A proposito di presenza turistica ( un commento di marco dall’est )

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In seguito ad un recente post sul turismo ci è giunto questo commento ” forte” che pubblichiamo …..leggetelo!!

di marco dall’est

Approposito di presenza turistica nella parte alta della valle, se non sono stressante, vorrei fare qualche considerazione.

1) Sorpasso del turismo sull’agricoltura….
non credo che ci sia da gioirne, il turista che frequenta le nostre valli ed in genere il turismo in aree montane, ricerca territori curati, prati sfalciati e meglio ancora pascoli caricati, boschi puliti strade percorribili e per quanto riguarda il settore alimentare ricerca prodotti genuini e locali.
Se manca una solida attività agricola di montagna tutto questo scompare e con esso anche il poco turismo rurale che timidamente si avventura in queste zone. Chi vorrà frequentare una montagna fatta di terreni incolti, di boschi invasi dalla vitalba, con piante sradicate che sbarrano il passaggio sui sentieri o di paesi fantasma?

2) Turismo nell’area di crinale quasi assente; Domandiamoci il perché?
Vorrei fare un esempio per inquadrare il problema:
nella zona di Pedina, Teruzzi , Casali per anni…. si è vietata la raccolta dei funghi riservandola ai soli proprietari muniti di permesso.
Grandi cartelli appesi alle piante, liti con i forestieri, gomme tagliate, discussioni a non finire ecc e, con quale risultato? Quale agricoltore locale ha sviluppato una attività di raccolta esclusiva e commercializzazione dei funghi? NESSUNO!
Possibile che nessuno ha capito che la risorsa per la montagna non sono i funghi, ma i fungaioli ?
Nessuno ha proposto un pacchetto turistico di 3 – 4 giorni costituito da alloggio in agriturismo o B&B , trasporto in quota con veicolo fuoristrada, parcheggio custodito, servizio di taglio e seccagione funghi raccolti, il tutto comprensivo di tesserino di raccolta stagionale a prezzo ridotto ed eventuale vendita di funghi in confezione caratteristica in caso di raccolta scarsa ?
Quanto occorre investire in promozione turistica per fare arrivare i fungaioli?
ZERO, basta un annata favorevole ed il passaparola e si riversano a frotte (nel comprensorio di Ferriere abbiamo censito anche più di 1000 presenze giornaliere nei periodi di nascita dei funghi)
Mi si obbietterà che i fungaioli sporcano e si comportano da predoni ed in parte è vero, ma avete mai sentito un albergatore di Rimini lamentarsi che ci sono troppi turisti in spiaggia che sporcano la sabbia?
Se vogliamo vivere di turismo dobbiamo essere disposti a qualche sacrificio, se no possiamo continuare a vivere ( o meglio a morire) di cementeria e goderci il magnifico isolamento, ma smettiamo di piangerci addosso e godiamoci come soli frequentatori della montagna orde di enduristi anonimi, provenienti da tutte le regioni del nord e/o dall’Austria o dalla Svizzera, che quello si è un turismo “mordi sporca e fuggi”!
Possibile che nessuna osteria locale ha mai pensato di convenzionarsi con la Com Mont ed inventarsi il “panino del fungaiolo”, dove alla presentazione del tesserino di raccolta funghi presso un’osteria della zona, il fungaiolo ha diritto ad un panino già compreso nel prezzo del tesserino (al ristoratore gli verrebbe rimborsato dalla com mont)
Quanti tesserini in più si venderebbero ? Se poi l’oste fa sentire un profumino di tortelli ad un fungaiolo che ha camminato tutta mattina, pensate che questo si limiti a mangiarsi solo un panino?
Questi sono solo due esempi banali, ma quante semplici iniziative possono essere tentate senza grandi investimenti “sfruttando” chi già fruisce il nostro territorio, semplicemente aumentando il grado di accoglienza?
Credo che bisogna prima di tutto mettersi in testa il concetto di accoglienza turistica e “fidelizzazione” del turista al territorio, facendo in modo che questo arrivi in valle per qualsiasi motivo, (funghi, escursioni, caccia, pesca cultura, gastronomia, raccolta castagne, ecc) ma che già dalla prima visita rimanga “stupito”di qualche aspetto (che magari noi del posto neppure percepiamo ) che lo invogli a ritornare.
Però va affrontato anche il problema della presentazione del territorio, che non vuole dire creare un territorio artificiosamente lindo e pinto, ma neppure mantenere in eterno le schifezze che vediamo in giro per la maggior parte dei nostri paesini o l’incuria e la sciatteria che caratterizza i nostri punti più panoramici.
Faccio un esempi per tutti: passo del Pellizzone e passo di S. Franca! Ma è ancora ammissibile che i due punti più panoramici e più storici del crinale siano adibiti a deposito di rottami?
Se questi fossero in altre provincie magari sarebbero già stati oggetto di speculazione edilizia con una moltitudine di seconde case pacchiane, noi che invece abbiamo avuto la casuale fortuna di non essere stati toccati dal fenomeno, queste zone le sciupiamo (volevo usare una parola più espressiva, ma mi trattengo) con degli improduttivi depositi di rottami.
Basterebbe che un nostro sindaco emanasse un ordinanza di sgombero per motivi di igiene e decoro pubblici e sarebbe già un espressione concreta di qualificazione del territorio ai fini turistici, molto più concreta di tanti convegni autoreferenziali pieni di proclami e linee guida, frequentati dai soliti noti .
Lo so che sono scelte impopolari e che fanno perdere i 4 voti determinanti, ma governare un territorio significa anche avere il coraggio di fare scelte, se no ci sono tanti altri lavori che danno meno grattacapi che fare il sindaco.

