mai!

Abbiamo ancora frane e dissesti mai riparati e vecchi quanto Noè ai quali si sono aggiunti sempre altri ulteriori dissesti (eppure le tasse le abbiamo sempre pagate, puntuali!); e le strade provinciali fanno anche (abbastanza) schifo ma di idee nuove per evitare nuovi guai non se ne vedono…

E’ sempre più difficile abitare in montagna, ora sta diventando difficile abitare in campagna, i servizi calano di numero, e spesso di qualità, il dissestto aumenta, la qualità della vita diventa un miraggio e i giovani se possono scappano. Fare gli imprenditori è difficile ovunque, in montagna è  proibitivo. Cominciamo a vedere parecchia rassegnazione… calano le forze ma non le tasse. Triste doverlo ammettere ma i sindaci, forse, ci possono provare, possono cercare di frenare la frana …

Ps:  In un territorio dissestato e poco abitabile (o abitato solo da anziani e lupi)  però si possono fare tante cosette…e non tutte piacevoli: discariche, inceneritori, cave, e scavare, estrarre roccia, terra,  “smontare” montagne e tagliare i boschi perchè tanto “ce ne sono anche troppi” e poi realizzare dei bei mega parchi eolici, belli da vedere, supertecnologici e, perchè no,  anche una qualche fabbricona inquinante (che in pianura non vogliono…) ecc…ecc…

Se gli “angeli del fango” …

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quando la “campagna” frana verso il fondovalle…

«Se non vogliamo più alluvioni e calamità, dobbiamo formare nuove persone che siano in grado di garantire la manutenzione del territorio. Oggi, purtroppo, i giovani non hanno le conoscenze per farlo e io sono pronto a mettermi in gioco in prima persona per insegnare loro come si fa a “salvare” la montagna». Lo propone tramite Libertà l’agronomo Ulisse Ferrari che abbiamo avuto modo di conoscere e apprezzarne la semplicità, il buon senso e la grande competenza in fatto di pratiche agrarie.

È già da un po’ che il professore in pensione ha fatto di Missano una sorta di “laboratorio” a cielo aperto delle buone pratiche contro il dissesto idrogeologico: pulisce i canali, scava dei traversi per far defluire l’acqua in eccesso, fa opere di regimazione e molto altro. Tutto con le sue sole mani e tanta buona volontà, tanto che la scorsa primavera è stato nominato con un atto ufficiale del sindaco di Travo Lodovico Albasi “custode” di Missano.

«Quando ho sentito dalla televisione e dai giornali che in Valtrebbia c’erano stati allagamenti, frane e disastri, mi sono precipitato a Missano per vedere cosa fosse successo. Ma, una volta arrivato, non era successo nulla: neanche una pozzanghera. Tutto il sistema di canali ha funzionato perfettamente».

«Si potrebbero organizzare corsi assieme al Comune, impiegare persone disoccupate o in cassa integrazione per salvare alcune zone» dice Ulisse. «C’è sempre moltissimo da fare e non si può lasciare la montagna abbandonata a se stessa. Anche con un badile si può fare tanto: è sufficiente fare in modo che l’acqua in caduta compia il percorso più lungo prima di arrivare a valle o che, invece di usare le ruspe, si mantenga l’erba all’interno dei canali, per frenare la velocità dell’acqua in caso di forti piogge. Solo così si avrebbe il tempo materiale di organizzarsi in caso di emergenza».

«Se tutti i giovani “angeli del fango” che abbiamo visto in azione a Genova si fossero dati da fare durante l’estate per lavorare sui canali e fare manutenzione del territorio, non ci sarebbe stato nessun disastro. Per questo mi è sembrata bellissima l’iniziativa di volontariato giovanile promossa dal sindaco Albasi, dove i ragazzi che si impegnano d’estate a tenere pulito il paese ottengono in regalo un abbonamento alla piscina comunale».

E bravo Ulisse…capito? Questo modello vale per tutte le cose da fare e in montagna le cose da fare sono tante. Dalla riapertura dei canali ostruiti dall’abbandono alla ristrutturazione di muretti di sostegno di argini e sentieri rurali fino al recupero di edifici storici, patrimonio del territorio, la nostra memoria collettiva.

