Veleia: convegno internazionale di studi …dopo 50 anni!

Impressionante vedere come tanta gente affollasse il foro di Veleia che aveva questo aspetto "nudo" senza piante..(clic per ingrandire)

Erano 50 anni che non si effettuava un convegno a livello internazionale su Veleia.

Considerata la “Pompei del nord Italia”, ha sempre richiamato l’attenzione di esperti e studiosi di archeologia e storia antica ma un approfondito convegno di studi mancava da troppo.

Ora ci ha pensato l’amministrazione comunale di Lugagnano con le università di Bologna e Padova, la Soprintendenza per i beni archeologici dell’Emilia Romagna in collaborazione  con il comune di Piacenza, il circolo culturale “Valtolla” e l’associazione culturale “Via dei Monasteri Regi”. Con la partecipazione della Provincia di Piacenza e del Ministero dei Beni Culturali.

Durante il convengo, venerdì 20 e sabato 21 settembre presso i locali della rinnovata canonica veleiate (di fianco al sito archeologico medesimo), è anche allestita una importante e unica  mostra di poster e di audiovisivi dedicati al sito e ai recenti studi archeologici d’Italia.

Il convegno è veramente ricchissimo di importanti  comunicazioni di esperti provenienti da Italia, Francia, Spagna, Portogallo e Canada.

Durante il servizio funziona un servizio ristoro.

Vernasca: attenti a quel gruppo!

proloco di vernasca ...da libertà

A Vernasca la proloco si rinnova e vara un gruppo di notevole interesse e grande potenziale.

Partenza? Rianimare l’antica pieve ora in forte disuso. Un luogo bellissimo, un luogo carico di storia della valtolla che merita di essere rivitalizzato. Attendiamo con ansia il loro programma.

L’altro giorno Libertà presentava il gruppo…

Marisella Loffi è la presidentessa,Graziano Crovetti, vicepresidente; tesoriere Giuseppe Bertoncini; segretaria Valentina Aleroni;  consiglieri sono Michela Bertoncini, Luca Canisi, Gianluca Cigala, Simone Concari, Sebastiano Franzini, Marco Gardoni, Mario Marazzi, Guido Molinari, Francesco Rigolli, Chiara Sala, Carlo Sidoli, Luca Trabucchi, Edoardo Varani. I revisori sono Lorenza Marazzi, Niccolò Morisi, Rosanna Scuto. Davvero un bel gruppo…un bel gruppo di giovani!

Turismo in Valdarda: facciamo finta, siamo strabici o…..

Al di la degli enunciati e dei suggerimenti….tutti giusti…cosa ci si potrebbe aspettare da tante buone idee emerse dagli stati generali del turismo?

In breve è emerso che occorre quanto segue:

una valorizzazione dei borghi medioevali e degli edifici storici di culto;

– una salvaguardia e valorizzazione di paesaggi agrari e ambienti naturali prestando attenzione particolare  agli interventi energetici;

– un aumento della ricettività in valdarda oggi quasi del tutto assente;

– lo sviluppo dell’ enogastronomia, delle produzioni tipiche, dell’integrazione agricoltura turismo…ecc…

Di conseguenza per iniziare a “concretizzare ” con azioni mirate occorrerebbe , qui da noi [media e alta valdarda ], avviare  almeno 5 azioni generali così sintetizzabili:

1-stop totale di qualsiasi azione che possa compromettere il già delicato equilibrio paesistico e ambientale esistente e il contestuale ampliamento dei territori della nuova area protetta parco Stirone-Piacenziano;

 2-rafforzamento, a tutti i livelli, delle integrazioni tra turismo-agricoltura e un forte sostegno alla vitivinicoltura;

3-realizzazione di una mappa turistica integrata che comprenda il territorio tra i torrenti Stirone e Vezzeno [ da Vigoleno al castello di Gropparello..];

 4-Fine delle “gelosie” comunali [ il mio è più bello del tuo e stupidari vari…] riconoscendo le 3-4 eccellenze attorno alle quali far ruotare e sviluppare “tutto”;  predisponendo un programma di eventi unico che valorizzi “tutti” da Vigoleno a Castello, dal Parco provinciale a Veleia;

 5-Definire una mappa  museale locale….tenendo conto che a Vigoleno, praticamente, non c’è nulla e che la massima eccellenza è Il geologico arquatese. Una “mappa” dove sono integrati anche l’antiquarium di Veleia, la “resistenza” di Sperongia, l’illichiano, le aule espositive di Morfasso e tante altre “icone“ da circuitare, valorizzare, razionalizzare, ecc…..