COMMENTO DEL BLOG

Marco tocca punti critici in maniera “forte” e fa bene perché sono argomenti che andrebbero affrontati con uno spirito adeguato.

Sicuramente vi sarebbero opinioni contrastanti ma, l’importante, sarebbe chiedersi: che vogliamo fare della montagna?

Lasciare che poco per volta scompaiano tutti gli abitanti e poi lasciar campo libero a lupi e animali vari o ai costruttori di pale eoliche e centraline….?

Sfruttare le nostre belle vallate regolamentando [ noi diciamo autogestendo….autogestendo!] la racolta dei funghi, del sottobosco, ecc..ecc..?

Far diventare le nostre aree luoghi di “turismo ” con gente che possa venire e divertirsi, riposare, girare  oppure accogliere i visitatori con il tridente?

Potremmo fare altri 100 esempi, guardare indietro serve per evitare di far gli stessi errori ma…..è meglio guardare avanti. Discutiamo sul futuro!

Sul Pelizzone? Marco ha ragione e basta? Situazione ridicola! Questo è il nostro benvenuto ai turisti?

Ma, caro Marco, quante situazioni da ammucchia rottami abbiamo nella valtolla??  Basterebbe fare un giro e rendersi conto che con sto caos e disordine di turisti ne verranno sempre pochi! I primi educatori, pazienti e convincenti  dovrebbero essere gli amministratori….o no!

Nel Cadore gli albergatori e i ristoratori telefonano ai propri affezionati clienti per informarli della nascita dei funghi, della prima nevicata, ecc…ecc….in Trentino all’ingresso di quasi tutti i paesini non solo c’è il benvenuto ma anche un giardino con panchine per pic nic…..


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4 pensieri su “A proposito di presenza turistica ( un commento di marco dall’est )

  1. Ciao a tutti, mi inserisco forse un pò a sproposito all’ interno di questa discussione.
    In merito all’ argomento ho poco da aggiungere alla discussione, approvo tutto e ne ho già commentato in merito quando si parlava di agricoltura nella vallata.
    Voglio solo fare un chiarimento sul nome, che spero non riteniate una questione privata ma bensì la ritengo avere una valenza culturale che riguarda le nostre tradizioni. Ogni persona nei nostri paesini era tradizionalmente conosciuta per il nome (in dialetto), la paternità o un nomignolo di famiglia, il cognome non ha mai fatto parte di questa tradizione. Esempio e spero di non citare persone esistenti o se lo faccio e senza alcuna volontà: Giuan ad Giletto (Giovanni diglio di Angelo) o Tonio d’ Cucè (Antonio della famiglia dei Cucè) E qui qualcuno penso abbia già studiato la cosa, che ha un suo interesse. Arrivo al punto: Marco dall’ est, con cui ritengo di avere qualche grado di relazione, è secondo me un nome sbagliato.
    L’ apperteneneza ad una famiglia “dall’ est” lascia trasparire una provenienza esotica, levantina che forse ci può stare, ma l’ utilizzo dei punti cardinali nel dialetto come est, ovest, sud e nord lo ritengo improbabile. Tutt’ al più nei tempi andati si sarebbe usato appunto “levante, ponente, setterntrione e meridione” non azzardo una traduzione che non conosco, ma di sicuro scarto la terminologia “moderna”. Penso invece che il “dall’ est” sia in realtà “dal lest” con l’ accezione di svelto.
    Dico questo perchè ricordo che tale significato mi fu spiegato quando ero ancora bambino dall’ ormai defunto Andrea (Dariè dal lest), parente di cui non so ricostruire il grado. Ed un gesto inequivocabile della mano mi fece intuire un accezione non certo d’ eccellenza del suo significato, la lestezza era intesa come velocità nell’ appropriarsi di cose a portata di mano. Ora con questo non voglio dare per certo che i “dal lest” siano una discendenza di “mariuoli”, ma di sicuro mi pare una versione piu probabile rispetto alla prima.
    Spero di non avervi annoiato, e ritengo interessante se qualcuno si cimentasse nel dare un significato, ove possibile a questi nomi di famiglia.
    Un saluto s atutti
    Achille (dal lest)

    1. la questione dei “surnum” intesi come identificazione rapida e facile di un individuo, per quel che sappiamo, era diffusa ovunque ed è abbastanza vero (ma vi sono anche eccezioni) che i cognomi non rientravano in tali “identificativi” popolari.
      Giuanen ad l’és [ non sono sicuro si scriva così ] era identificativo di una famiglia che regolarmente possedeva da generazioni un asino per lavoro.
      In questo caso, i discendenti, per non essere confusi con altre famiglie dal medesimo cognome si identificavano con ” ad l’és” ….ecc…
      penso sia previsto, in un libro locale di prossima pubblicazione, una raccolta di tali “identificativi popolari” rilevati in un intero paese.
      inattesa di altre testimonianze…..
      a presto …achille dal lest!

  2. Non ti puoi proprio fidare di nessuno….
    Uno impiega una vita a ridare lustro al proprio casato, lasciando cadere nell’oblio certi “piccoli vizietti” dei propri avi… magari con la semplice aggiunta di un apostrofo nel soprannome ed ecco che arriva “la serpe in seno” che ritiene opportuno spiattellare ai 4 venti le antiche usanze di qualche antenato…
    E’ proprio vero, …parenti serpenti….
    Ciao

    1. questa serie è stata semplicemente bellissima!!!
      ciao marco dal lest a presto!!
      ciao anche al parente che ha svelato “l’arcano”.

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