(ispirato da un articolo di Libertà del 19-10-2014 di C.Brusamonti)

Montagne e colline fragili

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foto piacenza24

DUE RIGHE DI STATISTICA-Nel 2003, circa dei anni fa, a Piacenza erano rilevate oltre 3000 frane, nel 2004 erano diventate 3720 e nel 2005 addirittura 5792* . Di queste supponiamo che almeno 800 fossero storiche, cioè esistenti da decenni e mai risolte per vari motivi. Qualche anno fa, in seguito ad una stagione parecchio piovosa, il fenomeno esplose nuovamente. L’analisi fatta dagli specialisti non lascia dubbi sul fatto che questo della valdarda sia da considerare un terreno  franoso. Ragion per cui occorrerebbe fare “prevenzione”. Afferma la relazione isprambiente : “…in particolare il settore  occidentale del medio Appennino, da Piacenza a Bologna, risulta interessato da formazioni ad alto contenuto pelitico, appartenenti al Domini o Ligure e Subligure; questo spiega il motivo dell’alta franosità di questo settore rispetto a quello orientale ed al settore del crinale  appenninico, caratterizzati soprattutto da litologie prevalentemente arenaceo-marnose  appartenenti al Dominio Tosco-Umbro…”.

LA SITUAZIONE ORA…-In questi ultimi giorni stiamo purtroppo assistendo ad una recrudescenza del triste fenomeno delle frane  in tutto il territorio per cui si ipotizzano danni di circa 30 milioni** con particolare veemenza anche, tra l’altro, nei comuni di Castell’Arquato, Vernasca. Non possiamo tacere il fatto che negli scorsi anni di fronte a situazioni particolarmente gravi si sia intervenuto, da parte dello Stato e della Regione, con pochissimi stanziamenti rispetto al necessario e che nessuna (nessuna!!) politica di prevenzione vera sia stata fatta. Rispetto a frane storiche, frane già in atto 8/9 anni fa cosa si è fatto? Quasi nulla! I comuni non hanno soldi neppure per aggiustare le buche, figurarsi per le frane.

PROSPETTIVE? DI REALE QUASI NULLA…SOLO PAROLE, PAROLE, PAROLE…

Fanno finta di essere preoccupati per noi ma in realtà, nei piani alti,  non agiscono mai! Quando lo fanno  lo fanno male o in maniera effimera.  In collina la situazione è al dramma ma…anche la pianura non scherza. L’altro giorno la “mitica” Castellana e la nuova circonvallazione di Fiorenzuola d’Arda sono state interrotte per allagamento e sapete perché? Non si fa manutenzione dei fossi, non ci sono i fossi e si costruiscono con i piedi le strade con tombini ridicoli che sopporterebbero l’acqua di un Water.

Il territorio deve essere presidiato con urgenza. Costa meno garantire una buona manutenzione (che sia però vera e non fatta come certi lavoretti montani che abbiamo visto…che gridano vendetta!) che non metter mano ad interventi giganteschi ma…per ora speriamo  nella clemenza del tempo, non ci resta che questo!

*dati rilevati da “isprambiente.gov.it”

** dati rilevati dalle dichiarazioni regionali

Strade,colline e montagne

la volpe per gentile concessione di   “©Stefano Zanardelli”*

Una grande fetta degli investimenti sulla viabilità dei Comuni di lugagnano, Morfasso , Vernasca e Castell’Arquato sono impiegati, dalle rispettive amministrazioni comunali,   sulle strade extra cittadine per mantenere “accettabile” il livello delle comunicazioni intercomunali e tra gli stessi comuni viciniori.

I comuni su questa “partita” ci lavorano quotidianamente da soli e anche  insieme con la Regione e la stessa Provincia al fine di scongiurare disagi, danni irreversibili e isolamento di parti dei cittadini del  territorio medesimo.