Poi ci sono le azioni dei Comuni sui servizi e tanto altro di cui abbiamo parlato 100 volte.

Ma la Provincia e la Regione devono darci vera disponibilità perché non sono sufficienti i convegni per far decollare il turismo.

Noi, d’altro canto, non possiamo permetterci di tollerare lo sforamento 20, 25, 30 volte l’anno del limite di polveri fini in valdarda e poi, come se nulla fosse, parlar di sviluppo del turismo!

Non possiamo permettere che Castello sopporti tal livello di traffico pesante!

Non possiamo propugnare livelli maggiori di turismo senza sviluppare la ricettività! Questo è un limite gravissimo! Non possiamo propugnare livelli maggiori di presenza del turismo senza favorire politiche di recupero del patrimonio abitativo rurale…[ perché non è vero che le seconde case non portano turismo].

Facciamo “finta”, siamo “strabici” o facciamo davvero??

La provincia ? Coordini i comuni e si ”sbatta “ di più! Ci coinvolga di più!

Ps: …e non abbiamo il tempo per  riparlare di Promozione, del ruolo degli IAT, di Piacenza Turismi, delle pro loco, dell’impatto cementeria sul turismo e…, del ruolo dei comuni, dei giovani, dell’agricoltura, degli ambienti naturali, del commercio, delle strade e della frane……

Non si parla mai abbastanza di Velleia Romana, della valtolla, della valdarda…

Non si parla mai abbastanza di Velleia Romana, della valtolla  e della valdarda in relazione alle possibili attività per il rilancio del turismo piacentino….

Considerato che in queste ultime settimane, sulla stampa quotidiana locale, si è parlato di nuovo degli interventi previsti per il rilancio, a fini turistici, di Velleia Romana abbiamo ritenuto utile riprendere un documento “ licenziato “ dall’amministrazione provinciale della primavera 2009 [giunta Boiardi] e riproporne alcun i brevi passaggi [ con nostri commenti].

Registriamo con estremo favore che….. Continua a leggere “Non si parla mai abbastanza di Velleia Romana, della valtolla, della valdarda…”

Piacentini ligures ?? (4-fine)

L’ ultima parte del saggio ” arrivano i liguri “….. il libro è molto più ampio e contiene interessanti saggi sul brigantaggio e su molte vicende storiche locali…..

clicca per ingrandire

……le ultime battute del saggio….

Piacentini ligures ?? (3)

Questa è la terza parte  del saggio ( la seconda relativa a  “arrivano i liguri” la cui prima è del 8 gennaio)  ( la prima puntata trattata la preistoria a piacenza il 4 gennaio)

clicca per ingrandire ( 3-segue)

Non ho alcun rispetto….(editoriale per il 2011)

di Sergio Valtolla

Non ho alcun rispetto per coloro che porterebbero al mercato il “paesaggio” e il suo Dio creatore se potessero ricavarne qualcosa!

Costoro non hanno mai ringraziato Dio per quello che hanno ottenuto, per il bello che li ha sempre circondati e per qualche centesimo scintillante venderebbero anche l’aria che respirano.

Non sono tenero con questa gente [omuncoli!] che piuttosto della bellezza della zona in cui abitiamo preferiscono specchiarsi nel lucido di una moneta da dieci centesimi [ liberamente ispirato da “walden”].

Ci ha particolarmente colpito, nei giorni scorsi un articolo apparso sul quotidiano “libertà” che trattava dello stato di abbandono in cui versa il patrimonio artistico  e religioso del nostro Appennino….

” …..tutelare il “bello” anziché “danneggiare il territorio con ettari e ettari di pannelli fotovoltaici”….Parlando dello stato di conservazione  di molte chiese e oratori continua affermando che ….«le manutenzioni piccole, se rimandate, diventano grosse e non ci sono soldi per affrontarle. Il piccolo tesoro finisce per disintegrarsi, diventa un rudere, il tempo lavora contro di noi»…..Un esempio di questi gioiellini? «… in Comune di Ferriere – risponde ancora monsignor Ferrari – c’è il piccolo santuario di Santa Maria della Gratra, una chiesetta romanica. Mi dispiacerebbe vederla abbandonata, sono uno di quegli esempi di edilizia antica che potrebbero costituire un’attrazione turistica. Nessuno utilizza artisticamente il nostro patrimonio. Certo il panorama è diverso da Montecarlo ma anche questo è un turismo che può essere coltivato. Invece si pensa a realizzare pale eoliche e si mettono ettari e ettari di pannelli fotovoltaici. C’è bisogno di “bello”, noi lo abbiamo ancora ma lo stiamo distruggendo…

Come non essere d’accordo!

