Origini della valtolla …al tempo dei……(2-fine)

TOPONIMI ALTOMEDIOEVALI DELLA VAL D’ARDA (2)

I “Fines Castro (Firmo) Arquatenses, i “Fines Castellana” e la “Valle” del monastero tollense.

di Giacomo  Coperchini

TOPONIMI TOLLENSI ( estratto e sintesi redazionale- vedi nota in calce all’articolo)

17)  Burla: certamente Borla di Vernasca

18) Pulplano: Perpiano di Vigoleno di Vernasca.

Nel 1040, Ariberto d’Intimiano, in fuga dalla prigionia di Corrado II, per merito dell’abate di Tolla Albizzone, dalla località San Cassiano (certamente quella presso Castell’Arquato), dona all’abbazia stessa, nelle pievi di San Martino (San Martino in Olza di Cortemaggiore) e di San Donato (pieve di Polignano di San Pietro in Cerro), le “corticelle” di:

19)   Clavenucia: Chiavenna Landi di Cortemaggiore.

20)  Santo Stefano (con Solarolo e Persegario): Santo Stefano non identificato.

21)  Solarolo: La località, con tracce evidenti di una chiesa, trasformata in abitazione, dedicata alla Madonna, si trova presso Paullo di Fiorenzuola, nella recente parrocchia di Barabasca (con chiesa a Riomezzano).

22)  Persegario: Il toponimo, se non identificabile con Felegara presso Paullo, può essere collegato con Persegario, documentato nelRegistrum Magnum, presso Cortemaggiore. I fitonimi (nomi legati ai vegetali) hanno la desinenza eto o ario (Saliceto, Carpaneto, Sambuceto…, Pomario…, Linario…).

Nel 1148 Eugenio III riconfermando a Tolla: beni e la chiesa in Mistriano, la chiesa (ovviamente di San Colombano) di Vernasca e la chiesa di Sperongia, ricorda, per la prima volta, beni in:

23) Castro Arquato: Certamente Castell’Arquato, [tra cui ritengo vadano annoverati i beni ceduti dal monastero di Nonantola nell’826 (non riconfermati espressamente nei documenti precedenti) e San Cassiano].

Ricorda inoltre castelli, pertinenze e chiese in…….

24) Corte regia apud Castellonovo: Castellonovo è stato identificato con Castelnuovo Fogliani di Alseno. Ci sono però, nel Registrum Magum, alcuni documenti che devono essere presi in considerazione per una sicura identificazione. Nel doc. n. 54, a. 1141 la località detta successivamente Castelnuovo si chiamava ancora Belmonte, anche se, a tale data, il Comune di Piacenza, che ne era diventato proprietario, si preparava a farne un castello (ad fossatos faciendum). Solo dopo il 1184 (doc. nn. 5 e 30, a. 1184, doc. n. 202, a. 1195, doc. n. 66, a. 1196, doc. n. 201, a. 1198) si parla già di Castello Novo. Nell’assegnazione di terre intorno al castello non viene ricordato come confinante il Monastero di Tolla. Pertanto la corte regia mi fa propendere per una identificazione con Cortina di Alseno, vicina a Castelnuovo Fogliani. La chiesa di Cortina Vecchia (o vegia) è dedicata a San Salvatore come il monastero di Tolla. (Tuttavia anche la chiesa di San Biagio di Castelnuovo Fogliani, pur dovendo dipendere dalla pieve di Campo Cervario, negli estimi ecclesiastici, risulta con reddito proprio come tutte le chiese che dipendevano da Monasteri).

25)   Molfassio: certamente Morfasso. (La pieve di Macinesso ne rivendicherà la soggezione canonica).

26)  Riogarrulo: certamente Rugarlo di Bardi (Parma, ma diocesi di Piacenza).

27)  Regiano: (Felice da Mareto tralascia questo toponimo) Quasi certamente Rezzano di Carpaneto.

