Comunità Montana Nure Arda…

neve in valtolla; valtolla iPhoto (clicca per ingrandire)

Da quando sono state istituite, qui in provincia di Piacenza [ non stiamo parlando di Regioni dove c’è da sempre tradizione ], ci si chiede “quale futuro per le Comunità montane?” …..e così tra una crisi e l’altra si è andato avanti.

Dagli anni ’70 son passati 40 anni eppure costante come una cambiale in scadenza si torna a discutere non di cosa fare , di come “migrare” a cose più utili ma cosa fare? Possibile che in 40 anni non si sappia ancora che far fare a questi benedetti organismi?

Naturalmente durante l’ultimo consiglio della comunità Valdarda e Valnure, che si è svolto a Bettola nei giorni scorsi, la riflessione si è focalizzata ancora  sul ruolo di questo ente.

Si è parlato di sopravvivenza attraverso la gestione associata dei servizi…..cioè di una questione vecchia come la stessa vita della comunità montana.

Certo che anche in Emilia l’architettura Istituzionale è complicata: Regione, provincia, Comunità montane, unioni dei comuni, comprensori, distretti, ambiti , ecc….un bel pasticcio!

Il presidente Piazza dice “nel 2011 paragoneremo il bilancio 2008 o 2009 a quello del 2011 e vedremo finalmente se questo lavoro ha avuto un significato”. Una, secondo il presidente, ……..possibilità di sopravvivenza potrebbe proprio venire dai servizi associati ….che sono in corso.
Dalla Regione sono stati  ottenuti  contributi per i servizi associati e dovrebbero arrivare anche  nel 2011.

Si parla da anni di un progetto associato per realizzare una moderna rete informatica on line  ma per ora …… i siti web comunali latitano proprio in documenti on line alla faccia della pubblicizzazione degli atti….[ non dovrebbe essere cosa obbligatoria?]……allora portiamo ancora pazienza!

Tra le questioni che sono state rammentate dallo stesso Presidente Piazza vi è quella relativa ai siti archeologici per i quali la Regione tempo fa approvò un importante progetto di rimessa a nuovo degli stessi e del loro potenziamento anche a fini turistici …ebbene questa è una priorità!

Velleia Romana aspetta da almeno 30 anni! Senza disperdere troppo nel territorio, pur non disconoscendo le qualità dei siti come quello di Groppallo, crediamo che la trascuratezza verso Velleia Romana [ non imputabile alla Comunità montana dei giorni nostri …] sia intollerabile e che dopo questo tempo non si possa accettare un solo vernissage.

Confidiamo che il presidente ….si confidiamo nella sua grande esperienza!

Noi ci permettiamo di suggerire, infine,  un occhio di riguardo per certi servizi sociali che solo un organismo sovracomunale potrebbe rilanciare….cominciando dal visitatore domiciliare….

Ma a voler ben guardare intanto che nei piani alti decidono di cose da fare ve ne sarebbero…ma ci sono progetti?…ci sono soldi?

Prima i progetti!

3 commenti

  1. Comunità Montane – fallimento senza appello
    In questo periodo si fa un gran sbraitare sul ventilato ridimensionamento delle comunità montane e tanti politicanti si stanno stracciando le vesti ergendosi a paladini della “questione montana” .
    Le Com. Mont. sono state istituite nel 1971 (L.n° 1102/1971 e successive modifiche) e l’ art. 2 della legge finanziaria 2008 fissa i criteri attraverso i quali le Regioni dovranno procedere, entro sei mesi, con proprie leggi, al riordino delle Comunità Montane.
    A questo punto mi chiedo:
    Cosa c’e da riordinare? I risultati della gestione dei territori montani è sotto gli occhi di tutti. La maggior parte delle nostre montagne (ad eccezione di quelli dove nevica firmato come dice Mauro Corona e di parte di quelle ricadenti nelle regioni e provincie autonome delle Alpi ) sono agonizzanti, popolate da anziani e l’unico dato in costante aumento e l’emigrazione.
    In un paese serio questa forma di gestione del territorio verrebbe bollata con una sola parola: FALLIMENTO ed i responsabili sarebbero stati costretti da tempo a portare i libri in tribunale.
    Non mi interessa sapere se le colpe siano della globalizzazione o della politica statale (che comunque di colpe ne ha parecchie) delle congiunture sfavorevoli, del riscaldamento globale o dei marziani … so solo che tutte le Com. Mont. sono sempre state gestite e rappresentate da politici locali, figli delle loro terre ed espressione dei loro elettori ed il loro fallimento è senza appello.
    I sindaci le hanno sempre considerate i loro bancomat d’emergenza ed il massimo degli interventi di cui hanno preteso il finanziamento sono stati alcuni Km di asfalto e qualche lampione “preelettorale”
    Ma la gestione del territorio è qualcosa di più complesso e soprattutto non da “ricadute elettorali” immediate. La costruzione di una briglia in un canaletto sperduto non se la fila nessuno …
    Il fallimento di questi enti è soprattutto al loro livello politico di cui non capisco proprio l’utilità. Senza contare che questi enti sono spesso gestiti da trombati elettorali a cui viene data una cadrega di consolamento… e la loro qualità della gestione è sotto gli occhi di tutti …
    Se in futuro il loro riordino le accomunerà alle unioni di comuni a cosa servirà questa differenza?
    Non avrebbe più senso eliminarle definitivamente, riconoscendone il fallimento storico ed istituire un organismo puramente tecnico che si occupi di gestione del territorio montano a livello sovra comunale.
    Basterebbe attribuire le competenze alle Provincie ed istituire l’ufficio per la montagna di questo ente, con un dirigente amministrativo e personale tecnico che si occupi di progettazione, gestione delle opere e programmazione seria degli interventi, con diverse sedi staccate sul territorio.
    Attualmente il settore montano- forestale- ambientale nel nostro paese è frammentato tra le competenze statali di almeno 5 ministeri : ex agricoltura – ambiente – interno – dipartimento di prot. Civile ed infrastrutture. A questi si aggiungano le competenze regionali dei seguenti enti: regione – provincia – comunità montana – arpa – consorzi di bonifica – comuni -consorzi forestali – consorzi bim – aziende forestali regionali.
    Tutti questi enti assorbono la quasi totalità delle loro risorse per il loro mantenimento (stipendi – gettoni di presenza – affitto di sedi – utenze ecc) e soprattutto disperdono gran parte delle loro capacità in conflitti di competenza tra le varie amministrazioni …. e pantalone paga ….
    Eliminiamoli ed accorpiamoli a soli tre livelli istituzionali: Provinciale – Regionale ed ultimo Statale così che il cittadino elettore quando vede inefficienze a ciascuno dei tre livelli sappia regolarsi di conseguenza nella cabina elettorale. (visto che il muro di Berlino e crollato da qualche anno e non abbiamo più la necessità di schierarci ideologicamente ….)
    Per ora basta lamentiamo …
    Ciao Marco

    Ps : in provincia di Bolzano non esistono comunità montane …..

    • grazie del tuo autorevole intervento.
      siamo convinti che alla frutta ci eravamo e ci resteremo ancora ma così come siamo messi non si va da nessuna parte.
      Riconoscere gli errori per cambiare non è un esercizio facile per i politici ….
      la critica invece è sempre vista con fastidio….con vittimismo perchè è sempre colpa degli altri.
      per riavvicinarsi alla gente la politica deve cambiare molto!!!
      a presto marco.

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