CI VOLLE TEMPO…..

Ci volle sicuramente molto tempo per il cristianesimo per convertire completamente la valtolla.

Qui c’erano i contadini pagani, adoratori degli dei celti e poi romani (che oggi definiamo dei del paganesimo).

I contadini,discendenti delle antiche popolazioni liguri, adoravano le piante e talune più di altre erano ritenute ” sacre “! La quercia su tutte!

Allora dovevano esserci molte querce giganti, molte di esse centenarie e, pare, che in una località chiamata Locus Anani ( Lugagnano ) vi fosse una magnifica radura di querce dove si svolgevano riti religiosi dedicati al dio Zeus ( Giove).

Queste zone erano abitate da molti secoli da antiche popolazioni celtiche-liguri, successivamente e faticosamente romanizzate, quindi appartenute ai  longobardi per poi essere governate dai monaci.

Una grande foresta doveva estendersi dalle pendici dei monti Lama e Menegosa per raggiungere la pianura fino alle terre paludose di Cortemaggiore e Chiaravalle. Una grande foresta della quale esistono ancora tracce non solamente nei monti….pensate al boscone di Sant’antonio ( quasi in pianura) fitto di grandi piante, grandi querce….pensate che ai Doppi vi è ancora una località definita ” la foresta”. Pensate alla Borla con delle piante ancora più alte e maestose…alla Palazza con alberi secolari d’ogni tipo e faggi giganteschi….pensate che per secoli non vi sono state praticamente ” strade ” solamente sentieri, piccole mulattiere….

La valtolla era una zona impervia, lontana dalla via consolare che correva lungo la pianura al di sopra delle terre acquitrinose-paludose.

In Valtolla vivevano  contadini che pascolavano i maiali e le pecore nei boschi, che mangiavano farine estratte da castagne e ghiande, coltivavano l’orzo, raccoglievano le nocciole, cacciavano gli animali selvatici. Erano popolazioni di ” confine “! Popolazioni rustiche abituate a lunghi periodi di carestia, all’isolamento.

In valtolla viveva, nel folto, al riparo di alberi immensi l’ uomo eremita. Fauni?…Silvani?….erano l’incubo dei cristiani!

 

il dio giove dei ligures
il dio giove dei ligures

 

Ma ben presto nelle foreste della valtolla si stabilirono i monaci esorcizzandole…dissodando tutto quello che era possibile.

Erano arrivati i purificatori!

Ma esseri un tempo divini erano ancora ben riparati dal bosco…folto, cupo…profondo.

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3 pensieri su “CI VOLLE TEMPO…..

  1. Il Dio Giove dei Ligures era il Dio Belèn, che sul Monte Bego (Alta Val Roja) lanciava fulmini e pioggia verso il mare. I Velejates erano Liguri, con la stessa cultura degli Intemeli del Roja e della Liguria “pre-storica”, delle incisioni rupestri e l’utilizzazione dei suoli impervi, ecc. Erano restii alle novità (occupazioni/religioni straniere) ma aperti agli scambi commerciali e culturali. L’intercalare “Belìn” è l’invocazione al Dio Belèn, anche se per gli italiani ha un significato “anatomico”. La divinità femminile era “Borman, la Vergine Dea della Notte, corrispondente alla romana “Diana”.
    Saluti

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