Origini della valtolla …al tempo dei……(1)

TOPONIMI ALTOMEDIOEVALI DELLA VAL D’ARDA (1)

I “Fines Castro (Firmo) Arquatenses, i “Fines Castellana” e la “Valle” del monastero tollense.

di Giacomo  Coperchini

Premessa dell’autore: Finalmente uno storico della Val d’Arda si è accorto del lavoro, che avevo edito nel 1988, tendente a chiarire con la maggior esattezza possibile, al di là delle assonanze e delle approssimazioni, la toponomastica altomedioevale che fa capo a Castell’Arquato, Lugagnano, Vernasca, Morfasso, Alseno e Fiorenzuola. Sono pertanto debitore al professor Massimo Pallastrelli se posso presentare queste note agli abitanti della Valle dove sono nato.

TOPONIMI TOLLENSI ( estratto e sintesi redazionale- vedi nota in calce all’articolo)

Come per i Monasteri di Bobbio e Mezzano, nella fondazione di quello di Tolla, le autorità longobarde devono aver ceduto un vasto territorio demaniale per costituire la Valle in quo situm est Monasterium. Pertanto tutti i toponimi, riportati nelle donazioni regie o nelle riconferme papali e imperiali, devono essere considerati esterni a tale Valle.

La “primitiva” Valle deve essere stata costituita dalla attuale parrocchia di Monastero con la lunga propaggine verso la Val Chero, civilmente inserita nella parrocchia di Veleia di Lugagnano (Propaggine ancora più evidente quando San Michele non faceva ancora parte del comune di Morfasso).

Nell’808 il Monastero………… risulta, in tale zona, confinante della estesissima corte regia di Gusano, donata, da Carlo Magno, al Vescovo di Piacenza Giuliano.

Doveva essere compresa nella “Valle” anche una parte di Settesorelle di Vernasca, nel territorio della pieve di Sant’Antonino di Castro Firmo (vedi sotto), ma non nella sua diretta dipendenza, poiché nell’823 risulta, che i porcari della corte vescovile di Carpaneto devono cedere al Monastero un settimo dello scatico dei boschi di Septemsorores.

Lo stesso discorso vale per Castelletto e Vezzolacca di Vernasca, poste al di là dell’Arda (rispetto a Monastero). È noto dai “Quaderni della Val Tolla” la non completa e totale soggezione canonica delle due località alla pieve di Castell’Arquato.

A conferma di tale ipotetica situazione, si rileva che le “Valli” dei Monastero di Bobbio e di Mezzano comprendevano territori oltre il Trebbia.

Se per i due monasteri, i documenti imperiali e regi richiamano la “Valle in quo situm est monasterium”, per Tolla ciò non avviene in modo esplicito.

Circa i primi toponimi tollensi, si ha il ricordo di 21 iugeri e 46 tavole di possessi (donati a Tolla da un defunto Elmerico) costituiti dalla chiesa (e sue dipendenze) di Santa Maria in Tertuliano (o Tortiliano) (Chiesa di Santa Maria della Rotonda sul poggio Ericino, presso Vignola), nel fine Castroferonense (Frignano) e dalla foresta prope ripa fluivi Scultenna (Panaro) in loco Viniole (Vignola di Modena), e che, nell’826, l’abate Elmerico, vescovo (commendatario), cede al monastero di Nonantola di Modena, in cambio di beni, donati a Nonantola dal defunto Garibaldo, localizzati in loco et fundo Castro Arcotense, loco qui dicitur Riocivo o (Riocavo) con salae muratae, turcular, caneva, terrae seminatae, un castaneto e altra silva, terra aratoria e pascuo dell’estensione di 27 iugeri.

Successivamente la documentazione diplomatica ricorda diverse donazioni e/o conferme a partire dall’ultimo periodo carolingio.

Nell’880 Carlo III il Grosso riconosce a Tolla:

1) Cadinario: La località doveva essere localizzata presso Borla. Nell’890, a Lugagnano, in una controversia tra Pietro di Niviano e Gaidoldo di Macomero, sono presenti testimoni provenienti da Lugagnano, da Prato, da Ottesola, da Mignano, da Lacereto, da Antognano, da Aquabona (accertata località presso Villora di Varsi) e da Cadinario.  Nell’887, a Borla, Ornucco da Borla dà in livello a Pietro da Niviano beni posti a Niviano, a Lugagnano, Macomero e Mignano, alla presenza di testimoni che provengono da Borla, da Mignano, da Favale, Vernasca e Tadinerii=Cadinerii. L’identificazione delle due forme del toponimo fa propendere per una sua localizzazione presso Borla.