28) Sancto Dalmatio di Piacenza: certamente la chiesa di San Dalmazio di Piacenza.

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Nel 1167 l’imperatore Federico Barbarossa, riconferma ciò che aveva modo di leggere sui documenti dei suoi predecessori: (a) Carlo (il Grosso) perCadinario, Legiolo, Adilio, Casanova, Vidriano, (b) Ugo e Lotario, per il riconoscimento di prerogative (nel documento non si hanno toponimi), (c)Berengario per il castello di Speluncha, (e) Enrico II per il castello di Lavernasco, la cella di Santa Maria nella Villa di Mistriano, masserizie nella villa di San Cassiano, Luganiano, Catinello (Cattinelo), [manca Cucullo] Casale Barbati, Rivariolo, Saliano, Burla, Pulplano.

Riprende il contenuto del documento emesso dal papa Eugenio III, per quanto attiene a castel Molfassi, villa Riogarruli, possessi entro e fuori CastelRegiano, terminando con la corte “Regia” presso Castelnuovo e la chiesa di San Dalmazio. Dopo Pulplano vengono ricordati per la prima volta:

29)   Masarioli (metà della corte): non identificato.

30)  Rechapenna: (Rochapenna?) non identificata, ma potrebbe corrispondere a Rocca di Casali, poiché Penna indicava sicuramente una zona legata a Rocha.

Dopo Regiano vengono aggiunti possessi in:

31)  Ulmetha (villa): Potrebbe essere Olmeto, in Val Chero (con castello ed oratorio), in parrocchia di Montezago di Lugagnano, non lontano da Rezzano.

32)   Marengo: non identificato. Si può forse ipotizzare Marenghi di Antognano di Lugagnano, vicino ad Olmeto. Si deve tuttavia tener presente che il toponimo può aver tratto il nome dalla famiglia omonima. (Non credo si tratti di Marengo in provincia di Alessandria).

33)  Mocionassi: (F. Da Mareto riporta Macinesso) Si possono fare due ipotesi sulla sua identificazione, collegando il toponimo a Mucinasso di Piacenza o a Macinesso di Veleia di Lugagnano che ha dato successivamente il nome alla pieve posta sulle rovine diVeleia, detta nell’835 Sant’Antonino de Augusta o Austa o Agudo (come legge il Campi in un documento dell’XI secolo). Nell’823, per loscantico di Settesorelle, interviene come testimone Giovanni de Mazionassi, che compare nell’825 come de Mationassi che può corrispondere a Macinesso. (Nell’832 si parla di una corte vescovile posta a Mugiagianasi o Muginassi o Mugianassi), che ha molta probabilità di essere Mucinasso, ma una nota del sec. XII, che intende la località come Magenassi, riporta a Macinesso. Nel 1191 la pieve di Macinesso e il vescovo di Piacenza Tedaldo, contestano al Monastero la soggezione canonica in loco et curte Molfaxi, in curte Speluncie et in aliis locis que sunt in confinio ipsi monasteri de Tolla(entro il territorio del monastero di Tolla). Il che indicherebbe la non dipendenza e soggezione di Macinesso da Tolla ad opera di Federico Barbarossa.

34)  Campo Venanzio (possessi): non identificato.

Il documento termina con la generica indicazione di possessi nel Piacentino, nel Parmense e nel Cremonese. (Può darsi che qualcuno dei toponimi, non ancora identificati, sia da ricercare nel Cremonese).

Nel 1186 Urbano III conferma integralmente la bolla di Eugenio III del 1148, anche se nello stesso anno affida al parroco di Caviago l’incarico di definire una causa tra l’abbazia e l’arciprete della pieve di Travazzano. La sentenza è confermata da Adriano IV nel 1158. (Purtroppo i regesti delle bolle papali non parlano di toponimi oggetto del contendere). (2-FINE)

(ESTRATTO DA QUADERNI DELLA VALTOLLA, ANNO 2002)

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