VALTOLLA: IL PAESAGGIO AGRARIO E LE FRANE (post 3 e 4)

di Sergio Valtolla

Con oggi (23 febbraaio)  pubblichiamo una serie 5 di brevi post sul paesaggio agrario.

L’idea ci è venuta dopo mesi di osservazioni sugli ” scempi ”  del nostro territorio ( vigoleno in primis) che abbiamo colto osservando  i TG nazionali e locali.

Il nostro è un grido d’allarme, per fare presa sulle coscienze di tutti, Sindaci e amministratori in testa ( che può fare d’altro un blog se non informare e cercare di suscitare interrogativi e interessi ?).

IL PRECEDENTE POST n° 2 E’ STATO PUBBLICATO IL 25 FEBBRAIO 2010.

e questo che c'entra con la bellezza?
POST 3) PAESAGGIO AGRARIO E I SUOI CUSTODI.
Un altro effetto perverso indiretto è la riduzione della superficie agraria utilizzata (da 15 milioni di ettari nel 1990 a poco più di 10 nel 2009), indotta sia dalla cementificazione (urbanizzazione diffusa e politica delle infrastrutture), sia dalla marginalizzazione economica e sociale dell’agricoltura in generale e di quella delle aree agricole periferiche, specie in alta collina e in montagna, in particolare.
L’espulsione dai campi dei contadini, considerati un retaggio del passato, ha fatto il resto: contrariamente ad ogni evidenza, ancora oggi i contadini sono considerai anacronistici, un retaggio del passato….quasi da cancellare.
Noi abbiamo subito un attacco grave da parte di culture non nostre!
Noi abbiamo sempre fatto riferimento alla comunità, a quella cristiana ( ma qualche bella colpa anche gli uomini di chiesa…..).
Per oltre 40 anni, da 1950 al 1990, è stato così negato, alla radice,  il ruolo dei produttori agricoli contadini di montagna e collina, negato di fatto il loro ruolo ineliminabile di produttori di alimenti sani ( spingendoli su massificazioni disastrose che ci stanno costringendo a rapidissime retromarce), custodi del territorio e creatori del paesaggio agrario, che definisce la loro e la nostra identità.
Siamo arrivati quasi a far pensare, alle nuove generazioni, che il cibo sia…… una merce virtuale, che si produce nei supermercati.
Siamo costretti, per riparare a ciò, a far comprendere che il pollo che mangiamo in città, prima di essere giunto li, era un animale vivo allevato per alimentarci che vive ( dovrebbe) in un suo habitat: il paesaggio agrario.
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POST 4) PAESAGGIO AGRARIO E FINALITÀ’ ECONOMICHE
Negli ultimi cinquant’anni il paesaggio agrario ha seguito due sorti: quella dell’abbandono in montagna e collina e quello della estensivizzazione in pianura.
In montagna questo ha significato una sola cosa, sotto gli occhi di tutti ” degrado, frane, incendi…”…deturpazioni e gravi speculazioni.
In pianura invece appiattimento, monocoltura con relativa ” scomparsa” di siepi, alberature, fossati e piccoli anfratti naturali.
Ciò nonostante, Noi in Italia, siamo ancora i ” tenutari ” del più grande patrimonio paesaggistico agrario mondiale che tutti invidiano ( siamo il Paese con più siti classificati ” patrimonio mondiale dell’ umanità “.
Abbiamo il più grande ” catalogo mondiale di specie agrarie autoctone “.
Questo catalogo lo possiamo considerate come un catalogo di beni artistici e culturali? Certamente!!!!
Questo patrimonio fa parte dei ” Beni unici e irripetibili”  come lo sono i nostri monumenti!
La regione Emilia ha fatto bene a valorizzare i patriarchi da frutto esistenti a centinaia nella nostra vallata ( con le due eccellenze a Vezzolacca: il castagno di 500 anni e il melo di oltre 100 anni).
Allora i piani regionali di sviluppo agrario ne tengano conto!
Ne tengano conto la Provincia e i comuni!..Se queste non sono risorse per lo sviluppo di un turismo unico! In un territorio da favola!

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