Noi, qui in valtolla rincariamo la dose: che diritto aveva lo sporco e stupido “padrone” della nostra vita di vendere l’aria che respiriamo tra il ponte dell’Arda di Lugagnano e il molino Teodoro ?

I suoi campi o i loro campi non daranno messi, non daranno fiori, non daranno frutti ma solamente denaro…..

Per costoro i frutti non sono belli o buoni, son solamente maturi quando si trasformano in denaro!

Per noi no! Noi vorremmo che da questo sudiciume sbucasse un fiore da sistemare in un bel giardino-paesaggio, con i contadini e gli artigiani che producono tanti buoni prodotti, i bambini che crescono sani e non intossicati delle polveri fini e da altre schifezze anche peggiori di quella menzionata, gli animali, la vita sociale….la serenità.

Noi vogliamo sempre di più che venga valorizzato un paesaggio naturale, agrario e storico per farlo  divenire meta di turismo sociale, di vita e di nuovo lavoro per i giovani…..questo è l’auspicio per il 2011, 2012, 13,14,15,16….ecc…..ecc…..

Piacentini ligures ?? (2)

La seconda parte del saggio….dal titolo ” arrivano i liguri ” (precedente il 4 Gennaio 2010 sulla preistoria a Piacenza); il prossimo il 13 gennaio.

clicca per ingrandire (2-segue)

Le strade romane in alta val d’arda (nella valtolla)

IL PROSSIMO 16 GENNAIO IL BLOG …..

http://www.quadernivaltolla.wordpress.com

INIZIA LA PUBBLICAZIONE DI UN SAGGIO DEL 2003 SCRITTO DAL PROF. SANTINO CAVACIUTI [ IMPORTANTE FIGURA  INTELLETTUALE DELLA VALTOLLA] DAL TITOLO ” LE STRADE ROMANE DELL’ALTA VAL VARDA “( L’ARTICOLO SARA’ PUBBLICATO IN 3 PUNTATE )

RITENIAMO IL SAGGIO UN DOCUMENTO ECCCEZIONALE E NE DIAMO UN PICCOLO ANTICIPO…

……Come ordine di esposizione seguirò, grosso modo, quello della risalita della valle dalla strettoia di Mignano – che separa decisamente l’Alta  valle  dell’Arda   dalla  Media, e  che  è ora occupata dalla diga del lago artificiale detto appunto di Mignano – al passo del Pelizzone, il quale da sempre, si può dire, ha segnato (anche se non unico – come si vedrà più avanti – ) il luogo di transito dall’Alta valle dell’Arda alla valle del Ceno e quindi del Taro, in direzione della Liguria orientale, e, soprattutto, per l’antichità romana, in direzione di Luni, dell’antico Municipium di Luni…..

…… il primo “sito” che è dato trovare nella nostra valle, o, per meglio dire, il “sito” da me osservato nella medesima zona, è quello della località detta “Campo del Pozzo”, che è un terreno semi-pianeggiante, a poche centinaia di metri a sud dell’antica Abbazia di San Salvatore e San Gallo e cioè nello stesso pianoro in cui sorgeva l’abbazia, il cui sito è indicato, nelle carte dell’I.G.M., come “Chiesa Vecchia”. Ciò fa pensare che sia stato proprio questo antico insediamento romano in un luogo relativamente pianeggiante…….

…… Un altro “sito” romano è stato individuato nei pressi della frazione Rocchetta (di Morfasso), nella località denominata “Dalla Ca’ ”. Si tratta di frammenti di mattoni e tegole. Anche qui il luogo è costituito da un quasi-pianoro, vicino a un rivo, presso un’antica strada, che portava a Teruzzi. Pure questo pare uno dei luoghi geologicamente più sicuri della valle. E così si deve dire, in certo modo, di tutti più o meno i “siti” romani della vallata, nel senso che sono pressoché tutti situati in zone relativamente pianeggianti e geologicamente sicure, in quanto non soggette a frane; sono inoltre vicini a un qualche   corso   d’acqua……

……. È suggestivo pensare che il nostro Salino potrebbe derivare, appunto, dall’esistenza, presso il ponte, o il guado, sull’Arda, di un deposito di sale, sin dall’epoca romana.