Purtroppo la montagna e la collina (soprattutto quella più “interna”) sono  interessate da una gravissima perdita di residenti e attività, l’agricoltura è ridottissima e spesso, nelle parti più alte del territorio, affidata a personale molto anziano senza alcun ricambio generazionale. Qui si contano sulle dita di due mani le aziende “sufficienti” e dirette da giovani imprenditori (ai quali, lo ribadiamo per l’ennesima volta, è rivolto il nostro plauso e pieno sostegno).

Purtroppo meno agricoltura significa minor cura del territorio e perdita di “economia” per questi comuni. Continua a leggere “Strade,colline e montagne”

Se la Liguria piange noi non stiamo certo meglio, c’è solo andata bene…per questa volta…(2-fine)

di Marco del lest

Perché il bosco non tagliato può costituire un problema idrogeologico?
Se osserviamo il territorio dell’Appennino Piacentino, sia collinare che montano, notiamo che si è persa più superficie boscata a causa di frane che non per l’azione diretta dell’uomo e personalmente ho visto aprirsi più frane in boschi vecchi ed abbandonati che in boschi tagliati recentemente; può sembrare un paradosso ma è un concetto ben noto agli addetti ai lavori.
Prendiamo ad esempio la zona collinare dove vi sono pendenze molto elevate su ridotte superfici, come ad esempio alcune scarpate stradali e su queste scarpate sono radicate piante di robinia, piantate a suo tempo proprio per consolidare la scarpata.
Queste piante non sono state tagliate per 30 o 40 anni ed ora, data la notevole fertilità e la luce data dal “taglio” della strada, hanno altezze notevoli, anche di 15 o 18 m e pesi considerevoli (una di queste robinie può arrivare tranquillamente a 40 Qli con la massa fogliare). Il loro apparato radicale però e poco sviluppato, data la concorrenza tra le piante e la pendenza del terreno. Quando una di queste robinie si sradica a causa dell’eccessivo peso o del carico di neve o del terreno indebolito da piogge eccessive, crea un effetto domino sulle piante circostanti e le relative ceppaie.
Si vengono così a creare improvvisi squarci nel terreno, dove le acque meteoriche si incanalano scalzando altre piante. Continua a leggere “Se la Liguria piange noi non stiamo certo meglio, c’è solo andata bene…per questa volta…(2-fine)”

Se la Liguria piange noi non stiamo certo meglio, c’è solo andata bene…per questa volta…(1)

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di Marco del lest

I noti fatti alluvionali della Liguria e della Toscana non sono altro che l’incasso di una cambiale emessa da circa 40 anni. La cambiale che abbiamo scelleratamente firmato a scapito dei nostri figli si chiama “abbandono del territorio, abbandono della montagna, abbandono della dignità del lavoro manuale, abbandono della cultura contadina, abbandono della conoscenza storica”.
Lasciandoci abbindolare da promoter finanziari spregiudicati abbiamo investito in titoli tossici che si chiamano “ crescita continua del P.I.L., assistenzialismo agricolo, guadagno immediato, tornaconto elettorale, voto di scambio, individualismo, egemonia culturale urbano-centrica, deresponsabilizzazione collettiva, frammentazione politico-amministrativa”.

Ora la cambiale è scaduta, e noi ci troviamo in cassaforte i titoli tossici di cui sopra.. un bel mucchietto di carte inutili.
Si fa un gran chiacchiericcio mediatico sulle responsabilità dei disastri, colpe degli amministratori, della protezione civile, del disboscamento, delle escavazioni selvagge, del riscaldamento globale ecc ecc ecc. Continua a leggere “Se la Liguria piange noi non stiamo certo meglio, c’è solo andata bene…per questa volta…(1)”

Valtolla: non celebriamo eroi….

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Ieri avevamo appreso da “libertà” che la storica frana di Monte Davide di Vernasca sarà “rapidamente riparata” con altrettanto beneficio per gli abitanti del quartiere limitrofo. In un paio di mesi tutto sarà aggiustato per il meglio.