2) Legiolo: non identificato. (In un documento di Federico Barbarossa, Renato Vignodelli Rubrichi e Felice Da Mareto danno Segrolo).

3) Adilio: l’aferisi della vocale iniziale (ed anche della dentale), cosa accertata anche per Aminiano, ha trasformato il toponimo in Ilio, sicura grafia della pieve di Iggio di Pellegrino Parmense (Parma, ma diocesi di Piacenza).

4) Casanova: certamente la pieve di Casanova di Bardi (Parma, ma diocesi di Piacenza).

5) Vidriano: non identificato.

Nel 902, Berengario dona il castello di:

6)  Speluncha: Sperongia (costruito per contrastare pagani e predoni, saraceni e ungheri). (La pieve di Macinesso-Veleia ne rivendicherà la soggezione canonica).

Nel 963 vengono restituite al monastero le cappelle di:

7)  San Cassiano: San Cassiano di Castell’Arquato, tra l’Arda e la strada della Sforzesca.

8)  Sant’Angelo (con la corte di Mistriano): Sant’Angelo non era il titolare della chiesa di Mistriano, dedicata alla Madonna.

9)  Mistriano: certamente la località presso Castell’Arquato, detta anche Mestriano.

Nel 1014 Enrico II riconferma la “cella” di Mistriano, beni in San Cassiano e le località:

10) Lavernasco: certamente Vernasca, per quanto riguarda il castello e la chiesa di San Colombano, rettorato dotato di autonomia relativa, come evidenziato da Massimo Pallastrelli, nel territorio della pieve di Castell’Arquato, ma non della pieve arquatese. (La cella di Vernasca, ipotizzata come dipendente originariamente dal Monastero di Bobbio, non trova, che io sappia, alcun riscontro documentario, come si può vedere nelle carte edite da Carlo Cipolla, (Se i monaci tollensi hanno dedicato una “loro” chiesa a San Colombano e hanno aggiunto alla dedicazione del loro monastero anche il nome di San Gallo, compagno di Colombano, può significare una loro probabile origine “colombaniana” al tempo di Attala).

11) Lucaniano: certamente Lugagnano. Il territorio di Lugagnano, anche se rimane dipendente ecclesiasticamente dalla pieve di Castell’Arquato, civilmente rientrerà nella giurisdizione della “Valle di Tolla”.

12) Catinello: (il Campi dà Cativello) Località da porre presso la pieve, allora pavese, di Fontana Fredda di Cadeo. Nel 1264 l’abate Giovanni del monastero di Tolla, facendo delle permute con Ubertino Landi, concede un fitto nelle località bosco deffonderato e Catinello dipendenti, da Fontana Fredda. (Felice da Mareto fa coincidere il toponimo con Castelletto, ma si tratta, a mio avviso, di semplice assonanza).

13)  Cucullo: Potrebbe trattarsi di Cucullo presso la pieve di San Nazzaro (vedi sotto), perché il Monastero possedeva beni presso la pieve di San Pietro in Cerro e presso la pieve di Polignano, vicine a San Nazzaro.

14) Casale Barbati: Casal Barbato di Fontanellato (Parma).

15) Rivarioli (il Campi dà Ravanioli): Forse il nome è rimasto allo Stirone Rivarolo, tra Borla e Besozzola di Pellegrino Parmense (Parma ma in diocesi di Piacenza). (La forma Ravanioli è stata collegata da Pier Francesco Gandolfi con Ravazzoli di Sperongia, ma la stessa Sperongia risulta sicuramente già tollense al tempo di Berengario I).

16) Saliano (il Campi dà Soliano): Due documenti dell’825 e 827 parlano di un Saliano (Salliano) presso Suzzano, Larzano e Niviano di Rivergaro, ma non sembra che quello tollense vi corrisponda. Il toponimo tollense potrebbe essere collegato a Sariano di Gropparello per la frequente rotizzazione della labiale (la “elle” facilmente diventa “erre”). Non escluderei una localizzazione presso Borla, date le seguenti indicazioni. (1-SEGUE)

(ESTRATTO DA QUADERNI DELLA VALTOLLA, ANNO 2002)

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