Qui, nella zona più ampia della vallata, è esistito, forse, l’insediamento romano più importante, dopo Veleia, per tutta l’alta valle; così fa supporre l’esistenza di un duplice insediamento: al di qua del torrente (per chi proveniva da Veleia) e al di là dello stesso torrente. Duplice insediamento con ritrovamenti archeologici particolarmente significativi. In verità, al di qua del torrente (nel senso appena detto) ci sono sicure tracce di un “sito” romano, che probabilmente ha avuto un seguito anche dopo l’epoca romana, in quanto il medesimo porta il nome di “Prato del Borgo” (nella parlata locale: “Prà dar Burgu”)….

……. Sintetizzando quanto ho qui esposto del sistema viario dell’Alta Val d’Arda si potrebbe dire che:

1)            Anzitutto la Valle era attraversata da cima a fondo da un lungo tratto della Veleia-Luni, che toccava le località denominate, al tempo dei romani o dopo, Taverne, Bardetti, Sperongia, Pèdina, Arda (Conca dell’Arda), Pelizzone.

2)            Una variante di questo tracciato era quello che da Sperongia passava la riva destra dell’Arda e saliva a Rocca, a Casali, per arrivare anch’essa al Pelizzone.

3)            Un’altra variante, partendo da Taverne, raggiungeva Olza, Variano, Morfasso (o Rocchetta), Teruzzi, Pelizzone.

4)            Accanto a queste tre direttrici principali della Veleia-Luni, esistevano altre strade secondarie, che univano varie località abitate, e precisamente:

4¹ La strada Guselli – Prà dë  Stabil (il “sito” tra Levei e Sartori) – Rocchetta, dove si innestava nella strada per Teruzzi ecc.

4² La strada Morfasso (o Rocchetta) -Pèdina dove si innestava nella variante principale della Veleia-Luni).

4³ La strada Pèdina-Greghi-Botti-Teruzzi-Zucchi (dove si innestava nella variante Veleia-Taverne-Olza-Variano-Rocchetta-Teruzzi-Pelizzone…….(omissis)…

( nota della redazione del blog: tutti i diritti sono della rivista quaderni della valtolla i cui numeri arretrati  potete riceverli richiedendoli a mezzo mail tramite lo stesso blog della rivista citato in premessa …).

Orsanti, Briganti, Emigranti.

Nel corso del tempo, dopo 7 anni di frequentazione,  i ricordi a poco a poco cominciano a produrre degli effetti.

Sono ricordi recenti, provenienti dalla nostra casa immersa in questo “nuovo paesaggio”, sotto lo sguardo dei suoi abitanti originari  e con lo spirito di chi partecipa alla vita della comunità.

Dalla terra della antica valle di Tolla, nella valle dell’Arda,  la nostra casa è sospesa a metà via sul primo crinale  verso la “Palazza” [il monte Palazza] con una bellissima natura da godere ad ogni stagione immaginando di essere  un’ape che raccoglie il polline da una pianta di Castagno, di Melo selvatico e dai fiori tutt’intorno.

Per arrivare fin quassù , si raggiunge Castell’Arquato, una bella cittadina con l’atmosfera medievale.

La piazza dell’alto paese, chiamata impropriamente “piazza della rocca”, offre una bella collezione di medioevo autentico con case in mattone antico, il palazzo pretorio, la chiesa romanica autentica “la collegiata” e il forte [la Rocca] con  la sua torre quadrata altissima a sentinella della valle dell’arda che offre uno sguardo lontano nella pianura.

La collegiata con i suoi pilastri antichi,  scolpiti con i motivi del tempo, ricostruita attorno al 1120 dopo un terremoto distruttivo sulla preesistente della fine del 700 dopo Cristo . Un vero e proprio capolavoro medievale che duetta con la mole della maestosa ma elegante e longilinea rocca viscontea.

Nella piazza e sotto, fino al basso paese, passeggiando alla scoperta di piccoli negozi caratteristici, come una bella storia in cui ognuno di noi ripassa i sogni perduti della fanciullezza con i principi, le madame e i cavalieri che vagano per il borgo, il più importante del contado con i suoi canonici, notari, capitani, commercianti, agricoltori e soldati.

Lasciato il “medievo” si raggiunge …….. Continua a leggere “Orsanti, Briganti, Emigranti.”

Comunità Montana Nure Arda…

neve in valtolla; valtolla iPhoto (clicca per ingrandire)

Da quando sono state istituite, qui in provincia di Piacenza [ non stiamo parlando di Regioni dove c’è da sempre tradizione ], ci si chiede “quale futuro per le Comunità montane?” …..e così tra una crisi e l’altra si è andato avanti.

