Agriturismi si, agriturismi no ? In valtolla e nelle valli circostanti come siamo messi?

 
 

archivio fotografico web

Com’erano un tempo gli agriturismi?

 

Spesso erano ospitalità in cambio di qualche lavoretto stagionale (per poche ore al giorno) e…. poca spesa.

Come sono ora molti agriturismi? Alberghi e ristoranti di campagna ……o cose simili.

Al di la di queste semplici e, ammettiamolo, un po’ estemporanee considerazioni vi sono questioni ad approfondire.

Il rischio maggiore quando si parla di agriturismo è quello di intenderci.

La prima domanda ricorrente è: sono tutti veri imprenditori agricoli (aziende agricole) i gestori degli agriturismo italiani?…All’apparenza si!

Qualcuno avanza, da tempo, molti dubbi ma potrebbero esservi interessi di parte….(vedi commercianti).

Allora proviamo a fare qualche “perlustrazione” che vada oltre alla legge.

…L’agriturismo è una forma di turismo nella quale il turista è ospitato presso un’azienda agricola e l’accoglienza è organizzata in connessione con l’attività agricola… (wikipedia) .

La prima legge quadro che ha cercato di mettere un po’ d’ordine risale al 1985, revisionata nel 2006 (quindi un settore molto giovane…) dove, in sintesi, si ribadiva che “ per attività agrituristiche si intendono le attività di ricezione e ospitalità esercitate dagli imprenditori agricoli attraverso l’utilizzazione della propria azienda in rapporto di connessione con le attività di coltivazione del fondo, di silvicoltura e di allevamento di animali…”

L’ imprenditore agricolo può somministrare pasti e bevande costituiti, prevalentemente, da prodotti propri e da prodotti di aziende agricole del territorio circostante con preferenza per i prodotti tipici e caratterizzati dai marchi DOP, IGP, IGT, DOC e DOCG o compresi nell’elenco nazionale dei prodotti agroalimentari tradizionali (es: castagne di Vezzolacca o di Gusano …..ecc…).

L’attività agrituristica può (dovrebbe) essere realizzata esclusivamente in edifici rurali preesistenti, recuperati nelle aziende agricole.

In valtolla e nelle valli circostanti è difficile ritrovare agriturismi “ caricature “ di ambianti urbani o alberghieri…ma qualche appunto ci sarebbe anche da noi……

La convivialità in taluni e isolati casi ci sembra molto risicata, forzata e questo stride con il principio agrituristico in generale.

Inesorabilmente, negli ultimi anni, l’agriturismo è diventato un business non tanto per i veri agricoltori quanto per scaltri finti imprenditori agricoli che inserendosi nel “sistema” di burocrazia e spersonalizzazione ne hanno approfittato. Ma questo succede anche nel commercio e nell’artigianato che vantano ben maggiori esperienze. L’agriturista oggi, lo ribadiamo, deve dimostrare la prevalenza dell’attività agricola su quella ricettiva.

A confondere la acque ci si mette anche la “pubblicità ingannevole”, modaiola che  fa un grande e inflazionato uso di parole che evocano “mulini bianchi”, “ valli verdi” e vari “ idilli agresti” che sono divenuti la chiave per “ imbrogliare “ i consumatori.

Così, negli ultimi anni alcuni agriturismi sono diventati alberghi di campagna con piscina, beauty farm ecc… e dove, spesso, neppure s’incontra il proprietario “agricolo”  e, di animali da cortile o domestici neanche l’ombra…

In Emilia per evitare  abusi e valorizzare i veri agrituristi  si è fatto un grande sforzo legislativo e, la legge sugli agriturismi, ci sembra sia molto equilibrata e frutto di ampie convergenze.

Non siamo esperti del settore e il nostro post è solamente da prendere come spunto per riflettere ma quei pochi agriturismi che conosciamo in montagna sono “veri”e anche ben gestiti, con ottime cucine tradizionali, uso intelligente delle produzioni del territorio e buona ospitalità in generale.

Gli abusi, si sa, vi sono in tutti i settori …compresi nel settore degli esercizi pubblici e vanno combattuti perché danneggiano tutti ma, nella filiera agricola ci sta, alla grande, che si tenti di accorciarla con agriturismi, vendite dirette, mercati agricoli locali.

L’agriturismo, è un mezzo…non l’unico ma un buon mezzo per accorciar ela filiera agricola, per integrare redddito agrario sempre più compromesso da prezzi industriali bassissimi e da politiche comunitarie miopi e poco lungimiranti.

Nella collina più alta, nella montagna …… nel commercio in montagna e collina ci sta, invece, che si concedano multitabelle, si limiti l’uso del regiatratore di cassa, si abbassino le tasse perchè anche il commercio è presidio del territorio, presidio sociale, lavoro e produzione di servizi.

Le “guerre” tra agriturismi, commercianti, feste popolari non porteranno a nulla.

In montagna, in valtolla, in val d’arda, nelle valli piacentine serve coesione e non guerra tra poveri perchè ……i “poveri”, alla fine, saremmo solamente noi abitatori e frequantatori delle nostre valli. Noi che ci teniamo ai nostri bei monti e che vorremmo vederli frequentati da turisti, escursionisti, villeggianti.

I comuni, in questa querelle “agriturismi pubblici esercizi-feste popolari” possono (hanno!) avere un importante ruolo mediatorio…..non si facciano attrarre da facili sirene categoriali pensino più in grande…..

Qui in valtolla e valdarda…..siamo ancora in una zona “vera”.

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