Siamo certi che nel tour, che ieri veniva documentato da Libertà, le nostre autorità avranno poi proseguito per verificare anche la frana-voragine sulla medesima provinciale dopo Vernasca verso Bore e che, finalmente, abbiano anche potuto osservare de visu la “frana del decennio” posta tra la provinciale che “dalla serra” consente di raggiungere con facilità la provinciale di fondovalle che collega Lugagnano con Morfasso.

Tornando al Monte Davide ci verrebbe da dire: meglio tardi che…..considerato che si parla di questioni aperte da anni.
Continua a leggere “Valtolla: non celebriamo eroi….”

Pedemontana e sprechi delle nostre risorse

Si fa sempre un gran piagnisteo sulla crisi generale  [che è vera…] e sulle implicazioni che questa riverbera sulla pubblica amministrazione che è perennemente senza soldi per finanziare gli enti locali, la scuola, la ricerca, le politiche sociali, il sostegno all’export, ecc…

Poi si assiste agli sprechi, alle false promesse di ridurre i costi della politica e della burocrazia, alla promessa di equità fiscale ecc…

Il politico di turno [dal locale al nazionale] d’ogni tanto sente l’esigenza di tirar fuori dal suo “ cappello a cilindro” da novello stregone una manciata di “opere pubbliche- risolvi crisi”.

Tra queste noi ci annoveriamo “la pedemontana e la cispadana” opere di cui si parla dagli anni 70 e che per fortuna non sono mai state realizzate.

Una sorta di “vie Emilie” parallele a quella storica. Continua a leggere “Pedemontana e sprechi delle nostre risorse”

Gestione forestale, utilizzo corretto e produttivo dei boschi per una tenuta della montagna [di marco del Lest]

Riceviamo da Marco del Lest , e alleghiamo un documento sulle risorse forestali  ben corredato da fotografie  che si sofferma sulla viabilità dei boschi e pascoli montani.

Come accennato nella prima parte [si riferisce all’articolo apparso sul blog il 28-04-2011] le cause della misera gestione forestale provinciale sono numerose e le soluzioni tutto sommato non impossibili da attuarsi. Vorrei proseguire con l’esame della situazione attuale ed altre proposte gestionali  finalizzate comunque allo sviluppo di un’economia montana e rurale di cui il bosco è una parte essenziale.

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PER APPROFONDIRE …..TRE ARTICOLI IN ORDINE DI APPARAZIONE….

https://valtolla.wordpress.com/2011/03/05/la-regimazione-delle-acque-in-valtolla-tempi-andati-solo-ricordi/

https://valtolla.wordpress.com/2011/03/29/bonifica-e-prevenzione-delle-frane/

https://valtolla.wordpress.com/2011/04/28/boschi-della-valtolla-un-commento-di-marco-del-lest/

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Un altro fattore limitante alla buona gestione forestale è quello della pessima o assente viabilità di servizio delle aree forestali. La viabilità attuale è in larga parte derivata dall’adeguamento alla meccanizzazione di una rete viabile antica creata per il transito di animali da soma , slitte o carretti,comunque con carichi molto leggeri, dove le pendenze avevano importanza relativa.

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Vernasca: Cronaca in diretta di una frana annunciata…

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Ieri sera ci recavamo ad  un appuntamento a Vernasca e avevamo,  quasi per intero, percorso  la mitica salitona da Lugagnano val d’arda [discorrendo di corse in bicicletta, delle curve, del tracciato ecc..] quando una “bestia” ci attraversa la strada…una bestia tremenda: uno smottamento di diversi metri cubi di sassi e grossi detriti aveva appena invaso la sede stradale proprio dove si congiungono la provinciale proveniente da Lugagnano con lo “stradone”di Genova.

Una frana si era staccata dalla parete, alta circa 20 metri e molto scoscesa, che sovrasta la strada e aveva invaso l’intera carreggiata.

Con fatica due corriere sono passate e prontamente è giunta assistenza [pubblica?], carabinieri e dipendenti comunali a regolare il traffico e a sgomberare parte della sede stradale per non bloccare l’intera viabilità.

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Bravi coloro che hanno “sgomberato” con rapidità ma lo hanno fanno a loro rischio e pericolo.

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