Dagli anni ’70 son passati 40 anni eppure costante come una cambiale in scadenza si torna a discutere non di cosa fare , di come “migrare” a cose più utili ma cosa fare? Possibile che in 40 anni non si sappia ancora che far fare a questi benedetti organismi?

Naturalmente durante l’ultimo consiglio della comunità Valdarda e Valnure, che si è svolto a Bettola nei giorni scorsi, la riflessione si è focalizzata ancora  sul ruolo di questo ente.

Si è parlato di sopravvivenza attraverso la gestione associata dei servizi…..cioè di una questione vecchia come la stessa vita della comunità montana.

Certo che anche in Emilia l’architettura Istituzionale è complicata: Regione, provincia, Comunità montane, unioni dei comuni, comprensori, distretti, ambiti , ecc….un bel pasticcio!

Il presidente Piazza dice “nel 2011 paragoneremo il bilancio 2008 o 2009 a quello del 2011 e vedremo finalmente se questo lavoro ha avuto un significato”. Una, secondo il presidente, …….. Continua a leggere “Comunità Montana Nure Arda…”

I racconti del brigante della valtolla: il bosco dei biancospini (2-fine)

PRIMA PARTE  PUBBLICATA IL 28 NOVEMBRE 2010 ( il libro con i racconti del brigante è disponibile nelle edicole della valtolla; il ricavato sarà devoluto al reparto oncologico dell’ospedale di Piacenza diretto dal prof. cavanna; un bel gesto per Natale!)

di brigante della valtolla

Mentre Elia era appoggiato al bancone, aspettando la sua acqua, entrarono nella vecchia bettola due valligiani, un ragazzo ed una ragazza sulla trentina. Ordinarono anche loro dell’acqua e mentuccia, poi si guardano intorno ed, apparentemente in modo casuale, chiesero se ….

(seconda parte……) qualcuno avesse visto in giro dei pastori.

Ci fu un momento di silenzio, il vecchio oste scosse la testa, ma un vecchietto seduto ad un tavolino si girò bruscamente. “Sì, …certo che li ho visti, andavano verso la riva del fiume. Perché? Come mai li cercate?”.

“Siamo alle solite! Li cerchiamo per fargli avere quello che si meritano. Lo sanno bene che nei terreni del Conte Albione dei Rossi di Tollara non possono passare, ma quelli fanno i furbi e vogliono farci passare per scemi! Avanti ed indietro con le loro maledette pecore”, replicò subito il giovane, accendendosi in volto.

L’anziano contadino non si scompose. “Ma ditemi un pò… Continua a leggere “I racconti del brigante della valtolla: il bosco dei biancospini (2-fine)”

I racconti del brigante della valtolla: il bosco dei biancospini (1)

di brigante della valtolla

Elia De Bracchi quel giorno doveva fare delle consegne ai Malvisi, dall’altra parte del monte della Croce dei Segni, la cima più alta del massiccio del monte Moria. Il grande carro, trainato da quattro cavalli era carico di materiale laterizio. Era una giornata di primavera, con l’aria finalmente tiepida, ed i prati brillavano per il giallo dei fiori di tarassaco in mezzo all’erba. Qua e là macchie bianche di ciliegi e biancospini, mentre i peschi stavano già perdendo i petali rosa.

“Ormai i pastori ebrei dovrebbero essere tutti sull’altipiano, come succedeva sempre in questa stagione!”, pensava il ragazzo.

Pur avendo scelto un’altra strada rispetto a quella di tanti della sua razza, -Elia lavorava nella fornace di laterizi e pietre chiappate che suo padre aveva rilevato giù vicino all’Arda-, le sue radici restavano lassù, nei campi e nei boschi che facevano da cornice al versante ovest del massiccio del monte Moria.

La famiglia di Elia aveva fatto la scelta di convertirsi al Cristianesimo, ma non aveva mai dimenticato le proprie radici. Suo nonno Tobia, nelle lunghe notti d’inverno gli raccontava sempre la grande storia del popolo di Dio –così i Giudei consideravano loro stessi-, di quando erano stati deportati dalla loro patria, la Palestina fino a Benevento e da lì, in seguito dispersi nel nord della penisola italica. Alla loro famiglia ed altri duecento ebrei era toccata questa piccola valle, solo boschi e lubbie.

La valle di Tolla, dove comandava il potente Abate dell’Abbazia di Tolla era importante soprattutto per……. Continua a leggere “I racconti del brigante della valtolla: il bosco dei biancospini (1)”

VALDARDA VALTOLLA: PICCOLE RIFLESSIONI DI MEZZ’AUTUNNO


il castagno di 500 anni a vezzolacca ( clicca per ingrandire ); valtolla iPhoto art

CASTELL’ARQUATO

Il comune di Castell’arquato sta discutendo [ anche se esterna sicurezza] sulle “cose” turistiche, sul bando di gestione delle attività di questo settore, sulla gestione  del parco delle driadi, ecc….

La partita è importante perché riguarda ” l’attività ” per eccellenza, quella pubblica, quella oltre alla routine [non meno importante]…quella che coinvolge, appassiona, divide…esaspera e tiene banco.

Quella che negli ultimi anni ha dato non pochi grattacapi all’ Ente Locale; quella che  crea ancora parecchie divisioni in un paese che non ne ha proprio bisogno! Gli amministratori attuali lo sanno!!

Adesso anche questo bel posto [ Castello] si deve battere per scongiurare frane, per riparare quelle già attive, per…. Continua a leggere “VALDARDA VALTOLLA: PICCOLE RIFLESSIONI DI MEZZ’AUTUNNO”

Le ruine di Veleja ( le rovine di velleia romana) nel 1800 (1).

Nel giornale di letteratura, scienze ed arti compilato da vari autori e pubblicato tra aprile e giugno 1819 nella capitale del ducato di Parma e Piacenza a pag. 156 è riportata la descrizione delle ” rovine ” di Veleja* secondo il professore di architettura Giovanni Antolini.

* gli autori di saggi e i cronisti del tempo riportano sempre la toponomastica ” veleja ” e non il moderno Velleia….

Noi ne riportiamo una traduzione “libera” utilizzando anche termini originali perchè, il saggio,  ci sembra molto interessante.

—————————————ooooooooooooooo————————————

La scoperta della tavola alimentaria di Trajano diede occasione agli scavi intrapresi sotto gli auspici del duca di Parma (Filippo), con i quali si vennero a scoprire le ruine (rovine) della città di Veleja, alla quale la tavola citata apparteneva.

Ma mentre quella tavola era stata da dottissimi uomini illustrata, queste “ruine” non erano state mai accuratamente misurate, disegnate, né descritte, e questo è ora il servigio che alla erudita curiosità ha “renduto” il professore e architetto Antolini.

Compare ora solo la prima parte di questo lavoro, il cui testo doveva essere accompagnato dalle tavole rappresentanti gli “edifizi ruinati “ (edifici rovinati) di quella città fon ora dissotterrati, e nello stato in cui si trovano oggidì ( è il cronista che parla nel 1819).

Si è però variato alcun poco quest’ordine, sostituendo a quella dei mosaici, ed a quella di vari  frammenti d’incerta rappresentazione, la prospettiva del foro, e la tavola delle statue ( in sostanza si dice che Antolini ha compiuto una rappresentazione prospettica del foro e rilavato la posizione delle statue li ritrovate).

Queste tavole di Antolini, dice il cronista, le esporremo nella seconda parte del giornale mostrandovi i principali edifici come dovevano essere nel loro stato originale prima della distruzione di Veleja.

Nella prima parte della cronaca Antolini inizia ad  esporre alcune notizie storiche di Veleja; si accenna ai progressi che arrivarono sotto il dominio romano per opera di Fulvio Nobiliore nell’ anno 595 dell’ era di Roma;

Gli storici del tempo romano non ci aiutano molto perché definiscono Veleja un Oppido [Plinio] e altri città…

Nell’epoca dell’ Antolini si pensa che tra il 4° anno di Tiberio e l’8° anno di Vespasiano Veleja divenne città e la prova starebbe in alcune lapidi ritrovate dove si capisce che il luogo era stato innalzato a Municipio ed ascritta alla tribù dei Galeria [ liguri ?].

Questi onori indussero i suoi abitanti [i Velejati] ad abbellire la città con statue ed edifici pregiati [pubblici e privati]; dai resti ritrovati, dagli avanzi dissotterrati delle ruine [rovine] e in parte conservati aParma e in parte ” distratti ” [ leggi rubati].

L’Antolini passa poi a ricercare l’epoca in cui avvenne l’evento ” disastroso ” [ luttuoso] che portò alla distruzione totale  di Veleja al punto tale da farla “dimenticare ” per secoli. ( 1-continua )